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Newsletter Utopie Concrete



La comunità - l'unità chiave del cambiamento sociale

Intervista realizzata da Karl-Ludwig Schibel a Erik Assadourian (*)

Errata corrige
Ci scusiamo con i diretti interessati oltre che con tutti i nostri lettori
per un errore nell'intervista a Hermann Scheer. Per umana distrazione,
abbiamo riportato Carlo Ripa di Meana come presidente di Amici della Terra
invece che di Italia Nostra. Rinnoviamo a tutti le nostre scuse.


Erik Assadourian, ricercatore al World Watch Institute, sarà ospite il
prossimo 1 aprile di Terra Futura, alla Fortezza da Basso di Firenze.
Insieme a Stephan Kohler dell'Agenzia Energetica Tedesca, Hermann Scheer,
presidente di Eurosolar ed esperti italiani discuterà gli scenari
energetici dei prossimi due decenni in Italia e nel mondo. La sua chiave di
svolta per il futuro delle energie rinnovabili E' nella comunità come unità
d i cambiamento.


Seguono il programma dell'iniziativa a Terra Futura e l'intervista con Erik
Assadourian.

II sessione del programma culturale di Terra Futura
NUOVE ENERGIE PER UN NUOVO MONDO

SABATO 1 Aprile

NELLA PIAZZA
ore 10.00 - 12.00
Sala Terra Futura

"Fuori dal petrolio, energia per la pace" scenari energetici in un mondo in
guerra

Coordina Karl-Ludwig Schibel

Un futuro energetico sostenibile in un mondo insicuro
Stephan Kohler, Agenzia Energetica Federale Tedesca

Fornire energia all'Italia del 2006; Il solare e l'economia mondiale
Hermann Scheer, Deputato al Bundestag e Presidente di Eurosolar

Energia e giustizia globale in un mondo insicuro
Erik Assadourian, World Watch Institute, Washington

Discussants:

Mario Agostinelli, Patto mondiale per l'Energia e il Clima
Gotelind Alber, Climate Alliance
Renzo Bellini, Segretario Confederale CISL
Klaus Falgiani, Gamesa Italia
Roberto Longo, Presidente APER
Massimo Serafini, Segreteria Nazionale Legambiente


"Guerre alla finestra"
Paolo Beccegato, Alex Zanotelli



La comunità - l'unità chiave del cambiamento sociale

Domanda: Potrebbe darci una sintesi di come percepisce le tendenze globali
di consumo dei carburanti fossili e il futuro delle energie rinnovabili?

Assadourian: Sono convinto che uno scenario realistico E' che continueremo
ad utilizzare carburanti fossili, anzi che ne diventeremo più dipendenti
invece di allontanarcene. In parte questo ha a che vedere con l a struttura
del sistema energetico esistente e i poteri economici in questo settore,
con l'interesse delle grandi compagnie di mantenere il monopolio in queste
industrie. Certo, potrebbero fare la transizione alle energie rinnovabili e
posizionarsi come leader nel campo, ma la strada più facile e più
redditizia E' di continuare ad andare nella direzione in cui stanno
andando. Uno scenario in cui vedo che le energie rinnovabili diventeranno
una forza dominante E' quello in cui sono pensabili come risultato dello
sforzo di un movimento concertato della società civica che simultaneamente
esercita pressioni sulla politica, sui governi del mondo e direttamente
esercita pressioni sulle corporation chiedendo questa transizione verso
un'economia di energie rinnovabili e un'industria meno energivora.

Domanda: Quindi non sarebbe una questione del petrolio che diventa più
raro, dei prezzi che salgono, della situazione della sicurezza globale che
diventa più minacciosa?

Assadourian: No, non penso. E' vero che se i prezzi aumentano alcune
energie rinnovabili ne trarranno vantaggio, quindi si allargherà il consumo
del biodiesel, ma visto che il consumo di energia complessivamente cresce e
i prezzi aumentano in modo da rendere redditizie anche estrazioni di
petrolio che prima non lo erano, nuove forme di carburanti fossili
riempiranno il vuoto, insieme al carbone, sia quello che artificialmente
viene chiamata "clean coal" o il vecchio carbone normale.

Domanda: Lei parla di "artificialmente" perché dubita delle possibilità di
rendere il carbone più pulito?

Assadourian: Ci sono due aspetti del carbone, i componenti tossici che
vengono rilasciati nella combustione e tutto questo può essere abbattuto,
alzando naturalmente i costi, ma per quanto riguard a la mitigazione
dell'effetto serra non mi convince di sequestrare l'anidride carbonica,
perché per quanto tempo sarà efficiente il sequestro del carbonio stoccato
in una miniera dismessa? Per quanto tempo questo sarà al sicuro? Per 100
anni, per 500 anni? Prima o poi questa anidride carbonica uscirà, quindi il
problema viene solo spostato.

Domanda: Questo suo scenario cosa significa per il cambiamento climatico?

Assadourian: Ci sono due scenari quello del business as usual dove i
cambiamenti climatici veramente andranno fuori controllo e questo
sicuramente non significherà che la gente avrà paura e smetterà di usare le
energie fossili, ma che invece diventerà più dipendente da risorse
territoriali, come per esempio il carbone. Dal mio punto di vista di
cittadino americano posso dire che il nostro governo non sarà una forza
propulsiva per un modello di energie rinn ovabili, salvo che la maggioranza
dei cittadini americani cambieranno la propria posizione, per paura o per
entusiasmo, sulle energie rinnovabili ed eserciteranno pressioni sul
governo e sulle grandi imprese. Quindi la forza decisiva sarebbe un
movimento globale dal basso.

Domanda: Rimaniamo con le grandi imprese. Lei giustamente dice che il
sistema esistente E' costruito sulle energie fossili e continuerà a
sfruttare queste risorse. Nell'ultimo capitolo del State of the Word Report
2006 con il titolo "La scommessa delle corporation etiche" lei mette una
speranza considerevole nel business come un partner indispensabile per un
futuro energetico sostenibile. Una parte consistente del movimento
ambientale avrebbe dei problemi a credere ciò. Le grandi imprese vivono
sotto l'imperativo "crescere o morire", devono fare un guadagno e quelle
che lo fanno con l'immagine verde, come British Petroleu m, estraendo il
petrolio recano dei danni ambientali altrettanto devastanti della Exxon.
Che cosa significa poi se BP, una delle compagnie petrolifere più grandi
del mondo, comincia ad usare nel marketing lo slogan "oltre il petrolio" e
chiede in una delle sue pubblicità quanto E' grande la sua impronta
ecologica?

Assadourian: Significa che hanno un'eccellente agenzia di pubbliche
relazioni! E' giusto che vivano sotto questo imperativo, ma E' anche giusto
che il business sia indispensabile per un futuro energetico sostenibile,
semplicemente perché ha tante risorse, ma non sono molto ottimista che
saranno la forza propulsiva di questo processo. Però quando sono sotto
pressione da parte dei loro stakeholders e da parte dei loro azionisti,
quando i governi cambiano e se i governi cambiano le regole del gioco,
questo poi produrrà i cambiamenti. Ci sono alcuni leader industriali che
sicuramente fanno parte del processo verso un'economia sostenibile. Certo
che BP fa le sue campagne pubblicitarie a favore dell'ambiente per evitare
di diventare bersaglio delle organizzazioni non governative nella denuncia
delle imprese per i loro comportamenti anti-ecologici e anti-umanitari con
azioni spettacolari, come per esempio incatenarsi alle porte della loro
sede principale. Si tratta, se vogliamo, di un tipo di assicurazione. Ma il
tutto non si limita a ciò, BP ha comprato anche delle compagnie che
producono collettori solari, quindi fanno qualche passo via dal fossile
anche con dei profitti nel settore del rinnovabile.
Guardiamo l'esempio della GE (General Electric), la nona più grande
corporation a livello mondiale. Nel 2004 ha lanciato il suo progetto
"ecomagination" con l'impegno di investire, nei prossimi cinque anni, un
1,5 miliardi di dollari in tecnologie ambientali e di ridurre le emissioni
di gas serra, entro il 2012, dell'1%. Il movente dell'impresa E'
esplicitamente economico: entro il 2010 prevede di avere dei ricavi intorno
ai 20 miliardi di dol lari dalla costruzione di turbine di gas ad un
elevato rendimento ed altri prodotti "verdi" tipo locomotive ibride
diesel/elettriche. Se guardiamo il mondo del business ci sono diverse forze
propulsive che nella mia valutazione però complessivamente non basteranno
per fare il cambiamento. Ci vuole di più, cioE' le pressioni da parte di
stakeholders. In questo contesto i movimenti sociali hanno un ruolo chiave.

Domanda: Sicuramente siamo d'accordo in questa enfasi sul ruolo del
movimento dal basso solo che in Europa una parte del movimento sicuramente
a lei porrebbe la domanda: E' veramente il caso di concentrare le nostre
energie cercando di essere il bastone o la carota per le grandi imprese o
non concentrare la nostra energia ad esercitare pressioni sulla politica e
a costruire un altro mondo a un livello locale, territoriale?

Assadourian: Mi piace questa domanda se l'obiettivo non dovrebbe essere di
mettere le comunità locali in grado di cos truire sistemi energetici
territoriali in piccole unità decentrate o se dovremmo concentrarci sulle
grandi compagnie. Sono convinto che questi sono due lati della stessa
medaglia, non tutte le organizzazioni non governative si sentono a loro
agio nel cercare di esercitare delle pressioni sulle grandi imprese e fare
delle manifestazioni per strada e altre hanno grandi capacità di lavorare
dentro le comunità locali. Penso che tutti e due gli approcci sono
essenziali per esercitare delle pressioni sulle grandi imprese e per
portare avanti i processi nelle comunità locali, principalmente per tre
ragioni:
Più viene rafforzato il potere economico locale, più diminuisce il potere
economico delle grandi imprese transnazionali. Relocalizzando la nostra
economia diventiamo più dipendenti dall'agricoltura sul luogo, dagli
impianti eolici e dai collettori solari che sono o di proprietà della
comunità o di gruppi di individui organizzati come cooperative. Tutto
questo diminuirà il potere delle grandi imprese.
In una cultura individualista noi spesso vediamo l'individuo come agente
del cambiamento sociale, ma penso che qui c'E' un problema perché
l'individuo singolo E' spesso sotto molte più pressioni e non dispone di
una rete di sostegno. Una comunità E' l'unità chiave per il cambiamento
sociale, sono le comunità che cambiano e cambiando imparano che stanno
meglio con un'economia localizzata, hanno meglio da mangiare a causa
dell'agricoltura locale, si abbassano le bollette e hanno a disposizione
più tempo.
Nel caso dello scenario peggiore, se dovessimo veramente entrare in una
nuova età buia con i sistemi ambientali intorno a noi che si stanno
indebolendo. Questo non mi piace come argomento e sicuramente non E' una
forza principale per la costruzione di comunità sostenibili.

Domanda: Quindi lei vede un ruolo complementare tra rafforzare le comunità
locali ed esercitare press ione sulle imprese transnazionali?

Assadourian: Sì, assolutamente.

Domanda: Possiamo dire che il suo modello E' che nel medio andare avremo
una interazione tra un'economia che va avanti a forza del mercato e un
pubblico di stakeholders che agiscono sulla base di valori?

Assadourian: Direi un'economia ecologica del mercato insieme ad un pubblico
motivato da valori. Questo modello potrebbe funzionare se la maggior parte
dei costi ecologici fossero internalizzati ai costi dei beni economici: il
costo del carbonio, il costo dei rifiuti tossici che vengono prodotti e
tutti gli altri effetti secondari che attualmente rimangono completamente
fuori dai calcoli dei costi.

Domanda: Il mercato potrebbe essere un meccanismo valido nella misura in
cui i costi ambientali attualmente esterni vengano internalizzati?

Assadourian: Si, penso che il mercato potrebbe funzionare se l'input e
l'output fossero accurati, in questo momento non sono corretti.

Domanda: E qual E' la sua valutazione, in questo contesto, del commercio
delle emissioni come uno strumento per combattere i cambiamenti climatici?

Assadourian: Penso che abbiamo bisogno di ogni strumento di cui disponiamo,
l'emission trading ha molti problemi tra di loro che gli Stati Uniti non vi
partecipa, il che E' una grande distorsione del processo, inoltre  il
prezzo del carbonio E' basso; il clean development mechanism non funziona
del tutto accuratamente però penso come principio E' una buona idea, E' un
modo di internalizzare dei costi dei cambiamenti climatici, in modo che
l'uso delle energie fossili diventa più costoso in paragone al sole o al
vento. Se si potesse far funzionare questo commercio sarebbe una buona cosa.


 (*) Erik Assadourian
Erik Assadourian, dopo gli studi di psicologia e antropologia, ha lavorato
come ricercatore in India e nel campo della cooperazione nella Repubblica
Dominicana. In seguito E' stato organizzatore ambientale con il "U.S.
Public Interest Research group", impegnato nella sicurezza chimica e il
rapporto tra sostanze tossiche e salute. Dal 2002 E' ricercatore al World
Watch Institute di Washington ed E' stato co-direttore del "State of the
World 2005". Le sue aree di special izzazione sono: sicurezza globale,
consumo, responsabilità sociale delle imprese, comunità sostenibili e
cambiamento culturale. Ha pubblicato numerosi articoli, in particolare
sulle minacce dalla nostra cultura consumistica; E' a sua firma il capitolo
conclusivo del "State of the World 2006", "La scommessa delle corporation
etiche", Edizioni Ambiente.



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