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emergenze ed sms



da carta.org
14 gennaio 2004


Emergenze e Sms
Sbilanciamoci

Pubblichiamo la denuncia della campagna Sbilanciamoci resa pubblica lunedì
10 gennaio in occasione dell'incontro con il ministero degli Affari esteri

La Campagna Sbilanciamoci (composta da 34 organizzazioni, molte delle quali
impegnate in raccolte di aiuti per l'emergenza e alcune di queste Terre des
Hommes, Wwf, Mani Tese, Medici senza frontiere, Emergency impegnate sul
campo) di fronte alla tragedia del maremoto che ha colpito le popolazioni
del sud est asiatico e all,azione delle istituzioni pubbliche italiane
denuncia:
A) i ritardi e le lentezze politiche e operative dell'azione del governo
italiano che in queste prime due settimane sono che hanno riguardato le
modalità di intervento sul campo, le decisioni i materia di allocazione
delle risorse, la determinazione di una cabina di regia "pur registrando il
positivo avvio di un tavolo di coordinamento - per la gestione di tutti gli
interventi. Non sono state delineate strategie e piani operativi organici
per paese e per tipologia di interventi che facciano capire all'opinione
pubblica cosa stiano facendo e in quale direzione si stiano muovendo le
istituzioni italiane. Non ci sono stati soldi a sufficienza da spendere
nelle prime due settimane di interventi;
B) le divisioni e le competizioni tra le amministrazioni pubbliche nella
gestione dell'intervento e che hanno visto contrapposte la Protezione Civile
al ministero degli Affari esteri e che ancora oggi non sono del tutto
chiarite e risolte e che hanno inficiato e l'efficacia dell'azione italiana
sul campo. Queste divisioni possono produrre evidenti sovrapposizioni e
duplicazioni di interventi come nel caso dell,installazione di ospedali da
campo (della Protezione Civile e della Croce Rossa), dell'invio degli aiuti
e delle missioni di valutazione;
C) l'esiguità delle risorse messe a disposizione ed effettivamente
spendibili dal governo italiano. Dopo un iniziale annuncio della settimana
scorsa di un impegno italiano di 70 milioni di euro costituito in gran parte
di fondi virtuali (quali quelli della cosiddetta "riconversione del debito"
costituito dai "crediti di aiuto" concessi in questi anni ai paesi
dell'area), si profila l'emanazione di un decreto per una somma analoga che
però per almeno il 50 per cento sarà costituito da fondi della cooperazione.
Questi fondi saranno così tolti ad interventi in altre aree comunque
bisognose e ciò si tradurrà in un'ulteriore riduzione della dotazione della
cooperazione per il 2005;
D) la mancata risposta agli appelli delle agenzie dell'Onu che "grazie
ancora alla loro prolungata presenza e operatività in quei paesi dovrebbero
essere sostenute nell'efficacia della loro azione - hanno in questi giorni
(da ultimo nell,incontro dei donatori del 6 gennaio a Jakarta) esplicitato
il fabbisogno dei loro interventi sul campo e chiesto ai governi di
contribuire in misura significativa. Questa mancanza è tra l'altro
politicamente grave e contraddittoria per un paese come l'Italia che vuole
candidarsi ^anche attraverso la riforma del Consiglio di Sicurezza - ad
assumere un profilo alto e riconoscibile nelle Nazioni unite. Alla data
attuale non ci risultano essere stati presi impegni in questa direzione;
E) la promozione dell'ennesima colletta popolare a favore del finanziamento
di operazioni pubbliche e istituzionali che già sono e dovrebbero essere
finanziate dalla fiscalità generale e da stanziamenti di bilancio. Sarebbe
meglio ^come succede in molti altri paesi europei - lasciare alle
organizzazioni della società civile l'utilizzo di questo strumento di
raccolta fondi. Riteniamo questa operazione ancora più sbagliata di quella
già sbagliata della missione Arcobaleno (dove la gran parte dei fondi fu
utilizzata da organizzazioni private quali Ong e associazioni) e perciò
riteniamo negativa l'ordinanza del 23 dicembre scorso che concede alla
Protezione Civile la possibilità di utilizzare le donazioni e le erogazioni
liberali nella forma utilizzata quattro giorni dopo con il lancio della
raccolta Sms;
F) il mancato avvio dispositivo dell'art. 20 del Testo unico
sull'immigrazione che dà al governo la possibilità di emanare decreti di
"protezione temporanea" per le persone provenienti da territori colpiti da
calamità naturali e da conflitti. Oggi ci troviamo nella paradossale
situazione che se tra una settimana arrivasse in Italia un profugo di
Sumatra e di Banda Aceh sarebbe prima rinchiuso in un Cpt e poi rimandato al
suo villaggio d,origine;
G) l'assenza di un esplicito provvedimento a favore della cancellazione del
debito per i paesi colpiti dal maremoto. L'annuncio del governo
dell'annullamento della restituzione delle rate dei "crediti di aiuto",
sotto forma di riconversione delle somme in progetti sociali ed ambientali è
solo una parte del problema. Rimane aperta la questione del "debito
commerciale" per il quale la soluzione della moratoria o del congelamento è
assolutamente insufficiente, soprattutto se dovesse avvenire sotto la forma
di capitalizzazione delle rate non pagate. Solo la remissione totale del
debito può considerarsi adeguata alla situazione di emergenza umanitaria che
si è creata in quei paesi. In ogni caso le misure di riduzione o
cancellazione del debito non possono essere conteggiate in modo "creativo"
tra le risorse che l'Italia mette a disposizione per gli interventi diretti,
che sono fatti di risorse e destinazioni reali.
In considerazione di queste valutazioni critiche e delle impellenti
necessità derivante dall'emergenza umanitaria dei paesi del sud est
asiatico, la campagna Sbilanciamoci formula al governo italiano queste
richieste:
1) Lo stanziamento di 300 milioni di euro da destinare agli interventi delle
amministrazioni pubbliche come quelli avviati dalla Direzione Generale della
Cooperazione allo Sviluppo e dalla Protezione Civile (esclusivamente per
l'emergenza), dagli enti locali e dalle regioni, dalle organizzazioni della
società civile e dalle Ong, dalle organizzazioni locali delle aree colpite,
dalle agenzie delle Nazioni unite. Chiediamo che queste risorse ^che devono
essere ben finalizzate alle diverse fasi: emergenza, ricostruzione,
sviluppo - vengano reperite attraverso l,annullamento di uno dei
provvedimenti della finanziaria 2005 ^come ad esempio gli incentivi
all'acquisto dei decoder o i finanziamenti aggiuntivi per la costruzione dei
cacciabombardieri eurofighter- che possono essere rinviati al 2006 o
cancellati;
2) La destinazione dei fondi raccolti dall'operazione Sms esclusivamente
agli interventi di emergenza e di riabilitazione e ricostruzione, delle
agenzie delle Nazioni unite, delle Ong e delle organizzazioni della società
civile, delle organizzazioni locali e umanitarie presenti in quelle aree.
Ancora oggi non c'è trasparenza: chiediamo sia definito, attraverso
un'ordinanza, un regolamento e delle regole certe; chiediamo siano stabilite
le linee di indirizzo dell'utilizzo dei fondi, le priorità degli interventi
(sanità, bambini, ricostruzione, ecc.), dei progetti e dei soggetti da
coinvolgere, le modalità di erogazione dei fondi; i tempi della
realizzazione degli interventi;
3) La risposta immediata agli appelli delle agenzie delle Nazioni unite,
utilizzando il fondo di 300 milioni prima proposto, con immediati
stanziamenti agli interventi già in opera delle agenzie delle Nazioni Unite,
in particolare quelli del World Food Program, dell,Unicef, della Fao,
dell'Acnus e della altre agenzie;
4) La partecipazione esclusiva dell,Italia allee sedi di coordinamento
dell'Unione europea e delle Nazioni unite, evitando altre sedi di
coordinamento intergovernativo come eventuali e fortunatamente superate
"coalizioni dei volenterosi" prefigurate dall'amministrazione statunitense.
L'aiuto umanitario deve sfuggire ad ogni unilateralismo e
strumentalizzazione politica e trovare la sua sede negli organismi
internazionali e sovranazionali già preposti. Inoltre rifiutiamo ogni logica
di militarizzazione dell'aiuto e ogni subalternità all'eventuale presenza di
Forze Armate locali e/ o di altri paesi (tra cui l'Italia), rivendicando la
piena indipendenza dell'aiuto umanitario;
5) La valorizzazione di tutti i soggetti, che possono contribuire alla
realizzazione degli interventi sul campo, senza discriminazioni e
favoritismi. Riteniamo perciò improprio e indebito che nel comunicato del 1°
gennaio 2005 il ministero degli Esteri abbia voluto sottolineare senza
alcuna necessità e senza alcun riferimento al mandato e alle possibili
operazioni sul campo al "ruolo particolare" della Croce Rossa Italiana che
per il momento non spicca per la sua presenza sul terreno. Anche gli enti
locali e le Regioni, le Ong, le associazioni, le agenzie delle Nazioni
unite, le organizzazioni locali di quei paesi possono avere un "ruolo
particolare" da sottolineare e da evidenziare;
6) L,attuazione dell'articolo 20 del Testo unico sull'Immigrazione (D.lgs
n.286/1998) che prevede ^dietro emanazione di un Decreto del Presidente del
Consiglio- l'adozione di misure di protezione temporanea in caso di calamità
naturali e conflitti; la regolarizzazione (anche attraverso il rilascio del
permesso di protezione umanitaria) dei cittadini stranieri dei paesi
coinvolti dal maremoto presenti in Italia con soggiorno irregolare, in
quanto inespellibili ai sensi dell'articolo 19 del Testo unico
sull'immigrazione; la facilitazione delle procedure per i ricongiungimenti
familiari, da parte dei cittadini stranieri presenti in Italia e con
familiari presenti nei paesi e nelle regioni coinvolte dal disastro
naturale;
7) La cancellazione totale e immediata del debito, sia quello costituito dai
crediti d,aiuto che di quello commerciale, dei paesi colpiti dalla
catastrofe. Oltre ai circa 40 milioni di esposizione pubblica derivante
dall,erogazione dei "crediti di aiuto", vanno anche cancellati i circa 30
milioni di esposizione della Sace verso i paesi dell'area;
8) La previsione di misure di "accompagnamento" degli aiuti in modo da
verificare l'effettivo rispetto dei diritti umani in aree in cui i governi
si sono resi più volte colpevoli della repressione e della violazione dei
diritti delle popolazioni locali, controllando l'uso e la gestione degli
aiuti e valorizzando il ruolo delle competenti agenzie delle Nazioni unite e
delle organizzazioni locali indipendenti come partner attive nella
realizzazione degli interventi;
9) Il rispetto degli impegni internazionali presi dall'Italia in materia di
Aps (Aiuto Pubblico allo Sviluppo) in modo da mettere nelle condizioni
l'Italia per questa e future emergenze di essere in grado con una propria e
certa dotazione di fondi di intervenire tempestivamente e con efficacia ed
impedendo di stornare dai già esigui fondi della cooperazione le risorse per
questa emergenza;
10) La garanzia di tempi certi per l'erogazione dei fondi riprendendo
l'esortazione di Kofi Annan fatta a Jakarta il 6 gennaio scorso a
trasformare le promesse in denaro reale. Ricordiamo infatti che per altre
calamità naturali come il terremoto a Bam in Iran dell'anno scorso e per
l'uragano Mitch, i soldi effettivamente arrivati non hanno superato
complessivamente 1/3 di quelli promessi. Chiediamo perciò una verifica
trasparente e in Parlamento tra 90 giorni sull'effettiva realizzazione delle
promesse annunciate.
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