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Dopo il voto in commissione sulla riclassificazione dell'incenerimento



Care e cari tutti
Prima di tutto grazie a tutti coloro che hanno aderito all'iniziativa di inoltrare ai parlamentari europei e, in particolare, ai membri della commissione ambiente (ENVI) del PE, una lettera motivata contro la riclassificazione dell'incenerimento da smaltimento a recupero. L'iniziativa è stata sicuramente  forte, soprattutto se si tiene conto del fatto che essa è partita in forma spontanea ed autonoma, al di fuori delle grandi organizzazioni quali Greenpeace, WWF o altro : tanto per citare un dato, dopo una mia protesta per aver visto il mio messaggio cancellato senza essere stato letto, la parlamentare Monica Frassoni mi rispondeva rivelando di aver ricevuto più di 800 messaggi con lo stesso contenuto!
Purtroppo, nonostante siano state diffuse note ottimistiche circa l'esito della votazione, si è andati in realtà poco lontani rispetto alla posizione, espressa fin dall'inizio dalla relatrice, Caroline Jakson, favorevole alla riclassificazione per gli impianti ad alta efficienza energetica e al tempo stesso disponibile a stabilire precisi obiettivi per il riciclaggio, oltre che a collocare il recupero energetico al penultimo posto di una gerarchia dei rifiuti articolata in cinque livelli. Il comunicato diffuso dal gruppo socialista sostiene che si è evitata la riclassificazione, ma questo non apparirebbe dai documenti della riunione, a giudicare proprio dal testo degli emendamenti citati nel comunicato stesso: resterebbe la formula per il calcolo dell'efficienza energetica degli inceneritori, sulla cui base si stabilirebbe se ci troviamo di fronte ad un impianto di recupero oppure di smaltimento ( per cui di fatto, si opererebbe la "promozione" degli impianti che superano una soglia prefissata). L'emendamento proposto dalla parlamentare socialista Karin Scheele aggiungerebbe una verifica, da effettuarsi entro due anni dall'entrata in vigore della direttiva, per vedere se "si è avuto l'effetto atteso, ma, mentre nel comunicato del gruppo socialista parrebbe che ciò che ci si ci si attende sia un decisivo incentivo a favore del riciclaggio, nell'emendamento approvato si parla di un incentivo decisivo alla costruzione e alla gestione di un maggior numero di impianti di incenerimento ad alta efficienza energetica, ossia esattamente ciò che invece non voremmo che accadesse. Sempre con riferimento a quanto contenuto nel comunicato del gruppo socialista, sempre sulla base dei documenti di riunione, l'unico miglioramento "sostanziale" ottenuto, grazie all'emendamento Sacconi-De Brun-Musacchio, rispetto a quanto già contenuto nella proposta della relatrice Jackson è quello di avere inserito anche i rifiuti industriali all'interno di quell'obiettivo del 70% di riciclaggio entro il 2020 (che diventa il 2025 per quanti adesso riciclano poco o niente!) che la Jackson prevedeva solo per i rifiuti da costruzione e demolizione. Se altri miglioramenti concreti vi sono stati, questi non sono stati ritenuti degni di essere menzionati, nei loro comunicati e nelle loro risposte, dai membri dei gruppi di sinistra e verdi.
Del resto, che l'esito non possa essere letto ottimisticamente, viene confermato dalla nota diffusa da due ONG internazionali che si occupano dei rifiuti e dei loro impatti ambientali e sanitari, HCWHE (Health Care Without Harm Europe) e GAIA (Global Alleance Incineration Alternatives).  

Joan-Marc Simon,  consulente per le Politiche sui Rifiuti di HCWHE e GAIA afferma: “Questa decisione è elusiva, ma importante: premia i cosiddetti inceneritori “efficienti”, attribuendogli lo status  di operazione di  recupero, in questo modo i rifiuti da bruciare diventeranno di più invece che di meno. Nel 21° secolo gli inceneritori costituiscono ancora un notevole rischio per la salute umana. La nostra società dovrebbe potenziare al massimo il riciclo dei rifiuti e ridurre al minimo  la produzione di rifiuti e la loro combustione"

In effetti, spostare al 2020 (senza tappe intermedie, tra l'altro) obiettivi di riciclaggio che già oggi appaiono minimali (50% per i rifiuti "domestici" e 70% per il mix di rifiuti tra industriali e da demolizione-costruzione) e sono già abbondantemente raggiunti e superati in diverse realtà europee, mentre si effettua da subito una "promozione" dell'incenerimento purchè adeguatamente efficiente non appare una grande conquista e sembra quasi una "rincorsa all'indietro" di posizioni molto in voga in Italia, ma decisamente incompatibili con quella società del riciclaggio che, a parole auspica la direttiva stessa.

Certamente, ciò che è uscito dalla commissione ENVI è è sicuramente meglio della Posizione Comune definita dal Consiglio Europeo, che aveva cancellato tutti gli emendamenti migliorativi approvati dal PE nel corso della prima lettura: tuttavia, come già in prima lettura gli emendamenti nettamente contrari a qualsiasi forma di riclassificazione dell'incenerimento erano stati bocciati, così adesso, già in commissione non tutti gli emendamenti approvati in prima lettura sono stati reinseriti integralmente, ed altri sono stati riformulati nel tentativo di renderli più accettabili alla Commissione ed al Consiglio. Il rischioche vedo, è che si verifichi qualcosa di molto simile a quanto già accaduto per gli OGM. Il Parlamento Europeo, chiamato ad esprimersi sul nuovo regolamento per l'Agricoltura Biologica, di fronte ad una posizione del Consiglio che prevedeva una soglia di tolleranza addirittura dello 0,9% per le presenze accidentali di OGM negli alimenti biologici, approvò una riduzione di tale soglia allo 0,1%, classificandola come "zero tecnico". In molti plaudirono a tale risultato e solo poche voci si levarono a dire che alle multinazionali ciò che fondamentalmente premeva era quello di far passare il principio della tolleranza delle contaminazioni accidentali e che, quindi, il voto del parlamento Europeo non poteva essere letto come una vittoria di chi si opponeva all'invasione degli OGM. Il Consiglio Europeo, poi, puntualmente non tenne in alcun conto del voto del Parlamento e reintrodusse la soglia dello 0,9%, esattamente uguale a quella per gli alimenti non biologici.

Ora, tornando alla direttiva quadro sui rifiuti, questa deve passare (alla fine di maggio o nel mese di giugno) attraverso il voto in seduta plenaria del Parlamento, dove è richiesta la maggioranza assoluta (50%+1 dei membri). Poi, il testo emendato deve passare attraverso il parere della Commissione e poi al Consiglio. Se il consiglio approvasse il testo così come emendato dal Parlamento, si avrebbe l'approvazione definitiva della Direttiva. E' difficile immaginare che ciò si verifichi: di fronte ai precedenti, è più plausibile immaginare che il Consiglio tenga duro sulle sue posizioni, respingendo gli emendamenti del parlamento. A questo punto si aprirebbe una fase, detta procedura di conciliazione al termine della quale sono prevedibili sostanziali peggioramenti del testo.

Oggettivamente, gli spazi per ottenere qualche miglioramento sono oltremodo esigui: è vero che ulteriori emendamenti possono essere proposti anche da gruppi di membri del Parlamento non facenti parte della commissione, ma le probabilità che qesti trovino il consenso della maggioranza sono molto esigue. Tuttavia penso che, al di là del risultato che si riuscirà ad ottenere praticamente, il lavoro di sensibilizzazione iniziato possa essere proseguito, senza seguire logiche di schieramento, ma facendo appello alle coscienze dei singoli parlamentari. Se riuscissimo ad insinuare qualche dubbio, indurre qualche parlamentare a documentarsi autonomamente, aprire qualche crepa tra quanti sono più aperti al dialogo e al confronto sarebbe comunque un risultato positivo.

Salute e pace a tutti

Gianni Malatesta 

 

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