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Re: [ecologia] In difesa della PERSONA e del TERRITORIO



Carissimi,
da qualche settimana ho inziato una riflessione sulla fine (a mio giudizio) della civiltà contadina e avviato una ricerca di nuovi valori.
Di seguito, vi invio qualcosa su quanto scritto e sulle prime repliche.
Se può servire.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.

Ne approfitto per augurarvi un 2009 carico di piacevoli sorprese.
Giuseppe Messina - www.messinagiuseppe.it

Penso che dopo 10.000 anni la civiltà contadina sia definitivamente scomparsa. Questa ha prodotto valori e relazioni. Su tali valori e relazioni si è sviluppata anche la società capitalistica generando quale nuovo punti di riferiemnto il consumismo. Ma tutto questo, a mio giudizio, non esiste più. Si pone l'urgenza di esplorare nuovi territori e pensare a nuovi valori e nuovi punti di riferimento. Alla cultura contadina si può (si dovrebbe) sostituire l'ambiente, con tutta la carica di cambiamento, di attenzione, di tempi e di armonia che esso esige per garantire un futuro a tutti. Si pensi, a solo titolo di esempio, se gli amministratori locali oltre ad approvare il bilancio di previsone della spesa fossero obbligati ad approvare anche quello delle emissioni. La politica territoriale e urbanistica assumerebbero un'altra dimensione, diversa e forse opposta a quella di oggi che fa dell'urbanistica la strategia fondante del consenso in una comunità locale ma che ha generato quasi sempre distruzione e bruttezze.
Nuovi valori dunque e in soffitta gli attuali punti di riferimento.

Il ritorno ai campi o all'attività agricola, peraltro fenomeno assai marginale, a guardare i numeri, non implica necessariamente il blocco di un processo storico. Il punto è che l'attuale realtà e i valori che essa esprime fanno ancora riferimento ad un passato che non esiste più, come già detto. Un esempio per chiarire. Una volta la cura degli anziani era affidata alla famiglia e per questa non costituiva problema, anzi, agli anziani era riservata quella cura e quel rispetto dovuto in quanto portatori di una cultura e di informazioni fondamentali, oltre, naturalmente al peso economico che gli anziani costituivano. Il loro ruolo e il loro prestigio non erano messi in discussione. Tutt'altro, costituivano un punto di riferimento e la certezza della continuità magari in progress. Oggi gli anziani si tengono in casa nei condomini, spesso unicamente perché costituiscono una integrazione al reddito familiare. La loro presenza è vista (quasi sempre) come un peso e affidati a stranieri, senza i quali la questione degli aziani sarebbe un'autentica tragedia nazionale. Il punto è: posto che il ruolo degli anziani - per effetto dell'allontanamento dalla terra e per essere stati estirpati dal loro contesto ambientale e funzionale - è venuto meno, quale tipo di approccio bisognerebbe instaurare in una società tecnologica, con presenza necessaria e pervasiva di stranieri e, di conseguenza, a quali riferimenti volgere l'attenzione in una situazione del tutto modificata che crea ai più smarrimento e tanta angoscia? Il valore "ambiente" in questo senso ci potrebbe venire in soccorso. Mi spiego. Un'organizzazione territoriale e urbanistica che tenesse conto dell'impronta ecologica e di uno sviluppo locale ecosostenibile implicherebbe profonde modifiche non solo negli assetti ma anche nel rapporto fra le persone e tra queste e il contesto, proprio per effetto di una modifica sostanziale, quella ambientale, che insieme all'alimentazione, come direbbe Walter costituiscono la base attraverso cui è possibile esprimere al meglio (o al peggio) le proprie potenzialità. E' un territorio questo da esplorare e approfondire. Sarebbe interessante analizzare situazioni esistenti ad esempio in Germania e qualcosa negli Usa.
Vi invito a fare questa riflessione e confrontarsi con la presente proposta.
Giuseppe

Manuela Vigliotta (imprenditore agricolo. Azienda Torre Lupara) ha scritto il 10 novembre 2008 E' vero la civiltà contadina ha subito una fase di arresto, ma penso che già da un pò di anni sia entrata nel periodo della ripresa. Oltre ai figli d'arte che hanno deciso di non abbandonare l'eredità di famiglia, molti giovano professionisti (avvocati, economisti, laureati,..) hanno preferito all'ufficio in città La Terra, impegnandosi duramente per imparare un mestiere nuovo e difficile. l'ambiente è direttamente collegato alla civiltà contadina e oggi più che in passato la simbiosi viene vissuta con maggiore consapevolezza. non penso che una civiltà antica quanto l'uomo possa essere sostituita dall'ambiente: i valori sono parte del credo di un individuo, mentre la civiltà è storia è vissuto è realtà. Insomma l'ambiente sicuramente è legato in maniera indissolubile alla terra e i valori ambientalisti sono vicini a quelli contadini ( almeno oggi!), ma non mi piace l'idea di sostituire una civiltà con pensieri etici.
ciao manuela
p.s. è bello il bilancio delle emissioni.

Alfonso Pascale ( economista) ha scritti il 21 novembre 2008
Il binomio cibo-territorio va collegato ad un terzo elemento, che sono le relazioni sociali. E' in questo trinomio che possiamo pensare ad uno sviluppo locale, che rigenerando il capitale sociale e valorizzando l'impronta ecologica (cos'è questa se non la storia del rapporto uomo-natura scavata nel territorio?) diventa capacità collettiva degli abitanti di progettare il proprio futuro. Perché in agricoltura ci sono tanti anziani in attività? Non è perché è un settore arretrato. Ma solo perché l'agricoltura è naturalmente inclusiva. Dove sta scritto che una società tecnologica sia incompatibile con una società che ritrovi la dimensione della socialità, che recuperi il ruolo degli anziani? Perché non dobbiamo avere l'ardire di costruire accanto a Stato e mercato una grande area di attività economiche, una potenza economica che produce contestualmente beni e servizi vendibili e beni e servizi di interesse collettivo? Un'economia civile, formata da imprese non profit e imprese non solo profit, ma capaci di lasciarsi guidare anche da valori antichi ma essenziali per dare un senso alle nostre esistenze?
Risposta ad Alfonso Pasacale del 13 dicembre 2008
Conoscendo il tuo impegno per le fattorie sociali, ritengo di condividere quanto affermi. In questo senso credo che proprio l'esperienza delle fattorie sociali si portano un potenziale valoriale piuttosto importante e assolutamente nuovo rispetto proprio alla civiltà contadina che, a mio giudizio non conteneva i semi che le fattorie sociali hanno dentro di sè. Sostenibilità ambientale-solidarietà sociale-protagonismo-professionalità sono tutti valori nuovi in agricoltura. Da questa prospettiva è in una consapevole visione ecologista che si articola l'esperienza delle fattorie sociali foriere di quei nuovi valori di cui parlo nel mio ragionamento iniziale e che costituisce una discontinuità storica proprio con la civiltà contadina dui ho parlato nel costituire questo gruppo.

Nuova riflessione del 25 dicembre
La festività natalizia, aldilà del fatto religioso, si caratterizza per il trionfo di due eventi: la famiglia e il cibo. Per Natale si sente l'irrefranabile bisogno di incontrarsi, di rivederesi e di stare un pò di tempo con i propri familiari. In una parola: comunicazione. Si sente la necessità di stare insieme con chi, magari, in tutto il corso dell'anno non si è incontrato per la lontananza o, più spesso, perchè non c'è relazione alcuna. E allora si tenta di comunicare l'appartenenza ma non la vicinanza. Sentimenti complessi, sensazioni strane che affondano le loro radici in un mondo lontano, ormai scomparso. L'altra apoteosi è quella della celebrazione del cibo, di quello tradizionale però. Questo, pur con qualche "incursione" di pietanze estranee, resiste al consumismo. La tradizione vince sempre. Ma come possimao leggere tutto ciò? A che cosa stiamo facendo riferimento se non a quella che è stata la civiltà contadina che ci ha accompagnato per 10.000 anni con i suoi valori, le sue leggi, le sue regole immutate? Ma di quella civiltà che cosa è rimasto? L'evento "Natale" con gli incontri familiari il cibo tradizionale non rappresentano, in fondo, le prove che di quella civiltà non è rimasto che qualche reperto? Che della civiltà industriale l'unico valore che ha prodotto non è il consumismo? In quale direzione allora dovremmo andare per poter procedere? Quali sono i nuovi valori e i punti di riferimento sui quali dovremmo volgere la nostra attenzione e costruire il nostro futuro? Quanto pesa, in quest'ottica la questione ambientale? Pensate voi che una riconsiderazione del nostro rapporto con Gaia possa generare dei valori che ci possano guidare verso il nuovo, verso un futuro condiviso? Sono convinto di si, come sono persuaso che la civiltà contadina non esiste più e abbiamo l'urgenza di capire e di esplorare nuovi territori. Nuove occasioni ci aspettano. Ci sarà il tempo? Buone feste a tutti.
Giuseppe Messina
----- Original Message ----- From: "Laboratorio Eudemonia" <eulab at hyperlinker.com>
To: <ecologia at peacelink.it>
Sent: Tuesday, December 30, 2008 12:11 PM
Subject: [ecologia] In difesa della PERSONA e del TERRITORIO






Se è davvero il territorio
l'oggetto del nostro interesse:






       UNA NUOVA RIFORMA AGRARIA
------------------------------------------
in difesa della PERSONA e del TERRITORIO




Silenziosamente il male procede ...
e tanto l'uomo quanto la donna
non se ne avvedono.


In questi ultimi tempi la popolazione italiana ha ricominciato a crescere pur essendo da tempo già di molto superiore a quella che il nostro territorio è in grado di sostenere. Una condizione di sovrappopolazione ci affligge infatti da molti decenni causa i nostri trascorsi imperialisti istinti di conquista.

La situazione si evidenzia, e sta venendo pure certificata, anche dal fatto che gli stessi nostri amministratori pubblici hanno cominciato, con leggi comunali, provinciali e regionali, a ridurre di molto, quando non proprio ad impedire del tutto, la possibilità di nuovi insediamenti umani nelle zone extra urbane. Questo con la incredibile giustificazione della necessità di preservare il territorio.


E scellerata infatti, pericolosissima, è l'incoerente azione di chi:

- da una parte continua ad attuare politiche natalistiche, di crescita demografica,

- dall'altra ben si accorge che il territorio è ormai terminato,

- non trovando di meglio da fare che ammucchiarci tutti nelle città!


Codesti burocrati, indebitamente insediatasi a vita nei ruoli della pubblica amministrazione, spesso facenti parte pure dei Governi, e divenuti così Casta Statale ed avendo dato origine ad uno Stato/Padrone, ci comprimono, infatti, ci segregano, tutti ormai essendo sull'orlo di un collasso nervoso, in città che soprattutto per questa ragione di tremenda scarsità di spazio, tanto al loro interno quanto al loro esterno, e non come si dice per motivo di razzismo od altro sentimento negativo verso altri, stanno diventando sempre più impazzite e violente. La tremenda pressione demografica cui siamo sottoposti, gli innumerevoli stress che ci scambiamo reciprocamente, spesso non potendo che sfociare proprio in quelle situazioni di maggiore criticità.

Quante volte sentiamo elencati i mali delle nostre città, dalla criminalità al razzismo, dalla mancanza di lavoro a tutte le varie forme di degrado, inquinamento, ai rifiuti che ormai ci hanno sommerso, alla scarsità di risorse ed ai conseguenti prezzi ipercrescenti: ebbene tutto questo non è una inevitabile condanna dovuta a chissà quale malefico sortilegio. Siamo invece noi umani stessi che per il nostro totale disinteresse di una questione tanto importante, tanto pregna, ci condanniamo ad una tremenda condizione di malvivere. Condizione questa che non potrà che peggiorare presto oltre ogni misura immaginabile, del resto proprio come previsto da quei pochi che hanno invece avuto il coraggio di andare controcorrente studiando il fenomeno ed avvertendoci pure per tempo.


Ed appunto tornando indietro nel tempo, ricordiamo qualcosa di molto speciale e pertinente avvenuto più di mezzo secolo fa. Allora molte persone, qui nel nostro comune Paese, trovarono un magnifico posto per vivere e lavorare grazie a quella che fu chiamata riforma agraria. Vaste terre furono infatti dapprima espropriate a grossi proprietari e poi ripartite tra gente che non ne disponeva affatto. Questa gente trasse grande giovamento da quella riforma sociale, potendo pure iniziare a produrre beni essenziali per il resto della popolazione.

Tornando ad oggi: che riforma agraria possiamo pensare di fare, oggi, nel nostro Paese?

Perché a ben pensarci, disponendo di terra sufficiente, tanta gente oggi malamente ammucchiata in città potrebbe trovare una degna, anzi: favolosa! sistemazione nelle aree agricole. Un'area, un appezzamento intorno ai sette ettari, come allora, risolverebbe a chiunque non solo ogni problema di sussistenza ed economico in genere, essendo certo anche un posto molto più sano dove vivere e soprattutto dove lasciare briglia sciolta alla propria creatività non solo agricola. Ognuno infatti potendo divenire chissà quale bravo artefice, artigiano, artista, inventore, disponendo dello spazio necessario dove realizzare in pace una attività.

Ed invece questo, grazie ad illustri cattedratici che non ci hanno avvertito (non dimentichiamo mai http://di-chi-siam-figli.hyperlinker.org culturalmente parlando!), grazie a meschini ambientalisti che hanno preferito girare al largo piuttosto che affrontar la difficile realtà delle cose, grazie a politici votati comunque, nonostante andassero radiati, grazie alla stessa gente comune che s'è divertita da pazzi, idolatrando i peggiori ed emarginando i migliori, e che tra breve stavolta impazzirà di sofferenza, la consapevolezza che avevamo abbondantemente superato la capacità del territorio di assorbirci tutti non si è potuta diffondere. E così non vi potrà più essere una riforma agraria come finora concepita, in quanto la terra è ormai pressoché finita!

Il semplice dato di una popolazione che ha raggiunto i 60.000.000 di individui su di un territorio di appena 300.000 kmq essendo ampiamente sufficiente a comprendere lo stato reale delle cose.

Ed infatti questa è una verità ormai fuor di ogni dubbio, venendo essa affermata tra i denti dagli stessi amministratori pubblici con le loro leggine tese ad impedire una ulteriore espansione umana. E dagli stessi meschini ambientalisti di Stato che pretendono di salvare il territorio rinchiudendo le persone dentro gabbie e loculi!


Ecco perché allora oggi occorre una NUOVA RIFORMA AGRARIA, una riforma rurale di nuovo tipo, una riforma sociale che si attui in modo assolutamente non convenzionale. E questa riforma consiste precisamente nel fermare le nascite con tutti i mezzi culturali (con romanzi, libri, film, poesie, canzoni, barzellette, etc.) avendo come riferimento il ritorno ad una:

http://Densita-Demografica-Ottimale.hyperlinker.org


Signori, signore: vi prego, permettetemi una domanda. Siete forse monoideisti, sarebbe a dire: monoteisti? Od avete vissuto a lungo in una cultura monoideista?

Se sì, facilmente la cosa vi parrà incomprensibile ed inattuabile. Ma badate che la realtà in cui viviamo, anzi di cui siam proprio parte, non segue alcuna credenza monoideistica, bensì essa si sente ed è libera di fare tutto ciò che vuole!

La realtà, signori e signore, non si pone affatto i limiti che vi ponete voi, bensì gode di una libertà così assoluta da riuscire a stupirci sempre. Nel bene e nel male.

Per questa ragione, per far andar le cose per il meglio e non per il peggio, gradite accettare l'evidente verità: siete stati brutalmente truffati dai suddetti figuri sopra citati e per giunta vi siete pure truffati da voi stessi! Concedendovi di credere cose che vi faceva comodo credere ma non andavano affatto credute, bensì accuratamente considerate e criticate in prima persona.


Sappiate pure che nessuno sta in questo momento facendo la cosa giusta:

- da una parte vi sono degli scellerati che agiscono in modo autoritario, pensando di risolvere tutto, prima o poi, con l'intervento delle forze dell'ordine,

- dall'altra vi sono altrettanti scellerati che dichiarano, sì, di voler cambiare il mondo ma in realtà son capaci soltanto di lamentarsi, mai osando proporre una riforma di un qualche valore risolutivo, anzi mostrando di aver imparato benissimo a scimmiottare l'altra parte.

E così, tra queste due belle fazioni che ormai se ne vanno a braccetto, il nostro mondo se ne va in rovina.


Gradite allora studiare personalmente:

http://La-Questione-Demografica.hyperlinker.org

poiché in realtà il vostro presente è messo a forte rischio ed è imperativo occuparsi di persona di tale importante tema.


Qualsiasi cosa stiate facendo, qualsiasi cosa abbiate fatto finora, quale che sia la vostra specializzazione e competenza, quali che siano le vostre passioni, adopratevi anche voi affinché si realizzi una NUOVA RIFORMA AGRARIA che, non potendo noi far crescere la disponibilità di terra, nè potendo più invadere altri Paesi, ci ponga dinanzi all'evidente necessità di ridurci di numero per il naturale trascorrere della nostra vita.

Avviando un fermo biologico delle nascite, locale e globale, tramite ogni mezzo mediatico a nostra disposizione, avremo avviato un processo di risanamento della nostra terra e quindi di noi stessi. Ed anche la violenza nelle nostre città si ridurrà parecchio senza ricorrere ad alcun uso della forza.


Terra! Terra!! TERRA!!!

E' il grido che deve dilatare le nostre gole. E' il grido di chi capisce di esser stato truffato da entrambe le fazioni a braccetto. E da ignoranti ambientalisti e titolati professori.

Terra! Terra!! TERRA!!!

E' il grido di chi capisce che esser precario schiavo dentro un'alienante azienda, in un posto di lavoro grande come un loculo, è situazione per nulla desiderabile. E' il grido di chi capisce che solo avendo la possibilità di ritornare alla terra potrà finalmente riacquisire la qualifica di uomo/donna libero/a!

Ed infatti, il miglior posto di lavoro che possiamo trovare, oggi e per sempre, come negli anni cinquanta, son quei sette ettari di terra che potremo ritrovare una volta tornati ad una densità demografica ottimale.


Terra! Terra!! TERRA!!!


Vive cordialità,

Danilo D'Antonio

Laboratorio Eudemonia
Piazza del Municipio
64010 Rocca S. M.
TE - Abruzzo

tel. 339 5014947
tel. 328 0472332




"... Il Rapporto sui limiti dello sviluppo, commissionato al MIT dal
Club di Roma, fu pubblicato nel 1972. Donella Meadows ne fu l'autrice
principale. Il rapporto, basato sulla simulazione al computer
World3,[1] predice le conseguenze della continua crescita della
popolazione sull'ecosistema terrestre e sulla stessa sopravvivenza
della specie umana ..."

tratto da: http://it.wikipedia.org/wiki/Rapporto_sui_limiti_dello_sviluppo




p.s.:

Possibile che il progressismo debba essere composto dalla gente che s'incontra oggi?
Da ambientalisti meschini ed altri ignoranti in genere?
Se un appello oggi c'è da fare è quello in favore di un progressismo onesto ed avveduto.
In favore di gente genuina e preparata.

Può un ambientalista, o qualsiasi altro tizio che s'alza a difendere il territorio, non considerare il numero degli umani che vivono su quel territorio? Questa è una pretesa semplicemente assurda.

Ecco perché le cose oggi vanno male: perché il progressismo per primo è impreparato e prepotente. Esso fa della forza di una ignorante maggioranza il suo unico strumento. E considera la conoscenza della materia e la logica come degli optional di nessun conto!

Oh, Umanità, possa tu ritrovare la retta via senza dover passare dai guai in cui ti stai cacciando da sola!

danilo d'antonio




































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