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una ipotesi di ciclo di rifiuti a firenze ( guido viale )



da repubblica.it
DOMENICA 27 FEBBRAIO 2005 

L´INTERVISTA
La ricetta del ricercatore economico che da sempre si occupa del problema
"Il termovalorizzatore? Importante è saperlo gestire"
Viale: ci vuole un comitato popolare

"La diossina non esce più come un tempo dal camino ma ne escono i precursori"
ILARIA CIUTI

«PURTROPPO, in un mondo usa e getta, l´opzione zero per i rifiuti è un´utopia. Finisce che da qualche parte ciò che buttiamo va bruciato, le discariche sono peggiori di un termovalorizzatore. Il problema è come si gestiscono gli impianti, le loro dimensioni, cosa ci si brucia». E´ la premessa di Guido Viale, noto ricercatore economico e sociale, attento a traffico e rifiuti, autore di libri come «Un mondo usa e getta» o «Governare i rifiuti». Soprattutto esperto sul campo, visto che molte amministrazioni si giovano della sua consulenza nel tormentoso tentativo di risolvere i problemi dello smaltimento.
Viale, la vis, la valutazione di impatto sanitario, per il termovalorizzatore nella Piana fiorentina dice che l´impianto inquinerebbe meno del traffico che già avvelena l´area stretta tra la via Pratese, la via Pistoiese e l´autostrada. Lei che ne pensa?
«Tutto sommato sono anch´io convinto che il traffico sia oggi il principale agente inquinante».
Ma è vero che i nuovi termovalorizzatori non sputano più veleni?
«No. La diossina non esce più dal camino tal quale come un tempo. Ma ne escono i precursori. La metà della diossina prodotta da processi industriali nel mondo deriva da inceneritori. Niente finisce in niente. Di quanto si brucia, un po´ va in scorie e un po´ in cielo. Ci sono anidride carbonica, ossidi, additivi, infinite porcherie che neanche si sa».
Allora?
«Allora, un termovalorizzatore, a certe condizioni di quantità e qualità dei rifiuti ingeriti e di controllo di gestione, inquina sempre meno di quattro motori diesel in funzione. Il traffico è peggio di tutto».
Già, ma la vis dice di non avere elementi tecnici sufficienti per decidere esattamente cosa potrebbe sputare un impianto che ancora non si sa come sarà.
«Non è la tecnologia che conta ma la gestione. Il termovalorizzatore deve essere tenuto sotto sorveglianza continua perché il problema principale è dato dagli sbalzi di temperatura e da cosa ci metti dentro. Ci deve essere un comitato di controllo popolare, perché le aziende tendono a massimizzare la quantità di rifiuti e a risparmiare sulla gestione».
Ma come può un comitato popolare controllare un macchinario così complesso?
«Per l´esperienza che ho, e a Vienna per esempio c´è un comitato attentissimo, si riesce sempre ad avere fior di tecnici e di chimici che quando parlano con i gestori sanno benissimo di cosa stanno parlando».
Gli abitanti della Piana si preoccupano però che in una zona già inquinata dal traffico si aggiunga altro inquinamento. Dicono: dividiamoci i carichi.
«Se da noi ci fosse una pianificazione urbanistica programmata, con il coinvolgimento anche dei comitati, i carichi ambientali verrebbero distribuiti omogeneamente. Ma qui la valutazione viene fata dalla rendita di posizione, da chi ha interessi a che i luoghi pregevoli non vengano svalutati, A Copenhaghen l´inceneritore sta in centro perché il terreno è dello stato e non c´è problema di rendita fondiaria. Anche a Vienna è in centro. Sono anche paesi in cui c´è maggiore fiducia verso le amministrazioni. Da noi si parla per anni di impianti e non si fa niente, sempre per anni, per coinvolgere nelle scelte e nelle valutazioni la popolazione. Mi risulta che anche a Firenze per ora sia andata così. Mentre nessuna amministrazione sa mai come imporsi. Di fatto la questione è più sociale che ambientale. Il sito, a parte alcuni proprio proibiti perché, per esempio, in prossimità di falde, non viene mai scelto per ragioni ambientali».
Vuol dire che non serve valutare l´impatto?
«Relativamente. Per esempio si studiano gli effetti su chi vive sotto l´impianto e si dimentica che i camini sono alti 200 metri e che magari gli inquinanti se li beccano quelli che abitano a due chilometri sottovento. Tanto non lo sanno ».
Lei parla di gestione ma anche di quantità di rifiuti da bruciare.
«Più che dire di no pregiudizialmente al termovalorizzatore servirebbe rivedere l´intero ciclo dei rifiuti che, così com´è, non funziona. Nessuno pensa seriamente a come ridurli a monte, che è già una fase importantissima: imballaggi, carta, plastica sono circa il 30% della quantità totale ed è facile ridurli a monte. Poi c´è la raccolta differenziata. E´ scientificamente dimostrato che si può arrivare con facilità al 50% (Firenze è al 33%, ndr.), perfino in Campania nei posti in cui si sono dati da fare sono arrivati al 60%. Figuriamoci se non si può farlo in un paese civile e ben controllato come la Toscana. Ma per questo è necessaria quella raccolta porta a porta che le aziende trovano troppo costosa e che separerebbe dal resto l´organico. Mentre è un problema di cambio di abitudini: nelle famiglie come nell´organizzazione della raccolta. Con i cassonetti è dimostrato che non ci si fa, sono nella strada, di tutti e di nessuno: nessuno viene responsabilizzato, tutti possono passarci accanto e buttarci ciò che vogliono. Invece, se si raccoglie bene l´organico, non solo si alleggerisce il peso dei rifiuti totali ma si riesce a fare un buon compost veramente utilizzabile. Quello che non si può usare per il compost può essere usato per il cdr, il combustibile ricavato dai rifiuti. Alla fine resta poco da bruciare: su 100.000 tonnellate ne restano 20, 30.000. Un buon termovalorizzatore dovrebbe aggirarsi intorno alle 30.000, 35.000 tonnellate (per la Piana se ne ipotizzano 175.000, ndr.). Ma siccome le società di gestione sognano il massimo della resa, finisce che si fanno impianti troppo grandi e alla fine ci si bruciano anche rifiuti venuti da fuori dove non si sa cosa c´è. E questo è dannoso davvero: fare dell´inceneritore una fabbrica di oro».
Dunque la ricetta è bruciare pochi rifiuti e scelti?
«Basti pensare che le diossine derivano dal cloro e che il cloro nei termovalorizzatori è per metà derivato dal sale da cucina e dunque dai resti dei pasti, e dal Pvc. La combinazione tra materiale plastico e organico è molto pericolosa. Una buona raccolta differenziata diminuirebbe di molto il rischio».
«Un´ultima questione: la vis parla di un bosco di 30 ettari da piantare a ridosso del termovalorizzatore nella Piana come antidoto ai veleni sia del traffico che dell´incenerimento: ne è convinto?
«Altro che bosco. Io ho detto che un termovalorizzatore fa minor danno del traffico. Non che il minor danno è sommare tutti e due. L´impianto si può fare se contemporaneamente si interviene drasticamente sul traffico. Questa è l´unica mitigazione possibile».