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Vincere sul nucleare o vincere su tutto?






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Vincere sul nucleare o vincere su tutto?
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Dopo oltre vent'anni il nucleare, dapprima sconfitto, torna a minacciare quel poco di 
natura rimasta lungo la Penisola. Ma com'è che, dopo decenni d'impegno, ci si ritrova a 
lottare contro i sempre stessi problemi? Evidentemente la mancanza di un progetto 
sociale, disegnato sulla necessità di risolvere sul loro stesso nascere i problemi, e di 
una conseguente strategia per realizzarlo, pesa molto di più di quanto l'attivismo ed il 
mondo politico progressista abbiano mai pensato.

Ma quale potrebbe essere il complessivo progetto di una società così evoluta da 
permetterci di pensare ad altro per non aver più problemi da risolvere e la connessa 
strategia atta a realizzarla? Per esporlo, mi si concedano i seguenti tre punti:


1) mettiamo da parte la lotta contro il nucleare (e qualsiasi altra pur giustissima ma 
non risolutiva) e concentriamoci pacificamente, legalmente, civilmente sulla cacciata 
degli statali dalla Repubblica Italiana. Un Governo, qualunque esso sia, può imporre 
autoritariamente cattive politiche solo per il fedelissimo cerchio dei milioni di statali 
che ha intorno. Rimuovendo questi ed aprendo la Funzione Pubblica alla democratica 
partecipazione a rotazione dei cittadini, i governi vengono invece costretti a scegliere 
un approccio del tutto diverso, più giusto e condivisibile, autorevole piuttosto che 
autoritario.

2) l'assunzione a rotazione dei cittadini (sempre più che competenti, s'intende) nella 
Funzione Pubblica non serve solo ad impedire un approccio autoritario ai Governi. La 
rotazione, specie se effettuata anche tra ambiti di diversa competenza, ha un effetto 
mirabolante: permette alle persone di acquisire conoscenze diverse e distanti tra loro, 
trasformando chiunque, perfino quei tanti intelligentissimi cretini, laureati-cum-laude e 
super-masterizzati, che oggi hanno in pugno il mondo in persone avvedute, lungimiranti, 
sagge, in grado di vedere gli effetti distanti, nello spazio e nel tempo, delle loro 
scelte.

3) una armonica rotazione sociale, non basata sull'obbligo bensì facente leva sulla 
curiosità ed il desiderio intrinseci nelle persone, è in grado di disgregare in men che 
non si dica ogni concrezione, cricca, mafia, casta, lobby che affligge la società e 
l'appende innaturalmente verso qualche anomala parte. Una armonica rotazione sociale, ben 
concepita e temperata, costantemente affinata e migliorata, è in grado di dissolvere in 
ognuno la succube dipendenza da dogmatiche ideologie e gruppi culturali e politici, come 
pure da gruppi economici ed industriali, che dirigono la società verso dove non dovrebbe 
andare.


E' la rotazione della Terra intorno al Sole a creare il ciclo delle stagioni e generare 
la vita. E' la rotazione delle colture a permettere ad un contadino di far rendere sempre 
al meglio la sua terra senza vederla mai morire. E' la rotazione lungo la sua traiettoria 
a condurre la freccia dritta sul suo bersaglio. La rotazione ha un potere sublime: rende 
possibile l'impossibile. Non appena la introdurremo nella Funzione Pubblica, in quel 
primario Bene Comune che ogni altro gestisce, potremo perfino iniziare a fare a meno 
delle elezioni. Sarà sufficiente introdurre in essa meccanismi selettivi in grado di far 
avanzare i migliori e tra questi potremo scegliere le donne e gli uomini preposti al 
Governo del Paese.


Iniziamo allora a costruire la nostra nuova casa comune aggiungendo ognuno il proprio 
mattoncino. Per vederla realizzata in breve tempo (ed oggi grazie ad Internet questo è 
meravigliosamente possibile) dovremo però concentrarci su questo lavoro. Piuttosto che 
combattere eternamente contro gli errori/orrori di un sistema massimamente sbagliato, 
occorre concentrarci sull'edificazione di un sistema ben fatto. Quanto più tempo 
perderemo a combattere i singoli problemi, tanto meno avanzeremo. Concentrandoci sui 
problemi, daremo spazio al vecchio sistema ed il nuovo non verrà mai realizzato.

Concentriamoci allora su ciò che desideriamo avvenga, distogliendoci da ciò da cui 
fuggiamo. Sviluppiamo l'aspetto del grande progetto che più troviamo d'interesse, 
chiariamolo ed approfondiamolo sempre più. Possiamo aggiungere ogni giorno una nuova 
idea, una percezione, una analisi, un particolare costruttivo, una raffinatezza, un 
ricordo, una intuizione, una prefigurazione. Possiamo pensare a questo lavoro come alla 
realizzazione di un'opera d'arte. Un capolavoro, per essere realizzato, richiede 
attenzione, dedizione, fedeltà, impegno, precisione, sensibilità. Ed è proprio questo che 
dovrà alimentare il nostro progetto di casa comune, di Res Publica.


A volte nel diffondere le tante nuove idee di un progetto grandioso possiamo giungere a 
pensare di star parlando al vento. In realtà è proprio quel vento, su cui tanto si è 
soffiato, che ad un certo punto forma quel vortice che tutti trascina con sè. Se non vi 
fosse stata gente a parlare di continuo al vento, oggi vi sarebbe ancora la schiavitù, le 
donne non voterebbero ed un regime totalitario ancora sbarrerebbe del tutto il passo alla 
repubblica.

Stavolta l'opportunità ed il peso di far compiere un grande avanzamento al mondo son 
toccati a noi. Potremo mai rimanere inerti di fronte a questa possibilità? Potremo mai 
farci fermare dalle aride opposizioni di chi non conosce ancora il progetto? Avendo la 
mèta così allettante com'è quella di una società bella, piacevole e profumata com'è la 
più graziosa delle fioriture e capace di funzionare a meraviglia, silenziosa e veloce 
come un computer che solca la rete, potremo mai sviare altrove il nostro entusiasmo?


Un caro, cordialissimo saluto,

Danilo D'Antonio

P.zza del Municipio
64010 Rocca S. M.
TE - Abruzzo

tel. 339 5014947