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regalini agli amici



DAL CORRIERE del 9 agosto
Non è solo Berlusconi, il quale pattuglia appena può antiquari e
gioiellerie, a fare regalini agli amici, come il prezioso orologio Longines
impacchettato per tutti i deputati l'ultimo Natale. Càpita a volte che siano
gli amici a fare regalini a lui. Letizia Moratti e le Poste Italiane, ad
esempio, per il prossimo compleanno che il Cavaliere festeggia in
coincidenza con l'apertura delle scuole, hanno deciso di donargli la
possibilità di sbaragliare anche il mercato dei libri scolastici.

Uno dei pochi settori, col commercio dei coleotteri o la produzione di
mostarda mantovana, nel quale non si era ancora cimentato.
Cosa rappresentino i libri scolastici è presto detto: con 400 milioni di
euro l'anno di fatturato, sono una fetta di un terzo circa dell'intero
mercato del libro. Ma, ciò che più conta, sono la boccata di ossigeno che
una volta l'anno permette alle piccole libreri e sparse per la provincia
italiana, dove si vende il 28% scarso di tutti i volumi, di tirare il fiato
e non abbassare le saracinesche vinte dalla sciatta indifferenza di un paese
che legge poco come il nostro. Tanto per capirci: in molti casi, nelle
cittadine del Nord come del Mezzogiorno, l'incasso per i testi adottati
dalle elementari alle medie superiori può superare il 60% degli introiti
annuali.

Il costo di questi libri imposti agli studenti, del resto, è spesso elevato
se non, in certi casi, stratosferico. Basti dire che la «dote» di un
ragazzino di prima media può costare oltre 300 euro, quella di un ragazzo
delle commerciali intorno ai 350, di un liceale anche 500. Un peso che in
questi anni di vacche magre può essere, per molte famiglie, esorbitante. Al
punto di incidere, nei casi più gravosi, perfino sulla scelta di molti
studenti di abbandonare la scuola. Per non dire delle code interminabili che
ogni genitore si d eve sobbarcare ogni anno per rastrellare tutto il bagaglio
editoriale necessario ai figli.

Va da sé che ogni iniziativa per alleviare questa soma sulle spalle delle
famiglie, magari tenendo conto anche delle esigenze delle piccole librerie
locali che sono un patrimonio preziosissimo (si pensi alla Calabria, alla
Basilicata o al Molise dove sono meno di una ogni 100 mila abitanti) è la
benvenuta. E così è andata, infatti, con l'iniziativa delle Poste Italiane
che, tra cori di consensi, hanno distribuito 5 milioni di locandine e avvisi
vari per segnalare agli istituti scolastici e alle famiglie italiane la
possibilità di ordinare i testi, via internet o via telefono, per poi
comodamente riceverli a casa portati dal postino.

Con l'optional di poter rateizzare il pagamento in 12 mesi al tasso del
7.5%. Che non sarà basso, visto che il tetto massimo sarebbe il 7,77%, ma
potrebbe aiutare molte famiglie a sopportare meglio l'imp atto della spesa
supplementare autunnale. Fin qui, tutto ok.

Ma il bello deve ancora arrivare. A chi hanno deciso di affidare
l'operazione, infatti, il ministero della Pubblica Istruzione e le Poste
Italiane? Voi direte: avranno fatto una gara d'appalto. Macché.
Avranno sentito gli editori? No, tranne uno: indovinate quale. Avranno
consultato i librai? Neppure: «Manco una telefonata», spiega furente Rodrigo
Diaz, presidente dell'Ali, l'Associazione librai italiani, «abbiamo saputo
tutto a cose fatte e tutti i telegrammi mandati alla Moratti o a Letta non
hanno avuto risposta. E' stata una cosa sporca». Avranno sondato il mercato
per vedere chi è il più forte nel commercio di libri on-line? «Assolutamente
no», risponde Mauro Zerbini, amministratore delegato di Ibs, gruppo
Longanesi, «il nostro è il sito di questo tipo più visitato d'Italia, a
giugno abbiamo avuto 991 mila contatti e nel 2004 abbiamo fatturato 13,2
milioni d i euro. Ma non abbiamo avuto dal ministero o dalle poste neppure
una telefonata. Neppure una. Abbiamo saputo tutto a cose fatte».
Ma allora, come è stato scelto il fornitore di tutto quel bendidio di libri?
E' quello che chiede in una interrogazione, tra gli altri, il senatore
Stefano Passigli. Il quale, oltre ad accusare la Moratti poiché «il suddetto
servizio postula che Poste Italiane abbiano ottenuto dal ministero la lista
delle adozioni dei testi con largo anticipo su tutte le librerie», ha anche
presentato un esposto ad Antonio Catricalà, l'ex segretario generale di
Palazzo Chigi nominato presidente dell'Autorità per la concorrenza e il
mercato. Il fortunato fornitore prescelto per il businness è infatti «Bol».
Una società di vendita di libri on-line che fattura meno della metà di Ibs
(5,5 milioni contro 13,2), ha meno della metà dei contatti internet (a
giugno 434 mila contro 991 mila) ma, per pura coincidenza, appartiene alla
Mondadori. Cioè alla casa editrice di proprietà del «principale» di Letizia
Moratti, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Che le Poste Italiane vogliano bene al capo del governo non è un mistero.
Prima di questo piacerino, per dire, avevano già fatto un accordo per
mettere a disposizione di Mediolanum, la banca del premier, i loro 14 mila
sportelli col risultato di trasformare una banca virtuale, quale era fino ad
allora quella presieduta da Ennio Doris, nell'istituto di credito con la
maggiore copertura territoriale. Non bastasse, Massimo Sarmi,
l'amministratore delegato etichettato come vicino ad An e in particolare a
Gianfranco Fini, era arrivato al punto di invitare a Roma il capo del
governo, poco prima di Natale, all'inaugurazione del più bello e
avveniristico ufficio postale d'Italia. Un gioiello che ruotava intorno al
Sistema Informatico Livelli Virtuali di Integrazione Operativa. Ma che
meraviglia di acronimo: S.i.l.v.i.o.!