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Mario Buffa sulla legge "salva Ilva"



Per Mario Buffa, presidente della Corte di Appello di Lecce Mario Buffa, la legge “salva 
Ilva" è niente più che “una legge ad aziendam, che si colloca nella scia delle leggi ad 
personam inaugurata negli ultimi venti anni in Italia; una legge che riconsegna lo 
stabilimento a coloro che fingevano di rispettare le regole di giorno e continuavano ad 
inquinare di notte; a coloro che ogni giorno alzano il livello dello scontro, assumendo, 
come dice Saltalamacchia, un vero e proprio atteggiamento di sfida, e nonostante tutto, 
pur dicendosi garanti del loro posto di lavoro, continuano in realtà a tenere inattivi i 
lavoratori dello stabilimento e a  minacciare cassa integrazione e licenziamenti”.

Secondo Buffa siamo in presenza di una legge che “permette esattamente ciò che il 
sequestro voleva impedire, neutralizzando tra l’altro l’intervento del magistrato perfino 
nel caso in cui l’azienda non dovesse uniformarsi alle prescrizioni dell’autorizzazione 
di impatto ambientale poiché in tal caso è prevista solo una sanzione amministrativa che 
spetta al prefetto irrogare”.

«Ai cittadini di Taranto che hanno iniziato questo nuovo anno in una situazione di 
oggettiva difficoltà, l’augurio che le istituzioni dello Stato sappiano essere al loro 
fianco per garantirgli un futuro di serenità – ha proseguito Buffa – sappiano che la 
magistratura sarà al loro fianco e farà fino in fondo il suo dovere di presidio della 
legalità, che non si arresterà di fronte ad un decreto che sembra privilegiare solo le 
ragioni dell’impresa, autorizzata a continuare a produrre, senza una immediata rimozione 
delle fonti di inquinamento,  in una situazione di attuale e concreto pericolo, che non 
può essere eliminata per decreto».

Nella relazione di Buffa viene riportato quanto detto dal perito Annibale Biggeri, 
un’autorità nel campo dell’oncologia: “Abbiamo notato che il picco di ricoveri e 
l’eccesso di mortalità per patologie riconducibili alle emissioni di polveri industriali 
si acuisce nel rione Tamburi e nel Borgo ovviamente i più vicini agli impianti con  un 
caso di tumore ogni tre mesi. Stesso discorso per il quartiere Paolo VI dove risiedono 
molti operai dello stabilimento siderurgico”. Per Buffa, “l’idea che qualcuno possa avere 
affermato, come sembrerebbe, che queste morti non contano nulla di fronte alle esigenze 
della produzione, è un’idea che atterrisce”.

Alessandra Congedo per InchiostroVerde

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