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No TAV - il presidio nei cuori non si sgombera



Vedo dalle foto che impazzano su internet che il primo arrestato (ore 7.20) nella di "battaglia" Chiomonte di è il nostro Turi Vaccaro, che si è sdraiato davanti ad una ruspa.
Nella sua spontaneità ed immediatezza mi pare che Turi abbia capito il cuore della "resistenza" nonviolenta: non si tratta di vincere una prova di forza fisica ma di mandare il messaggio che nessuna collaborazione, a livello di massa, verrà data alla Grande Opera distruttiva che si contesta.
Essa  Grande Opera - in questo caso la TAV - non potrà mai veramente funzionare perchè per essere in grado di andare avanti come linea ferroviaria in esercizio avrà sicuramente bisogno dell'opera della gente del posto.
Anche solo se si nega la mautenzione ordinaria qualsiasi struttura finisce in pezzi.
I manifestanti della Val di Susa, se avessero meglio riflettuto sulla lezione gandhiana, si sarebbero posti nell'ottica non di difendere un presidio come luogo fisico ma di farsi "arrestare in massa" per sancire la loro volontà di essere pronti a pagare ogni prezzo per una disobbedienza sociale che non avrà fine e che è l'aspetto determinante del problema, la forza più potente in campo nel conflitto.
(Citazione: quando il 5% di una popolazione è disposta a farsi arrestare per una causa, quella causa è vinta).
(Ma - come spiegherò più avanti - la "critica" andrebbe rivolta più ai cosiddetti "torinesi" esterni che non alla "eroica" comunità locale).
Da questo punto di vista frasi come quelle dell'amico che sotto riporto sono del tutto "diseducative" e - a me sembra - completamente fuori luogo:
"Bene comune” è il territorio, è il territorio della Val di Susa minacciata dal TAV, è qui la resistenza di riferimento a tutte le resistenze italiane. Se perdiamo questo “bene comune” sulla trincea più forte, saremo perdenti ovunque"...
Da cui il nostro ricava, erroneamente: "Il presidio No Tav della Maddalena rischia di essere spazzato via da una nuova prova di forza tipo Venaus. Se perdiamo qui, sarebbe veramente il fallimento definitivo del “Patto di mutuo soccorso”, se perdiamo qui, diamo un segnale di frammentazione nazionale dei movimenti"...
La strategia "intelligente". a mio parere, ha come suo "teritorio"  non le barricate di Chiomonte ma l'unità popolare per la giustizia.
La nostra "trincea" non è un presidio fisico, ma nel cuore della gente, nella volontà di lottare, ovunque e comunque, per il "potere di tutti".
La mancanza di chiarezza su questo punto, oltretutto, "disarma" la lotta, tarpa la fantasia operativa ed obnubila l'infinita possibilità di intervento della resistenza popolare.
Vogliamo, che so, per protesta, disorganizzare e bloccare per un mese l'intero traffico ferroviario italiano?
Basta che sulle linee principali saliamo sui treni e - ad un certo punto - tiriamo i freni di emergenza.
In modo programmato, organizzato e a turno.
Occorre 1/10 degli attivisti che stanno prendendo le botte a Chiomonte per realizzare efficacemente questo piano.
Minimo sforzo, massimo, per così dire, danno (senza mettere a rischio la vita di nessuno).
Un danno che ha una giustificazione: vogliamo impedire che siano sperperati 20 miliardi di euro al solo scopo di arricchire i soliti noti devastando una nostra Valle.
Se poi siamo gandhiani i protagonisti fisici dell'azione andrebbero ad autenunciarsi e a richiedere di essere processati...
Il presupposto è: abbiamo agito in stato di necessità, per legittima difesa contro una grande violenza ed illegalità che si stava perpetrando.
Popolo italiano, ci comprendi, noi disobbedienti? Comunque sia, noi siamo ben lieti di pagare penalmente per la violazione formale che abbiamo commesso pur di affermare il diritto sostanziale.
Riassumendo:
1- i presidi si fanno per essere "arrestati" (agendo con modalità pacifiche, come messaggio simbolico) non per impedire fisicamente che i militari "espugnino" presunte fortezze;
2- quello che va capito (e lo deve capire anche il potere) è che nessuna struttura può funzionare in presenza di una disobbedienza organizzata di massa, multipla e permanente. Se c'è questa disobbedienza permanente - ed è chiaro che c'è - è solo questione di tempo e la "Grande Opera" magari parte, ma sicuramente si ferma, non procede.
Le "ultime spiagge" non devono quindi fare parte del nostro modo di pensare...
E a sentire per radio le interviste dei valligiani mi pare che questa volontà di non mollare sia ben chiara e salda.
Bravi ragazzi, so che, anche dopo lo sgombero, continuerete una lotta che state portando avanti da 20 anni, per voi, ma anche per tutti noi...

Alfonso Navarra - obiettore alle spese militari e nucleari