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vento e sole il motore di domani



da repubblica.it
domenica 26 febbraio 2005
 
Vento e sole, il motore di domani
Futuro senza smog
ANTONIO CIANCIULLO

L´ROMAamericano medio fa una dieta pesante. Il suo pasto energetico quotidiano comprende 10 chili di petrolio, 6 di carbone, 6 di metano: un menu a rischio di colesterolo fulminante per l´atmosfera, costretta a ingurgitare in pochi decenni una quantità di carbonio che aveva impiegato centinaia di milioni di anni ad accumularsi nelle viscere della Terra. Il nostro obeso energetico sa di essere un consumatore vorace e compulsivo e ogni tanto annuncia l´intenzione di adottare un regime alimentare più sano, ma decenni di promesse non mantenute, a partire da quelle dello shock petrolifero degli anni Settanta, hanno generato in molti la convinzione che si possa andare avanti così a tempo indefinito.
Eppure questa volta non è più possibile continuare a peccare e a pentirsi di aver peccato. La battaglia si gioca tutta nei prossimi 20 anni; entro un paio di decenni il nuovo modello energetico dovrà essere messo a punto perché tre spinte concentriche rendono inevitabile un cambiamento radicale. La prima è l´aumento dei consumi trainato dalla crescita di paesi come la Cina e l´India, che stanno per superare i big dell´inquinamento: non c´è abbastanza petrolio a buon prezzo per saziare una fame del genere. La seconda è la corsa verso il picco di produzione del greggio giunta alle ultime battute: quando la metà delle riserve si saranno trasformate in fumo, i prezzi cominceranno a impennarsi in maniera non sostenibile. La terza pressione è data dall´inquinamento prodotto bruciando petrolio e carbone: l´incremento dell´effetto serra minaccia di far saltare il clima che conosciamo.
Per tutte queste ragioni, se il Novecento è stato il secolo dei combustibili fossili, il Duemila non potrà più esserlo. Basta prendere i dati più ufficiali, quelli della Iea (International Energy Agency) per convincersi che, in assenza di correttivi, il debutto del nuovo millennio sarà da incubo. Al 2030 si prevede un aumento delle emissioni di anidride carbonica del 70 per cento. Per la prima volta però la stessa Iea formula uno scenario alternativo radicalmente divergente: puntando sul rilancio delle fonti rinnovabili e sull´efficienza energetica trainata dall´innovazione tecnologica, l´aumento delle emissioni si riduce del 16 per cento. Ma è credibile questa correzione di rotta o si tratta dell´ennesimo esercizio virtuoso destinato a restare sulla carta?

Vantaggi economici
«è sempre difficile prevedere in astratto se una promessa verrà mantenuta: meglio guardare a quello che sta succedendo oggi», risponde Gianni Silvestrini, direttore del Kyoto Club, il cartello delle industrie italiane ambientalmente impegnate. «Alcuni paesi tirano la volata del nuovo sistema energetico e stanno acquisendo posizioni dominanti che si trasformeranno in un vantaggio economico crescente a danno di chi fino all´ultimo momento resta abbarbicato al fronte perdente. La vicenda, su scala enormemente più grande, somiglia a quella delle marmitte catalitiche: l´Italia è stata a lungo alla finestra lasciandosi sfuggire brevetti e opportunità commerciali, finché la Germania è entrata in gioco e ha fatto il pieno».
Dai dati contenuti nel dossier del Kyoto Club, risulta che la corsa verso l´energia del ventunesimo secolo è saldamente guidata da due paesi: Giappone e Germania. Tokyo ha puntato tutte le sue carte sull´abbinata solare e idrogeno. Nel 2004 ha realizzato 70mila case fotovoltaiche arrivando a quota 250mila (in Italia il programma 10mila tetti fotovoltaici si è fermato prima di arrivare a metà) e portando il totale del fotovoltaico installato sopra quota 1000 megawatt, l´equivalente di una robusta centrale convenzionale.
Una performance straordinaria ottenuta con incentivi estremamente modesti: il contributo per il fotovoltaico è sceso al 12 per cento. La percentuale è ridicola rispetto al 65 per cento che, sulla carta, dovrebbe rilanciare il settore in Italia. Ma mentre mille cavilli bloccano le rinnovabili nostrane, in Giappone un incentivo inferiore a uno sconto natalizio basta perché il sistema è affidabile: l´energia che la singola casa produce nelle ore di punta viene immessa in rete e pagata secondo il prezzo di vendita, non quello di produzione. In altre parole per ogni chilowattora prodotto se ne può consumare gratuitamente un altro. Grazie a questo quadro di certezze, ormai una nuova casa su quattro installa un impianto fotovoltaico e Tokyo vuole arrivare a 4.800 megawatt entro il 2010: un obiettivo ambientalista ma anche estremamente conveniente visto che le industrie giapponesi controllano già più della metà del mercato globale del settore.
Inoltre con la Prius, promossa nel 1997, lo stesso anno in cui è stato firmato il protocollo di Kyoto, la Toyota ha fatto un altro passo verso la scalata al vertice del mercato dell´auto. Il motore ibrido di questa macchina, bollato come un giocattolo costoso otto anni fa, si sta rivelando un buon affare, capace di ampliare i margini di espansione della casa giapponese anche nel mercato americano e di sfondare in California.
Il principale concorrente del Giappone, la Germania, ha scelto una strategia diversa, un approccio a tutto campo. Berlino ha giocato una prima fiche sul fotovoltaico che l´anno scorso gli ha fruttato 300 megawatt e un giro d´affari da un miliardo di euro; poi ha fatto una seconda scommessa sul solare termico producendo 800mila metri quadri l´anno dei pannelli che danno acqua calda. E infine ha conquistato la leadership mondiale dell´eolico. «Già oggi il vento in Germania vale un sesto del nucleare e la crescita è velocissima», continua Silvestrini. «Del resto a livello globale nel decennio 1994-2004 l´incremento dell´eolico è stato, in termini assoluti, del 50 per cento più alto di quello del nucleare: il vento sta assumendo il ruolo che ha avuto l´idroelettrico all´inizio del Novecento».
Ma Berlino non si accontenta di eccellere nel duo solare-eolico. La new entry del suo pacchetto energetico sono i biocombustibili, cioè i carburanti che vengono dal mondo vegetale e dunque trasferiscono nella combustione l´energia presa dal sole. Anche in questo caso il contrasto con l´Italia, già staccata di dodici lunghezze sul solare, non potrebbe essere più netto. L´industria nazionale aveva raggiunto il terzo posto in Europa perché aveva avuto fiducia e investito superando quota 200mila tonnellate? Merita una bacchettata: nell´ultima Finanziaria il tetto di biocombustibili defiscalizzati è stato portato da 300mila a 200mila tonnellate. In altre parole le industrie più avanzate sono state punite lasciando una parte dei carburanti ecologici senza incentivi. A tutto profitto di Berlino che ha completamente eliminato il limite sulla defiscalizzazione puntando a un forte allargamento del mercato: una scelta strategica che mira a fare dell´energia il mercato alternativo di un´agricoltura che fatica a reggere la concorrenza dei paesi extraeuropei. Anche in questo caso, con una politica agricola europea che sta spostando sempre più gli incentivi verso il settore energetico, creare industria vuol dire prenotarsi il mercato del futuro.
Infine la manovra avvolgente tedesca si chiude con un programma di aumento di efficienza energetica del 50 per cento in 30 anni: stesse prestazioni per consumi dimezzati. Il che vuol dire spingere l´acceleratore della ricerca sul fronte degli elettrodomestici (un frigorifero super efficiente permette di ripagare in quattro anni l´extra costo), sui trasporti, sull´illuminazione (le lampade compatte fluorescenti consumano 5 volte meno e durano 7 volte più delle altre), sui materiali di coibentazione delle case.

Il modello Bolzano
Sarebbe comunque sbagliato pensare che l´Italia resti immobile di fronte a questa sfida. Nonostante l´assenza di una regia nazionale capace di dare prospettiva alle imprese, il sistema industriale mantiene una discreta efficienza (è l´unico ad avere abbassato le emissioni in linea con il protocollo di Kyoto) e gli enti locali cominciano a muoversi. Lazio, Toscana e Campania hanno deciso di rendere obbligatoria l´installazione di pannelli solari sulle nuove case. Le Marche hanno varato un piano energetico che elimina le grandi centrali e assicura la crescita dell´offerta solo grazie a un pacchetto formato da efficienza, rinnovabili e mini cogenerazione. E Bolzano, che vanta 300 metri quadrati di pannelli solari contro la media italiana di 8 per mille abitanti, dà la linea sul fronte domestico. «In Alto Adige hanno varato una normativa che offre all´industria locale la possibilità di competere con la Germania», osserva Giuseppe Onufrio, direttore del centro studi Issi. «Invece al ministero delle Attività produttive si sta mettendo a punto uno standard di consumi energetici della casa che fotografa l´esistente senza introdurre alcun miglioramento: un nuovo edificio in Italia sarà autorizzato a consumare il 20-30 per cento di energia in più rispetto a un edificio tedesco o austriaco».
Nella grande partita del clima la vera incognita restano i paesi di nuova industrializzazione. L´impatto del boom cinese sull´ambiente e sui prezzi delle materie prime è stato devastante, ma a Shanghai ormai devono estrarre a sorte i numeri delle targhe perché non c´è più posto per le auto. Pechino potrebbe essere tentata di saltare il percorso classico in due tempi, inquinamento e disinquinamento, sposando uno sviluppo basato sull´efficienza. Sarebbe un colpo d´acceleratore formidabile per il nuovo mercato energetico.