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facciamo un nuovo gioco?




Come prevedibile, data la popolarità del tema che tristemente supera di gran lunga ogni 
seria questione, la lunga tirata, la filippica :) "Un miliardo di persone" ha avuto (in 
varie Liste) numerosi feedback che direi si sono quasi equamente ripartiti a favore e 
contro.

Dopo aver letto tali feedback e riflettuto sulla faccenda, giungo alla conclusione che il 
punto più importante da mettere a fuoco sia quello della necessità di prendere 
innanzitutto coscienza che il modello del gioco del pallone impregna eccessivamente 
l'intera nostra società.

Il gioco del pallone segue un modello, una procedura tanto chiara e precisa quanto 
escludente:

-- io vinco tu perdi --

Questo modello di gioco, di comportamento, per la sua onnipresenza nella nostra vita, si 
trasmette pari pari in qualsiasi altro ambito del nostro interagire, dei nostri rapporti.

Per la qual cosa si assiste in casa, in strada, sul lavoro, in politica, dappertutto, ad 
una sequenza continua di discussioni, incomprensioni e litigi che seguono invariabilmente 
il modello, lo schema:

-- io ho ragione tu hai torto --

Ora, la realtà delle cose ci dice che nella quasi totalità dei casi, per intenderci a 
meno che non si tratti di risolvere una funzione matematica, occorrerebbe invece 
utilizzare il modello secondo cui:

-- io ho ragione e tu pure --

Perché è davvero raro che la ragione od il torto siano tutta/tutto da una parte. La 
realtà è complessa, è estremamente ricca, possiamo dire infinita, per la qual cosa ciò 
cui ognuno di noi può accedere è sempre una visione parziale, nonché relativa.

A questo punto, ciò che occorre stabilire è quindi:

-- quanta ragione ho io e quanta ne hai tu --

la quale operazione di misura non necessariamente deve condurre ad una esclusione.

Sarebbe a dire che probabilmente dobbiamo agire in misura proporzionale alle ragioni di 
ognuno.

Presento un esempio eclatante: pressoché l'intero mondo progressista, tranne rarissime 
eccezioni che confermano la regola, dovendo risolvere il problema dell'inquinamento 
ambientale e dell'esaurirsi delle risorse presenta come unico, esclusivo intervento 
quello dell'approccio tecnologico (efficienza, riuso, fonti alternative etc.), escludendo 
in maniera davvero cieca e gretta, l'altro importante approccio, quello demografico, di 
autocontenimento della popolazione.

In osservanza al modello del gioco del pallone, l'approccio tecnologico ha tutta la 
ragione, quello demografico è completamente nel torto. Il primo vince, il secondo perde 
(*).

Al contrario, seguendo una logica non competitiva, non di lotta, non guerresca, bensì 
collaborativa, cooperativa, o semplicemente inclusiva, si comprende immediatamente che 
tanto l'approccio tecnologico quanto quello demografico sono ragionevoli entrambi ed 
entrambi vanno utilizzati.

Non dobbiamo stupirci se il mondo non si comprende bene e se se ne va velocemente in 
malora: non dipende tanto dal mondo, quanto dai nostri metodi di conoscenza (e quindi di 
intervento) i quali probabilmente risalgono ai tempi che furono, risentendo ancor oggi, 
pesantemente, tristemente, di una escludente, limitata, monolitica cultura monoteistica.

Se vogliamo salvare il mondo e noi stessi, dobbiamo fare delle scelte. In questo caso, 
occorre ridimensionare il gioco del pallone ed inventare o scoprire qualche nuovo gioco. 
Ritengo si tratti di qualcosa molto più importante di quanto possa sembrare.

I migliori saluti,

Danilo D'Antonio





(*)
perché finora ha vinto l'approccio tecnologico?
semplice: per le soverchianti forze dell'interesse personale e della codardia.