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Cozze alla diossina: le analisi confermano lo sforamento. La Procura di Taranto apre un fascicolo



Oggi 26 agosto 2011 sul quotidiano La Stampa a pagina 27 c'è un'intera
pagina su Taranto dal titolo: "L'estate avvelenata della cozze alla
diossina".

Per saperne di più rinviamo a questo articolo (molto aggiornato sulla
questione) di Redattore Sociale (www.redattoresociale.it). Altre
informazioni "di archivio" le trovate su queste pagine web:

Conferenza stampa del Fondo Antidiossina Taranto e di PeaceLink del 14
gennaio 2011 in cui furono presentati i dati delle analisi
http://www.scribd.com/doc/46968598/Diossina-Nei-Frutti-Di-Mare

Cozze, analisi choc, cresce la diossina bloccata vendita, divieti per Mar
Piccolo
http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/34526.html


--- Taranto, cozze alla diossina: la Procura apre un fascicolo ---


Le autorità sanitarie confermano la gravità dei dati diffusi dal Fondo
antidiossina Taranto onlus. Le cozze contaminate verranno distrutte a
breve. Per aiutare gli operatori ittici il comune stanzierà 200 mila euro
alle famiglie danneggiate


Fonte: Agenzia stampa Redattore Sociale - 24 agosto 2011

TARANTO - La vicenda delle cozze tarantine contaminate dalla diossina
continua a preoccupare mitilicoltori e Comune. La Procura della Repubblica
ha aperto un fascicolo sulla questione delle cozze contaminate che
verranno distrutte a breve. Proprio ieri la Regione Puglia ha inviato
l'elenco dei siti della provincia di Taranto nei quali distruggere le
cozze contaminate e classificate come rifiuti speciali non pericolosi,
precisamente le discariche “Vergine”, “Ecolevante” e “Italcave”, mentre
una parte verrà bruciata nell'inceneritore comunale. Benché i costi
dell'operazione debbano essere “sopportati” dai mitilicoltori, questo
sembra che non avverrà. Il Comune, attraverso l'assessore alla Sanità
Sebastiano Romeo, ha infatti lanciato un appello a Regione e Provincia:
“Speriamo ci vengano incontro dal punto di vista economico”, ha
dichiarato. E ha spiegato: “L'impatto del danno che questo caso ha
generato non riguarda solo il tessuto produttivo della città, ma
dell'intera regione”. Per aiutare gli operatori ittici il Comune di
Taranto ha approvato negli scorsi giorni una delibera per lo stanziamento
di 200 mila euro che dovrebbero essere destinati alle famiglie
danneggiate.

L'accertamento delle responsabilità mette alla prova, oltre che la
Procura, anche il Consiglio Comunale che inizia a formulare delle ipotesi
di responsabilità. Secondo Mario Laruccia, consigliere dei “Riformisti”,
“deve essere il Comune a presentare una denuncia contro ignoti per
accertare le responsabilità di chi ha avvelenato il Mar Piccolo, anche se
tra questi può risultare lo Stato”. Laruccia ha precisato i suoi
riferimenti: “Mi riferisco all'attività della Marina Militare e a quella
dell'Italsider, che negli anni passati sono stati i maggiori detentori di
trasformatori al Pcb nel territorio jonico”. Intanto gli avvocati
dell'Amministrazione comunale presenteranno alla Procura un esposto
affinché la magistratura accerti quali soggetti abbiano inquinato e di
quale entità siano gli agenti inquinanti presenti.

Il caso delle cozze contaminate era diventato noto a gennaio dopo che la
onlus “Fondo Antidiossina Taranto” aveva fatto analizzare un campione di
cozze di fondale riscontrando notevoli concentrazioni di diossina e pcb.
Il Fondo Antidiossina si era rivolto al laboratorio INCA (Consorzio
Interuniversitario Nazionale di Chimica per l'Ambiente) di Venezia, uno
dei pochi in Italia in grado di compiere analisi così sofisticate. Un mese
prima, a dicembre, le autorità sanitarie avevano fatto analizzare delle
cozze prelevate dai pali riscontrando valori che sfioravano il limite
massimo fissato dalla legge. Era stato infatti trovato un campione di
cozze con 7,9 nanogrammi/grammo di diossina e pcb quando la legge fissa un
limite di 8. Nei mesi successivi i mitili del primo seno del Mar Piccolo
di Taranto sono arrivati a maturazione e, filtrando più acqua, si sono
ulteriormente riempiti di sostanze inquinanti giungendo ad un superamento
del limite di legge. Le analisi rese note a luglio hanno dato valori medi
di 10,5 picogrammi/grammo e successivamente, ad agosto, sono state
divulgate nuove analisi che davano picchi di 19 picogrammi/grammo,
superiori più del doppio del limite di 8 picogrammi/grammi. Tali valori
sono stati riscontrati, specifica la Asl, su mitili di allevamento (sia su
cozze di profondità sia su cozze di superficie) ossia dai pali.

I mitilicoltori avevano criticato le analisi commissionate dal Fondo
Antidiossina (13,5 picogrammi/grammo) perché erano state effettuate su
cozze di fondale e non su quelle di palo. I nuovi dati della Asl
evidenziano una criticità quindi relativa non solo ai fondali inquinati ma
anche all'intero ambiente marino in cui le cozze sono allevate. Ovvero il
primo seno del Mar Piccolo che è il più vicino agli insediamenti
industriali e inquinanti.


Note:
Per gentile concessione dell'agenzia stampa Redattore Sociale

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