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Petrolio lucano :danni all'ambiente e rapina del territorio



Gazzetta del mezzogiorno


MATERA – Sono 468 i pozzi di idrocarburi realizzati in Basilicata, tra attivi, 
esausti e sterili. 199 in provincia di Potenza e 269 nel materano, in Val 
Basento, dove si perfora dai tempi di Enrico Mattei. A fronte di questa 
perforazione massiccia del suolo lucano che non risparmia la vicinanza alle 
dighe (Pertusillo), agli ospedali (Villa d’Agri – poi bloccata da un intervento 
del governatore Vito De Filippo), le periferie dei centri abitati (Marconia, 
Viggiano, Policoro), gli alvei dei fiumi, le aree agricole pregiate, gli 
spettacolari calanchi lucani e, addirittura, nonostante i rischi di fenomeni di 
subsidenza, si perfora a 200 metri dal deposito di scorie nucleari di 
Rotondella (Pozzo Rivolta), la Regione Basilicata incassa dal 2008 mediamente 
intorno ai 120 milioni di euro di royalty, più o meno un 5 per cento del suo 
bilancio annuale. Per il 2010, ha finora “incassato” circa 65 milioni di euro. 
Il totale delle royalty (il 55 per cento va alla Regione e il 15 ai Comuni 
interessati dalle attività minerarie, il 30 allo Stato) si fa calcolando il 7 
per cento del valore commerciale dei barili estratti, oppure, cliccando sul 
sito Unmig del ministero dello sviluppo economico, http://unmig.
sviluppoeconomico.gov.it/dgrme/dgrme.asp.
In base a questi calcoli, i comuni della Val d’Agri (Viggiano, Grumento Nova, 
Montemurro, Calvello e Marsico Nuovo) in toto hanno già maturato, ad agosto 
2010, poco più di 10 milioni di euro di royalty, a fronte di una produzione 
annua di petrolio che sfiora i 3 milioni di tonnellate e gli 800 milioni di smc 
di gas. I Comuni del materano, invece, hanno avuto spiccioli, come Garaguso, 79 
mila euro, o addirittura zero euro, come Pisticci, Ferrandina, Policoro e 
Salandra, perché le quote estrattive dei loro territori non superano le quota 
annuale esente da royalty (20 mila tonnellate per il greggio e 25 milioni di 
smc per il gas). Nonostante si arrivi a produrre intorno alle 12 mila 
tonnellate di greggio all’anno (8 mila finora nel 2010) e circa 120 milioni di 
smc di gas e nonostante stiamo parlando di un territorio che “vanta” 269 
perforazioni del sottosuolo. Perforazioni che vengono realizzate ricorrendo a 
non meno di una trentina di sostanze chimiche altamente nocive il cui possibile 
e grave rischio è che possano diffondere nelle falde freatiche di sottosuolo ed 
entrare nei circuiti dell’acqua. 
Insomma, il “più grande bacino europeo di idrocarburi”, che però non 
rappresenta più del 6 per cento del fabbisogno nazionale di energia e che, tra 
l’altro, ha costi estrattivi elevati (è pieno di impurità di zolfo e mercaptani 
e si trova intorno ai 4 km. di profondità), desta oramai più preoccupazioni che 
speranze di ricchezza economica. 
È infatti in aumento il numero di persone che vorrebbero una moratoria delle 
coltivazioni minerarie per discutere a bocce ferme di vantaggi e svantaggi in 
tema di economia, di ambiente e di salute dei cittadini. Tanto è che di 
recente, decine di cittadini lucani, ma anche di altre regioni, hanno 
contestato al Dipartimento ambiente regionale la Via, Valutazione di impatto 
ambientale, presentata dalla Medoilgas di Roma, per l’ennesima ricerca di 
idrocarburi nell’area dei calanchi lucani (pozzo Cavone Dir 1, territorio di 
Pisticci). Area agricola e naturalistica unica, in procinto da sempre di 
diventare parco protetto, ma di fatto in mano alle compagnie minerarie. È la 
prima volta che accade una cosa del genere, perché finora le Via e le relative 
contestazioni erano quasi un fatto privatistico fra la Regione, le società 
minerarie e qualche organizzazione ambientalista di buona volontà e, 
soprattutto, di buona costanza, vista la difficoltà nell’inseguire gli iter 
burocratici dei vari permessi minerari. Una contestazione “dal basso” che non 
ha per ora fermato i signori del petrolio: la Total ha presentato in Regione la 
Via per ben 4 nuovi permessi di prospezione sismica, cioè, l’uso di cariche 
esplosive nel sottosuolo al fine di ottenere onde sismiche artificiali che 
rivelino l’eventuale presenza di giacimenti liquidi. Riguarderà i Comuni di 
Gorgoglione, Cirigliano, Corleto Perticara, Montemurro, Aliano e Teana, 
classificate come aree sismiche di zona 2.
Enzo Palazzo