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l'uomo e il suo rifiuto: una relazione complessa



Ecoistituto del Piemonte

L'UOMO E IL SUO RIFIUTO: UNA RELAZIONE COMPLESSA
La raccolta differenziata e il riutilizzo delle materie prime secondarie
di Salvatore Procopio

Premessa
Le nuove normative in materia di rifiuti e in particolare la legge quadro
del 1997 che regolamenta la gestione dei rifiuti, dei rifiuti pericolosi,
degli imballaggi e dei rifiuti da imballaggi, il loro trasporto e
smaltimento hanno indubbiamente modificato la relazione tra le comunità
locali e i propri rifiuti. In questo documento si analizzano alcuni degli
effetti generati dalle modifiche introdotte e gli aspetti più importanti che
caratterizzano la vita del rifiuto dalla nascita (produzione) alla morte
(smaltimento). Sul piano della comunicazione, per ragioni non sempre
evidenti, alcuni concetti fondamentali vengono interpretati in modo non
univoco, al punto da rendere difficile lo sviluppo di alcune fasi del
sistema di gestione dei rifiuti. La complessa relazione uomo-rifiuti è un
equilibrio perduto che deve essere ricercato e ripristinato nelle nostre
abitudini quotidiane.

1. Introduzione
Quando si indaga sul tema dei rifiuti quasi sempre si percepisce una
sensazione di distacco e di indifferenza tra chi informa e chi viene
informato. Le notizie sul tema rimbalzano da parte a parte, da cose a cose,
da responsabilità a responsabilità trascurando le implicazioni dell'
informatore e dell'informato; ci si limita quasi a raccontare un terribile
fatto di cronaca in cui il numero di soggetti coinvolti è contenuto e i
soggetti stessi confinati. Nessuno può esimersi da questa responsabilità:
noi tutti informatori e informati concorriamo direttamente e indirettamente
alla produzione dei rifiuti e al loro aumento. Per questo, è necessario che
ciascuno possa raccontare e riflettere sui propri rifiuti e sulla
responsabilità soggettiva. Forse, partendo da questa ammissione di colpa si
potrà giungere a una più corretta valutazione del problema, la cui soluzione
non si basa su vincitori e vinti, su "Comitati contro .." o amministratori
irresponsabili, ma su un po' più di rispetto reciproco e su un atteggiamento
di tutela verso l'ambiente e le generazioni future.
I rifiuti sono tanti, troppi, prodotti perché non abbiamo ancora imparato a
imitare la natura (salvo rare occasioni) per la progettazione e la
costruzione di beni o servizi necessari (a volte superflui). La natura
ciclica, con le sue leggi e i suoi tempi, non produce rifiuti o sprechi; ciò
che una specie espelle o rifiuta diviene materia prima o nutrimento per un'
altra. L'uomo estrae e consuma in modo quasi irreversibile le risorse
naturali, le trasforma con le macchine e la tecnica e produce rifiuti e
inquinanti. La sua ricchezza si misura in base alla capacità di consumare e
sprecare. La produzione di rifiuti solidi d'origine urbana e di quelli
speciali ha oggi assunto proporzioni d'emergenza planetarie, divenendo un
serio fattore di rischio per le popolazioni. Secondo alcuni studi i rifiuti
rappresentano un indice dello stato di benessere di una società. In altre
parole, sono il risultato del processo dei consumi e permettono di stimare,
in modo significativo, le modalità e le proporzioni con cui una società
utilizza le risorse naturali disponibili.
I dati pubblicati dal Ministero dell'Ambiente[i] mostrano una correlazione
lineare tra la produzione dei rifiuti, il prodotto interno lordo (PIL) e i
consumi delle famiglie. Nel nostro paese, nel 1997 la produzione di rifiuti
di origine urbana ha sfiorato i 27 milioni di tonnellate, con un incremento
del 2,5% rispetto all'anno precedente. Nel 1999 sono stati prodotti più di
29.2 milioni di tonnellate di rifiuti e ciascun italiano ha contribuito alla
produzione con una quota di 507 chilogrammi. I dati sono sicuramente affetti
da incertezze e con ogni ragionevole dubbio sottostimati[ii], ma le
previsioni per il futuro insistono su un aumento della produzione.
Attualmente, circa il 77,2 % dei rifiuti prodotti viene smaltito in
discarica, il 14,8 % viene avviato al recupero di materia e per la
produzione di compost e combustibile derivato da rifiuto, il 9,0 % è
destinato agli impianti di termovalorizzazione con o senza recupero di
energia.
Le nuove normative introdotte alla fine degli anni '90 hanno proposto,
almeno sul piano teorico, innovazioni importanti, a partire dalla
definizione di sistema integrato per la gestione dei rifiuti e dal principio
della responsabilità condivisa tra produttori di rifiuti e produttori di
imballaggi (che costituiscono una componente considerevole della massa
complessiva dei rifiuti). Ma forse lo strumento proposto più importante ed
efficace (per il momento sul piano teorico, salvo qualche eccezione),
soprattutto per minimizzare la produzione di rifiuti, è il sistema di
tariffazione applicato per determinarne i costi di gestione e smaltimento.
In particolare, esso è innovativo per quanto riguarda il calcolo della quota
variabile della tariffa che viene rapportata ai costi di raccolta e
trasporto e pertanto dipende dalla quantità di rifiuti prodotti. Il nuovo
sistema di gestione impone l'obbligo di perseguire delle priorità
sicuramente inedite, introducendo dal punto di vista giuridico la nota
teoria delle 4R: Riduzione, Riutilizzo, Riciclaggio dei rifiuti e Recupero
indiretto o diretto di energia.
Tutti i soggetti coinvolti direttamente o indirettamente nella formazione
del rifiuto hanno l'obbligo di prolungarne il ciclo di vita ed evitare la
fase di smaltimento. In generale, lo strumento legislativo contribuisce a
creare maggior riflessione e consapevolezza sul problema e costituisce una
condizione necessaria che tuttavia potrebbe non essere sufficiente per una
soluzione definitiva. E' ragionevole supporre che, a parità di condizioni
necessarie, le soluzioni possono essere tanto più efficienti quanto più si
ha una conoscenza dell'intero ciclo dei rifiuti, dalla produzione allo
smaltimento. Conoscere tale ciclo permette di migliorare, e in certi casi
suscitare, la sensibilità e la responsabilità soggettive rispetto alla
produzione dei rifiuti.
Il ciclo di vita di un rifiuto (dalla culla alla tomba) è molto articolato;
una certa quantità di materia grezza o lavorata passa di mano in mano, da
macchina a macchina, supera diverse tappe, numerose fasi, svolge la funzione
per cui è stata progettata e in un solo istante si trasforma in rifiuto e
deve essere smaltita. "Fateli sparire", chi non ha mai pronunciato questa
fatidica frase? E poi: è meglio la discarica o l'inceneritore? Ma tanto "io
faccio già la raccolta differenziata quindi. sono ambientalmente
compatibile". Sembra che l'unica e sola fase del ciclo che suscita
particolare interesse da parte dell'opinione pubblica sia lo smaltimento;
mentre altri aspetti come l'educazione, la minimizzazione o la riduzione
della produzione sin dalla fase di progettazione e la responsabilità
soggettiva sono completamente ignorate. Del resto, è una situazione
abbastanza comune: l'effetto suscita sempre maggiore attenzione rispetto
alla causa, il più delle volte sconosciuta o solamente intravista.
E' necessario discutere, sensibilizzare e informare l'opinione pubblica ma
soprattutto analizzare tutti gli aspetti del problema e non solo alcuni. Le
difficoltà e le incertezze connesse alla costruzione di un impianto di
smaltimento non possono riguardare soltanto la procedura autorizzativa ma
devono essere collegate a una specifica tipologia di gestione del rifiuto,
indipendentemente dalle localizzazioni degli impianti. Il miglior
smaltimento rimane la mancata produzione. Per il futuro sarà indispensabile
stabilizzare la produzione e avviare una lenta ma progressiva riduzione dei
flussi di materia che diventano rifiuti.

2. Le raccolte differenziate
E' vero, ogni anno aumenta la produzione dei rifiuti urbani e speciali, ma
aumentano anche le percentuali di raccolta differenziata che i comuni
riescono ad attuare. Dalle prime proiezioni sui dati delle raccolte
differenziate del 2001 si registra un aumento percentuale del 7,5% rispetto
all'anno 2000 (Osservatorio Nazionale dei Rifiuti). In Italia, come già da
anni capita in altri paesi, esistono oggi città e comuni capaci di
conseguire una percentuale di raccolta differenziata superiore al 35% in
massa dei rifiuti prodotti, obiettivo minimo imposto dalla legge entro l'
anno 2003. Il riconoscimento internazionale di alcune città italiane, come
esempi positivi in materia di raccolta differenziata, genera immensa
gratitudine ed è una risposta importante alla "emergenza rifiuti". Tuttavia,
mentre le singole realtà sono un esempio da emulare, i rapporti ufficiali
dell'Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente e dell'Osservatorio
Nazionale Rifiuti presentano un paese in ritardo rispetto agli obiettivi
previsti in materia di raccolta differenziata.
Il ritardo potrebbe essere determinato da numerosi fattori: progettazione
del servizio, informazioni e sensibilizzazione, resistenze culturali delle
Pubbliche Amministrazioni, disinformazione sui costi del servizio e altro.
Quindi, perché preoccuparsi? Potrebbe sembrare che sia sufficiente
raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata su tutto il territorio
nazionale, agendo sui vincoli del sistema, per risolvere la complessa
relazione tra l'uomo e i suoi rifiuti, ma questo non è del tutto vero. E'
necessario conseguire questi obiettivi su tutto il territorio nazionale, ma
bisogna precisare alcuni aspetti del problema.
Che cos'è la raccolta differenziata dei rifiuti urbani? E soprattutto, che
cosa succede al rifiuto differenziato? La raccolta differenziata, così come
quella tradizionale indifferenziata è la prima fase del ciclo integrato dei
rifiuti dopo la produzione (vedi figura 1). Essa è strettamente connessa al
recupero dei materiali (materie prime secondarie[iii]) presenti nei nostri
rifiuti e non va assolutamente confusa come un metodo di smaltimento degli
stessi. E'una metodologia di separazione a monte ed è senza dubbio una
condizione necessaria per la realizzazione di uno dei diversi metodi per
smaltire il rifiuto, il comune riciclaggio. Questo è da considerarsi come
uno dei metodi di "smaltimento"[iv] o trattamento dei rifiuti. Più in
generale, il riciclaggio interessa il recupero dei materiali a vari livelli,
finanche i manufatti complessi come autoveicoli, elettrodomestici, computer,
che devono essere smontati, separati in diverse parti (metalli, gomma,
plastica, vetro e altro) e avviati a un processo di riciclo vero e proprio.
Ma non è stato sempre così.
Agli inizi degli anni Settanta, tra i diversi metodi di trattamento dei
rifiuti fu introdotta la separazione a valle; si costruirono impianti di
riciclaggio integrale. La massa indifferenziata dei rifiuti proveniente
dalla raccolta stradale venne sottoposta a separazione in impianti dedicati
al recupero di carta, plastica, vetro, metalli, frazione umida. Il più
grande, costruito nella città di Roma, trattava circa 1000 tonnellate di
rifiuto al giorno, ma non ebbe lunga durata. Il fallimento fu completo sia
sotto l'aspetto tecnico che economico. I materiali separati non eccedevano
in qualità e le impurità erano tali da non consentire una buona
commercializzazione. Quasi tutte le frazioni recuperate erano destinate alla
discarica.
Ma già alla fine degli anni Ottanta, con la legge n. 475/88 (disposizioni
urgenti in materia di smaltimento dei rifiuti industriali. Conversione in
legge con modificazioni del decreto 9 /9/82 n. 391), si introdusse l'obbligo
della raccolta differenziata e la separazione a monte dei materiali.
Pochissime realtà nel paese ottemperarono alla norma. Un vero e proprio
sviluppo delle raccolte differenziate si è avuto soltanto a partire dal 1997
con una legge quadro, il decreto legislativo n. 22/97 noto più comunemente
come "decreto Ronchi" sui rifiuti. I comuni e le città già esperte e
sensibili colsero l'occasione per apportare miglioramenti nel sistema di
raccolta sia nell'ambito progettuale sia gestionale, mentre in altri
territori la metodologia sta diventando una realtà solo oggi. Il successo
potrà essere raggiunto mediante il controllo e la gestione di alcune
variabili del sistema.
Se si vuole realizzare un sistema di gestione integrata dei rifiuti urbani
occorre conferire alla progettazione e alla gestione delle raccolte
differenziate un ruolo prioritario. E' necessario predisporre un servizio di
raccolta, condiviso e sostenuto dalle istituzioni, dai cittadini e da tutti
i soggetti coinvolti nella produzione quotidiana dei rifiuti: dagli
amministratori dei condomini ai custodi degli stabili fino agli addetti alla
raccolta. Bisogna investire nella formazione nell'ambito scolastico,
ricorrere all'impiego costante di campagne informative rivolte alle famiglie
e a tutti i cittadini con la collaborazione di associazioni e di strutture
di volontariato. Inoltre, l'organizzazione di un servizio di raccolta
differenziata efficiente è subordinata ai sistemi di trattamento e ai
processi di riciclaggio dei materiali raccolti. Spesso ciò non avviene
originando inefficienza e costi aggiuntivi.
L'attuazione di questi importanti criteri organizzativi potrebbe innalzare i
livelli qualitativi e quantitativi dei materiali recuperati, coprendo con i
differenziali di vendita degli stessi materiali i costi di gestione per la
raccolta differenziata e la separazione delle materie prime secondarie
recuperate. Sono in molti, infatti, a considerare le sorti della risorsa del
rifiuto differenziato e gli ostacoli che sopravvengono nella fase di
reinserimento nel ciclo di produzione di beni e servizi come una delle
possibili concause dello stato di insufficienza e di ritardo, rispetto agli
obiettivi preposti, in cui si trova il sistema delle raccolte differenziate
in Italia. La veridicità di questa supposizione è dimostrata in qualche
misura dalla quantità di informazioni disponibili su questo aspetto del
problema. Oggi si conoscono numerosi dati sulle percentuali di raccolta
differenziata, con livelli di disaggregazione comunali e con ordini di
incertezza accettabili, ma esigue sono le conoscenze sulle quantità di
materia effettivamente reinserita nel ciclo produttivo (salvo riferirsi ad
alcune tipologie di rifiuto da imballaggio come per esempio la carta).
Esistono difficoltà per l'acquisizione di informazioni sui processi
industriali che utilizzano le materie prime secondarie provenienti dalle
raccolte differenziate, in merito ai costi economici e ai carichi ambientali
delle operazioni legate al riciclaggio. Oltre all'importante contributo alla
gestione dei rifiuti, si riconoscono senza riserva alla metodologia della
separazione e della raccolta differenziata considerevoli potenzialità
culturali e sociali, ma soprattutto la possibilità di indagare a fondo nell'
intero processo.

3. Il riciclaggio
Il termine riciclaggio dei materiali si utilizza per definire un insieme di
processi tecnologici con cui è possibile reinserire una quota di materiale
omogeneo già utilizzato, sottoposto preventivamente a una fase di
pre-trattamento, in uno specifico processo produttivo. In generale, a
seconda del materiale trattato, almeno per quelli più comuni come carta,
plastiche e vetro, si distinguono diverse tipologie di riciclaggio: quello
meccanico, in cui si impiegano metodi fisici analoghi al trattamento della
materia vergine, e quello chimico, in cui si considerano tutte le operazioni
che trasformano i materiali, per esempio quelli plastici solidi, in altri
costituiti da molecole più piccole e adatte a funzionare da materie prime
per nuovi prodotti. Nella filiera della plastica si distingue il riciclaggio
in primario, secondario e terziario, specificando sia quello realizzato
dalle aziende nei propri cicli di lavorazione (sfridi di lavorazione) che
quello realizzato sui polimeri o sugli oggetti in plastica già usati. L'
impiego delle materie prime secondarie per la produzione di beni,
competitivi con quelli prodotti da materia vergine, è possibile solo se con
la fase di pre-trattamento si assicurano alle miscele eterogenee e
contaminate da materiali provenienti da uso domestico o da fonti commerciali
(per esempio le plastiche), un accettabile livello di purezza. Questa fase
ha costi economici e ambientali non trascurabili che dipendono
principalmente dal grado di contaminazione e omogeneità della massa di
rifiuti trattata che, comunque, deve essere successivamente classificata per
dimensione e forma, selezionata, triturata, lavata, seccata, agglomerata e
granulata prima di essere reinserita nei cicli di produzione tradizionali.
Tra tutte le componenti del rifiuto urbano, forse, quella più adeguata per
spiegare il procedimento di riciclaggio è quella organica (residui e scarti
di cucina). Con un procedimento naturale denominato compostaggio (domestico
o industriale, che non differisce per il principio chimico-biologico
impiegato) è possibile conferire a questa considerevole quota di rifiuti
urbani le proprietà di un ammendante naturale impiegato prevalentemente nei
settori agricoli e vivaistici per il miglioramento di alcune caratteristiche
fisiche o meccaniche del terreno.
Una valutazione completa di tutto il processo di riciclaggio deve
considerare, ancora prima delle leggi dell'economia, da non trascurare, gli
inesorabili principi della fisica: conservazione della massa, dell'energia e
le leggi del caos molecolare. Entrambe le grandezze fisiche, massa ed
energia, sono condizionate dalla crescita dell'entropia, una grandezza
fisica poco conosciuta ma non per questo meno importante. La massa e l'
energia (immagazzinata) delle materie prime secondarie si conservano, ma la
prima modifica le sue proprietà meccaniche e tecnologiche mentre la seconda
si degrada, ovvero peggiora la sua qualità. Anche le operazioni di riciclo
comportano la formazione di altri rifiuti e di sostanze inquinanti che a
loro volta devono essere smaltiti. L'efficienza delle filiere del
riciclaggio[v] è diversificata e dipende dalla tipologia e dalla qualità del
materiale raccolto che ne condizionano il re-impiego e il costo
indipendentemente dalla disponibilità della materia prima vergine.
Esistono tuttavia notevoli differenze di qualità tra il materiale
proveniente dalla raccolta differenziata urbana e quello proveniente dal
recupero dei rifiuti da imballaggi (o raccolta finalizzata), che influiscono
notevolmente sulle operazioni di riciclaggio. Attualmente, il secondo dei
due flussi è quello maggiormente impiegato nelle operazioni di riciclo,
soprattutto per alcune materie prime secondarie come la carta. Secondo l'
ultimo rapporto del Comieco[vi], in Italia i rifiuti da imballaggi
recuperati nell'anno 2000 sfiorano i 2 milioni di tonnellate, e di questi
circa il 43% sono stati impiegati nella fabbricazione di altri imballi
utilizzando solo il 20% di materia prima vergine. Non può essere dunque
tralasciato l'utilizzo dei manufatti e dei beni prodotti con la materia
prima secondaria. E' possibile definire il sistema di recupero dei flussi di
materia provenienti dalla raccolta differenziata e dalle attività
commerciali come una filiera industriale che funziona a ritroso "dal rifiuto
alla materia prima". In questo percorso il materiale acquista un valore
economico progressivamente crescente che però deve essere in linea con
quello della materia prima vergine.
Premesso che la tecnologia del riciclaggio, come già ricordato, comporta
anche dei costi ambientali, essa non è alternativa ad altre forme di
smaltimento ma integrativa. E' stata introdotta per gestire l'emergenza
rifiuti e quindi con caratteristiche di estemporaneità, ma certamente non
come l'unica soluzione possibile e risolutiva del problema. Proprio per non
modificare il tipo di tecnologia proposta è necessario evidenziare una
caratteristica intrinseca in tale soluzione. Quando una certa quantità di
materia già usata (ad esempio i materiali provenienti dalla raccolta
differenziata) viene impiegata per la fabbricazione di beni o servizi, è
possibile risparmiare una quota di materia prima vergine e di energia. Se ne
analizziamo le conseguenze non possiamo che sostenere questa soluzione. Le
operazioni di riciclaggio contribuiscono in generale alla riduzione del
consumo di materia e di energia e, forse in modo più evidente, alla
riduzione dei costi economici derivanti dal mancato smaltimento. Ma
attualmente il confronto tra il consumo annuale di materie prime e di
energia necessario per la produzione di beni e servizi e l'incremento della
percentuale di raccolta differenziata dimostra che questa potenzialità del
riciclaggio è quasi del tutto disattesa. L'impiego delle materie prime
secondarie come sostituto di materia prima vergine e come strumento di
riduzione del fabbisogno energetico sembrerebbe per il momento rinviato,
come si può dedurre dall'analisi dell'andamento dei consumi di materie prime
e di energia che nel nostro paese è sempre in crescita. Anche il confronto
tra la produzione annua di rifiuti urbani e le percentuali di raccolta
differenziata, entrambi in crescita, mette in evidenza lo scarto rispetto
alle potenzialità della tecnologia. Ripristinare pienamente tale
potenzialità è un obiettivo indispensabile per realizzare la soluzione più
sostenibile tra quelle possibili. Per far ciò è necessario tener conto di
ciascun interesse in campo, pubblico e privato, e inoltre occorre valutare i
possibili intrecci tra interessi di natura diversa.

4. Dopo la raccolta differenziata
Un'analisi completa delle condizioni reali della gestione dei rifiuti, in
particolare delle raccolte differenziate e delle operazioni di riciclaggio,
non può esaurirsi certo in poche righe ma richiederebbe forse qualche
approfondimento in più, almeno per alcune fasi. Pur tuttavia, nello spirito
e nei limiti di questo documento, che si propone di analizzare alcuni
aspetti del nuovo sistema di gestione dei rifiuti attraverso una riflessione
sugli eventuali vincoli che ne ostacolano il processo evolutivo, è
necessario fare un passo in più. In quest'ottica si colloca la riflessione
su una fase importante del sistema, quasi dimenticata o addirittura non
riconosciuta come tale: quella successiva alla raccolta differenziata o
meglio la fase che, in ordine temporale e spaziale, viene dopo il nobile
gesto del cittadino (differenziare) e prima delle operazioni di riciclaggio.
Almeno per due tipologie di rifiuti presenti nelle raccolte urbane (quelle
per le quali le percentuali di raccolta sono tra le più alte), carta e
plastiche, questa è una fase cruciale e registra attualmente qualche
difficoltà in più rispetto a tutto il ciclo di vita dei materiali
recuperati. Per la frazione vetro invece, si potrebbe discutere dell'
efficacia della raccolta differenziata del vetro suddiviso per colore,
mentre l'attuale raccolta multimateriale (che complica le fasi successive),
richiede un'operazione di separazione meccanica da altro materiale, quale l'
alluminio. Quasi come in una visione religiosa, dopo la morte, se
valorizzato, cioè separato, il rifiuto torna a nuova vita, entrando nelle
filiere del riciclaggio. Per alcuni materiali, come la carta e le plastiche,
le prime settimane del nuovo ciclo di vita sono caratterizzate da fasi
delicate e faticose, soprattutto per quei lavoratori che manualmente sono
impegnati nelle piattaforme di smistamento e separazione, prima di avviare
il materiale alle operazioni di riciclaggio. E' un lavoro intenso e
rischioso che richiede attenzione e impegno e che non sempre è adeguatamente
remunerato.
Senza sconfinare negli ambiti che interessano le politiche del lavoro, è
tuttavia necessario accennare alle difficoltà che si incontrano in questa
fase, la cui natura è eterogenea e riguarda aspetti tecnici, economici e di
organizzazione del lavoro. Ma se queste difficoltà venissero opportunamente
rimosse, si potrebbe favorire il conseguimento dell'obiettivo che ci si pone
con la scelta della raccolta differenziata: riciclare la maggior quota
possibile di materia recuperata. A tale proposito possiamo proporre l'
esempio dell'oro: grazie anche alla complicità dei laboratori che lo
trasformano, applicando tecniche iterate di recupero e riciclaggio, nei
rifiuti non si trova questo materiale di così elevato valore. E' ben noto,
dalle attuali percentuali di raccolta differenziata, che solo in un numero
ristretto di realtà, sul territorio nazionale, sono presenti sistemi
automatizzati per la separazione dei diversi materiali (plastiche e carte).
Gli impianti di pre-trattamento meccanicamente sofisticati richiedono
ingenti costi di investimento e di gestione. Forse è più conveniente
supplire a questa inadeguatezza in altro modo. Chi vuole incrementare, e io
sono di questo parere, le raccolte differenziate per ragioni giuridiche,
civili o etiche deve preoccuparsi di questa importantissima fase, forse la
più importante in assoluto dell'intero ciclo, considerando che proprio le
frazioni secche sono le parti che a livello urbano attualmente separiamo di
più. E' in questa fase, quasi sconosciuta, che si deve migliorare la qualità
del servizio per garantire reali possibilità di impiego, nelle operazioni di
riciclaggio, dei materiali recuperati.
Per completare questo documento, sarebbe stato utile poter riferire in modo
puntuale sul funzionamento delle piattaforme per lo smistamento di plastica
e/o carta, ma sinora non è stato possibile effettuare delle visite dirette.
L'incremento delle percentuali di raccolta differenziata dipende anche dalla
possibilità che chiunque e in qualsiasi periodo dell'anno (e non solo nei
periodi in cui gli impianti sono aperti al pubblico) possa prendere visione
di tutte le fasi successive alla raccolta differenziata, a partire dalle
piattaforme di smaltimento. Se questa possibilità fosse pienamente
accordata, ci si potrebbe anche occupare delle complicate e pericolose
condizioni di sicurezza e di rischio in cui si trovano i lavoratori delle
piattaforme di separazione. Inoltre, proprio dalla fase di smistamento
dipendono le caratteristiche dei prodotti che si possono costruire a partire
dalle materie prime seconde, le quali hanno bisogno di un sostegno perché si
crei un mercato, un aspetto che sembra sfuggire anche a coloro che sono più
sensibili a questi problemi.
Contemporaneamente, oltre ad aumentare le percentuali di raccolta
differenziata e potenziare i sistemi di raccolta per incentivare il mercato
dei prodotti riciclati, è necessario esigere una più precisa applicazione
della stessa legge che ha rivoluzionato la gestione dei rifiuti. Nel famoso
decreto Ronchi, l'ultimo comma dell'articolo 19 recita: "entro sei mesi
dalla data di entrata in vigore del presente decreto (febbraio 1997), le
Regioni emanano norme affinché gli uffici pubblici coprano il fabbisogno
annuale di carta con una quota di carta riciclata pari almeno al quaranta
per cento del fabbisogno stesso". Soltanto alcune Regioni, tra le quali il
Piemonte, avevano già introdotto con una legge regionale un obbligo simile a
partire dal 1995.

5. Conclusioni
La relazione tra raccolta differenziata, o più in generale gestione rifiuti,
e livelli occupazionali è un tipico binomio economia-ambiente che, spesso,
ci viene proposto in termini di giustificazioni delle scelte effettuate. Per
esempio, se si valutano gli effetti occupazionali generati dal nuovo sistema
basato sulla raccolta differenziata, è difficile disporre di dati accurati,
per il gran numero di variabili da prendere in considerazione. Ma in
generale, considerando che l'incremento occupazionale non costituisce l'
obiettivo prioritario del nuovo sistema, ci si può ritenere soddisfatti. Uno
studio effettuato da un importante Istituto di Ricerca sull'ambiente stima
il fabbisogno di manodopera di un modello di gestione integrata dei rifiuti
in 16 addetti per la gestione di 10.000 t/anno di rifiuti solidi urbani (con
una oscillazione della previsione compresa tra i 14 e 18 addetti). In
passato erano richiesti solo 10 addetti per la gestione della stessa
quantità di rifiuti. Il modello analizzato non tiene conto però né della
combustione del combustibile derivato da rifiuti (la termovalorizzazione dei
rifiuti urbani dal punto di vista occupazionale può essere considerata
marginale), né del recupero e del trattamento delle frazioni valorizzabili,
degli ingombranti, degli elettrodomestici e delle apparecchiature elettriche
ed elettroniche. Se si conteggiassero quindi tutte le altre forme di
trattamento, il bilancio occupazionale di un ciclo integrato dei rifiuti
sarebbe considerevole.
L'ottimismo occupazionale di tale scelta va però analizzato in termini non
solo quantitativi ma soprattutto qualitativi e di sicurezza. Come per
qualsiasi altra soluzione proposta in campo ambientale, le scelte non sono
finalizzate alla riduzione della disoccupazione ma a migliorare la qualità
dell'ambiente, e solo indirettamente a trarne vantaggi occupazionali.
Infine, riassumiamo gli aspetti più importanti che questo contributo ha
voluto proporre. Non vi è nessun tipo di riserva per la promozione della
raccolta differenziata, soprattutto in termini di qualità, tenendo ben
presenti gli obiettivi e le caratteristiche intrinseche della scelta, più
sopra descritti. La complessa relazione uomo-rifiuto ha bisogno di un
equilibrio, che si può ottenere migliorando settori importanti del nuovo
sistema di gestione dei rifiuti e ricercandolo nelle nostre abitudini
quotidiane. E' necessario promuovere la raccolta differenziata come
soluzione temporanea e strumento formidabile per la riduzione dei rifiuti;
incentivare il mercato dei prodotti riciclati e dei mercatini del riuso;
investire non in logiche di solo profitto, per migliorare la condizione di
sicurezza dei lavoratori che intervengono in ogni fase del sistema,
soprattutto quelli che operano nella fase di separazione manuale dei
materiali pseudo-omogenei (carta e plastica). Inoltre, occorre valutare con
criteri di sostenibilità e di impatto ambientale tutte le fasi del sistema
integrato, comprese le operazioni di riciclaggio, far decollare il sistema
tariffario di pagamento della gestione del rifiuto nei comuni grandi e
piccoli, nelle case sparse e nelle grandi città per raggiungere
significativi livelli di riduzione. I confini della responsabilità
soggettiva nella produzione dei rifiuti non vengono dissolti con la delega
che ciascuno di noi consegna all'azienda di raccolta pubblica o privata, ma
si estendono fino al luogo fisico dello smaltimento e ne condizionano la
tipologia. La forma migliore di gestire i rifiuti è quella di non produrli.