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le città immolate



da repubblica.it
MARTEDÌ 15 FEBBRAIO 2005
GLI URBANISTI HANNO PRIVILEGIATO I MEZZI PRIVATI
LE CITTÀ IMMOLATE

autobus Oggi la supremazia del traffico pubblico è necessaria ma chimerica
PIER LUIGI CERVELLATI

Lo smog affascina e intorpidisce. Non conosciamo con esattezza la
composizione chimica della melma che respiriamo al posto dell´aria. Neppure
sappiamo valutare tutti gli effetti sulla salute umana. Sappiamo però da
molti anni che oltre un certo limite non possiamo permetterci di respirarla.
Nel 2008 il limite diventerà ancora più ristretto. Assisteremo allora a
invenzioni ancor più strampalate di quelle escogitate in questi anni.
Stratagemmi inutili e dannosi. Prese in giro clamorose. Dalle targhe pari
nei giorni dispari alle auto scure nei giorni chiari. E viceversa. O come
domenica scorsa a Bologna che fino a metà mattina ero d´obbligo star fermi
(per non morire prima) e nel pomeriggio si poteva andare dove si voleva.
Allo stadio c´era la partita. Se non c´è la partita c´è sempre un altro
motivo per continuare a inquinare.
Sulla simbolicità dell´auto si é esercitata una schiera di poligrafi. Essa é
nello stesso tempo velocità e audacia, ma anche protezione e riparo.
Chiusura di uno spazio intimo e apertura, allargamento e divoramento di
spazi esterni. Nelle principali potenze industriali, l´auto é una
«formidabile concentrazione di capitali e masse operaie». È un´industria
chiave. Assorbe capitali pubblici per ristrutturarsi, per adeguarsi. Ma né i
raggruppamenti, né i licenziamenti (possono) limitare la sovrapproduzione.
Gli stati inventano dei piccoli o grandi incentivi per sferzare il consumo
definito "rottamazione". E le industrie diventano sempre più incalzanti.
Producono modelli sfavillanti. I motori non smettono di aumentare la loro
potenza.
Gli amministratori con il conforto dei tecnici, elaborano strategie tese a
limitare e a incentivare contestualmente la libertà e la "modernità" insita
nell´auto individuale. All´inizio, alle soglie del mito, sacrificarono pezzi
interi di città. Allargarono storiche strade. Per farlo si dovette aumentare
la capacità insediativa delle case che le delimitavano. I risultati furono
presto fallimentari. Si fece allora ricorso a regole coercitive. Divieto di
sosta. Divieto di svolta. Limite di velocità. Niente. Neppure i semafori
sincronizzati riuscirono a impedire congestione, rumore, smog. Si fecero
nuove strade. Tangenziali e assi attrezzati. Strade sopraelevate e/o
interrate. Si esaltò il machismo (insito nel possesso dell´auto) con "assi
di penetrazione". La quantità di interventi, di piani e di regole diventò
così consistente da far ritenere che qualunque possessore di auto fosse in
grado di organizzare il traffico motorizzato. Urbano e extraurbano. Ecco
allora sindaci, al pari di automobilisti e urbanisti, che programmarono e in
alcuni casi realizzarono alcuni parcheggi, interrati o di superficie, per
dare definitiva e "positiva" risposta al grande problema. Ancora risultati
disastrosi. La crisi aumentava giorno dopo giorno. Come la trasformazione
dell´aria in melma.
Alcuni tecnici sostennero (e sostengono ancora) con fermezza la supremazia
del traffico pubblico. Difficile da realizzare, ma indispensabile; se e in
quanto lo spostamento di merci e persone avviene con mezzi motorizzati. Le
statistiche purtroppo dimostrano il crescente abbandono degli utenti di
mezzi di trasporto pubblico. La loro inadeguatezza è cronaca di tutti i
giorni. Pur di sembrare ecologisti non pochi amministratori hanno
tracciato - in genere con colore giallo - piste riservati alle biciclette.
Riservate per modo di dire. Fra "corsie" autobussistiche e zone di
parcheggio - in genere colorate di blu - e corsie di marcia per automobili,
i ciclisti sotto sforzo sono costretti a respirare più "melma". La bici
adesso è stata sostituita con il motorino, tranne che nei gironi di chiusura
del traffico. Erano gli anni ?50, quando le Vespe o le Lambrette dettero
avvio alla motorizzazione privata. In quegli anni di miseria diffusa, di
poche case e per giunta in affitto, in attesa di possedere un´auto di
piccola o minima cilindrata, il motorino poteva forse costituire un giusto
equilibrio con i mezzi di trasporto pubblico, allora sovraffollati quanto
antiquati. La crescente motorizzazione automobilistica ha rimesso in crisi
la produzione dei motorini. Cicli e ricicli storici. Il possesso della
seconda e terza auto - in sintonia con la proprietà della seconda e terza
casa - ha rilanciato l´uso delle motociclette.
Al caos dei provvedimenti si somma la crisi determinata da una
sovrapproduzione che non può cessare. È palese a tutti ma lo si deve tenere
nascosto. Il traffico non é un problema risolvibile con l´ingegneria dei
trasporti. Autostrade e super strade, parcheggi e corsie riservate, giorni
alterni e targhe palindrome, non possono fare fronte a un problema che mette
in causa la nostra stessa capacità psichica e fisica. Qualsiasi
provvedimento é inadatto a assorbire una mobilità formata da un numero
crescente di mezzi di locomozione individuale. Il traffico è un problema
urbanistico di assetto urbano e territoriale. Di mezzi di trasporto pubblico
efficienti e dominanti. Soprattutto di pianificazione. E non di compromessi
e inutili prese in giro.