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cemento selvaggio e indifferenza degli enti locali



da lexambiente.it
Giugno 6, 2005

CEMENTO SELVAGGIO E INDIFFERENZA DEGLI ENTI LOCALI: L'ITALIA IN GENERE ED
IL CASO DEL "FAR WEST TIBURTINO" ALLE PORTE DI ROMA
di Luca RAMACCI
Tratto da Legambiente - "Rapporto Ecomafia 2005"

Ogni anno, la redazione di queste righe per il "rapporto ecomafia" mi crea
un certo imbarazzo. Non solo per la scelta dell'argomento da trattare, ce
ne sono tanti e tutti di interesse, ma anche perché l'aggiungere qualcosa
di mio a questo elenco di scempi ambientali mi costringe ad una personale
verifica di quanto ho fatto e, soprattutto, di quanto avrei potuto fare
occupandomi, come faccio tutti i giorni, di violazioni ambientali.
Da qui a ragionare sulla scarsezza di mezzi a disposizione, sul quotidiano
stato di emergenza in cui tocca lavorare agli operatori di giustizia il
passo è breve e la strada che porta verso lo sconforto assai più corta di
quanto si possa immaginare.
Mi salva, però, la buona compagnia di tanti altri colleghi e degli
operatori di polizia giudiziaria che continuano, così come le associazioni
di tutela ambientale, non solo la loro battaglia contro gli inquinatori
(che, tutto sommato, fanno il loro "sporco" mestiere) ma che vedono la loro
attività vanificata da un legislatore sempre più attento alle esigenze
della grande industria la cui ultima fatica (la "legge delega ambientale"
n. 3082004, subito ribattezzata "pornolegge" dagli addetti ai lavori)
rischia di dare un colpo definitivo al già traballante sistema della
legislazione ambientale.
Il 2004 è stato, però, anche l'anno del condono edilizio e, dunque,
l'imbarazzo della scelta viene meno in considerazione dei danni
rilevantissimi che la infelice decisione di ricorrere a questa ormai usuale
forma di rimpinguamento delle asfittiche finanze statali ha determinato sul
territorio nazionale.
Ma anche del condono si è detto molto, anche troppo, ricordando i costi
richiesti per la realizzazione delle opere di urbanizzazione rese
necessarie dalle nuove costruzioni, il rigoroso orientamento della
Cassazione che ha evitato lo scempio delle zone vincolate e dei parchi,
l'intervento della Corte Costituzionale e delle regioni, il maldestro
tentativo di introdurre con la "legge delega ambientale" il cosiddetto
condonicchio per gli abusi in zona vincolata che ha determinato una
situazione paradossale e quasi comica e molto altro ancora.
Ciò che forse merita attenzione è, invece, la situazione dell'abusivismo
edilizio in generale che proprio le aspettative introdotte dalla legge sul
condono hanno ulteriormente aggravato rendendo il 2004 un anno nerissimo
per la lotta alla cementificazione del paese.
E' facilmente intuibile - ed è stato osservato da più parti - che il solo
annuncio di un condono (o di una proroga dei termini) determina una
impennata degli abusi edilizi. Il sistema è semplice: si costruisce in
tutta fretta o ci si limita a presentare comunque la domanda di condono per
qualche cosa che verrà poi costruita in tutta calma.
Uno scenario già visto nel 1985 e nel 1994 che qualcuno ha cercato anche di
utilizzare come argomento di dibattito politico.
Si parla invece molto poco, a mio avviso, del ruolo determinante degli enti
locali, Comuni e Regioni, quali veri e propri fiancheggiatori dei
costruttori abusivi.
I comuni, in particolare, sono dotati dalla legge urbanistica di potenti
strumenti per il contenimento e la repressione dell'abusivismo edilizio.
Inoltre, per dimensioni e organizzazione, sarebbero perfettamente in grado
di controllare adeguatamente il territorio. Vediamo come.

In primo luogo l'abuso edilizio ha una consistenza tale da non passare
inosservato. Spesso arreca danno a vicini e confinanti che hanno tutto
l'interesse a denunciare l'intervento abusivo.
Il personale della Polizia Municipale conosce bene il territorio e chi lo
abita, nei piccoli centri anche le vicende personali e familiari degli
abitanti sono note a tutti, a maggior ragione dovrebbero esserlo fatti come
la realizzazione di una nuova costruzione.
Le moderne tecnologie consentono oggi con modica spesa, di acquisire foto
aeree dell'intero territorio comunale che vengono scattate periodicamente
da società provate che le pongono poi in vendita anche in formato digitale
(suscettibile di elaborazione al computer e sovrapponibile, quindi, con la
rappresentazione grafica degli strumenti urbanistici vigenti). Il costo di
una singola fotografia è di poche decine di euro.
Con una spesa leggermente maggiore, ma irrisoria per le casse di un ente
locale, potrebbero essere utilizzati sistemi di rilevamento satellitare. E'
molto più semplice di quanto possa sembrare. Vi sono infatti tre satelliti
commerciali (due statunitensi ed uno israeliano) che possono effettuare
rilievi periodici del territorio acquisendo immagini con risoluzione che
arriva fino a 61 centimetri per pixel (e' in pratica possibile valutare
anche eventuali sopraelevazioni di manufatti esistenti attraverso la
lunghezza dell'ombra proiettata e la posizione del sole). Queste immagini,
con un apposito software, vengono sottoposte ad una operazione denominata
"change detection" che, sovrapponendo le immagini scattate in diversi
periodi, consente al computer di rilevare eventuali differenze (con
possibilità di controllare non solo l'abusivismo edilizio, ma anche altre
modifiche morfologiche del territorio quali disboscamenti, deviazioni di
corsi d'acqua, frane etc.).
C'è dunque l'imbarazzo della scelta e la possibilità di controllare aree
territoriali anche vaste comodamente seduti dietro una scrivania.
Una volta verificato l'abuso, la legge offre un sistema sanzionatorio
amministrativo che vive di vita propria rispetto al processo penale per
l'abuso edilizio.
E' infatti stabilito che il responsabile dell'ufficio tecnico comunale
ordini la demolizione dell'immobile abusivo ingiungendo al proprietario e
al responsabile dell'abuso la rimozione o la demolizione dell'abuso stesso
entro il termine di novanta giorni.
In caso di inottemperanza, trascorso il termine il bene e l'area di sedime,
oltre a quella necessaria, in base alle prescrizioni urbanistiche, per la
realizzazione di opere analoghe a quelle abusive sono acquisiti di diritto
gratuitamente al patrimonio del comune (o, nel caso di opera eseguita in
zona vincolata, a favore delle amministrazioni cui compete la vigilanza
sull'osservanza del vincolo). Ciò significa che la pubblica amministrazione
diviene proprietaria dell'opera abusiva a tutti gli effetti e
automaticamente, per effetto del solo decorso del tempo.
La successiva notifica del verbale nel quale si accerta l'inottemperanza
all'ingiunzione consente poi di procedere alla trascrizione dell'acquisto
nei registri immobiliari, operazione estremamente facile che può eseguirsi
redigendo la relativa nota di trascrizione usando un programma scaricabile
dal sito del Ministero delle Finanze ed effettuando, quando l'area da
acquisire ha un'estensione inferiore rispetto all'intero terreno ove
insiste l'opera abusiva, il frazionamento catastale (operazione molto
semplice eseguibile da un geometra con spesa irrisoria per
l'amministrazione, intorno ai 500 euro).
L'opera acquisita viene demolita con ordinanza del dirigente o del
responsabile del competente ufficio comunale ma a spese dei responsabili
dell'abuso.
Vi è tuttavia la possibilità che l'amministrazione comunale dichiari con
delibera del consiglio l'esistenza di prevalenti interessi pubblici; sempre
che l'opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici o ambientali.
La demolizione viene poi disposta dal dirigente o dal responsabile del
competente ufficio comunale su valutazione tecnico-economica approvata
dalla giunta comunale. I lavori sono affidati, anche a trattativa privata,
quando vi sono i presupposti, ad imprese tecnicamente e finanziariamente
idonee.
Nel caso in cui sia impossibile affidare i lavori - caso non infrequente
nelle zone dove l'abusivismo edilizio è controllato dalla criminalità
organizzata e le imprese chiamate rinunciano temendo ritorsioni - il
funzionario competente ne da' notizia all'ufficio territoriale del Governo,
che a sua volta provvede alla demolizione con i mezzi a disposizione della
pubblica amministrazione, ovvero tramite impresa finanziariamente e
tecnicamente idonea se i lavori non siano eseguibili in gestione diretta.
E' inoltre prevista la possibilità di utilizzare, tramite i provveditorati
alle opere pubbliche, anche le strutture tecnico-operative del Ministero
della difesa (come il Genio Militare), in base ad apposita convenzione
ovvero di indire un appalto per affidare gli interventi di demolizione
eventualmente da eseguire ad una determinata ditta.
In caso di inerzia da parte dell'amministrazione comunale è previsto un
intervento sostitutivo della Regione che può quindi provvedere in luogo del
Comune e, inoltre, deve informare l'autorità giudiziaria affinché possa
valutare la sussistenza di eventuali reati.
In definitiva, gli enti locali dispongono di tutti gli strumenti per un
controllo preventivo del territorio, per la repressione dell'abusivismo,
per la verifica della regolarità di quanto costruito in base a permesso
rilasciato dalla stessa amministrazione e per l'accertamento dei requisiti
di legge in caso di richiesta di condono.
Tutto ciò, ovviamente, avviene in teoria perché nella quotidiana realtà
quasi tutte le amministrazioni comunali si guardano bene dall'utilizzare
gli strumenti che hanno a disposizione.
Ho avuto modo di constatare questo stato di cose già in precedenti
esperienze lavorative a Belluno e Venezia, dove il fenomeno dell'abusivismo
è incentivato anche dal valore commerciale di certe zone e dalla
destinazione turistica di altre, tuttavia lo stato di generale abbandono
che vedo lavorando ora alle porte di Roma merita di entrare a pieno diritto
nel "rapporto ecomafia" di quest'anno.
La Procura di Tivoli è stata creata nel 2001 ed ha competenza su 75 comuni
ad est di Roma nel territorio dei quali insistono moltissime zone
sottoposte a vincolo paesaggistico e archeologico e diverse aree naturali
protette.
Il controllo dell'abusivismo esercitato sul territorio è estremamente
carente ed ha richiesto la predisposizione di specifiche direttive alla
polizia giudiziaria che operava con modalità singolari ad esempio
sequestrando le opere abusive lasciandole poi nella libera disponibilità di
chi le aveva costruite.
Il sequestro penale, sebbene frequente, è un deterrente spesso non
sufficiente tanto da richiedere, per le ripetute violazioni di sigilli
(anche sei, sette per lo stesso cantiere) l'applicazione di misure
cautelari personali
L'entrata in vigore dell'ultima legge sul condono edilizio ha scatenato la
corsa alla costruzione, spesso predisposta in tutta fretta con materiali di
fortuna (lamiere, legno e finanche.incannucciate da orto coperte con telo e
arredate all'interno con mobili di fortuna per dimostrarne una improbabile
destinazione residenziale) seguita dalla richiesta di sanatoria ottenuta la
quale si provvederà poi alla sostituzione del simulacro di immobile con una
vera e propria costruzione in muratura.
In altri casi ci si limita a presentare domande di condono recanti la falsa
attestazione dell'ultimazione dei lavori e che costituiscono un buon 70-80%
di quelle che mi è capitato di esaminare.
A fronte di tutto questo e del monolitico indirizzo giurisprudenziale della
Cassazione sui limiti del condono che, ricordiamolo, non è ammesso per le
opere che superano una certa volumetria, per quelle a destinazione non
residenziale, per quelle in contrasto con lo strumento urbanistico
realizzate in zone vincolate, imperturbabili tecnici comunali procedono,
con molta calma, ad una verifica molto superficiale della documentazione
presentata dimenticando anche l'esistenza di foto aeree che, con una spesa
di circa 30 euro, consentirebbero di smascherare i furbi.
Ma la situazione appena descritta non è conseguenza del condono perché
anche in condizioni di normalità la gestione del territorio avviene in modo
dissennato. Qualche esempio: vengono abitualmente rilasciati permessi per
costruire in zona agricola per immobili che a tutto servono meno che alla
conduzione del fondo: dai "tinelli agricoli" con foggia di villa
holliwoodiana e piscina, a vere e proprie lottizzazioni; nei comuni più
grandi Tivoli e Guidonia, ad esempio le palazzine più grandi, regolarmente
autorizzate, crescono spesso di un piano ricavato dal sottotetto non
abitabile (anche il mio ufficio, all'ultimo piano del palazzo di giustizia,
ha un'altezza del soffitto.sospetta); si verificano inspiegabili sparizioni
di atti che rendono impossibile al ricostruzione dell'iter amministrativo
che ha portato al rilascio del permesso di costruire. In altri casi, gli
atti ricevuti non vengono neppure protocollati rendendo possibile in ogni
momento la loro sostituzione. E tanto altro ancora.
L'esempio dato da chi dovrebbe controllare è ovviamente un incentivo per
chi costruisce abusivamente, inutilmente rincorso da una polizia
giudiziaria spesso impotente, talvolta semplicemente indifferente, per
quanto accade intorno.
E così la maggior parte dei responsabili degli abusi sono commessi da
casalinghe, spesso molto avanti negli anni, che dichiarano spudoratamente
di aver realizzato palazzi interi con le proprie mani e non hanno problemi,
eventualmente, ad accollarsi la condanna che spetterebbe ai veri autori
della costruzione abusiva.
Gli sfortunati accertatori non riescono quasi mai ad individuare le imprese
che realizzano le opere abusive e chi fornisce il materiale o le
attrezzature che, se sequestrate, risultano essere state semplicemente
prestate da un amico. In alcuni comuni è stata tacitamente istituita una
sorta di "indennità" per il confinante che, in cambio di una somma di
denaro, dimentica l'esistenza dell'abuso (me lo ha candidamente segnalato
una testimone che, dopo un interrogatorio, si è rammaricata di non averne
usufruito dovendosi così disturbare a venire in Procura). La mano d'opera
utilizzata è spesso costituita da extracomunitari clandestini sfruttati per
pochi soldi ed esposti al rischio di incidenti dovuti alla rapidità con cui
i lavori vengono eseguiti ed alla assoluta mancanza di cautele.
I progettisti ed i direttori dei lavori sono pressoché sconosciuti in un
territorio dove, a quanto pare, la maggior parte delle persone si intende,
per hobby, di ingegneria ed architettura e, quando vengono colti sul fatto,
si dichiarano sempre ignari di quanto stava accadendo nel loro cantiere
Potrei continuare a lungo. Mi limito a rammentare che quasi tutto il
territorio è classificato come zona sismica e l'uso di materiali scadenti e
l'inosservanza delle norme sulle opere in cemento armato espone a serio
rischio chi occupa le case abusive.
Nonostante questo desolante panorama, frequente in tutto il territorio
nazionale, la Procura di Tivoli sta cercando di sensibilizzare, gli enti
locali a fare quello che la legge impone, scoraggiando, nel contempo, i
pirati del cemento ed i loro complici.
Si sono attivate così indagini della Guardia di Finanza al fine di
verificare l'acquisto di materiali, il pagamento di forniture e mano
d'opera "in nero", l'evidente sproporzione tra i redditi dichiarati dal
soggetto responsabile rispetto al valore dell'area, dell'immobile e dei
materiali utilizzati e l'eventuale conseguimento di agevolazioni fiscali
non dovute, con la possibilità di estendere i controlli anche ai
professionisti (geometri, architetti, ingegneri) del settore.
Vengono monitorate le forniture di energia elettrica, gas e acqua al fine
di imporre la sospensione delle erogazioni agli immobili abusivi (facendo
applicare ai fornitori le sanzioni previste).
Per quanto riguarda le amministrazioni comunali si è invece riscontrato
chela procedura di acquisizione e demolizione degli immobili abusivi non
viene mai portata a compimento.
Gli uffici tecnici comunali oppongono un vero e proprio muro di gomma alle
richieste rallentando oltremodo la procedura ritardando l'emissione del
provvedimento o la notifica, sospendendola anche a fronte di domande di
condono palesemente inammissibili, arrestando il procedimento a fronte di
ricorsi al TAR neppure iscritti a ruolo ma solo notificati
all'amministrazione, adducendo le scuse più inverosimili che vanno dalla
mancanza di mezzi e denaro alla. incapacità di usare il computer per
redigere la nota di trascrizione.
Lo scopo evidente è quello di far mantenere a chi ha realizzato l'abuso la
libera disponibilità dell'abuso stesso e dell'area dove insiste. Le
resistenze maggiori si verificano quando occorre procedere alla
trascrizione dell'area perché il fatto che la stessa sia già di proprietà
del comune non impedisce, in mancanza della trascrizione dei registri
immobiliari, atti di disposizione che rendono poi più difficoltoso il
compimento della procedura.
Abbiamo così comuni che sono proprietari di ettari di terreni lasciati però
nella disponibilità degli ex proprietari.
Poiché in quasi due anni a fronte di centinaia e centinaia di ordinanze
emesse si è, ad oggi, proceduto solo ad una demolizione di un piccolo
manufatto (situato in un'area di proprietà comunale) senza effettuare
neppure una trascrizione ed essendo ormai completato il monitoraggio delle
ordinanze di demolizione emesse dal 2001, si è pensato di individuare un
gruppo di tecnici cui è affidato il compito di verificare la regolarità
delle procedure adottate dai singoli comuni, il valore complessivo dei
terreni e degli immobili acquisiti ed ogni altro elemento che consenta di
valutare non solo le responsabilità omissive dei responsabili degli uffici
tecnici, ma anche l'ammontare del danno arrecato che andrà segnalato alla
Corte dei Conti. I dati relativi agli importi verranno poi resi noti ai
Sindaci ed ai cittadini in modo che possano essere esercitate eventuali
azioni di risarcimento non solo in sede penale.
Resta da richiamare l'attenzione del lettore, per concludere questo
appuntamento annuale, sul fatto che la devastazione del territorio in atto
alle porte di Roma (ma presente su tutto il territorio nazionale) potrebbe
essere impedita con mezzi modestissimi.
Un informale verifica di mercato ha consentito di accertare che con una
spesa complessiva di circa ottanta milioni delle vecchie lire, potrebbe
essere realizzata .- partendo da zero (quindi acquistando anche i
computer) - un sistema completo di controllo satellitare che coprirebbe il
territorio di tutti i 75 comuni ed il cui mantenimento successivo non
supererebbe gli otto - dieci milioni di vecchie lire per ogni anno.
L'acquisto delle foto aeree per verificare la regolarità delle domande di
condono è addirittura irrisorio, mentre il ricavato dall'acquisto della
proprietà dei terreni dove insistono le opere abusive supererebbe di gran
lunga quello dei costi di frazionamento catastale e demolizione.
Senza spendere un centesimo, infine, sarebbe sufficiente che chi è pagato
con i soldi di tutti i cittadini facesse, molto semplicemente, il proprio
dovere.

Luca RAMACCI