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[Ecologia] "PERICOLO IMMEDIATO PER LA SALUTE UMANA". Messa in mora dell'Italia sul caso Ilva



Comunicato di PeaceLink

 
PeaceLink accoglie con soddisfazione la nuova lettera di messa in mora che la Commissione 
Europea ha notificato oggi all'Italia sulla vicenda Ilva/Taranto.

La nuova messa in mora costituisce un appliamento molto importante della procedura di 
infrazione lanciata dalla Commissione Europea il 26 settembre 2013, in quanto ne rafforza 
il quadro legale aggiungendo importanti richiami a nuove violazioni.
 
Secondo la Commissione Europea, l'ILVA non sta tuttora rispettando le condizioni previste 
dalla direttiva IPPC ("Industrial Pollution Prevention and Control"). L'Esecutivo 
comunitario contesta all'Italia che l'Ilva stia violando anche la Direttiva Seveso sulla 
prevenzione dei rischi di incidenti industriali rilevanti, e, ancor di più, anche la 
Direttiva sulle emissioni industriali (2010/75/EU). La nuova lettera di messa in mora 
riguarda punti fondamentali della questione Ilva quale i rifiuti, il loro stoccaggio, gli 
scarichi delle acque utilizzate negli impianti, l'inquinamento dei suoli e delle aree 
vicine allo stabilimento. 
 
Ecco i punti rilevanti contenuti nella lettera di messa in mora e che PeaceLink e' in 
grado di diffondere:
 
- Considerata l'evidenza del fatto che l'ILVA stia ancora causando un importante 
inquinamento, la Commissione ha reputato che l'Italia violi gli articoli 11 e 12 della 
Direttiva sulle Emissioni Industriali. Questa decisione mantiene e riconferma la messa in 
mora di settembre relativamente alla direttiva Ippc, ampliandola con nuovi rilievi 
riguardanti le condizioni previste dall'autorizzazione a produrre dell'ILVA, la cui 
produzione sarebbe dovuta essere regolata dall'AIA ma che non è stata attuata e quindi ha 
causato un "inquinamento significativo" dell'area circostante. Criticità citate dalla 
Commissione riguardano: il suolo, i rifiuti, il loro utilizzo, le acque di scarico e di 
raccolta, la protezione del suolo e della falda acquifera, la cessazione di attività.

- La Commissione nota che nell'autorizzazione AIA non vi sono tutti i necessari requisiti 
né per quanto concerne le discariche interne allo stabilimento, né per la gestione dei 
rifiuti, dei prodotti di scarto della lavorazione e le acque reflue.

- La Commissione parla di evidenza del fatto che "le condizioni attestate 
nell'autorizzazione ILVA (AIA) costituiscono un PERICOLO IMMEDIATO PER LA SALUTE UMANA. 
Le condizioni di produzione dell'ILVA rappresentano una minaccia di immediati effetti 
avversi anche sull'ambiente ed impongono all'Italia l'obbligo di sospendere le operazioni 
delle parti rilevanti dello stabilimento" (Direttiva Emissioni industriali, art. 8.2, 
secondo paragrafo).
 
La Commissione Europea reputa che, in base all'articolo 8.2 della direttiva, l'Italia era 
obbligata, a "sospendere l'attività dell'impianto o delle sue parti pertinenti". A 
Bruxelles non risulta che l'Italia abbia sospeso le attività dell'Ilva.
Un ulteriore punto di decisione, infine, riguarda la Direttiva Seveso (96/82/CE) sulla 
prevenzione dei grandi incidenti industriali che comportano rilascio di sostanze 
pericolose.
Gli Stati membri hanno l'obbligo di pubblicare e aggiornare ogni cinque anni dei 
"rapporti di sicurezza", ma per l'Ilva l'ultimo rapporto è stato pubblicato nel 2008.  

Il ruolo di PeaceLink nella procedura di infrazione è stato riconosciuto dal portavoce 
della Commissione, che ha citato l'associazione per il lavoro svolto con la Commissione.  

Per PeaceLink

Antonia Battaglia
Luciano Manna
Alessandro Marescotti
www.peacelink.it