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Proposta di carcere auto-gestito - Al Presidente del Consiglio - Al Ministro della Giustizia - Alle Commissioni Parlamentari Preposte - Lettera Aperta -



Premessa:
Cari amici (e nemici) non prevedo di finire in galera presto.. anche se stamattina per 
scherzo il tabaccaio mentre spulciavo i giornali per rubacchiare qualche notizia "a 
gratis" mi ha detto scherzano: "Hai visto la notizia? Arrestato a Calcata noto 
vegetariano..." - Ed io - "Ma va? e per cosa?" E lui "come nel proverbio cinese, quando 
torni a casa picchia la moglie tu non sai il perché ma lei sì.." Ed io "allora è come la 
battuta di Andreotti: a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca!" - 
Insomma con uno scambio di battute ridicole entrambi volevamo  dire che può succede per 
davvero che il D'Arpini (o chiunque di voi tutti) venga arrestato e sbattuto in 
gattabuia, non si sa il motivo... ma potrebbe succedere....
Così rileggendo la lettera aperta al Presidente Berlusconi ho pensato che in fondo 
piacerebbe anche a me vivere in un bel carcere comunitario, come  sotto da me descritto, 
anzi se non mi arrestano ci andrei lo stesso  a fare il "volontario assistente laico".
Buona lettura e non ridete troppo... ma nemmeno piangete... perché  "la vita non è bella 
se non è stuzzicarella...".
Cari Saluti e "Buone Feste" a tutti voi!

----------------- Lettera aperta: 
Il sottoscritto firmatario, in considerazione delle condizioni pessime in cui versano i 
detenuti e del costo altissimo sostenuto dalla comunità nel mantenimento degli attuali 
Istituti carcerari,  invita  gli Organi dello Stato, le Camere e  le Commissioni 
Parlamentari preposte a intraprendere un esperimento di riorganizzazione carceraria che 
sia realmente educativo e induttivo al pieno reinserimento sociale dei sottoposti al 
carcere.

A tal fine il sottoscritto propone  un modello di carcere basato sulla auto-conduzione da 
parte dei detenuti, affiancati da volontari laici  non stipendiati e con gli stessi 
poteri dei carcerati e  conviventi stabilmente
negli Istituti rieducativi stessi.

Il modello suggerito è quello di un 'carcere-comunità' in cui i membri volontariamente 
accettano di seguire questa metodologia e possono gestire la struttura e provvedere al 
suo mantenimento  sia economicamente che regolamentariamente, scegliendo lo svolgimento 
di  un lavoro autonomo od
organizzato collegialmente all'interno della struttura stessa.  Un sistema carcerario 
cooperativo che prevede la produzione in proprio di beni, cibo, opere d'arte, oggetti e 
suppellettili scambiabili o commercializzabili liberamente, sia all'interno che 
all'esterno,  come pure la possibilità di
eseguire prestazioni d'opera per conto terzi.  I membri lavoratori di questo carcere 
modello rinunciano ad ogni rimessa  in denaro (da parenti od amici o compari) prevista 
dall'attuale regolamento carcerario e si impegnano quindi a vivere unicamente del proprio 
lavoro, gestendo inoltre anche  la mensa  ed i vari altri  servizi interni.

Gli addetti al controllo (le attuali guardie carcerarie) saranno  ubicati all'esterno  
dell'Istituto  ed  avranno la funzione di impedire l'uscita (o l'entrata) non consentita 
dal perimetro carcerario  e di svolgere quegli interventi che si rendessero necessari in 
casi di emergenza.   Si consiglia
che un siffatto carcere modello possa sorgere in zone disabitate ove sia possibile  
occuparsi  di agricoltura, pastorizia o simili attività.  Si consiglia inoltre che tale 
esperimento si effettui inizialmente per quei condannati non recidivi,   naturalmente 
sensibili a questo metodo edificante, lasciando però la possibilità anche nei 
penitenziari  (riservati ai detenuti recidivi) di giungere all'autogestione, ove le 
condizioni generali lo consentano.

Il sottoscritto  ritiene che questa proposta innovativa, oltre che portare vantaggi alla 
società ed alle casse dello Stato e garantire dignità umana ai detenuti,  sia portatrice 
di  Civiltà, Emendamento e Compassione.

Cordiali Saluti.
Paolo D'Arpini

www.circolovegetarianocalcata.it