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Qualenergia - Rinnovabili, un quadro normativo pronto per il varo?



Rinnovabili, un quadro normativo pronto per il varo?
Luciano Barra del Ministero dello Sviluppo Economico spiega ad un convegno come con fatica una parte del complesso quadro normativo sulle rinnovabili sia in fase di definizione: linee guida sul procedimento unico, piano d’azione e nuovo conto energia. Si sofferma poi sugli obiettivi 2020 e sul concetto di efficienza degli incentivi.

Linee guida sul procedimento unico, piano d’azione nazionale sulle rinnovabili, certificati verdi (per un passo indietro rispetto all’art. 45 della manovra) e nuovo conto energia sono all’ordine del giorno nell’attività Ministero dello Sviluppo Economico (MSE), una complesso normativo atteso da tempo dal settore, ma forse finalmente pronto per essere varato. Questo ha fatto capire Luciano Barra, capo della segreteria tecnica della Direzione Generale Energia del MSE in occasione di un convegno organizzato a Roma da ISES Italia il 22 giugno.

Barra ha spiegato che le linee guida per il procedimento unico sulle fonti rinnovabili, a 10 anni dalla loro genesi, stanno arrivando faticosamente a destinazione. Ultimamente c’è stata qualche rivisitazione del testo già inviato alla Conferenza Unificata Stato-Regioni, poiché il decreto legge 40 aveva introdotto delle norme di semplificazione (DIA, ad esempio) riguardanti gli impianti e i pannelli solari termici negli edifici. Inoltre con il Dl sulla manovra finanziaria c’era stata anche una modifica alla 241 che disciplinava la Conferenza dei Servizi, ampiamente richiamata nella normativa del procedimento unico per le rinnovabili. Pertanto il MSE, per mantenere la coerenza delle linee guida, ha dovuto recepire nel testo queste novità. “Nei prossimi giorni avremo un testo aggiornato che proporremo nuovamente alla Conferenza Unificata”, ha detto il capo della segreteria tecnica.

In sede di Conferenza Unificata, proprio il 22 giugno si era discusso del Piano d’Azione e di conto energia fotovoltaico. Nonostante il cambiamento della configurazione della Conferenza a seguito delle elezioni regionali il clima, secondo Barra, è stato molto positivo e per quanto riguarda il nuovo conto energia da parte delle Regioni sono stati indicati solo piccoli ritocchi al testo (ad esempio, dovrebbe rientrare gli incentivi per tetti FV che vanno a sostituire coperture in eternit, ndr). Manca ora solo una verifica con il Ministero dell’Ambiente che potrebbe avere nuove proposte, ma sembra che l’iter del nuovo conto energia sia ormai concluso e potrà essere “formalizzato” a breve dalla politica.
Anche per quanto concerne il Piano di Azione Nazionale sulle Rinnovabili l’approccio sul testo pubblicato recentemente dal MSE è stato sostanzialmente condiviso dalle Regioni.

Barra a questo proposito si sofferma sugli obiettivi al 2020 per le rinnovabili che, se da una parte ritiene di difficile raggiungimento, tanto che sono state previste importazioni per raggiungere quel fatidico 17%, dall’altra garantisce l’impegno del suo ministero per definire un percorso coerente orientato verso tale obiettivo: “Dobbiamo concentrarci su come arrivare a questo obiettivo nella maniera più efficace ai fini del raggiungimento del target, ma anche più efficiente, che vuol dire ottenere quei risultati al minimo costo”, ha detto nel corso del suo intervento.
L’inefficienza dei meccanismi di sostegno si riflette sulle esigenze di supporto economico (incentivi) e ogni tanto ciò porta ad un paradosso: “L’incentivo dovrebbe riflettere il maggior costo di una tecnologia in quel dato momento storico, promuoverne lo sviluppo, portarla alla competitività per poi arrivare gradualmente a eliminare tale sostegno”, ha spiegato Barra. “Ma l’esperienza dimostra – continua - che quando l’incentivo non è efficiente non è più questo che riflette il costo, ma il costo che riflette l’incentivo”.
Luciano Barra riporta il caso di uno stesso sistema fotovoltaico che se installato Italia può costare di più rispetto alla Germania. “Con un incentivo più elevato, come quello presente nel nostro paese, si può verificare che ognuno cerchi di accaparrarsi qualche vantaggio economico”, ha aggiunto.

Barra sfuma questa aspetto affermando che questo è comunque solo un lato della medaglia, perché nel nostro paese ci sono effettivamente costi aggiuntivi per realizzare questi impianti. Non a caso l’International Energy Agency ha pubblicato un documento in cui si valuta che un impianto eolico in Italia costa di più rispetto ad altri paesi.

Va detto che questo maggior costo può essere imputabile anche a distorsioni di sistema che vedono gli operatori e chi ruota attorno ad un mercato incentivato “speculare” sulla situazione per ritagliarsi un proprio beneficio. “In Italia, solo per fare un esempio, comprare un megawatt eolico autorizzato costa circa 300-350mila euro, una cifra considerevole che non è molto dissimile da quanto accade adesso con il fotovoltaico”, ha detto Barra, che cita anche casi in cui per l’affitto di un ettaro di terreno, necessario ad installazioni fotovoltaiche a terra, si è disposti a pagare anche 5.000 euro (quando ad un agricoltore un ottimo ettaro agricolo può rendere solo 1.000 €).

Quale possono essere le soluzioni per evitare queste forme di speculazione? Eliminare gli incentivi? Secondo Barra è una soluzione troppo drastica, perché l’approccio di riduzione del sostegno deve essere graduale. Bisognerebbe soprattutto portare gli incentivi garantiti nel nostro paese ai livelli di quelli di paesi assimilabili al nostro. “Per fare questo dobbiamo però agire prima su quegli oneri e quelle inefficienze di sistema, come le autorizzazioni, l’accesso alla rete e così via”, ha spiegato.

Una proposta di Barra, interessante ma tutta da elaborare, è quella di prevedere la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili nei diversi settori produttivi. Lo Stato in effetti non può dare aiuti pubblici diretti alle imprese, ma se queste realizzano un impianto che usufruisce di incentivi, quell’energia prodotta, “sostenuta” da un meccanismo statale, indirettamente può essere un contributo o un beneficio all’impresa per essere più competitiva. Andranno studiate a questo scopo strategie di stimolo per le imprese che vadano in questa direzione.

LB

 24 giugno 2010

 

Fonte: www.qualenergia.it

su http://myspace.com/energioggiedomani

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