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scomode verità sul nucleare - da greenpeace



Documento 
Scomode verità sul nucleare Greenpeace ha fornito alla stampa un quadro asciutto e pieno 
di dati sul nucleare. Giuseppe Onufrio ha analizzato alcuni argomenti scomparsi su stampa 
e Tv italiana, come le cifre fasulle sui costi forniti dall’Enel, le risorse di uranio, 
la sicurezza e altri falsi miti. Non è una novità che nel nostro paese regni sovrana la 
disinformazione su tutti i temi tecnici e scientifici che avrebbero bisogno invece di un 
approccio diverso, più trasparente e pragmatico. Una disinformazione spesso conseguenza 
della scarsa analisi critica della stampa e della sua patologica sudditanza verso il 
potere politico-economico. Comunque, una disinformazione che viene creata ad arte da chi 
vuole far passare interessi aziendali, per interessi nazionali, e non è disposto ad un 
serio confronto tecnico, economico e scientifico. 

La scelta dell’avversario allora conviene apostrofarla come “ideologica”. Ormai la 
“pregiudiziale ideologica” fa parte del lessico quotidiano, come “polemica” o 
“emergenza”, ma pochi vogliono entrare nel merito di questioni complesse e faticose. Il 
tema dell’energia è quello che più soffre di queste storture della comunicazione anche 
perché è argomento complesso e strettamente interdipendente con la politica, l’industria, 
l’ambiente e le risorse, con implicazioni ed effetti che si svilupperanno anche nei 
decenni a venire. 
In particolare, l’agognato (da chi? vale la pena sempre chiederselo) ritorno del nucleare 
è il più classico degli argomenti sul quale abbiamo il più interessante esercizio di 
disinformazione del momento. 


Se sgombriamo il campo da concetti come pregiudiziale ideologica, emergenza e scelta 
obbligata per il fabbisogno energetico e per l’ambiente, vediamo che c’è l’assenza di un 
dibattito sul ritorno del nucleare in Italia. Un tema che chi ci legge sa che sta molto a 
cuore a questa testata (vedi qui).


Molto significativa è allora la decisione di Greenpeace Italia di fare un incontro con la 
stampa per spiegare i termini della questione. Senza slogan ambientalisti, ma 
snocciolando una enorme quantità di dati economici e tecnici (vedi presentazione in 
allegato), il direttore delle campagne dell’associazione, Giuseppe Onufrio, ha potuto 
anche mettere in luce una serie di cifre contraddittorie che girano, indisturbate, per 
gli organi di informazione in questo periodo. 



Tra le più citate sono quelle messe in giro dall’Enel. L’amministratore delegato Conti ha 
infatti dichiarato che per una centrale di 1.700-1800 MW il costo si aggirerebbe tra i 3 
e i 3,5 miliardi di euro (Affari e Finanza del 9 giugno). Secondo Onufrio, “questa cifra 
è una falsa comunicazione al mercato”. 
Lo scorso maggio l'Ad del colosso tedesco E.On, Wulf Bernotat, ha parlato invece di 5-6 
miliardi di euro per la costruzione di un EPR da 1600 MW nel Regno Unito (Times Online). 



La Florida Power and Light per rifare due centrali a Turkey Point (Florida) prevede un 
costo di 8 miliardi (di dollari) per ogni 1.000 MW, che convertito in euro, per 1800 MW, 
significa un costo a cifre quasi triple rispetto a quelle citate da Conti. Una cifra di 
poco inferiore per il caso USA è stata peraltro pubblicata nell'ultima analisi di Moody's 
lo scorso maggio. 
In Finlandia, con il cantiere dell'EPR ancora in corso, le cifre dei costi effettivi 
superano già i 5 miliardi di euro. E, in tutti questi casi, si fa riferimento a impianti 
da costruire in siti già nuclearizzati e dunque con alcuni costi già "incorporati". 



Onufrio spiega anche che lo stesso Conti, facendo riferimento alla tecnologia di epoca 
sovietica, i VVER, non proprio l'ultima generazione e che Enel completerà a Mochovce, 
senza nemmeno un guscio di protezione, parla di 1,9 miliardi di euro per il completamento 
del vecchio reattore di 2° generazione. 
Pertanto, considerati i costi già pagati all’epoca della costruzione (anni ’70) si stima 
un costo equivalente di 2,7 miliardi di euro per 1.000 MW, cioè 35% in più di quanto 
costa secondo ENEL un EPR di nuova costruzione. 

Il direttore delle Campagne di Greenpeace Italia, allora fa due conti (e non è un gioco 
di parole), e cerca di riepilogare i dati sui costi per la costruzione di nuove centrali 
nucleari provenienti da diverse fonti: 

Secondo ENEL: 3-3,5 miliardi di euro per un reattore da 1700 MW 
Secondo E.On (Germania): fino a 6 miliardi di euro per un reattore (EPR 1700 MW) 
Agenzia Moody’s (USA): 7 miliardi di dollari per 1000 MW 
Proposta di FP&L (USA): 8 miliardi di dollari per 1000 MW 
Riportando il tutto per 1.000 MW e convertendo i dollari in euro (secondo un rapporto di 
1,5) si hanno queste stime di costo in miliardi di euro per impianti da 1.000 MW: 

ENEL: circa 2 
E.On: oltre 3,5 
Moody’s: oltre 4,6 
FP&L: oltre 5.2

La domanda che si pone Onufrio è “chi ha ragione?”. E chiede agli astanti “Ve la 
sentireste di credere a chi spara le cifre più basse per piazzare il prodotto?” E' anche 
dimostrato che dalla fase progettuale a quella finale i costi crescono anche ed oltre il 
50%. 

Viste le cifre in gioco molti escludono  che possano entrare in campo direttamente gli 
operatori industriali con le loro finanze soprattutto nell’attuale mercato liberalizzato. 
L’opzione nucleare allora non può essere che pagato dalle casse pubbliche, cioè dai 
cittadini. 


Interessante su questo aspetto un articolo del Wall Street Journal (30 maggio 2008), 
citato da Onufrio in occasione dell’incontro con la stampa e mai riportato dai nostri 
giornali. Il giornalista della testata americana si chiede come uno Stato con un debito 
pubblico di 1.624 miliardi di euro (oggi 1.661), il terzo a livello mondiale, possa 
cimentarsi nella realizzazione di centrali nucleari. La soluzione promessa da Berlusconi, 
conclude l’articolo, molto probabilmente non si avvererà mai. 



Sempre sulle uscite del nostro Primo Ministro, nell’incontro di oggi si ricorda “la balla 
dei nuovi 1.000 reattori”. Molti giornali hanno riportato la dichiarazione di Berlusconi 
come un punto del programma del G8, ma la realtà è ben diversa visto che nel documento 
finale redatto a fine vertice c’era scritto solo che “un certo numero di paesi ha 
espresso interesse nella tecnologia”. Tutto qui. 


LB 

14 luglio 2008