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Guesti tecnici alla Centrale di lamarmora e nuove centrali a Brescia?





Sul giornale del 22.12.07 leggiamo che l'azienda ASM Brescia SPA, segnala il raggiungimento del limite tecnico di produzione di calore a Brescia, con le centrali di cogenerazione esistenti.

Un guasto tecnico subito riparato, ad uno dei gruppi di Lamarmora, avrebbe potuto causare la mancata erogazione di calore ad una zona della città servita dalla rete.

L'Azienda sollecita in questa occasione la rapida approvazione da parte di Regione e Ministero dell'Ambiente del progetto di "riqualificazione" dei gruppi 1 e 2 di Lamarmora, senza i quali il sistema Brescia sarebbe a rischio di sospensione dell'erogazione di calore in talune zone, e a rischio sarebbe lo sviluppo della rete sulle volumetrie previste in questi anni dalla direzione aziendale.

In merito alle affermazioni ivi contenute desideriamo nuovamente ribadire le nostre opinioni e precisare quanto segue.

1) Le recenti Leggi finanziarie sussidiano nell'ordine coibentazione degli edifici, , energia solare e riconversione delle caldaie domestiche obsolete con caldaie a condensazione, teleriscaldamento, ossia sistemi ritenuti più efficienti e meno inquinanti: perché dunque a Brescia sulle nuove volumetrie da allacciare, peraltro in via di riduzione, si dovrebbe procedere con nuovi allacci alla rete se esistono altre soluzioni tecniche decentrate e altrettanto poco inquinanti? Avremmo tra l'altro un vantaggio ambientale decisamente superiore a Brescia con le soluzioni decentrate, in quanto o comporterebbero una minore richiesta di calore (coibentazione degli edifici) o utilizzerebbero gas metano, molto più ecologico degli sporchi combustibili utilizzati da ASM: carbone, rifiuti urbani e industriali, olio combustibile denso;

2) Avremmo sfiorato nei giorni scorsi una richiesta di potenza termica di 550 MW_t , ma i rapporti dell'Azienda dicono che sono disponibili tra gruppi di cogenerazione e caldaie semplici industriali oltre 700 MW_t : perciò cosa si vuole ancora?

3) Si sostiene che 2/3 dell'energia sono forniti dalle centrali cogenerative di Lamarmora, ed 1/3 dall'inceneritore. Ma i camini spenti parlano una lingua molto più chiara e trasparente di quella dei comunicati aziendali; ed i conti li sappiamo fare anche noi. Se il calore lo si vuole produrre tutto solo con la cogenerazione l'affermazione è vera; ma se si segue la buona prassi di conduzione degli impianti è falsa, perché non tutto il carico termico deve essere prodotto con centrali cogenerative, come insegnano già dai corsi universitari, altrimenti si avrebbero sprechi energetici enormi nei sei mesi caldi, quando del calore vi è limitata richiesta.

Col parco edilizio medio di Brescia e senza tener conto del 20% di calo dei fabbisogni energetici nell'ultimo quarto di secolo causati dall'effetto serra, servono a Brescia con un dimensionamento corretto ( 5000-6000 ore anno in cogenerazione, il resto delle ore annue con caldaie semplici) del parco impianti per coprire i consumi medi degli ultimi anni (1400 GWh anno) - peraltro stazionari - 150-170 MW_t da cogenerazione, che guarda caso sono quelli garantiti solo usando il gruppo 3 di Lamarmora o l'inceneritore! E poiché non è redditizio far funzionare la centrale di Lamarmora, ecco perché questi gruppi funzionano pochi giorni l'anno!

Già ora a Brescia basta il gruppo 3 di Lamarmora (e l'inceneritore raddoppia la potenza termica disponibile senza che ve ne sia la necessità), e se serve una integrazione si può avviare una o più delle numerose caldaie di integrazione, giusto per pochi giorni l'anno di maggiore freddo.

Con questo dimensionamento la cogenerazione lavora per il 60-70% del fabbisogno, e si prevengono sprechi enormi estivi che deriverebbero da un sovradimensionamento delle centrali cogenerative, che come noto devono funzionare a pieno carico tutto l'anno.

Invece l'Azienda si vanta del fatto che Brescia produce il 98% del suo calore con la cogenerazione, soluzione fonte di sprechi enormi; a Torino la cogenerazione lavora per meno dell'80% del carico totale e altrove per percentuali inferiori: i progettisti raccomandano il 50-60%, perché a Brescia si devono sempre perseguire politiche di spreco energetico?

Nessuno si sogna a Torino di estendere ai comuni dell'hinterland il teleriscaldamento, (mentre è in programma l'estensione della rete del gas): a Brescia invece si!

Cogliamo l'occasione per leggere nei comunicati di ASM Brescia SPA una conferma a molte nostre tesi esposte negli anni scorsi: che l'inceneritore più grande d'Italia, oggetto di numerose procedure d'infrazione europee, dà un modesto contributo ai fabbisogni di calore di Brescia ( Ed il Piano d'Azione per l'Energia della Regione Lombardia ci conferma che la regione più inceneritorista d'Italia, con 13 impianti dà un contributo alla produzione elettrica del 2% circa!); che A Brescia non esiste da anni una pianificazione energetica pubblica e condivisa, e che quindi ci troviamo - come in Campania - vittime delle emergenze reali o fittizie, cittadini privi di diritti di controllo e orientamento delle scelte energetiche locali.

A Dicembre di ogni anno siamo minacciati col freddo finché non avremo regalato per Natale alla direzione ASM Brescia SPA -- A2A SPA una nuova mega centrale termoelettrica in piena città con la quale fare tanti quattrini; di risparmio energetico, investimenti in coibentazione degli edifici, energia solare, riduzione delle emissioni climalteranti ne riparleremo nel prossimo decennio, salvo che il mare non sia già arrivato anche nella prosperosa Pianura Padana.

Fabio Prandelli

Marino Ruzzenenti

Celestino Panizza

Massimo Cerani

Per il comitato contro la centrale turbogas e per il risparmio energetico di Brescia

Riferimento: Cerani Massimo 347-0188154 o 03046129