[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Re: Le stime sulle riserve del petrolio sono false di Terry Macalister - 12/11/2009



Il picco petrolifero e' vicino, opinione di molti e' che una eventuale ripresa economica sia incompatibile con un prezzo del petrolio relativamente stabile, neppure  se alto. Un aumento dei consumi di greggio farebbe schizzare nuovamente il prezzo del petrolio e bloccherebbe ancora la crescita economica. I paesi non-opec hanno gia' raggiunto il loro picco e il declino della produzione, dove e' gia iniziato, avviene con una percentuale di decrescita superiore al previsto. Il costo di ricerca di nuovi giacimenti cresce progressivamente ed e' possibile estrarre petrolio a costo basso, sotto i 15 dollari al barile, solo in Medio Oriente. In alcune zone il costo di estrazione, escluse quindi tutte le altre spese, varia gia' dai 35 a 45 dollari. Il contestato rapporto dell' IEA individua nel 2030 la possibile data della massima produzione di greggio e 20 anni e' il tempo ritenuto necessario ad una transizione tranquilla al dopo picco. Insomma stiamo arrivando al punto critico e questo blocchera' la crescita economica, mentre il  sistema capitalista  e' stato finora basato  sulla crescita. Un capitalismo senza crescita continua, senza essere catastrofisti, e' perlomeno una situazione mai verificatasi.
La palla di vetro non l' ha nessuno ma la situazione e' tale che va seguita sicuramente con molta attenzione cercando magari di contrastare le rassicurazioni eccessivamente grossolane.
Riporto di seguito un commento della giornalista Debora Billi e l' intervento di un lettore che giudico interessante:


DAL BLOG  PETROLIO.BLOGOSFERE (it)
DI DEBORA BILLI


Non si parla di altro, nel mondo petrolifero. Mi riferisco alle rivelazioni del principale quotidiano inglese, il Guardian, che verso le questioni energetiche ha sempre avuto un occhio di riguardo.
L'articolo è uscito due giorni fa, in previsione del rilascio del nuovo World Energy Outlook da parte dell'International Energy Agency, e spara a zero proprio sui dati forniti dall'IEA. Il succo delle pesantissime accuse è il seguente: i dati sulla produzione petrolifera vengono distorti e falsati dietro pressione statunitense, siamo in realtà molto più vicini all'esaurimento delle risorse petrolifere di quanto si pensi e si cerca di evitare il panico. Il World Energy Outlook viene considerato vangelo dai governi quando devono prendere decisioni in materia energetica, e il fatto che fornisca dati falsi mette a rischio il futuro di tutto il pianeta. Siamo già entrati nella peak oil zone, e la situazione è veramente brutta, dice un esperto IEA che vuole restare anonimo. 
Fin qui il Guardian del 9 Novembre. La notizia ha ovviamente generato un'infinità di polemiche sui media, e l'accusa principale al Guardian è quella di dare voce ad anonimi (anche se io qualche sospetto su chi sia uno dei misteriosi anonimi ce l'avrei...). Ma è indubitabile che l'IEA ha da tempo parecchie questioni a cui rispondere, e il suo Outlook sembra sempre più traballante. Come quando sostiene che la produzione non-OPEC è destinata a raggiungere il picco entro il 2010 ma contemporaneamente resta aderente al mantra generale scolpito nella pietra che vuole il picco globale nel 2030. Le due cose sono, ovviamente, inconciliabili (ancora di più lo sono considerando che il non-OPEC ha piccato 5 anni fa, come abbiamo recentemente ricordato).
Ma non finisce qui: il quotidiano ribadisce le accuse con un altro articolo nella giornata di ieri, che titola "Hanno troppa paura per pubblicizzare la realtà del peak oil", in cui si afferma:
L'establishment economico internazionale, inclusa l'IEA, ha in mente un unico proposito molto chiaro: niente panico. La loro missione sembra solo quella di mantenere i mercati tranquilli. (...) Molte persone hanno visto arrivare il picco, ma sono state marginalizzate, costrette al silenzio e l'evidenza è stata relegata alle note a piè di pagina. (...) Finora, nell'affrontare quest'immane sfida, il nostro sistema politico ed economico è stato incapace di fare i conti con la realtà. Siamo stati obbligati ad andare avanti nell'illusione che abbiamo un sacco di tempo per rimediare e che non abbiamo bisogno neppure di parlarne, o di pensare a come sarebbe il mondo senza fiumi di petrolio. La realtà è diventata troppo pericolosa.
Credo che stiamo assistendo ad un momento storico. Tempi interessanti, nevvero?

UN INTERESSANTE COMMENTO AL POST DELLA GIORNALISTA DEBORA BILLI RIPORTATO PRECEDENTEMENTE.


15. Hunter76Lima, Oggi, ore 14:11

Non so se avete dato un'occhiata al WEO 2009 Press Conference che si scarica dal link indicato dalla Debora.
La IEA sembra che stia facendo di tutto per dire: "c'è il picco, ma non lo possiamo dire, quindi capitelo da voi, noi continuamo a scrivere 105mb per il 2030 ma a certe condizioni, e le condizioni sono talmente assurde che dovreste capirlo anche voi che questo traguardo è irraggiungibile"
Guardate soprattutto le pagine 5,6,7 che sono rivelatrici:
pagina 5: calo del 19% degli investimenti nell'Oil&Gas rispetto al 2008
pagina 6: produzione petrolio, confronto 2000/2008/2030. la produzione del 2030 a 105m verrà per il 50% da pozzi petroliferi ancora da scoprire e sviluppare (ovvero 4/5 Arabie Saudite da scoprire e mettere in produzione di qui fino al 2030; fate voi, se questo è fattibile con un calo del 19% annuo degli investimenti !!!)
La produzione dei pozzi esistenti calerà di 2/3 di qui al 2030 (lo dice esplicitamente la IEA); ciò vuol dire un tasso di depletion del 5% annuo della totalità dei pozzi attualmente in produzione ( e non è poco)
pagina 7: produzione mondiale di gas naturale passerà da 3 a 4.2 tcm nel 2030. Di questi il 65% dovrà arrivare da pozzi di nuovo sviluppo o ancora da scoprire, ovvero pari a 4 volte la capacità attuale di produzione della Russia, maggior produttore mondiale di gas.
Se questa non è una dichiarazione "implicitamente esplicita" di peakoil&gas.
Infatti anche con le immagini di pagina 6 e 7 lo dice chiaramente:
peak oil: 2008
peak gas: 2015
Per il resto il WEO 2009 si focalizza sul problema climatico, partendo dall'assunto che andando avanti così, con il Business as usual, ci aspetta un +6°C entro fine secolo (= disastri e catastrofi naturali a ripetizione); l'unico modo è la riduzione delle emissioni di CO2 che OECD e USA stanno già facendo in parte, Cina e India lo faranno solo a partire dal 2020, semprechè la fame di energia non le spinga a rivolgersi sul carbone (vedi pag.4 del pdf sopra menzionato)
Insomma, siamo veramente a un punto di svolta !!!!
 

                     


Da: Altieri <agernova at libero.it>
Inviato: Dom 15 novembre 2009, 18:33:45
Oggetto: [ecologia] Fwd: Le stime sulle riserve del petrolio sono false di Terry Macalister - 12/11/2009



Inizio messaggio inoltrato:

Da: Altieri <agernova at libero.it>
Data: 15 novembre 2009 18:24:19 GMT+01:00
A: Giornali
Oggetto: Le stime sulle riserve del petrolio sono false di Terry Macalister - 12/11/2009

Le stime sulle riserve del petrolio sono false
di Terry Macalister - 12/11/2009

Fonte: Come Don Chisciotte [scheda fonte] 

 Un informatore racconta: i dati chiave relativi al petrolio sono stati distorti sotto la pressione degli Stati Uniti 

Secondo un informatore presso l’Agenzia dell’Energia Internazionale (IEA) il mondo è molto più vicino a rimanere senza petrolio rispetto a quello che dicono le stime ufficiali. L’informatore afferma che è stata deliberatamente sottovalutata la carenza di petrolio per paura di scatenare panico sugli acquisti. 

L’alto funzionario sostiene che gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo influente nel favorire la sottovalutazione del tasso di diminuzione dei giacimenti esistenti, mentre si è esagerato sulle possibilità di trovare nuove riserve di petrolio. 

Le accuse sollevano seri interrogativi circa l’esattezza delle ultime stime dell’organizzazione World Energy Outlook (nrd rapporto sullo stato dell’economia mondiale pubblicato redatto dal Fondo Monetario Internazionale) sulla domanda e l’offerta di petrolio che sarà pubblicato domani (ndr 10 novembre 2009) e che viene utilizzato dal governo britannico e da molti altri governi per dare un indirizzo ai loro consumi di energia e per le loro politiche sui cambiamenti climatici.

In particolare si chiede che la previsione dell’ultimo World Economic Outlook si ripeta anche per quest’anno e che la produzione di petrolio possa essere aumentata dall’attuale livello di 83 milioni di barili al giorno a 105m di barili al giorno. Alcuni critici hanno sostenuto che questo non può essere suffragato da prove certe e dicono che il mondo ha già superato il picco della produzione petrolifera. 

Ora la teoria del “picco del petrolio” sta guadagnando il sostegno delle istituzioni dell’energia globali. “L‘IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia) nel 2005 ha predetto che le forniture di petrolio sarebbero potute aumentare ad oltre 120 milioni di barili al giorno entro il 2030, anche se l’anno scorso (2008) è stata costretta a ridurre gradualmente questa previsione prima a 116 milioni poi a 105 milioni”, ha detto la fonte IEA, che non ha voluto essere identificato per timore di rappresaglie all’interno della sua compagnia. “La previsione di 120 milioni di barili era una sciocchezza, ma anche il numero di oggi è troppo alto da poter essere giustificato dalla IEA”. 

“Molti all’interno dell’organizzazione credono che mantenere le forniture di petrolio tra i 90 e i 95 milioni di barili al giorno sarebbe impossibile, ma si teme che possa diffondersi il panico sui mercati finanziari se le cifre fossero ulteriormente ridotte. Gli americani temono la fine della supremazia del petrolio perché metterebbe in pericolo il loro potere sull’accesso alle risorse”, ha aggiunto la fonte.

Una seconda fonte IEA (senior), che era anche disposta a dare il proprio nome, ha detto che una regola fondamentale presso l’organizzazione era che fosse “indispensabile non fare arrabbiare gli americani”, ma il fatto è che non c’era abbastanza petrolio nel mondo come era stato detto. “Siamo [già] entrati nella zona del ‘picco del petrolio’. Credo che la situazione sia davvero critica”, ha aggiunto. 

L’IEA riconosce l’importanza dei suoi stessi dati, che vanta sul suo sito: “I governi IEA e l’industrie di tutto il mondo si affidano al World Energy Outlook per avere una base coerente su cui si possano formulare politiche e piani di attività di progettazione “. Il governo britannico, tra le altre, usa sempre le statistiche IEA piuttosto che le proprie per sostenere che non vi è minaccia per le forniture di petrolio a lungo termine.

L’IEA ha detto stasera che i critici del picco del petrolio avevano spesso erroneamente messo in dubbio l’esattezza delle sue stime. Un portavoce ha detto che non era in grado di pronunciarsi in anticipo sul rapporto 2009 che sarebbe stato rilasciato domani. 

John Hemming, il deputato che presiede il gruppo parlamentare All-Party sul picco del petrolio e del gas, ha detto che le rivelazioni hanno confermato i suoi sospetti e che l’IEA ha minimizzato che il mondo sta esaurendo rapidamente il petrolio e questo ha profonde implicazioni sulla politica energetica del governo britannico.

Ha aggiunto che era anche stato contattato da alcuni funzionari IEA non contenti del suo indipendente scetticismo sulle previsioni. “Il ricorso ai rapporti dell’IEA è stato usato per giustificare chi sostiene che le forniture di petrolio e gas non raggiungeranno il picco prima del 2030. E’ chiaro ora che questo non è vero e le stime IEA non possono essere invocate a sostegno”, ha detto Hemming.

“Tutto questo dà un peso ai colloqui di Copenaghen [cambiamento climatico] e un urgente necessità per il Regno Unito ad accelerare il passo verso un futuro con una economia più sostenibile [basso tenore di carbone] se si vogliono evitare gravi perturbazioni economiche”, ha aggiunto.

L’IEA è stato istituito nel 1974 dopo la crisi petrolifera nel tentativo di cercare di assicurare l’approvvigionamento energetico in occidente. Il World Energy Outlook viene prodotta ogni anno sotto il controllo del capo economista dell’IEA, Fatih Birol, che ha difeso le proiezioni da precedenti attacchi esterni. Alcuni critici spesso, sul picco del petrolio, hanno messo in dubbio i dati IEA. Ma ora fonti IEA, che hanno contattato il Guardian, dicono che Birol ha sempre più tenuto testa a domande sulle stime all’interno dell’organizzazione. 

Matt Simmons, uno stimato esperto dell’industria petrolifera, ha da tempo messo in discussione i tassi di declino del petrolio e le statistiche fornite da Arabia Saudita per i suoi giacimenti. Ha sollevato interrogativi sul fatto che il picco del petrolio è molto più vicino di quanto molti hanno accettato.

Il mese scorso il rapporto Britannico “Energy Research Centre” (UKERC) diceva che il picco della produzione mondiale dell’estrazione di petrolio convenzionale potrebbe andare in declino prima del 2020 – ma che il governo non ha fronteggiato il rischio. Steve Sorrell, principale autore del rapporto, ha detto che le previsioni suggeriscono che il picco della produzione di petrolio non avverrà prima del 2030 “nella migliore delle ipotesi ottimistica e nella peggiore delle ipotesi plausibili”.

Ma già nel 2004 ci sono state persone che davano avvertimenti. Colin Campbell, un ex dirigente della francese Total ha detto in una conferenza: “Se le vere stime [sulla riserva di petrolio] dovessero venir fuori ci sarebbe il panico sui mercati azionari … ciò alla fine non soddisferebbe nessuno”.

Versione originale
Fonte: www.guardian.co.uk
Link: http://www.guardian.co.uk/environment/2009/nov/09/peak-oil-international-energy-agency
9.11.2009
Versione italiana:
Fonte: http://codenamejumper.wordpress.com/
Link: http://codenamejumper.wordpress.com/2009/11/12/le-stime-sulle-riserve-del-petrolio-sono-false/
12.11.2009
 
Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it