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1 dicembre giorn.mond. no incenerimento sė riciclo: green economy



1 dicembre giornata mondiale contro l’incenerimento

ECOLOGIA ED ECONOMIA DEL RICICLO DEI RIFIUTI

 di Michele Boato 

 

 Dopo il convegno “Riciclo dei rifiuti speciali–buone pratiche ed esperienze venete”,  organizzato da Rete Ambiente Veneto-Comitati Rifiuti Zero con la Provincia di Venezia, in aprile 2010, il 26 novembre 2010 abbiamo partecipato alla seconda tappa di una svolta culturale, economica ed ecologica, per passare dalla logica di smaltimento (discarica/incenerimento) a quella di prevenzione, riduzione e riciclo totale dei Rifiuti, non solo Urbani, ma anche Speciali.

 Si tratta del Convegno “Verso il Piano Regionale dei Rifiuti Speciali” che Rete Ambiente Veneto – Comitati Rifiuti Zero ha organizzato con Regione Veneto e le Province di Treviso e Venezia venerdì 26 novembre 2010 nella sede di S.Artemio a Treviso.    Ecco la relazione introduttiva che ho svolto a nome dei Comitati Rifiuti Zero di Tv e Ve.

 

Contrariamente allo stereotipo che dipinge tutti i Comitati ambientalisti come un miope “fronte del no”, i Comitati riuniti Rifiuti Zero di Tv e Ve vogliono contribuire alla formulazione di Idee guida per un Piano dei Rifiuti Speciali, che non si limiti a fotografare la situazione esistente e fare una lista degli impianti di smaltimento, ma punti a regolare e indirizzare il mercato, incidendo sui sistemi produttivi e distributivi, per ridurre quantità e pericolosità dei Rifiuti Speciali e aumentare riuso e riciclo dei rifiuti  sia nelle  fasi produttive che di “consumo”.

 

Sfida 3 R - Riduzione, Riuso e Riciclo - anche per i Rifiuti Speciali

Il Veneto è all'avanguardia  in Italia e in Europa per raccolta differenziata e riciclo dei Rifiuti Urbani (56,3% nel 2009, con il 71% in provincia di Treviso, e oltre 80% in decine di comuni).

Ora la sfida dei Rifiuti zero-Riciclo totale si deve portare anche nel settore, molto più vasto e complicato, dei Rifiuti speciali: gli urbani nel Veneto sono circa 2,3 milioni di tonnellate/anno, gli speciali, sommano a circa 17 milioni di tonn. (8,2 milioni di R.S. non Pericolosi, un milione di R.S. Pericolosi e 8 di inerti da Costruzioni e Demolizioni).

 

I dati dell'Osservatorio Regionale Rifiuti ci dicono che, a fronte di una produzione di 8,2 milioni di tonn./a di RS non Pericolosi, in Veneto, nel 2008, se ne sono gestiti addirittura 9 milioni (cioè non c'è carenza di impianti);

di questi ben il 62% come recupero di materia, ovvero riciclo, e solo 0,3% con incenerimento.

E' già una buona base di partenza, a cui si aggiunge il 90% di riciclo dei 7 milioni di tonn. inerti e il 17% delle 800mila tonn. di Pericolosi, che sono la tipologia su cui concentrarsi, soprattutto per prevenirli e ridurli con le BAT, le migliori tecnologie disponibili., come ci spiega Marco Caldiroli di Medicina Democratica.

In totale in Veneto ci sono oltre 1200 impianti di riciclo, per 12 milioni di tonnellate di rifiuti speciali.

 Anche il trend di gestione, dal 2004 al 2008, è positivo: 37% di aumento del riciclo, 25% di riduzione di discarica e diminuzione del 49% dell’incenerimento.

 

Con il riciclo si riducono nettamente i danni ambientali e sanitari

 Puntare su prevenzione, riduzione, riuso e riciclo dei rifiuti, è una scelta rispettosa delle priorità dettate dalle direttive europee, per ridurre:

-  l'occupazione di suolo,

-  l'estrazione e l'utilizzo di risorse non rinnovabili,

 - le emissioni di gas serra 

-  i consumi idrici.

 Inoltre il riciclo dei materiali, con la loro trasformazione in “materie seconde”, elimina quasi totalmente i danni provocati ad ambiente e salute dallo smaltimento rifiuti. Danni che, in un recente studio, l'Unione Europea si è spinta a quantificare economicamente: i danni eco-sanitari da discarica possono variare (secondo i tipi di impianti e di materiali) da 10 a 13 euro per  tonnellata smaltita; quelli da incenerimento  da 4 a 21 euro per tonnellata bruciata.

 

Riciclo e Green Economy

Il riciclo  ha, inoltre, una grandissima valenza economica, anche per le sue ricadute occupazionali e di risparmio energetico; non a caso è uno dei pilastri della cosiddetta Green Economy.

“Il riciclo dei rifiuti è stato considerato per anni un'attività a basso contenuto di valore aggiunto e di innovazione tecnologica”: così inizia Il riciclo ecoefficiente, volume curato da Duccio Bianchi, che presenta i risultati di uno studio molto approfondito, finanziato da Comieco ed altri consorzi di filiera del riciclo, eseguito dall'Istituto Ambiente Italia e presentato nell'ottobre 2008 al Senato.

 Ecco alcuni dati dello studio: in Italia e in Europa si è verificata una rivoluzione, l'industria del riciclo è diventata un settore fondamentale dell'economia, caratterizzato da una forte innovazione tecnologica, ed è ora una fonte indispensabile di approvvigionamento per una parte significativa del sistema industriale: per la produzione di alluminio, piombo e di carta, ad esempio, oltre il 50% degli input produttivi è costituito da materie seconde.

 Inoltre l'industria del riciclo e delle materie seconde ha grandi margini di ulteriore sviluppo sia nel settore dei rifiuti industriali (pre consumo), che in quelli urbani (post consumo).

 

Industria del riciclo: una crescita impetuosa della produzione

 Il settore del riciclo è cresciuto a ritmi ben superiori a quelli dell'industria nel suo insieme:

in Italia  tra il 2000 e il 2007 la produzione industriale si è contratta del 4%, mentre l'attività di riciclo è cresciuta del 17,2%. 

In Europa  la produzione industriale è cresciuta del 13%, il riciclo del   50%.

 Tra il 2000 e il 2005 le imprese di riciclo sono aumentate del 13% e gli addetti del 47%.

 Quanto al valore della produzione del settore riciclo, esso è raddoppiato dal 2000 al 2005 e triplicato in 10 anni: nel 2005 era di 4,2 miliardi di euro, 2 dei quali derivante dal riciclo di metalli, settore in cui opera il 55% delle imprese, col 39% di occupati.

 Nei 10 anni che vanno dal 1997 al 2006 il settore cartario è passato da 4,3 milioni di tonnellate di riciclo (con quasi un milione di tonn. di importazione di carta da macero) a 5,6 milioni di tonn. riciclate (con addirittura un'esportazione di quasi mezzo milione di tonn.).

 Nello stesso periodo, il settore delle materie plastiche è passato da 840.000 a 1,3 milioni di tonn. di riciclo.

 

Una grande fonte di nuova occupazione: il riciclo

 Secondo il Rapporto naz. sull'Altra Economia, presentato dalla Regione Lazio nell'ottobre scorso:

- le imprese  che operano in Italia nel Riuso e Riciclo sono circa 65.000,

 - con un valore aggiunto (differenza tra il valore dei fattori di produzione e quello finale del prodotto) di 23 miliardi di euro annui (1,4% del prodotto interno lordo)

 - e con 546.000 occupati. 

 Nel luglio del 2009 il Consorzio nazionale recupero imballaggi, Conai, al Convegno “Il sistema dei rifiuti in Italia” ha reso pubblici i seguenti dati:

-  in 10 anni il settore del riciclo ha riciclato 38,8 milioni di tonnellate di materiale (carta, alluminio, plastiche, vetro, legno, ferrosi, ecc.);

-  ha così evitato l'apertura di 325 nuove discariche,

 - e creato 76.000 nuovi posti di lavoro,

 E' ovvio che puntare invece sullo smaltimento in discarica o in forni ad alta tecnologia comporta una bassissima ricaduta occupazionale, con investimenti concentrati essenzialmente in tecnologia e  non nel fattore lavoro. Perciò non sorprende che il rapporto tra posti di lavoro creati dal riciclo e quelli relativi a discarica o incenerimento sia normalmente valutato nell'ordine di 15 a 1: in altre parole, a parità di rifiuti trattati, ad ogni posto di lavoro creato con discariche o inceneritori ne corrispondono, in media, 15 nel settore del riciclo.

Ma da uno studio che ho personalmente curato, in collaborazione con Roberto Cavallo di Erica Cooperativa di Alba, per stendere l'appello “ Cambiamo aria per non incenerire il futuro”, risultano dati ancora più significativi:

 - per servire con la raccolta “porta a porta” i 45 milioni di italiani che ancora ne sono esclusi, servirebbe un investimento di circa un miliardo di euro, che creerebbe circa 200.000 posti di lavoro(nella raccolta e nel riciclo);

 - gestire lo stesso numero di utenti, e la stessa quantità di rifiuti con inceneritori (e loro discariche di servizio) costerebbe circa 15 miliardi di euro, che creerebbero circa 3.000 occupati.

La ricaduta occupazionale del riciclo, rispetto all'incenerimento sarebbe di 200.000 occupati contro 200  ogni miliardo di investimento, un rapporto di mille a uno. In tempi di disoccupazione non sono cifre da sottovalutare

 

Riciclo e risparmio energetico

Da non sottovalutare anche il risparmio energetico derivante dal riciclo dei materiali.

Il prof. Paul Connet, nella sua ultima tournet di conferenze in Italia, illustrava questi dati:

riciclare una tonnellata di plastica di tipo PET (invece che ripartire dal granulo vergine) fa recuperare una quantità di energia pari a 85,16 Giga Joule; la stessa tonnellata bruciata per fare energia elettrica in un inceneritore (o come CDR in una centrale) produce 3,22 GJ.

Il rapporto tra energia recuperata col riciclo e quella prodotta bruciando il PET è 26 a 1.

 Se facciamo lo stesso confronto col Polietilene ad alta densità (HDPE) troviamo un rapporto 10,2 a 1 tra riciclarlo e bruciarlo, e 10,9 a 1 è l'equivalente rapporto per altre plastiche.

Per la carta, il rapporto è 4,2 a 1 : se si ricicla una tonnellata, il recupero è di 9,49 GJ, se si brucia si producono 2,25 GJ di energia elettrica.

Ecco perchè l'UE ci sanziona se usiamo il termine “termo-valorizzatori”: bruciando non si valorizza energeticamente il PET ma, al contrario, si sprecano circa 82 GJ a tonn. rispetto al suo riciclo.

La parola “valorizzazione” vale solo nel confronto con la preistorica discarica.