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risorse idriche gestione dissennata



 
 
Da Stoccolma l’allarme degli esperti riuniti per la Settimana mondiale sull’acqua. «Il 98% delle crisi ha cause umane»
«Risorse idriche, gestione dissennata»
Romina Velchi
Ricca o povera, nel terzo millennio non c’è nazione che non abbia guai con l’acqua. Che sia inquinata, che sia scarsa o, al contrario, che provochi inondazioni, la preziosa risorsa è questione aperta, nel primo come nel terzo o quarto mondo. Chi non soffre di problemi idrici, insomma, alzi la mano. E’ giusto di qualche giorno fa l’impietosa fotografia scattata in un rapporto annuale del Wwf, che mette sotto accusa soprattutto le grandi metropoli. E di questo (ma non solo) si parlerà nella “Settimana mondiale sulle risorse idriche” che si è aperta ieri a Stoccolma.

Secondo il Wwf, le cause della scarsità di acqua sono da ricercare nei mutamenti climatici, nella crescente siccità e nell’estinzione delle zone umide. Crisi, inoltre, che è aggravata dall’inquinamento e dalla cattiva gestione delle risorse. Le città “ricche” sotto accusa sono, tra le altre, Houston e Sydney dove il consumo di acqua è nettamente superiore al ritmo di ricostituzione delle riserve, mentre a Londra la cattiva rete di distribuzione porta alla dispersione dell’equivalente di 300 piscine olimpiche al giorno. Per quello che riguarda i paese mediterranei, la crisi è acuita dal turismo di massa e dalla mancanza di una cultura per la conservazione delle risorse. Il Giappone è un altro dei paesi ricchi dove l’abbondanza delle precipitazioni non basta e la contaminazione delle acque costituisce un grave problema.

Ma il rapporto dedica un’attenzione particolare anche all’agricoltura, tra le attività umane quella che a livello globale utilizza la maggior parte delle risorse idriche: ben il 78%. Il Wwf sostiene che nei paesi ricchi l’acqua destinata alle attività agricole è troppo a buon mercato e per questo non ne viene fatto un uso responsabile, nonostante le dichiarazioni di intenti.

Il delicato tema (l’acqua e l’agricoltura) sarà uno dei punti oggetto di dibattito durante la settimana di Stoccolma. In occasione del summit, l’International Water Management Institute (Iwmi) ha elaborato un rapporto sull’uso della preziosa risorsa in agricoltura, mettendo l’accento sul fatto (per altro noto) che la penuria d’acqua è più legata alla gestione che alla disponibilità in natura.

Nel mondo, sarà ricordato nella capitale svedese, un abitante su tre soffre di mancanza di acqua. Una mancanza che, sostengono all’Iwmi, è di due tipi: quella dove le risorse idriche sono eccessivamente sfruttate, con l’effetto di far abbassare il livello delle falde acquifere e prosciugare i fiumi, e quella nei Paesi privi di mezzi tecnici o finanziari (o politici, aggiungiamo noi) per “catturare” l’acqua (delle piogge, dei fiumi), che si trova in abbondanza. Complessivamente, la penuria d’acqua è dovuta per il 98% a cause umane e solo per il 2% a cause naturali. E’ stato calcolato che oggi per produrre gli alimenti necessari al consumo di una sola caloria ci vuole un litro d’acqua; ne servono 10 mila litri invece per produrre un chilo di carne. Ciò significa che nel 2050, quando la popolazione mondiale aumenterà (dagli attuali 6,1 miliardi di abitanti) di 2-3 miliardi, le politiche di gestione dell’acqua dovranno essere completamente riviste pena un’emergenza senza precedenti.

Questo è lo scenario su cui si muoveranno, per la maggior parte, gli interventi alla settimana mondiale di Stoccolma, che durerà fino al 26 e alla quale partecipano quest’anno oltre 100 organizzazioni e ben 1.500 partecipanti da 140 paesi. Al centro dell’evento annuale c’è il Simposio sull’Acqua, una tavola rotonda che si svolge dal 1991 per discutere su come migliorare l’ambiente idrico, come portare acqua e strutture sanitarie di base alle popolazioni bisognose e come ampliare le conoscenze attraverso l’innovazione e la ricerca. Perché è ormai dimostrato che i problemi della povertà, della fame, delle malattie, del degrado ambientale e delle discriminazioni sessuali possono trovare soluzione assicurando a tutti, e in modo equo, l’accesso all’acqua.