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Formale procedura di autotutela



Lettera Aperta

All' on.le dr. Pier Luigi BERSANI
Ministro dello Sviluppo Economico
ROMA

Signor Ministro,
sin da quando Lei ha assunto la responsabilità del Ministero dello Sviluppo
Economico Le abbiamo fatto ripetutamente presente la peculiarità e la
gravità della questione riguardante il rigassificatore a Brindisi:

perché l'autorizzazione è stata concessa a seguito di consensi ottenuti in
un clima locale di diffusa illegalità che ha dato luogo alla nota
"tangentopoli brindisina" con relative inchieste penali alcune delle quali
hanno ad oggetto le procedure finalizzate alla detta autorizzazione;
 per l'estrema pericolosità dell'impianto in relazione al sito prescelto e
cioè nel porto e quindi a ridosso della città in un'area peraltro
dichiarata ad alto rischio di incidenti industriali rilevanti;
perché il rigassificatore è stato autorizzato senza la prescritta procedura
di VIA nonché senza il coinvolgimento dei Consigli Comunale e Provinciale e
senza alcuna forma di partecipazione delle popolazioni interessate;
perché l'impianto risulta incompatibile con i progetti di rilancio della
nostra economia portati avanti, in sintonia con gli orientamenti della
Regione Puglia, dalle Amministrazioni locali in esecuzione di precisi
mandati elettorali.
Una opposizione non ideologica ma fondata su fatti se è vero come è vero
che Lei ed il Ministro dell'Ambiente hanno il 27 dicembre scorso
ufficialmente annunciato che sarà riconvocata la Conferenza dei Servizi
motivando tale decisione con la considerazione che l'autorizzazione è stata
concessa senza la prescritta VIA e senza la consultazione delle popolazioni
interessate, che la Commissione Europea ha formalizzato l'apertura di una
procedura di infrazione osservando che vi è stata una "non corretta
applicazione" delle direttive sul controllo dei pericoli di incidenti
rilevanti con riferimento ad alcune opere accessorie dell'impianto, che
l'Assessore regionale dell'Ambiente ha fatto carico alla British Gas di
sospendere immediatamente i lavori della colmata a Capobianco a causa del
grave inquinamento della falda acquifera rilevato dall'ARPA e che il 1°
febbraio il Direttore generale per la Qualità della Vita del Ministero
dell'Ambiente ha prescritto la realizzazione di "barriere" per impedire
alla suddetta falda acquifera inquinata di raggiungere il mare.
In questa situazione, dopo anni di accurate indagini, di accertamenti e di
provvedimenti di volta in volta resi noti dalla stampa, la competente
Autorità giudiziaria ha disposto arresti, perquisizioni, avvisi di garanzia
nonché il sequestro dell'area destinata all'impianto ipotizzando i reati di
concussione, corruzione, falso ed altre violazioni della legge penale. La
Magistratura ha quindi disegnato uno sconcertante scenario di tortuose
operazioni e di comportamenti illegali.
Sappiamo bene Signor Ministro che le responsabilità penali sono tali solo a
seguito di sentenza definitiva di condanna ma è di tutta evidenza che gli
sviluppi dell'inchiesta clamorosamente riferititi dalla stampa locale, in
ordine ai quali Lei stesso può assumere tutte le necessarie informazioni,
mettono in rilievo fatti che per le dichiarazioni degli stessi indagati
dimostrano, con la loro inconfutabile oggettività e con la loro palese
pacificità, che il provvedimento autorizzativo è stato emesso sulla base di
presupposti gravemente inficiati da una montagna di corruttele, di falsità,
di irregolarità e di tangenti. Una cosa è quindi la eventuale
responsabilità penale degli indagati che può essere affermata solo a
seguito di un giudicato penale mentre altra cosa sono le illegittimità
procedurali e gli abusi di potere che si possono cogliere a piene mani da
quanto incontestabilmente è emerso dalla inchiesta giudiziaria.
Non si comprendono allora le ragioni per le quali, in considerazione dei
fatti così gravi sopra ricordati, non viene aperta una formale procedura di
autotutela, a questo punto doverosa, per verificare la sussistenza degli
innumerevoli e pesanti elementi di valutazione che impongono il ritiro del
provvedimento autorizzativo nella forma dell'annullamento e senza alcun
indennizzo in favore della British Gas nella versione Brindisi LNG.
Le chiediamo perciò, Signor Ministro, l'immediata sospensione del
provvedimento autorizzativo ai sensi dell'art. 21 quater 2° comma della
legge 241/90 e contestualmente l'apertura del procedimento di autotutela
nel pieno rispetto delle forme stabilite dalla legge. E ciò per evitare che
la traduzione in atti amministrativi della volontà politica del Governo
possa dar luogo a fondati rilievi procedurali da parte della LNG in sede di
un eventuale contenzioso amministrativo. Quanto chiediamo con la presente
lettera Le sarà nei prossimi giorni ancora una volta simbolicamente
domandato con l'invio di numerose cartoline firmate da cittadini che vivono
su questo martoriato territorio.
Brindisi, 17 febbraio 2007


Italia Nostra, Legambiente, WWF, Coldiretti-TerraNostra, Fondazione "Dott.
Antonio Di Giulio", Fondazione "Prof. Franco Rubino", A.I.C.S., ARCI, Forum
ambiente salute e sviluppo, Medicina Democratica, Comitato per la Tutela
dell'Ambiente e della Salute del Cittadino Comitato cittadino "Mo' Basta!",
Comitato Brindisi Porta d'Oriente.




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