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Il nucleare come Grande Opera



Il nucleare come Grande Opera

 

di Alfonso Navarra - Comitato per attuare la volontà del referendum antinucleare

Vicepresidente dell'Associazione Energia Felice

Fermiamo chi scherza col fuoco atomico c/o Campagna OSM-DPN (www.osmdpn.it)

 

(Quanto segue per spiegare come mai, in partenza per Tunisi, dove si svolgerà il Forum Sociale Mondiale, essendo - credo - il solo attivista antinucleare italiano presente, o almeno, il solo presente convinto della attualità prioritaria di questa "battaglia", ho deciso di seguire in quella manifestazione, tra tutti i seminari e le varie iniziative, proprio il Forum sulle Grandi Opere).

 

 

Le caratteristiche che inseriscono il nucleare, anche quello civile, tra le Grandi Opere sono le seguenti:

 

- è catapultato dall’alto, in spregio ad ogni istanza democratica: anzi, centrali e strutture nucleari sono opere classificate come “strategiche”, con implicazioni dirette per la sicurezza militare

 

- dipende in tutto dal finanziamento dello Stato che fa da committente essenziale (non vi è una autentica procedura da “libero” mercato);

 

-  i costi di costruzione sono statosferici: gli EPR oggi toccano gli 8 miliardi di euro (all’Italia volevano sbolognarli a 4 miliardi cadauno per uno stock di 10 centrali, secondo le irrealistiche stime che venivano propinate al pubblico);

 

- i costi di smantellamento sono almeno 3 volte tanto: Tremonti a suo tempo, nel forum di Cernobbio, parlò di "debito atomico" nascosto a carico dei Paesi come la Francia;

 

- a livello locale, ovviamente, una centrale nucleare stravolge un territorio, lo devasta, lo militarizza, abbatte la qualità della vita delle popolazioni circostanti;

 

- oggi non c'è molto costruito, il business, almeno in Europa, sta nelle "bonifiche": "Presa diretta" di Iacona, citando Nucci di Sogin ha parlato di 100 miliardi di euro in Europa nei prossimi anni. Vedi, appunto, la seguente dichiarazione di Nucci: “In Europa ci sono 89 centrali vicine alla fine del loro ciclo di vita, 29 in Gran Bretagna, 27 in Germania e 12 in Francia. Si tratta di un mercato da 100 miliardi di euro nei prossimi venti anni e 40mila posti di lavoro nei prossimi dieci. Per l’Italia, che ha competenze forti proprio in casa sua, è un’opportunità da cogliere”;

 

- ma per lo più anche qui si tratta di "spreco totale", in quanto le bonifiche sono tali solo per modo di dire, come denunciano da Saluggia per le spese SOGIN: e siamo pienamente in linea con  la logica delle Grandi Opere che sappiamo inutili rispetto agli scopi conclamati;

 

- il nucleare, più di qualsiasi altra cosa, interpreta il fascino della potenza legata ai miti della modernità e del progresso;

 

- dove siamo ben oltre, rispetto all’inceneritore, alla TAV, alla diga, è nell'impatto distruttivo moltiplicato e nel pericolo incomparabilmente più grave rappresentato, un pericolo durevole nel tempo, addirittura per ere geologiche.

Abbiamo di fronte, in ultima analisi, con la centrale nucleare, la Grande Opera più grossa e più impattante, devastante per l’ambiente.

La distanza conta, ma di fronte all'incidente "maggiore", quello di livello 7 nella scala INES, si possono subire consistenti effetti anche dall'altra parte del mondo.

Qui la vicenda simbolo è quella dei “liquidatori” di Chernobyl, nel cui nome si manifesta ogni settimana a Ginevra e si rivendica l’abolizione del trattato che, nel 1957, ha sottoposto l’OMS al controllo dell’IAEA.

Stiamo parlando di centinaia di migliaia di morti non solo a livello locale, ma in giro per il mondo, scusate se è poco!

E scusate se non siamo in grado di quantificare con precisione, anche per responsabilità della manipolazione degli studi epidemiologici che stiamo denunciando…

 

Ecco, forse con il nucleare ci siamo già suicidati come umanità e ancora non lo sappiamo: pare che abbiamo solo 300 anni di tempo, o giù di lì (è il massimo di cui possiamo fidarci per un deposito geologico profondo), per risolvere l’attualmente ingestibile problema della sistemazione e neutralizzazione delle scorie radioattive, in particolare quelle ad altissima intensità e lunghissima durata. Un problema che esula dal know how disponibile nell’attuale stadio della nostra civilizzazione tecnologica, checché ne dicano i rassicuranti proclami dei lobbysti atomici e dei loro soci del complesso militare industriale energetico.

Questi apprendisti stregoni a volte lo confessano apertamente: intanto prendiamoci il nostro piacere (il gusto del comandare che è meglio di fare l’amore), tanto i posteri non sono affatto un problema.

Cosa, dopotutto, hanno fatto per noi i posteri?