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Trasformazione a carbone della centrale Enel di Civitavecchia



"Se tu credi che il carbone scaldi meglio, é un abbaglio".........mentre le
ombre cinesi e la magia della luce raccontate con voce suadente da uno dei
tanti contastorie, sono puttanate per coprire di lustrini la sifilide d'
uno dei gioielli dell' industria dello stato italiota.
La "magica" enel infatti, operando in regime di monopolio sul territorio
italiano, non si cura di sperperare miliardi in spot televisivi per
mostrarci quant' é bella e virtuosa e, se poi, per esercitare le sue virtù,
un po'di poveri cristi dovranno crepare di leucemia, linfomi o altre
simpatiche complicanze, non essendo voci da riportare in bilancio, non
interessano all' ineffabile benefattrice.
Per contro, la nostra si straccia le vesti pensando al destino cinico e
baro che dovranno subire i bravi lavoratori che non avranno più lavoro se
non andranno a buon fine le modifiche che permetteranno agli alambicchi di
bruciare carbone, un carbone magico e pulito ovviamente, che costerà poco e
farà guadagnare tanto e se, per questo, si dovrà compromettere l'
equilibrio ecologico e socio-culturale di mezzo Lazio, Roma compresa, le
conseguenze non sono degne di considerazione per una fata che possiede la
magia della luce.
Quanto sopra é ciò che sta accadendo, non é uno spot o una novella di
Benni, é la vita che la gente dell' alto Lazio si trova a doversi
guadagnare contro una lobby d'accattoni affaristi, interessati solo all'
"affare carbone", prescindendo bellamente dal problema energetico che,
nella disponibilità di certe fate, sta portando al pettine gli inevitabili
nodi.
Se il trascorrere del tempo ha un senso, se la storia e l' esperienza hanno
un qualche valore, perché oggi uno stato dovrebbe permettere ad un ente di
fagocitare un territorio contro ogni risultanza
scientifica, economica ed etica? Quali superiori interessi possono
giustificare certe assudità?
Per quanto sopra non chiedo una risposta ma un interessamento concreto ed
efficace, per ciò che può essere nelle possibilità di ciascuno.

                                                        enzo bocchio      
          
    Tarquinia, 23, 04, 2006


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