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UNA SOSPENSIONE CHE NON DEVE DIFFERIRE L'ANNULLAMENTO



Al Ministro per lo Sviluppo Economico
On.le dr. Pier Luigi BERSANI
Via Veneto, 33 -    00187 Roma


Al Ministro dell’Ambiente
On.le dr. Alfonso Pecoraro Scanio
Via Cristofaro Colombo, 44 -  Roma


Al Presidente della Regione Puglia
On.LE Nichi VENDOLA
Lungomare Nazario Sauro, 33- Bari


Alla Dott.ssa  Maria Grazia FUSCO
Responsabile del Procedimento
Terminale di rigassificazione Brindisi
Ministero dello Sviluppo Economico
Direzione Generale Dell’Energia e
delle Risorse Minerarie
Via Veneto, 33 -    00187 Roma


Al Signor Procuratore della Repubblica
Tribunale di
72100  Brindisi

LETTERA APERTA

Rigassificatore: una sospensione
che non deve differire l’annullamento

Con nota resa pubblica il 7 agosto c.a. il Ministero della Sviluppo
Economico ha affermato:

- che il Consiglio di Stato con decisione nr. 1023/2006 aveva rilevato che
«l’Amministrazione procedente non è obbligata a riconvocare la Conferenza
ma deve valutare se ricorrono i presupposti per proporre alla Conferenza
l’esercizio di poteri di autotutela»;
- che nel corso della Conferenza dei servizi indetta dal Ministero,
articolatasi nelle riunioni del 7 e 22 marzo 2007, il Ministero
dell’Ambiente ha sostenuto per iscritto la illegittimità della intervenuta
procedura di autorizzazione;
- che nella successiva Conferenza dei servizi (convocata come “decisoria”,
aggettivo questo che sorprendentemente non compare nella nota che si
commenta) il Ministero dell’Ambiente, la Regione Puglia, la Provincia di
Brindisi, il Comune di Brindisi e l’Autorità Portuale «hanno rappresentato
la propria indisponibilità ad un percorso di convalida del provvedimento
autorizzatorio, ritenendo sussistenti gli elementi per procedere
all’annullamento di ufficio»;
- che la Commissione Europea ha adottato il 18 luglio 2007 un parere
motivato nel quale si afferma che «lo Stato Italiano è venuto meno agli
obblighi imposti dalle Direttive nr. 85/337/CE, come modificata dalla
direttiva 97/11CE, sulla Valutazione d’Impatto Ambientale, e nr. 96/92/CE
sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate
sostanze pericolose». In relazione ai contenuti del parere della
Commissione Europea il Ministero dello Sviluppo Economico ha avviato un
procedimento finalizzato alla sospensione dell’efficacia del provvedimento
autorizzativo «al fine di evitare che la prosecuzione dei lavori … possa
alterare le condizioni ambientali, con il rischio di pregiudicare azioni
future di mitigazione degli impatti e di esporre lo Stato Italiano a
sanzioni».
In relazione a tale decisione formuliamo le seguenti annotazioni:
1.      le nostre associazioni, che erano state private con l’intera città
di qualsiasi possibilità d’intervento durante il procedimento
autorizzativo, avevano chiesto sin dall’inizio della vicenda l’annullamento
ed anche, quando era utile ed aveva senso, la sospensione in via d’urgenza
della medesima “per gravi ragioni” ai sensi dell’art 21 quater  comma II
della legge 7 agosto 1990 nr. 241;
2.      il procedimento di sospensione viene avviato sorprendentemente ora
quando ci sono tutti gli elementi per addivenire all’immediato annullamento
del provvedimento autorizzativo e quando peraltro i lavori preparatori alla
costruzione (la colmata a mare) sono sospesi dal febbraio scorso a seguito
di sequestro disposto dall’autorità giudiziaria penale. La sospensione può
comunque andar bene ma vogliamo sapere perché ancora una volta si
differisce l’annullamento;
3.      nella citata nota ministeriale l’avvio del procedimento di
sospensione viene motivato con la finalità di evitare la prosecuzione dei
lavori per non pregiudicare eventuali azioni future di «mitigazione degli
impatti». A cosa si riferisce la nota ministeriale con l’espressione
«mitigazione degli impatti» che può evocare inammissibili convalide ed
inconcepibili prescrizioni cautelative? Confidando nella serietà e nella
coerenza dell’organo da cui la nota promana, vogliamo escludere che si
tratti di una “voce dal sen fuggita” che susciterebbe perplessità e
preoccupazioni;
4.      la citata nota ministeriale collega la possibile sospensione ai
«contenuti del motivato parere della Commissione Europea» forzando
implicitamente – così ci pare – l’interpretazione di tale parere con il
quale la Commissione ha invitato «la Repubblica Italiana a prendere le
decisioni necessarie per conformarsi al parere ». Un parere motivato,
appunto, con la mancata sottoposizione alla VIA del progetto di molo per
l’ormeggio delle navi metaniere, con la non sottoposizione a verifica di
assoggettabilità a VIA dei serbatoi di stoccaggio di gas naturale e dei
gasdotti, con la mancata verifica di assoggettabilità a VIA della cassa di
colmata nella sua interezza e con l’approvazione del progetto del
rigassificatore «senza che fosse data alla popolazione la possibilità di
esprimere il proprio parere nella fase di elaborazione del progetto, come
invece richiesto ai sensi dell’art. 10 paragrafo 5 della Direttiva Seveso».
E’ bene allora precisare che la Commissione Europea ha detto solo che la
Repubblica Italiana si deve «conformare» a tale parere aggiungendo che lo
deve fare «entro due mesi dal ricevimento del medesimo». La Commissione non
ha detto altro e non poteva certamente indicare le forme di questo
adeguamento che attengono esclusivamente alla responsabilità dello Stato il
quale entro 60 giorni deve eliminare le infrazioni riscontrate.
Non è allora possibile in alcun modo utilizzare il parere motivato della
Commissione Europea come un viatico per una VIA postuma in considerazione
dei seguenti motivi:
·              perché l’autorizzazione è stata costruita su una miriade di
illegittimità che vanno ben oltre il difetto di VIA e la mancata
consultazione delle popolazioni interessate, illegittimità coglibili a
piene mani anche nei tanti fatti, oggettivi e pacifici, che emergono
dall’inchiesta penale in corso il cui esito finale non potrà eliminare in
alcun modo la loro rilevanza ai fini del giudizio di illegittimità del
provvedimento per violazione di legge ed eccesso di potere. C’è nella grave
vicenda del rigassificatore un “convitato di pietra”, che si cerca invano
di esorcizzare ed è l’indagine penale con  la quale tutti saranno
costretti, prima o poi, a fare i conti;
·              perché la procedura di VIA è inutile dal momento che per un
giudizio di incompatibilità dell’impianto basta fare riferimento alle
regole di comune esperienza e ciò a prescindere dalla considerazione che
una tale procedura è impraticabile dal momento che non è stata chiesta da
alcuno in sede di Conferenza dei Servizi ed è stata addirittura osteggiata
dalla società costruttrice, la quale non può certo ora mutare atteggiamento
per ragioni che scopertamente risulterebbero dilatorie e strumentali;
·              perché la mancata consultazione delle popolazioni
interessate è prevista dalla normativa in materia solo «nella fase di
elaborazione del progetto» e non può quindi essere mai postuma;
·              perché nella Conferenza decisoria, come riconosce il
Ministero dello Sviluppo Economico nella citata nota,  l’annullamento
dell’autorizzazione è stato chiesto da tutti i partecipanti con la sola
esclusione della Brindisi LNG;
·              perché una procedura postuma di VIA risulterebbe
incompatibile, per ragioni di tempo, col dovere dello Stato italiano di
«conformarsi» entro il termine di due mesi (a partire dal 20 luglio c.a.)
al parere della Commissione Europea;
·              perché il territorio di Brindisi non può essere ancora
tenuto sotto una cappa di piombo che intralcia e ritarda i progetti di
nuovo sviluppo che gli enti locali si sono dati e vogliono portare avanti
col consenso di un vasto movimento di opinione.

L’invito formale della Commissione Europea aggiunge un elemento di
grandissimo rilievo ai tanti che già avevano indotto la Conferenza
decisoria dei Servizi a chiedere senza alternative l’annullamento
dell’autorizzazione. Non capiamo quindi perché, nel momento in cui le
ragioni dell’immediato annullamento si rafforzano, si sceglie la strada di
un ulteriore differimento della decisione definitiva. Il Direttore generale
della società costruttrice, Giorgio Battistini, canta pubblicamente
vittoria ed afferma sui giornali: «A circa tre mesi di distanza che era il
termine obbligatorio per decidere, ora noi constatiamo con grande
soddisfazione che si apre la procedura per arrivare eventualmente alla
sospensione che non è detto che sia decretata. E non vi è più traccia della
revoca». E’ una esultanza quella della società inglese che risulta in linea
con altre affermazioni della medesima società che si continua a dire certa
dell’esito in suo favore positivo della questione.
Sappiano le autorità competenti che siamo stanchi: non sopporteremo più,
senza passare alle più dure proteste democratiche e alle più clamorose
denunce, l’arroganza della British Gas, le infinite dilazioni ed epiloghi
della vicenda non in linea con la Legge e con la tutela dei diritti del
nostro territorio. In questa vicenda tutto il processo autorizzativo si è
svolto nei meandri dei Palazzi tenendo all’oscuro le popolazioni
interessate. Ora se ci sono contatti tra il Governo e la LNG per indurla
ragionevolmente a rinunziare senza condizioni al progetto lo si faccia e lo
si dica alla luce del sole: sarebbe questo l’unico caso in cui potremmo
capire la logica di una sospensione che altrimenti ci risulta oscura. Il
Governo deve comunque sapere che svolgeremo il massimo della vigilanza
democratica su tutti i fatti e gli atti della vicenda: sui silenzi, sulle
cose che si dichiarano e su quelle che si sussurrano, sulle eventuali
pressioni dei poteri forti, sul tipo di difese ministeriali che verranno
espletate contro le iniziative giudiziarie della LNG ed ovviamente
sull’appropriatezza di tutte le prossime decisioni formali.
La presente Lettera Aperta viene inviata anche al sig. Procuratore della
Repubblica di Brindisi per ogni eventuale valutazione in ordine agli
sviluppi di una vicenda che da tempo è al vaglio dell’autorità giudiziaria
penale.
Brindisi, 9 agosto 2007

Italia Nostra, Legambiente, WWF, Coldiretti-TerraNostra, Fondazione “Dott.
Antonio Di Giulio”, Fondazione “Prof. Franco Rubino”, A.I.C.S., ARCI, Forum
ambiente salute e sviluppo, Medicina Democratica, Comitato per la Tutela
dell’Ambiente e della Salute del Cittadino, Comitato cittadino “Mo’
Basta!”, Comitato Brindisi Porta d’Oriente.



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