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rassegna stampa: Il deserto risale lo stivale



a cura di AltrAgricoltura Nord Est
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tratto da "www.Greencrossitalia.it" - 7/04/05
Il deserto risale lo stivale
È allarme: la desertificazione minaccia anche la Pianura del Po' e l'Emilia
Romagna.

"Siccità e desertificazione minacciano la sopravvivenza di un quinto della
popolazione mondiale - più di un miliardo di persone - e hanno portato alla
riduzione dello strato superficiale del suolo e della sua capacità
produttiva in un terzo della Terra (4 miliardi di ettari)".
Sono questi i numeri emersi al convegno "Siccità e Desertificazione" tenuto
a Rimini nel novembre 2004 e organizzato da Regione e Arpa Emilia-Romagna
per fare il punto sul monitoraggio della desertificazione e della siccità
nel bacino del Mediterraneo.

Il concetto di "Desertificazione"
La disponibilità di riserve idriche è fondamentale per l'ecosistema e per le
attività primarie dell'uomo e gli eventi siccitosi possono avere un impatto
rilevante sia sull'ambiente che sull'economia. La definizione più accettata
di desertificazione è stata data dalla Convenzione delle Nazioni Unite per
la Lotta alla Desertificazione (UNCDD) dove viene definita come
"degradazione del territorio in aree aride, semiaride e sub-umide secche
dovuta a vari fattori, comprese la variazioni climatiche e le attività
umane". Il concetto di degrado del territorio, che comporta un impoverimento
delle qualità del territorio, va distinto da quello di desertificazione.
Un'area desertificata perde, infatti, irreversibilmente la capacità di
sostenere la produzione agricola e forestale (sterilità funzionale). Nelle
regioni aride, semiaride e secche l'indice di aridità oscilla tra 0.05 e
0.65. Questo valore è dato dal rapporto delle precipitazioni annuali e il
potenziale di evapo-traspirazione.

Un fenomeno di portata globale
La desertificazione nelle sue forme più intense interessa oltre 100 paesi
minacciando la sopravvivenza di più di un miliardo di persone. La situazione
è particolarmente drammatica nelle zone aride dove il 70% delle aree,
corrispondenti a un quarto dell'intera superficie terrestre, risultano
minacciate. Siccità e desertificazione dipendono principalmente dal clima,
ma nei paesi del Mediterraneo settentrionale sono dovuti allo sfruttamento
intensivo dei terreni e delle risorse idriche e perciò all'uso non
sostenibile delle risorse naturali da parte dell'uomo. Si stima che circa
135 milioni di persone rischiano di dover abbandonare la propria terra a
causa dell'avanzata del deserto. In Africa, nelle aree del Sahel, del
sub-Sahara del Corno d'Africa, dove il processo è ancora più rapido si stima
che circa 60 milioni di persone saranno costrette a migrare verso l'Africa
del Nord e l'Europa entro il 2020.

Mediterraneo: zona di transizione
Il problema è molto presente anche nelle aree temperate. In questo contesto,
il Mediterraneo rappresenta una zona di transizione dove le aree
desertificate sono intervallate da quelle a rischio di desertificazione.
I paesi del bacino del Mediterraneo, infatti, negli ultimi anni sono stati
interessati da una notevole riduzione delle precipitazioni. La degradazione
del territorio nell'area mediterranea è spesso legata a pratiche agricole
povere: in risposta ai pericoli naturali, alle siccità, alle inondazioni,
agli incendi boschivi e alle attività umane i suoli diventano salini, aridi,
sterili e improduttivi. L'abbandono dei campi successivo alla crisi agricola
del nostro secolo ha ulteriormente aggravato la situazione e l'economia
moderna contribuisce al problema: fertilizzanti, pesticidi, metalli pesanti,
agricoltura intensiva e l'introduzione di specie vegetali esotiche invasive
stressano incessantemente i nostri suoli.
A lungo l'agricoltura si e' trovata sul banco degli imputati quando si parla
di desertificazione, "ma il degrado complessivo delle risorse ambientali e'
dato dall'insieme delle attività produttive- sottolinea Massimo Iannetta
responsabile del gruppo "Lotta alla Desertificazione" dell'Enea - oltre
all'agricoltura ci sono il turismo, l'industria, l'attività estrattiva e
l'urbanizzazione che concorrono al processo di desertificazione".
La scarsità di risorse idriche che ne è conseguita ha determinato una
crescente sensibilità verso i problemi legati a fenomeni siccitosi che
risultano particolarmente gravi nelle regioni a clima arido o semiarido in
conseguenza della notevole variabilità delle grandezze idrometeorologiche e
dell'elevato grado di sfruttamento delle risorse idriche disponibili.

La desertificazione avanza lungo l'Italia
La percentuale di territorio italiano a rischio desertificazione "e' stabile
da un paio di anni al 30% -
continua Massimo Iannetta - la stima delle Nazioni unite del 98-99 era al
27%, ed è cresciuta arrivando al 30% nel 2003. Poi circa due anni di
precipitazioni più abbondanti hanno stabilizzato, per ora, il dato".
Studi per mappare il rischio di desertificazione in Italia sono già stati
condotti all'interno di progetti condotti su scale globale (Eswaran e Reich,
1998), continentale (progetto DISMED, 2003) e nazionale. Le immagini al
satellite del bacino del Mediterraneo rendono un'idea dell'importanza del
problema, ma gli studi che analizzano e sommano insieme il contributo del
clima, del suolo, della vegetazione, e delle attività umane forniscono un
quadro più completo e accurato della situazione territoriale italiana.




Indice di aridità e stazioni meteorologiche in Italia


Le regioni a rischio
Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna mostrano il processo di
desertificazione in stato avanzato. Anche le regioni del centro nord, in
particolare Toscana ed Emilia Romagna, manifestano un peggioramento della
situazione idrometeorologica e sono sempre più vulnerabili all'irregolarità
delle precipitazioni. Il deserto avanza velocemente sulle fasce costiere e
nelle zone collinari del Sud: l'analisi climatica del 2003 rivela una
tendenza negativa della condizione idrometeorologica dell'Emilia Romagna: i
valori dell'Indice di Precipitazione Standardizzato (SPI) segnalano che la
regione negli ultimi 50 anni si è gradualmente impoverita di acqua nel
terreno, tendendo ad assumere condizioni di moderata siccità, solo a tratti
severa. In Emilia Romagna il consumo d'acqua dal 1975 al 2003 è passato da
1,882 a 2,125 milioni di metri cubi all'anno, con incrementi significativi
soprattutto per uso agricolo (da 1,002 a 1,405 milioni di metri cubi) e
civile (da 350mila a 487mila metri cubi).



Urbanizzazione e agricoltura intensiva sotto accusa
L'Istituto Sperimentale per lo Studio e la Conservazione del Suolo ha
sostenuto la realizzazione di un nuovo atlante sul rischio di
desertificazione in Italia: qualità del clima, del suolo e della vegetazione
sono i 3 indici a cui gli scienziati dell'Agenzia Ambientale Europea hanno
fatto riferimento per compilare una mappa con scala 1:250,000. Il dato più
preoccupante è che la maggior parte della Sicilia, Puglia e sud della
Sardegna hanno indici di aridità inferiori a 0.65, tipici dei territori
desertici. Anche i suoli del Sud e parte del Centro Italia, la Pianura
Padana e le Alpi sono minacciati da siccità e inaridimento. Nel nostro
Paese, caratterizzato da un territorio fortemente antropizzato, l'estendersi
dei processi di desertificazione è in rapporto diretto con la crisi delle
città principali che ad un assetto tradizionale del paesaggio costituito da
sistemi abitativi a forte compenetrazione naturale a basso consumo di
risorse, sostituisce un modello basato sulla cementificazione massiccia, il
dispendio energetico e l'inquinamento ambientale.
All'urbanizzazione di nuove aree corrisponde l'abbandono e l'esodo dei
centri storici con la scomparsa di presidi territoriali capaci di una
corretta gestione del paesaggio. Si determina un processo di
desertificazione fisico e sociale. Al degrado architettonico, l'erosione dei
sistemi montani, collinari e di pendio corrisponde il depauperamento delle
risorse umane. L'emigrazione, la eredità di identità, la caduta dei valori
sono aspetti socio culturali della desertificazione.

Monitorare e arginare il fenomeno: i progetti su scala nazionale e
internazionale
Anche se siccità e desertificazione in Italia sono fenomeni che non hanno la
drammaticità del continente africano o di alcune zone di Asia e America
Latina, non sono da trascurare. La situazione è ancora sotto controllo, ma
il fenomeno sta assumendo sempre più dimensioni generali e segnali negativi
provengono dalla pianura bolognese e ravennate.
La Convenzione sulla lotta alla Siccità e alla Desertificazione delle
Nazioni Unite (UNCDD), firmata a Parigi nel 1993 e ratificata in Italia nel
1997, rappresenta uno strumento giuridico internazionale che impegna tutti i
paesi firmatari (190) a cooperare nella lotta alla desertificazione per
attenuare gli effetti della siccità nei paesi gravemente colpiti con un
approccio che migliori le condizioni di vita delle popolazioni locali.
Gli sforzi per combattere la desertificazione vengono intensificati a
livello locale grazie allo sviluppo e all'attuazione dei Piani di Azione
Nazionale (PAN), Sub-Regionale (SRAP) e Regionale (RAP) finalizzati alla
riduzione delle perdite di produttività dei suoli causate da cambiamenti
climatici e attività antropiche, da elaborare con quelli delle altre
regioni. A questo fine, nel 1997, il Governo Italiano ha istituito presso il
Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, il Comitato Nazionale
per la Lotta alla Desertificazione.

Alle radici del problema: una crisi idrica planetaria
"La Terra è minacciata dalla crisi dell'acqua" avverte la Banca Mondiale.
All'inizio del '900, l'Umanità utilizzava circa 600 chilometri cubi di
acqua. Oggi ne utilizza 6.000: dieci volte tanto. Negli ultimi dieci anni la
popolazione umana è raddoppiata. Ma i consumi di acqua si sono quasi
quadruplicati, tanto da sfiorare, ormai le capacità di riciclaggio della
natura che, ogni anno, col suo ciclo idrogeologico, rende disponibile
all'uomo da 9.000 a 14.000 chilometri cubi di acqua potabile. L'uomo ne
utilizza i 40 - 65%, ma si calcola che nel 2050, quando la popolazione
mondiale supererà i nove miliardi di persone, la domanda di acqua potabile
potrebbe eguagliare, se non superare, l'offerta della Natura.
"E' ormai indispensabile dare un nuovo valore all'acqua - ha dichiarato al
convegno di Rimini Guido Tampieri, assessore all'Agricoltura e
all'Ambiente - occorre governare questi problemi tenendo conto della
dinamica delle risorse, cioè della disponibilità dell'acqua, e non, come
spesso accade, assecondando la dinamica della domanda. Bisogna rivedere la
gerarchia dei bisogni; ridurre perciò i consumi d'acqua, consumare meno e
meglio".
(di Valentina Robbiati)
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