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genova i grandi armatori internazionali all'assato dei porti



Parla il presidente dei porti europei
Gallanti denuncia:
i grandi armatori
all'assalto di Genova

Genova. «E' lo scontro decisivo
per la conquista del predominio
sui moli italiani e la prova generale
dell'offensiva scatenata dalle multinazionali
del mare, va in scena
proprio nel terminal di Voltri... Genova
rischia di essere sfrattata se
non investe sullo sviluppo e non
impone innovative regole del gioco
». Giuliano Gallanti, leader di Palazzo
San Giorgio per otto anni e
attuale presidente di Espo, l'associazione
delle Autorità Portuali europee,
lancia preoccupati segnali
d'allarme. «Per ridurre ulteriormente
i loro costi, i colossi armatoriali
devono controllare anche le
banchine e la logistica terrestre. E
se un'Authority questi spazi non li
sa offrire orchestrando il gioco e
dettandone le regole, verrà tagliata
fuori perché gli armatori si impadroniranno
comunque del business
».
Gallanti anticipa al Secolo XIX i
risultati di una ricerca condotta
per Espo dall'Institut of transport
and marittime management di Anversa.
«Sono i migliori esperti del
mondo e le loro analisi sulle dinamiche
di mercato si rivelano inquietanti
- dice il leader dei porti
europei - Il terremoto sui moli è
imminente, la battaglia tra terminalisti
puri come Psa e Hutchison
e armatori come Maersk, Msc e
Cosco sarà devastante. I porti rischiano
di essere solo vasi di coccio
se non sapranno giocare la partita
a terra, governando la catena
logistica e offrendo soluzioni di
sviluppo immediate e innovative».
Il leader degli scali europei: «A Voltri prova generale dei grandi armatori
alla conquista del potere»
L'allarme di Gallanti ai porti italiani
«Authority sfrattate dai big del mare»
Genova. «Senza investimenti immediati
e strategie accorte di sviluppo, il porto di
Genova rischia di essere stritolato nello
scontro tra i colossi del mare e i maggiori
gruppi terminalistici. I segnali ci sono tutti,
questa è una competizione che non ammette
passi falsi». Giuliano Gallanti, leader di Palazzo
San Giorgio per otto anni e attuale presidente
di Espo, l'associazione cui fanno
capo tutte le Autorità Portuali europee, lancia
preoccupati segnali d'allarme. «La battaglia
per conquistare il dominio del terminal
di Voltri - dice - non è che un momento
evidente di questo scontro planetario. Grandi
gruppi armatoriali come Maersk e Cosco
contro Psa, il secondo terminalista del mondo
che deve anche fronteggiare il ritorno di
Contship. Se questo è lo scenario di mercato,
la strategia di un porto deve risultare assolutamente
innovativa».
Quale? Gallanti non rilancia solo il ruolo
propulsivo e di regia delle Autorità Portuali,
ma insiste soprattutto sulla necessità di una
svolta progettuale. «I porti, a cominciare da
Genova, devono diventare la piattaforma di
ben più vasti poli logistici, come già accade
a Rotterdam - spiega il leader di Espo - Può
sembrare un paradosso, ma nell'immediato
futuro i nostri terminal si espanderanno più
all'interno del territorio che li circonda che
verso il mare. Naturalmente, è quasi superfluo
rammentarlo, occorre investire molto e
subito in nuove infrastrutture portuali, altrimenti
verrebbe a mancare la prima protagonista
della catena, cioè la nave... Ma la vera
novità, a parità di condizioni per quanto riguarda
investimenti e strutture, è che un sistema
portuale risulterà vincente se saprà
giocare la partita a terra».
Perchè secondo Gallanti il problema di
fondo, in questa stagione contraddittoria
che segnala un porto di Genova inchiodato
dall'immobilismo e frenato nella sua corsa
produttiva, è che i colossi armatoriali, per
ridurre i loro costi, devono necessariamente
controllare anche la logistica terrestre. «Un
segmento vitale per trasferire la merce... Per
le compagnie di navigazione, dunque, disporre
di spazi a terra diventa una necessità
competitiva. E se un'Autorità Portuale questi
spazi non li sa offrire orchestrando il gioco
e dettandone le regole, verrà tagliata fuori
perchè gli armatori se ne impadroniranno
comunque».
Analisi inquietante, quella di Gallanti. Soprattutto
perchè ipotizza un terremoto imminente
sui principali moli italiani. «Non
sono io a dirlo - spiega il presidente dei porti
europei - ma i ricercatori dell'Institute of
Transport and Marittime management di
Anversa, uno dei più autorevoli del mondo,
cui Espo si è rivolta per capire in anticipo
le dinamiche di mercato e la loro influenza
sul business portuale». Che cosa emerge? La
ricerca parte da una constatazione: l'aumento
delle dimensioni delle navi consente una
significativa riduzione dei costi per container.
Il che, insieme all'aumento sostanzioso
dei noli, conferisce ai mega carrier una potenza
finanziaria esplosiva.
«In un'industria marittima dominata dalle
mega navi, le possibilità di ridurre ulteriormente
i costi del trasporto via mare sono
molto ridotte - aggiunge Gallanti - Inevitabile
la pressione per trovare sbocchi alternativi.
Uno su tutti: l'appropriazione estesa di
segmenti della catena logistica. Le multinazionali
del mare cercano di conquistare terminal
dedicati, dove poter svolgere praticamente
in esclusiva le operazioni portuali.
Non a caso stiamo assistendo in Europa, e
il fenomeno è ancora più diffuso in Asia e
in Nord America, ad una massiccia offensiva
sul mercato terminalistico. I protagonisti
sono gli stessi che si stanno fronteggiando
sulle banchine genovesi. Maersk Sealand
atttraverso la consociata APM Terminals,
Eurogate-Contship, Psa, Msc di Aponte, Hapag
Lloyd, CP Ships, NYK».
Come reagiscono i terminalisti puri? «Cercano
a loro volta di espandersi - dice Gallanti
- Indubbiamente la privatizzazione europea
dei porti tende a favorire la posizione di
questi grandi investitori. In occasione della
discussione sulla direttiva dei servizi, all'interno
di Espo qualcuno ha fatto notare come
non esista alcuna reciprocità con realtà quali
Singapore ed Hong Kong: chi mai potrebbe
installarsi in quei porti iper protetti? E non
a caso i due gruppi più forti nel mondo sono
Psa di Singapore e Hutchinson di Hong
Kong. La battaglia su Voltri, del resto, è significativa.
Da un lato mega carrier contro terminalisti
puri e poi all'interno di ogni gruppo
competizione tra diversi soggetti: Contship
contro Psa, Maersk contro Cosco.
Siamo molto preoccupati, perchè i porti rischiano
di essere solo vasi di coccio in questo
scontro tra colossi. I grandi gruppi internazionali
dispongono di ingenti mezzi finanziari,
potere contrattuale ed alleanze
strategiche, tanto da essere arbitri delle fortune
di un porto. E' un problema enorme».
Servirebbero regole chiare che, all'interno
della competizione, garantissero lealtà e correttezza.
Gallanti è d'accordo. «Certo - ammette
il leader di Espo - Ma è anche indispensabile
che a questo punto le nostre Authority
si trasformino da pure e semplici
titolari del demanio in protagoniste che operano
sul mercato. A Rotterdam, Anversa o
Amburgo le Autorità Portuali assumono la
forma giuridica di società commerciali. Insomma,
il successo di un sistema portuale
dipende dalla sua capacità di creare e sfruttare
sinergie con altri soggetti della catena
logistica. E le Autorità Portuali sono il catalizzatore
di questa strategia».
Prospettive a breve scadenza? Gallanti ha
giocato da protagonista sulle banchine della
Lanterna. E cavalca ancora un vecchio sogno.
«La mia è l'idea di una città portuale... I porti,
inutile negarlo, non sono amati dalle comunità.
Dovrebbero essere le Authority a dar
prova di capacità nel tutelare l'ambiente, facendo
contemporaneamente capire quale
valore aggiunto e ricchezza può esprimere
una città portuale. Servizi di alta qualità, assicurazioni,
banche, istituti di ricerca, università...
Sono queste le carte vincenti».
Giorgio Carozzi