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RIGASSIFICATORE_cittý acqua



Continua la lotta per un nuovo modello di sviluppo a Brindisi e contro la
realizzazione del Rigassificatore. Il Sindaco di centrodestra, Mennitti,
alla ferma ed inaspettata opposizione alle decisioni del governo centrale
aggiunge - in chiave propositiva . una nuova idea di città che parte da una
diversa concezione del porto: e quindi di un nuovo modello di sviluppo.
La battaglia prosegue anche col presidio quotidiano alle ore 18 davanti
alla sede brindisina della LNG e si attende un atto formale dalla Regione
Puglia da Nichi Vendola e dalla sua Giunta.
E proprio richiedendo - e giustificandolo sul piano del diritto - questa
"revoca" da parte della Regione che torna sull'argomento Michele Di Schiena.
Lo invio a tutti gli indirizzi perché la battaglia a Brindisi è ancora
tutto da vincere e non riesce ad ottenere "visibilità nazionale, ma si
attendono gesti e mobilitazioni ulteriori per fare di Brindisi (come disse
Nichi Vendola nella recente seduta del consiglio comunale) una "Scanzano
istituzionale".
Giancarlo CANUTO


LA "CITTA D'ACQUA" RIFIUTA IL RIGASSIFICATORE
Il Convegno "Città d'acqua - il modello Brindisi" ha ribadito con chiarezza
ed autorevolezza che il nostro territorio vuole una diversa economia
centrata sul porto e considera il rigassificatore incompatibile con tale
progetto. La città, la provincia, l'intero Salento, la Regione,
associazioni e movimenti, migliaia di cittadini, ottenendo questa volta
anche l'esplicito consenso del Ministro Gianfranco Miccichè, respingono
quindi le reiterate sortite dell'amministratore delegato della LNG con il
loro paternalistico carico di rassicurazioni e promesse. E sì perché il
rifiuto del rigassificatore è sorretto da validissimi motivi oramai ben
noti anche al governo che non si può più trincerare dietro una pretesa
inviolabilità dell' "impegno" che avrebbe assunto col provvedimento
autorizzativo. Una inviolabilità che non esiste perché non si può fingere
di dimenticare che, come ulteriormente ha precisato l'art. 21 della
recentissima legge 11/02/2005 n. 15, il citato provvedimento amministrativo
è revocabile in sede di autotutela per motivi di merito e quindi anche per
una «nuova valutazione dell'interesse pubblico originario» oltre ad essere
ovviamente annullabile (ed in questo caso senza risarcimenti) per
violazioni di norme procedimentali o per vizi di forma.
La situazione a questo punto è chiarissima: la costruzione dell'impianto
non può andare avanti contro ogni ragione ed ogni buon senso. Bisogna
perciò mettere a punto una efficace strategia di contrasto che richiede il
coordinamento di tutti gli impegni per dar luogo ad una «Scanzano
istituzionale» costantemente alimentata dalla protesta sociale. Una
strategia che si muova sul terreno sicuro della legalità democratica ma che
al tempo stesso preveda, se ce ne sarà bisogno, forme anche estreme di
lotta sia sul versante istituzionale fino alla possibile sospensione delle
funzioni democratiche delle amministrazioni locali e sia sul piano sociale
col ricorso ad atti collettivi di disobbedienza politica e di resistenza
civile rivolti a denunciare decisioni che ridurrebbero i nostri cittadini
alla condizione di "sudditi" svuotando di qualsiasi contenuto i loro
diritti politici.
Torniamo perciò a chiedere che la Regione Puglia formalizzi subito il suo
no all'impianto revocando il consenso all'autorizzazione governativa a suo
tempo concessa sulla base di una norma, quella dell'art. 8 della Legge
24/11/2000, superata peraltro dalla riforma costituzionale del 2001 che ha
previsto in materia di energia la legislazione concorrente dello Stato e
delle Regioni con l'attribuzione dei conseguenti poteri amministrativi
all'Ente regionale. Ribadiamo inoltre, contro tutte le manovre sottobanco e
tutte le furbizie, che la realizzazione dell' impianto, oltre a costituire
un serio pericolo per l'incolumità dei cittadini, darebbe luogo ad una
inedita crisi istituzionale vulnerando gravemente l' "autonomia" delle
amministrazioni locali che verrebbero private del potere di progettare e
costruire il futuro economico e sociale delle loro comunità.
La possibilità di costruire un nuovo modello di sviluppo col conseguente
rifiuto del rigassificatore è dunque il nostro problema fondamentale perché
senza la sua positiva risoluzione gli altri problemi, primo tra tutti
quello del lavoro, non potranno essere adeguatamente affrontati. La crisi
che stiamo vivendo è invero il frutto avvelenato di un passato certamente
fallimentare, a volte inquietante e per taluni aspetti ancora oscuro. Il
"cambiamento di rotta" non ha perciò alternative se non quella di un
definitivo asservimento del nostro territorio a logiche inaccettabili di
dominio e di sfruttamento. Sappiano perciò i nostri "benefattori" della LNG
che la dignità ed i diritti delle nostre comunità sono beni fuori commercio
e perciò refrattari a compere o transazioni di qualsiasi genere.
Brindisi, 23 giugno 2005
Michele DI SCHIENA



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