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cibi light illusione da etichetta



da corriere.it
giovedi 14 aprile 2005

Poche calorie in meno. Le aziende: nessun inganno, basta leggere bene

Cibi light, le illusioni delle etichette
«Altroconsumo», indagine su 42 prodotti: 24 bocciati. Differenze minime con i tradizionali, uso di conservanti, prezzi ingiustificati

C'è chi mangia light per scelta di vita e nella spesa di tutti i giorni adotta l'equazione: «Leggero uguale sano». E chi invece lo fa solo per mettersi il cuore in pace e patatina dopo patatina arriva ogni sera alla fine del film: «Tanto sono dietetiche...». Se il «miracolo light» funziona per Angelina Jolie (guai a toccare i suoi yogurt ipocalorici) o per Gwyneth Paltrow (nel suo carrello della spesa entrano solo prodotti leggeri) non è detto che sia per tutti così. «Perché non è poi sempre davvero "leggero" quello che è venduto come tale nei supermercati» mette in guardia Altroconsumo che, etichette alla mano, ha messo a confronto i «re» degli alleggeriti.

L'INDAGINE - Nel carrello dell'associazione dei consumatori sono finiti grissini e yogurt, mozzarelle e maionese. Primo risultato: «In 24 casi su 42 le etichette sono risultate fuori norma rispetto ai parametri della proposta di regolamento in discussione a livello europeo: se escludiamo birra e latticini, oggi c'è infatti un vuoto legislativo». Secondo: «Il faccia a faccia tra prodotti regolari e prodotti leggeri non ha messo in evidenza particolari differenze in fatto di calorie. I primi assomigliano ai secondi».

LE ETICHETTE - Si sa, nell'era del «vivere sano» la concorrenza si fa anche a colpi di slogan: «Meno calorie», «30% di olio in meno». Ma «in meno» rispetto a cosa? «La riduzione riportata in etichetta dovrebbe essere chiara a tutti. Ma così non è» spiega Franca Braga, responsabile delle ricerche alimentari di Altroconsumo. Ed è proprio su questo aspetto che incide maggiormente il nuovo regolamento Ue: «Secondo il documento, la percentuale riportata in etichetta deve essere riferita a una sostanza nutritiva (grasso) e non a un ingrediente (olio)». E ancora: «I prodotti "a basso contenuto calorico" devono contenere meno di 40 kcal, quelli "a ridotto contenuto" invece devono avere un contenuto energetico ridotto del 30% rispetto ai tradizionali». Nuove norme ben viste anche dai produttori che di messaggi ingannevoli, però, non vogliono sentir parlare. «Sia chiaro, in natura la pasta ipocalorica non esiste. Non promettiamo più di quello che c'è scritto sull'etichetta dei prodotti» afferma Salvatore Ranchetti, direttore qualità di Esselunga. «Basta leggere bene - aggiunge Maurizio Pastore, responsabile Ricerca e qualità di Invernizzi -. L'etichetta è l'unica cosa che ci permette di difenderci da chi vuole attribuire effetti taumaturgici a prodotti che miracolosi non sono». Dagli slogan al confronto tra i valori nutrizionali di prodotti tradizionali e light. «Il risparmio calorico c'è quasi sempre, anche se non così conveniente da giustificare l'acquisto del prodotto alleggerito» affermano da Altroconsumo.

IL CONFRONTO - «Prendiamo gli yogurt, i primi leggeri: la percentuale di calorie in meno è del 60%, ma per questo basta usare latte scremato». Quanto a crescenze e mozzarelle: «Ci si trova dentro più acqua, più conservanti (o amidi e fibre per dare più volume) ma nel migliore dei casi abbiamo la riduzione di calorie del 40%, per le sottilette di appena il 14». Il prezzo: «Resta lo stesso, anche quando il peso è inferiore». E il sapore: «Va da sè, è un'altra cosa». Ci sono poi i surrogati del pane: «In questi casi la differenza tra leggeri e tradizionali è minima». Prendiamo i grissini: «E' appena del 6%». Se poi il confronto lo si fa sui biscotti: «Il rischio riscontrato è quello di assumere più calorie se le confezioni sono più grandi». Discorso a parte è quello di patatine: 33% di grassi in meno, ma solo 11 di calorie. E maionesi: tra il 49 e il 68% di grassi in meno, tra il 22 e 40 di calorie. I produttori sottolineano: «Anche un 10% di calorie in meno permette di guadagnare la linea persa, parola dei nutrizionisti». Ma da Altroconsumo ribadiscono: «In questo caso, mangiare light è un non senso, sicuramente una scusa per concedersi anche quello che non si dovrebbe».

Alessandra Mangiarotti