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i pesticidi coltivano il morbo di parkinson



dal manifesto del 29 maggio 2005

I pesticidi «coltivano» il morbo di Parkinson

Il rischio di contrarre la malattia di Parkinson, la «Paralisi agitante»
descritta nel 1817 da James Parkinson - patologia di origine ancora
sconosciuta ad andamento lento e progressivo e la cui evoluzione varia da
persona a persona - è notevolmente più elevato se si ci espone ai
pesticidi. Un recente studio pubblicato sull'autorevole rivista scientifica
New Scientist dimostra infatti quanto avevano già sostenuto diversi
ricercatori: i pesticidi potrebbero causare il morbo di Parkinson. Nello
studio, finanziato dall'Unione Europea e chiamato Geoparkinson, condotto su
tremila persone di cinque paesi europei (Scozia, Svezia, Italia, Malta,
Romania) sono soprattutto gli agricoltori, i giardinieri - che non sono
soliti proteggersi quando eseguono i trattamenti con pesticidi - a
sviluppare la malattia. Che aggrediscel 9% dei giardinieri «amatoriali» e
addiittura il 43% dei coltivatori. Se le persone hanno una predisposizione
familiare al Parkinson l'indice di rischio di contrarre la malattia sale al
350%. Maggiore è il numero dei pesticidi cui sei esposto, inoltre, più sarà
alto il rischio di sviluppare il Parkinson. Anche se David Coggon,
dell'Università di Southampton, in Gran Bretagna, capo della Commissione
Governativa sui Pesticidi (British Government's Advisory Committee on
Pesticides), afferma che allo stato attuale non è possibile individuare
quali siano i pesticidi responsabili. Che quotidianamente ci avvelenino,
con il nostro concorso, è cosa nota. L'ultima inchiesta di Legambiente cui
ha collaborato il Movimento in Difesa dei Cittadini parla chiaro: il 50%
della frutta com-mercializzata in Italia è contaminata da residui di
pesticidi. Anche buona parte delle verdure non si sottrae a questa
contaminazione, così come pasta, olio e altri prodotti alimentari derivati.
La presenza nei cibi di ormoni, pesticidi (e dove li mettiamo gli
antibiotici sommi-nistrati ad animali di allevamento, pesci compresi?) ed
altre sostanze chimiche, desta una grande preoccupazione anche nei pediatri
americani. Questi ultimi, infatti, nel puntare l'indice contro questa
contaminazione, denunciano che la comparsa della prima mestruazione
(menarca) nelle bambine è scesa addirittura a sei anni nelle comunità di
colore. Una pubertà molto precoce che non può non destare preoccupazione
per la salute futura dei bambini. Per rimanere in Europa, sempre in tema di
«attentati alla salute», l'European Food Safety Autorithy (l'Autorità
Europea per la sicurezza alimentare) è in serio imbarazzo e deve fornire
convincenti spiegazioni sul caso del mais geneticamente modificato (Ogm),
il famoso mais Mon 863 della multinazionale Monsanto. La faccenda risale a
circa un anno fa, ed è stata sollevata da un'associazione ambientalista
francese; e non nuovi sono i timori e i dubbi scientifici di diversi
scienziati. Negli animali da esperimento, infatti, il Mais 863 della
Monsanto (che per ora non sarà commercializzato in Europa) causa infatti
nei reni, oltre ad un rimpicciolimento, anche gravi malformazioni, nonché
alterazioni della composizione del sangue. Ma c'è dell'altro: uno studio
scientifico dell'Istituto di Istologia dell'Università di Urbino e del
Dipartimento di Biologia Animale dell'Università di Pavia ha infatti
dimostrato che piccoli animali (topi) alimentati con soya geneticamente
modificata (soya roundup ready), in commercio in Europa, hanno gravi
alterazioni delle cellule del fegato, del pancreas e del testicolo. Niente
male per la sicurezza della nostra salute. Alla prossima puntata.
rmsuozzi at afisna.com

ROBERTO SUOZZI