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Wwf su Ilva Taranto



COMUNICATO STAMPA WWF PUGLIA 
 
ILVA
WWF: DOPO 20 ANNI DI INERZIA ATTO DOVUTO DELLA MAGISTRATURA

Occupazione si, ma ora patto di ferro contro inquinamento e per la riconversione

Nella  vicenda dell’ILVA di Taranto, sequestrata dalla Magistratura, non si ricada 
nell’errore di separare la questione ambientale dalla questione occupazionale, pensando 
che le soluzioni possano essere disgiunte, ricorda il WWF Italia e si stringa un patto di 
ferro che da una parte diminuisca l’inquinamento e  parallelamente porti avanti la 
riconversione industriale.

La “condanna” dell’ILVA si chiama morte perché a questo sono destinati quelli che sono 
continuamente esposti a carichi inquinanti verso i quali ci sono stati interventi tardivi 
e non ancora sufficientemente efficaci. La magistratura, venti anni dopo l’inizio del 
caso,  ha attuato un atto dovuto  dopo lunghissime indagini e perizie. Certamente tutto 
ciò doveva arrivare ben prima, visto che l’area industriale dell’ILVA è stata dichiarata 
prima sito a alto rischio ambientale e poi sito di bonifica di interesse nazionale senza 
che, prima di tutto la proprietà, avviasse un processo di risanamento e riconversione 
industriale.

Il ricatto occupazionale per troppi anni ha avuto la meglio sull’impatto ambientale che è 
ricaduto sulla città. Come richiesto dal WWF in precedenza, meglio sarebbe stato se 
l’autorizzazione unica ambientale rilasciata congiuntamente da molti enti, tra cui il 
Ministero dell’Ambiente e la Regione Puglia, fosse stata data chiedendo in via preventiva 
interventi di riduzione degli impatti.

Oggi la strada si fa più difficile e inevitabilmente occorre oggi garantire l’aspetto 
sociale e quindi l’occupazione purchè si abbia l’assoluta certezza che sin da subito si 
pongano in essere procedure e misure per diminuire emissioni e carichi inquinanti, purchè 
si riprenda con forza il tema della riconversione dello stabilimento che in assenza di 
alternative ha purtroppo il destino segnato nell’ambito di un mercato globale.

Su queste vicende sempre alta è stata l’attenzione del WWF, che aveva depositato un 
ricorso avverso l’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dal Ministero 
dell’Ambiente a favore dello stabilimento tarantino, ritenendolo carente degli strumenti 
burocratici, tecnici e tecnologici idonei a garantire l’ambiente e quindi la salute dei 
cittadini. Nel pieno rispetto dei principi di precauzione, integrazione ambientale e 
dell’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, il WWF ha sempre richiesto un 
concreto abbattimento delle emissioni prodotte dalle cokerie tarantine, un campionamento 
continuo e “a monte” della produzione di diossina, nonché ulteriori, più incisive, 
prescrizioni a tutela della salubrità ambientale della città di Taranto e della regione 
tutta. Recentemente il WWF si è costituito parte offesa al processo per all'inquinamento 
generato dagli impianti ILVA, incaricando l'avvocato Francesco Di Lauro per la difesa 
legale.
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Sara Bragonzi

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