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Le città italiane dell'Unesco contro le trivellazioni del Val di Noto



Comunicato della presidenza dell’Associazione Città e Siti Italiani
Patrimonio Mondiale Unesco
Le città italiane dell’Unesco contro le trivellazioni del Val di Noto

14-09-2007

Il presidente dell’Associazione Città e Siti Italiani Patrimonio Mondiale
Unesco, Gaetano Sateriale, interviene con un fermo comunicato nel dibattito
sulla possibile realizzazione di alcuni pozzi di esplorazione petrolifera
in Val di Noto, sito dichiarato nel 2002 dall’Unesco Patrimonio
dell’umanità.

Evidentemente le lunghe battaglie culturali contro l’abusivismo e gli
scempi paesaggistici non hanno proprio insegnato niente. Non sono stati
sufficienti decenni di devastanti aggressioni al territorio, in nome di
modernizzazione e progresso, per far assimilare la consapevolezza che il
patrimonio artistico, culturale e naturale è la risorsa più preziosa del
nostro Paese, la principale “materia prima” di cui disponiamo. Le grandi
potenzialità economiche dei beni culturali possono essere dispiegate solo
investendo su di essi, coniugando tutela e promozione, valorizzando il
carattere molecolare del sistema territoriale, non certamente disseminando
il Val di Noto di pozzi petroliferi. La notizia del parziale via libera del
Tar di Palermo alle trivellazioni in questo straordinario angolo di
Sicilia, quando sembrava che il pericolo fosse scongiurato, ci ammonisce a
non abbassare la guardia e a non farci cadere vittime dell’illusione che
basti abbattere un paio di “eco-mostri”, cosa peraltro pregevolissima, per
ritenere di aver sconfitto la cultura dell’abusivismo legalizzato,
autorizzato o tollerato che sia. In un periodo di gravi difficoltà per i
bilanci degli enti locali, la tentazione di incamerare qualche milione di
euro in royalties è molto forte, ma non giustifica la svendita di un
patrimonio dell’umanità. Alle comunità locali, una volta che le società
petrolifere hanno terminato la “spremitura” del territorio, alterandone
irrevocabilmente le caratteristiche ambientali e sociali, rimane davvero
poca cosa. Investire tante risorse, umane ed economiche, nello sviluppo
petrolifero significa impoverire quelle attività che storicamente, hanno
costituito l’asse portante di tutta l’economia siciliana per abbracciare
improbabili nuovi “miracoli italiani”. Un evidente anacronismo che non
meriterebbe neppure un commento, se le trivelle non incombessero sul Val di
Noto. Occorre ribadire con forza che il “turismo petrolifero” è un settore
che non ci interessa e che l’energia positiva che deve zampillare dai
nostri territori è quella delle testimonianze storico-artistiche e dei
paesaggi, non quella degli idrocarburi. Pensare di barattare il tardo
barocco siciliano con qualche barile di greggio è un’operazione
strategicamente sciagurata. Significa non aver capito il valore di un
patrimonio culturale e naturale ben tutelato e ben gestito. Gli esempi
positivi non mancano, pensiamo agli sforzi che sta compiendo Siracusa per
ripopolare un centro storico svuotato dall’industrializzazione di Priolo e
di Augusta. E quanto sta fruttando, anche economicamente, la promozione
turistica di quel sito Unesco. L’importante è non commettere gli stessi
errori del passato. Gli strumenti per impedire che questo dissennato
progetto prosegua nella sua corsa devastatrice esistono, ma serve una
chiara e precisa volontà politica, a livello locale e nazionale, che si
faccia interprete dello sdegno di tutti gli italiani. Questo è ciò che
intende fare la nostra Associazione, schierandosi compatta a fianco del
sindaco Corrado Valvo nella difesa del Val di Noto e contro ogni tentativo
di inseguire miraggi economici del tutto estranei alla naturale vocazione
di un territorio che l’Unesco ha inserito nel Patrimonio Mondiale
dell’Umanità. Quella per la salvaguardia dell’integrità del Val di Noto è
una battaglia culturale contro un modello di sviluppo che non ci
appartiene. Una battaglia che ci riguarda tutti, nessuno escluso.

Gaetano Sateriale
Presidente Associazione Città e Siti Italiani
Patrimonio Mondiale Unesco