[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Comunicato stampa ed invito all'inaugurazione de Il Ciclo della Vita - Palazzo Baronale di Calcata 31 ottobre 2008 h. 16.00 -



Cari amici.
Nell'inviarvi il programma e l'esplicazione sul significato de il Ciclo della Vita, spero 
di potervi incontrare all'inaugurazione del 31 ottobre 2008. Inizio del programma  alle 
h. 16 precise.
P.D'A.

----------------
 "Il Ciclo della Vita" Palazzo Baronale di Calcata:  31 ottobre - 9 novembre 2008 -  
Testo di presentazione  sul significato di questi  giorni nella tradizione esoterica.

 "Shamain" era la festa celtica che oggi chiamiamo Halloween, e che in un certo senso 
stiamo celebrando qui a Calcata, in questi giorni. Per i Celti la fine di Ottobre era 
l'inizio dell'anno nuovo, ed era il momento in cui, per qualche motivo, il confine fra 
mondo visibile e al di là si faceva
labile, tanto che i due si interpenetravano, e creature dell'uno o dell'altro mondo 
potevano sconfinare.... Da qui l'usanza, poi degenerata in superstizione, di offrire 
dolci agli spiriti disincarnati, che venivano sulla terra, per tenerli buoni.

     Che dire di questa visione del mondo? Era forse simbolica della fragile barriera che 
vi è fra la vita e la morte o vi era qualcosa di più?

     A me sembra che essa, oltre i suoi significati puramente simbolici, ci parli di un  
tempo in cui la percezione umana  rispondeva a parametri ben diversi da quelli che 
raggiunge oggi; un tempo in cui la dimensione della coscienza era talmente ampia da  
poter dialogare a tu per tu con un mondo
parallelo. E se molti atti, molte festività, finirono per ripetersi solo per tradizione, 
era pur vero che esse forzatamente scaturivano da esperienze vissute, altrimenti non  ci 
sarebbe stato senso a perpetuarle: insomma, qualcuno, in tempi così lontani da non poter 
forse essere nemmeno ricordati, aveva toccato il limite tra un mondo e l'altro, e aveva 
compreso che , nel ripetersi ciclico di tutte le cose, vi è - o vi era - anche un tempo 
specifico per l'avvicinarsi e l'incontrarsi di mondi  che sono situati  su di una 
frequenza vibratoria così diversa, così lontana. Ma, per qualche motivo - ovviamente a 
noi ignoto - si producevano (o si producono) in certi periodi particolari (o forse 
mediante modalità particolari) aperture dimensionali fra mondo spirituale e mondo 
materiale. E, come nel ciclo naturale la morte e la vita si avvicendano al punto di 
formare un cerchio
completo ( e quindi si può dire in un certo senso che si tratta della stessa cosa, perché 
il tempo è una realtà illusoria e quindi l'esistenza compresa fra i suoi due estremi è un 
continuum che ha all'interno della sua parabola
un presunto inizio e una presunta fine, ma non si tratta in realtà né dell'una né 
dell'altra cosa, visto che un cerchio non ha inizio e non ha fine) così nello Shamain la 
fine dell'anno celtico veniva a coincidere- ovviamente- anche con l'inizio dell'anno 
nuovo, e la vita e la morte - e le
creature dei loro rispettivi mondi- venivano a incontrarsi nello stesso punto. Per 
estensione quindi potremmo concludere che la celebrazione che avveniva in quel momento 
particolare dell'anno simboleggiava l'esistenza del punto d'incontro fra due realtà, che 
di per sé nulla ha a che vedere con il
tempo e lo spazio; ma visto che la dimensione spazio-temporale domina i parametri 
percettivi umani, è necessariamente così che può essere filtrata
dall'attrezzatura psico-fisica di cui l'uomo è dotato. D'altronde i simboli e i riti 
configurano il ricalcarsi di realtà pertinenti al mondo delle idee, in modalità che 
permettono la recezione diretta e immediata di un concetto a
livello terreno. Questi "ponti" concettuali nel corso del tempo hanno persino preso 
aspetti monumentali quali le piramidi egizie o precolombiane, o le cattedrali gotiche 
volute dai Templari, in cui idealmente si uniscono il cielo e la terra.

     Col tempo la memoria di queste esperienze si attenuò: ma nella tradizione iniziatica 
venne perpetuata la coscienza di questa realtà presente e possibile, tramite i rituali 
misterici. Essi cercavano di recuperare pienamente quella sacralità profonda di cui già 
nell'epoca classica si stavano perdendo le tracce, sostituita da una pseudo spiritualità 
che tendenzialmente creava una frattura sempre più profonda fra
il mondo degli dei e quello dell'uomo.

     L'argomento di cui si parla oggi sono gli stati alterati di coscienza, e questa è 
una realtà che accompagnava forzatamente i culti misterici che si riconducono, in 
origine, alla ricerca di un contatto con la Grande Madre, il
misterioso spirito d'amore che pervade la creazione e dà un senso a tutto, che scandisce 
i ritmi vitali della natura   ed  è messaggero delle energie celesti; che traspone in 
forme e in realtà visibili le sostanze cosmiche, e che quindi , nel suo linguaggio 
mediato dalle forze di natura, porta a
livello della nostra limitata comprensione umana le incommensurabili e smisurate verità 
che reggono l'universo, e che si esprimono a livelli energetici  talmente lontani dai 
nostri da non poter minimamente essere espresse in termini razionali. La mamma è sempre 
la mamma!

     Possiamo ipotizzare che nell'era del Toro, dal 4000 al 2000 A.C., prima dell'avvento 
dei culti patriarcali di orgine indoeuropea, gli uomini avessero una percezione più viva 
delle realtà celesti di cui la natura si faceva interprete e che identificava nella donna 
generatrice di vita, come
nella terra stessa, la depositaria del mistero più grande. I culti erano rivolti alla 
Dea, e le società stesse venivano rette da governi di tipo matriarcale. 

Nell'area mediterranea in particolare questo aveva portato pace e benessere (visto che le 
madri sono più interessate a generare la vita piuttosto che dare la morte), come 
attestato dai ritrovamenti archeologici relativi alla cultura minoica e alla zona  
dell'Egeo e dell'Anatolia. Poi gli invasori sostituirono con i loro dei maschili, 
aggressivi e guerrafondai la Grande Madre, il cui culto gradualmente scemò e fu in gran 
parte relegato alle confraternite iniziatiche, quelle che oggi potremmo definire società 
segrete. Da questo punto il sacro - inteso come atteggiamento che vede in
ogni cosa il riflesso del "divino", o meglio del supersensibile, cioè di quei mondi 
superiori di cui il nostro mondo è una sorta di riproduzione in scala a livello 
energetico e che influisce direttamente sulla vita dell'uomo
come parte del tutto - iniziò la sua parabola discendente, in cui fu rimpiazzato 
gradualmente dal profano, quell'atteggiamento in cui più nulla è "sacro", più nulla viene 
identificato cioè come l'eco terreno di  più vaste
realtà cosmiche, e la visione antropocentrica sostituì quella che concepisce l'essere 
umano come inserito nei ritmi della vita senza necessariamente essere il centro 
dell'universo. L'antropocentrismo si è originato con il monoteismo, che via via ha 
sostituito i culti pagani, assai più vicini alla
vera natura delle cose e agli archetipi che configurano i vari aspetti dell'esistenza.

     Il primo culto misterico di cui ci parla la storia è quello eleusino, che si rifà al 
viaggio di Demetra (la dea greca della fertilità- un'immagine della Grande Madre, Cerere 
per i Romani) in cerca di sua figlia Persefone (Proserpina per i Romani), scomparsa nel 
mondo sotterraneo perché rapita da Ade, il dio degli Inferi. I "misteri" conducono 
l'adepto nel mondo delle tenebre, delle sue tenebre personali, affinchè possa - se non 
comprenderle - accettarle e integrarle nel sé come strumento di trasformazione, proprio
come noi accettiamo il fatto che per sei mesi l'anno (Autunno-Inverno) Demetra, ossia la 
natura, piange la figlia che deve rimanere sottoterra, e le messi non crescono; mentre 
quando Persefone, per sei mesi all'anno (Primavera-Estate), si ricongiunge con la madre 
sulla superficie della terra, ecco che Demetra fa festa e ritorna la vita alla natura. Il 
mistero
del ciclo di vita e morte non è comprensibile razionalmente, ma se ne può penetrare 
l'essenza, riconducendola nell'ambito della sfera personale, entrando in sintonia con una 
percezione più profonda. Demetra- Persefone, spesso considerata una dea duale (e quindi 
avrebbe in un certo senso la stessa valenza) rappresenta sia la vita , nella sua veste di 
Demetra, che la morte, quando si cala nei panni di Persefone: perciò essa apre e chiude 
un ciclo. La vita, paradossalmente, origina la morte, come Persefone è figlia
di Demetra, e anzi il suo alter ego. E' quindi un tutt'uno.

     Il culto eleusino prevedeva, come apertura dei riti, una sorta di pellegrinaggio 
simbolico da Eleusi ad Atene, un percorso di una ventina di chilometri, per ripercorrere 
le orme di Demetra che fece lo stesso percorso alla ricerca della figlia scomparsa, e fu 
antesignano, si può dire, degli
assai più corposi pellegrinaggi che videro il loro sviluppo in epoca medioevale sotto 
l'egida del cristianesimo. Si trattava, anche in questo caso, di un viaggio rituale, 
epressione del desiderio di un cambiamento interiore, un bisogno di esperienze nuove; il 
pellegrinaggio è la metafora
della vita umana alla ricerca del senso del proprio procedere. Nel viaggio ogni segno 
diventa la manifestazione di un ordine invisibile che offre risposta a un interrogativo 
interiore, come se, per qualche istante, il mistero possa rivelarsi e dare responsi.

     Ed ecco che gli aspiranti all'iniziazione erano sottoposti a varie prove, compresa 
una morte simbolica, ed ecco che veniva loro data da bere una mistura di erbe psicotrope, 
perché la loro coscienza, nello stato alterato, si allineasse con quelle verità che un 
tempo lontano l'uomo poteva percepire nel suo stato "normale".

     Nel tempio di Delfi, in cui si ricevevano gli oracoli di Apollo, la Pizia (la 
sacerdotessa incaricata di fare da ricettacolo per i messaggi del dio- ancora una volta 
una donna: evidentemente si riconosceva all'elemento femminile una maggiore assonanza con 
la dimensione "altra" ) prima di ogni sessione profetica digiunava per tre giorni, 
dopodichè assumeva una mistura di erbe che, unitamente ai vapori inebrianti che uscivano 
da una fenditura nel pavimento dell'"adyton", il luogo in cui si svolgeva il rito, le
provocavano una vera e propria "trance" che serviva evidentemente a travalicare i limiti 
della coscienza ordinaria per addentrarsi nel terreno soprannaturale in cui si 
percepivano bagliori di rivelazione e si esperivano
realtà precluse al quotidiano.

     Poi vennero i culti dionisiaci, in cui l'ebbrezza del vino provocava alterazioni 
molto  più radicali e meno composte: si potrebbe anche pensare che i culti dionisiaci 
siano una degenerazione dell'uso dell'alterazione della coscienza, ma in realtà servivano 
ad esplorare i limiti che dividono anima e corpo, sanità e follia, come momenti di crisi 
ma anche di opportunità e crescita. Forse il precipitarsi da un estremo all'altro, 
caratteristico dei culti dionisiaci, che vedevano momenti di euforia seguiti
a momenti di depressione, di estrema agitazione e poi di calma innaturale, serviva 
proprio a far capire quanto fosse labile il confine fra una vita e l'altra, o meglio fra 
la vita e la morte. Il segreto è riuscire a camminare sulla linea di confine. In ogni 
caso anche i misteri dionisiaci, come quelli eleusini, rievocavano momenti di 
sprofondamento nella morte per poi celebrare il ritorno alla vita.

     Che dire, poi, degli sciamani del nuovo mondo, tutti iniziati, da secoli, all'uso 
rituale del peyote (in Messico) o dell'Ahiauasca (in Brasile?). Non c'è cultura 
"primitiva" (leggi: legata alle radici dell'uomo) che non usufruisca di questi elementi 
presenti in natura per catapultarsi verso realtà precluse alla normale percezione 
dell'uomo.

     E lo sanno molto bene quanti hanno fatto parte della cultura hippy degli anni 
sessanta-settanta (come per esempio il sottoscritto) che tentavano di esplorare realtà 
alternative alla piattezza di un sistema materialistico organizzato come una prigione per 
l'anima, mediante l'uso
delle cosiddette "droghe" psichedeliche. In realtà il drogarsi, e cioè l'essere schiavi 
di una sostanza, è tutt'altra cosa, poiché i "figli dei fiori" non ricercavano l'ebbrezza 
di per sé, ma utilizzavano l'alterazione della coscienza come mezzo per espandere la 
consapevolezza del sè ed entrare in quegli stati percettivi che sentivano li avrebbero 
messi in contatto con le realtà superiori di cui, forse, sentivano un'ancestrale 
nostalgia.
Questo perlomeno era l'intento di Timothy Leary, colui che produsse per primo l'LSD, e di 
tutti coloro che lo utilizzavano come porta d'accesso a un sacro viaggio dentro di sé.

      Ogni cosa ha il suo tempo, e come l'iniziazione misterica mediante piante 
psicotrope, anche quella psichedelica è diventata un vestito dismesso: ma la coscienza 
rimane, ed ha bisogno, in qualche modo, di espandersi.

     Io credo che la spiegazione sia questa: in conformità con la legge di attrazione, 
secondo la quale noi attiriamo nella nostra sfera personale le esperienze e le conoscenze 
di cui più abbiamo bisogno (non necessariamente quelle che ci piacciono di più) le piante 
psicotrope furono scoperte
dall'uomo (oppure gli furono "date"?) nel momento in cui egli si accorse che nella sua 
struttura interiore era venuto a mancare quel qualcosa che gli permetteva di percepire in 
maniera molto chiara le realtà "celesti", le voci e le presenze di mondi superiori e 
lontani quanto a valenza energetica, ma non per questo irraggiungibili, perché è anzi 
proprio il contatto con questi mondi che ci può trasformare  e proiettare verso ciò che 
siamo destinati a diventare.

     Possiamo dunque dire che è (o meglio era) insita nell'uomo la capacità di 
relazionarsi direttamente a forme superiori di conoscenza e di energia-spirito in quanto 
parte stessa del suo bagaglio interiore, animico: ma un obnubilamento della coscienza lo 
impedisce da tempo immemorabile, e la nostra sfida, ancor oggi, è recuperare quella parte 
di noi. Molti miti parlano, in forme diverse, di una "caduta" come quella edenica, che 
innalzò una cortina fra la percezione diretta del divino e l'uomo. Tutti i miti
mascherano qualche primigenia verità, anche se chiaramente alcuni di essi sono stati 
volutamente manipolati o hanno subito alterazioni nel corso del tempo. Certo è che la 
scissione fra una percezione superiore e quella ordinaria deve aver avuto luogo in 
qualche momento dell'esperienza
dell'uomo, poiché egli, in ogni civiltà e in ogni tempo, ha sempre ricercato questa 
relazione con il soprannaturale, come a chi viene amputato un arto inizialmente si 
comporta d'istinto come se ci fosse ancora. E' la parte "con
accesso negato" dell'uomo.

     Oggigiorno in particolare, come contraltare al trionfo del materialismo, si 
moltiplica il numero di chi cerca quelle risposte che può solo trovare dentro sé, ma il 
cammino non è più quello degli "aiuti" esteriori. Si tratta invece di un lavoro molto più 
faticoso, un itinerario tutto interiore alla ricerca di se stessi che comporta dedizione 
pressocchè
totale e scelte ponderate che possono reintrodurre  nella coscienza quegli stati che oggi 
chiamiamo "altri" e che si possono presentare come esperienze "picco" in occasioni 
particolari, ma di cui ci potremmo reimpossessare, mediante il paziente lavoro su noi 
stessi, come realtà ordinaria dell'anima. La conoscenza di sé porta necessariamente alla
trasformazione.

     E' questo il prossimo passo dell'evoluzione umana?


§


Programmi al Palazzo Baronale:   Inaugurazione  31 ottobre 2208,  h. 15.30, al Palazzo 
Baronale di Calcata  mostra di arte sul tema "Morte e rinascita" e concerto di musica 
celtica della cantante e violinista  Catherine Geach.


1° novembre, h. 15.30,   Festa di Ognissanti,  è prevista una passeggiata per conoscere 
lo stato della natura, con partenza dal Circolo  Vegetariano VV.TT. di Calcata.


8   novembre, h.15.30  si terrà una tavola rotonda  "La Vita Continua" sul tema di 
agricoltura bioregionale, alimentazione naturale e rischio di manipolazioni genetiche. 
Intervengono:  prof. Michele Trimarchi,  dr. Giuseppe Altieri,  dr. Ciro Aurigemma.


9 novembre, h. 15.30,  appuntamento ecologista e spirituale,  celebrazione della 
coscienza superiore ed "altra".  Partecipano:  Simone Sutra, Athon Veggi, Elke Colangelo, 
Ilaria Gaddini, Doriana Goracci, Laura Lucibello.  Moderatore:
Paolo D'Arpini


Durante  l'intero periodo è aperta al pubblico la mostra al Palazzo Baronale "Morte e 
Rinascita".

La manifestazione Il Ciclo della Vita è promossa dal Circolo VV.TT. in collaborazione con 
l'Associazione Apai e Associazione AMArt.


Patrocinio:  Parco Valle del Treja, Comune e Centro Diurno Polivalente di Calcata, 
Provincia di Viterbo, Assessorato Ambiente Regione Lazio.

Aderiscono: Assocalcata, European Consumers, Associazione Vegetariana Italiana, Agernova, 
Rete Bioregionale Italiana.


Info:
circolo.vegetariano at libero.it  - Tel. 0761-587200

info.apai at virgilio.it -  Tel. 333.5994451

Nota aggiunta:

Simone Sutra, l'autore del testo soprastante  sulla valenza esoterica de "Il Ciclo della 
Vita"  sarà presente il 9 novembre 2008 al Palazzo Baronale di Calcata,  dove alle h. 
15.30 si terrà una tavola rotonda sugli stati di coscienza 
"altri" (pre-morte,  meditazione, allucinazione, samadhi, visione, divinazione, etc.). 
Siete invitati a partecipare!

Al termine dell'incontro ed in chiusura della manifestazione "il Ciclo della Vita"  si 
terrà un piccolo rinfresco vegetariano con le leccornie che ognuno vorrà portare.

Si ringrazia: Parco Valle del Treja per l'ospitalità,  le associazioni Apai ed Amart per 
la collaborazione artistica, tutti gli artisti e relatori, le Istituzioni che hanno 
concesso il patrocinio morale,  i Media che hanno
contribuito a divulgare i programmi.

A la prochaine...!
Paolo D'Arpini

Locandina:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2008/10/07/locandina-della-mostra-il-ciclo-della-vita-2008/