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UNA INACCETTABILE "RISOLUZIONE"



RIGASSIFICATORE A BRINDISI: UNA INACCETTABILE “RISOLUZIONE”
La risoluzione della
<http://wm.email.it/webmail/wm_5/redir.php?http://wm3.email.it/webmail/wm_5/readmsg.php?us=Z2lhbmNhbnV0b0BlbWFpbC5pdA==&folder=inbox&pag=1&ix=0&sid=%7B297690894767DACAD1FFB-4767DACAD282F-1197988554%7D&historyback=1>XCommissione
(Attività Produttive, Commercio e Turismo) della Camera dei Deputati in
merito all’approvvigionamento del gas, ha tratteggiato la questione del
rigassificatore di Brindisi in maniera inadeguata e lacunosa pervenendo ad
una conclusione approssimativa ed inaccettabile. Essa non ha tenuto nella
dovuta considerazione il fatto che l’intero procedimento autorizzativo è
stato caratterizzato non solo dalla mancanza della procedura di VIA e dal
difetto di consultazione delle popolazioni interessate ma anche, e diciamo
soprattutto, da una serie di gravissime irregolarità ed abusi che per i
loro risvolti penali sono al vaglio della competente Autorità Giudiziaria
Si è trattato invero - come dovrebbe essere noto per il clamore che la
vicenda ha avuto sulla stampa - di un inchiesta penale che ha fatto
registrare diverse perquisizioni e numerosi arresti nonché alcuni
sequestri, compreso quello dell’intera area sulla quale doveva essere
costruito l’impianto. Ebbene nel corso di tale inchiesta sono emersi  fatti
gravissimi pubblicamente ammessi dagli indiziati e inconfutabilmente
documentati che hanno alterato il processo formativo dell’atto di
autorizzazione viziandolo anche di “eccesso di potere” e che devono perciò
essere presi in considerazione sotto il profilo amministrativo a
prescindere dall’esito del processo penale. Procedimento questo che sembra
decisamente avviato verso il rinvio a giudizio degli indiziati fra i quali
figurano amministratori comunali e alcuni top-manager della società
costruttrice. Allo stato il Tribunale del Riesame ha ipotizzato la confisca
della colmata e delle opere già realizzate in relazione alla responsabilità
legale della British Gas per la corruzione operata dai suoi amministratori
e dal suo management.
Il documento impegna il Governo, sempre per quanto riguarda l’impianto di
Brindisi, «a garantire il rigoroso rispetto dei tempi stabiliti dalla legge
considerato che la società ha di recente annunciato la propria decisione di
sottoporre il progetto alla procedura di VIA»  e ciò «affinché, nel
valutare questa e le altre richieste di autorizzazione alla realizzazione
di impianti di rigassificazione, necessari per soddisfare il fabbisogno
energetico italiano, si attribuisca un valore premiante alla effettiva
disponibilità di GNL da parte dei richiedenti».
È davvero sconcertante ed assurdo che a fronte di un procedimento segnato
non solo da conclamate illegittimità amministrative ma anche da gravissime
falsità e macchinazioni di rilievo penale la Commissione si preoccupi,
nella parte dispositiva del documento, di impegnare il Governo a garantire
solo il “rigoroso rispetto dei tempi” procedurali (ai quali noi teniamo non
certo meno della Commissione) e non spenda una parola sull’esigenza di
ripristinare la legalità violata in modo così scandaloso da richiamare
l’attenzione dell’intero Paese sulla tortuosa vicenda, da determinare
l’adozione da parte dell’autorità giudiziaria penale di misure restrittive
della libertà personale e cautelare, da fare intervenire la Commissione
Europea e da provocare gravi censure in via incidentale da parte
dell’Autorità amministrativa. Un’Autorità quest’ultima che non ha potuto
porre rimedio al guasto perché non è stata mai chiamata a decidere il
merito della questione a causa della scadenza dei termini per
l’impugnazione dell’atto conclusivo di un procedimento svoltosi tutto solo
nei meandri del Palazzo senza il coinvolgimento delle popolazioni
interessate e dei Consigli delle amministrazioni locali.
E’ poi sconcertante e deviante che nel documento si faccia figurare la
procedura di VIA come spontaneamente richiesta dalla British Gas quando
invece la società inglese si è sempre opposta a tale soluzione anche
impugnando giudizialmente gli atti amministrativi che puntavano a tale
soluzione per poi, con una misteriosa inversione di marcia cambiare avviso
e richiederla col solo scopo di rinviare l’oramai inevitabile annullamento.
Ed è infine sconcertante ed incredibile che la Commissione deliberante
abbia auspicato, anche e – par di capire – soprattutto, per il caso di
Brindisi, che il Governo attribuisca un «valore premiante alla effettiva
disponibilità di GNL da parte dei richiedenti» senza fare il minimo cenno
al valore preminente costituito dalla tutela di diritti fondamentali, fra i
quali quelli alla vita e all’incolumità personale (il progettato impianto
dovrebbe sorgere in un area a rischio di incidenti, nel porto e a ridosso
del centro abitato) e agli interessi primari di una comunità che con le sue
Istituzioni ha operato scelte incompatibili con il progetto della British
Gas. Tanto nella totale noncuranza del grave deficit normativo, che allo
stato sembrerebbe impedire un coinvolgimento delle popolazioni sul rischio
di incidente rilevante secondo i principi di garanzia SANCITI DALLA
legislazione nazionale e comunitaria.
Ma come è mai potuta passare, sempre per la parte riguardante Brindisi, una
tale risoluzione? Ma come è possibile che i componenti della Commissionea
conoscenza della situazione di Brindisi, quale l’on. Salvatore Tomaselli,
non abbiano fatto pesare le ragioni della nostra città? Le nostre
associazioni chiedono formalmente ai parlamentari locali, ma non
all’onorevole Cosimo Mele che figura firmatario della risoluzione, di fare
in modo che la posizione espressa sul caso di Brindisi venga adeguatamente
corretta nelle competenti sedi.
Brindisi, 20 dicembre 2007
Italia Nostra, Legambiente, WWF, Coldiretti-TerraNostra, Fondazione “Dott.
Antonio Di Giulio”, Fondazione “Prof. Franco Rubino”, Lipu, A.I.C.S., ARCI,
Forum ambiente salute e sviluppo, Medicina Democratica, Comitato per la
Tutela dell’Ambiente e della Salute del Cittadino, Comitato cittadino “Mo’
Basta!”, Comitato Brindisi Porta d’Oriente.



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