[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

superare il bipolarismo di guerra



Superare il bipolarismo di guerra per la Repubblica della Costituzione

Credo che la recente scomparsa dell'ex Presidente Francesco Cossiga aiuti a richiamarci, nei tratti salienti, le radici lontane ed essenziali della politica italiana.

(...)

Il principio-base di questa politica potremmo individuarlo nel ribaltamento della massima di Von Clausewitz: la continuazione della guerra con altri mezzi; e, specificatamente, della storica "guerra fredda" combattuta nelle forme di un conflitto politico (e sociale) incalanato, moderato e regolato, dalle istituzioni repubblicane nate dalla "resistenza antifascista".

(...)

La Costituzione italiana è un documento importante e, tutto sommato, avanzato e moderno, più che condivisibile da un'ottica liberale e libertaria (anche se non liberista), perchè nasce, da parte delle famose "componenti popolari" della nuova democrazia italiana (cattolici, comunisti, socialisti... e laici radicali!), come reazione comune al totalitarismo fascista ed alla tragedia della guerra in cui le ambizioni imperialistiche del Duce avevano precipitato la Nazione italiana.

(...)

Credo proprio che sulla pelle di Moro si sia consumato, con Cossiga come mediatore, l'inizio del traghettamento di una parte del PCI nel "partito americano": non a caso oggi i "nipotini di Togliatti" sono passati da uno Stato-guida all'alto. Educati a prendere ordini da Mosca si sono abituati facilmente e subito a prendere ordini da Washington (ovviamente nel suo lato peggiore). Anticipando quello che dovrebbe essere raccontato dopo, mi sembra importante sottolineare che fu lo stesso Cossiga, per sua esplicita ammissione, a mandare in porto l'operazione che - facendo le scarpe a Romano Prodi - portò Massimo D'Alema a diventare presidente del Consiglio affinchè il primo post-comunista potesse guidare la partecipazione italiana alla guerra NATO nella ex Jugoslavia! E, sempre per riferirsi a D'Alema, non si diventa certamente per caso presidente del Copasir - il comitato parlamentare per il controllo dei servizi segreti, senza i requisiti e i contatti "giusti", che offrano le garanzie "giuste". Berlusconi, ricordati degli amici!

(...)

La "generazione (politica) del '68", col senno di poi la giudico così: eravamo, da una parte, i pasdaran di una "guerra sbagliata", gli ultimi giapponesi della "Resistenza come rivoluzione comunista tradita"; dall'altra parte, credo, i primi portatori di contenuti nuovi, di istanze sociali, ecologiste e libertarie nuove, pur se ingabbiate in vecchi schemi culturali (che hanno condotto molti alla deriva della lotta armata nei gruppi terroristici "rossi"). In ogni guerra esistono gli "idealisti", quelli che veramente ci credono, quelli che partono volontari per gli assalti in prima fila, mentre dietro le loro spalle i "realisti" della parte "amica" sanno approfittare del clima e delle condizioni belliche per portare avanti i loro affari e accumulare ricchezza e potere, di solito in combutta con gli altri realisti della parte "nemica".

(...)

La Seconda Repubblica dovrebbe distinguersi dalla Prima in quanto maggioritaria bipolare (tendenzialmente bipartitica); ma i due poli che si impongono non sono, come nel resto dell'Occidente, da una parte, uno schieramento centrista-moderato di destra, dall'altra, uno schieramento centrista-moderato di sinistra: sono le posizioni estreme a tenere banco perchè i leaders ed il personale dei partiti oggi nell'agone proviene, per semplificare, dritto dritto dalle forze che erano più coinvolte nello scontro frontale del dopoguerra.

Diciamola in modo ancor più schematico: l'Italia come Nazione durante la Guerra Fredda non era interamente schierata in un campo contro l'altro, era divisa al suo interno da forze rappresentanti i due fronti; la Guerra Fredda si svolgeva sul suo stesso territorio come Guerra Civile Fredda (anche se, lo abbiamo visto, tenuta sotto controllo dalla comune matrice "antifascista"). Questa era la vera costante della Prima Repubblica. Poi succede che crolla il "comunismo" (almeno quello russo, che interessa più direttamente l'Europa), la Guerra Fredda si chiude ufficialmente a livello mondiale... ma in Italia invece continua!

Grazie anche alle (non volute) conseguenze di Mani Pulite, le fazioni (esteriormente, come ho spiegato) più estreme, più conflittuali, più combattenti, vanno di fatto ad occupare lo spazio che, nella Seconda Repubblica, avrebbe dovuto essere proprio di componenti più moderate, meno ideologiche e bellicose. Che so, il nobile ed idealistico Partito d'Azione, ad esempio.

(...)

Il bipolarismo della Seconda Repubblica si configura pertanto come scontro tra berlusconismo (anticomunista) e antiberlusconismo dei sopravvissuti "cattocomunisti" (per la difesa, dicono, della Costituzione antifascista), sceneggiata di guerra - falsa e ridicola - che subentra, come farsa - all'antica guerra - vera e dignitosa (perchè, almeno al principio, animata da ideali veri) - che era combattuta un tempo.

Per questo è meglio - il bipolarismo, dico - non agevolarlo in alcun modo, anzi - francamente - "mollarlo", spegnerlo, "terminarlo", in quanto, nella sua essenza, possiamo considerarlo la "truffa" che i lupi della unica casta politica, sempre più chiusa, arrogante ed impunita, perpetuano ai danni degli agnelli-cittadini. Dobbiamo quindi, per "sbaraccare la "casta", procedere quanto prima allo scioglimento dei blocchi contrapposti, ad un disarmo, ad una "smilitarizzazione della politica".

(...)

Vedo bene una "destra" ed una "sinistra" che si siano deideologizzate senza rinunciare a degli ideali specifici, che sappiano confrontarsi e dialogare su programmi concreti riconoscendosi in una base democratica comune, "antifascista" ed "antitotalitaria", che selezionino e valorizzino leaders che esprimano il meglio del loro impegno culturale e sociale, ponendo termine alla "clastocrazia" (governo dei peggiori) odierna.

Dal punto di vista della "sinistra radicale" propongo l'aggregazione dell'area sociale e culturale del 20% alternativo: ci sono 8 punti concreti e specifici che ho individuato ed elencato; e che, non presi uno per uno (dove magari sono maggioranza), ma messi tutti insieme, raccolgono il consenso di 1/5 della popolazione nelle società europee avanzate in modo tale da costituire una idea comune di Paese alternativo sufficiente per una espressione di voto.

(...)

La vera "pacificazione" che dobbiamo realizzare non sta quindi tra i "comunisti" (D'Alema? Veltroni? Bertinotti?) e gli "anti-comunisti" (l'amico di Putin e di Gheddafi?), magari come patto contemporaneo di spartizione del potere o sottopotere (i continui "inciuci" cui assistiamo tra Berlusconi ed i vari, cangianti, leader del PD), comunque si denominino adesso i successori di questi due antichi, ossificati e superati schieramenti.

La "pacificazione" che vedo sta, appunto, nel mettere in soffitta queste ingannevoli ed obsolete categorie della vecchia politica del Secolo Breve (e Sbagliato), dal fuoriuscire dalla "guerra" che alimentavano ed alimentano, dallo sciogliere i vecchi eserciti sempre mobilitati (senza lasciarsi abbindolare dal mero cambiamento di bandiere, divise e mostrine), dal pensionare colonnelli ed ufficiali ancora in servizio permanente effettivo, dal cessare manovre e battaglie, dal chiudere sedi e caserme: in una parola, dal cominciare finalmente a respirare aria nuova, e vita politica nuova per costruire la società che sappia rispondere alle autentiche sfide del 2000.

Per approdare alla Terza Repubblica dell'attuazione costituzionale, dello Stato di diritto e dei diritti senza retroStati, del superamento del "bipolarismo di guerra", mi pare logico che un passo ineludibile sia -repetita iuvant - il ritorno ad un sistema proporzianale autentico e lineare (nulla a che vedere con la "porcata" di Calderoli), l'unico in linea con lo spirito e le lettera egualitari della nostra Costituzione storica. Il sistema in cui vale il principio una testa, un voto, tutti i voti singoli devono avere lo stesso peso in modo che le opinioni collettive siano tutte rappresentate. Quelle che sono radicate nella migliore Storia passata e quelle nuove, che possono aprire un'altra Storia possibile. Perchè solo un simile sistema facilita la proposizione e sperimentazione di idee nuove, opinioni nuove, per la possibilità di un cambiamento reale.

Alfonso Navarra - obiettore alle spese militari e nucleari

Milano, 26 agosto 2010

(L'intervento completo nel file allegato: attenzione che è lungo ed ostico, non è roba per stomaci da semolini e diete punti!)

Allegato Rimosso