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alessandria Traffico di rifiuti pericolosi Intekna è di nuovo nei guai



 del 30.9.2005

Traffico di rifiuti pericolosi Intekna è di nuovo nei guai
Sequestrato per la seconda volta l'impianto di Castellazzo Bormida. Indagini in quattro regioni, dodici arresti

Alessandria Prima c'era stato il "Pesciolino d'oro", operazione del Noe dei carabinieri che aveva toccato Piemonte e Liguria, partendo dalla Procura di Alessandria con il Noe dei carabinieri. Adesso arriva "Cagliostro", sempre con il Noe e la procura di Treviso. E la 'Intekna srl' di Castellazzo Bormida torna a comparire, dopo avere nuotato nel "Pesciolino", tra le aziende coinvolte nel traffico illecito di rifiuti scoperto dagli inquirenti trevigiani.Indagine che ha portato all'arresto di dodici persone e alla denuncia di altre 29. Le accuse sono di associazione per delinquere, falsità ideologica, gestione illecita di rifiuti, frode nelle pubbliche forniture. Sei gli impianti sottoposti a sequestro preventivo, tra cui quello di Castellazzo e 194 automezzi, per un valore complessivo di 100 milioni di euro. Le similitudini tra le due inchieste sono molte. Cambiano, in sostanza, gli attori all'origine (raccolta e smistamento dei rifiuti) ma la fase finale (mescola di rifiuti e terreno da smaltire in cava o discariche) resta un punto fermo. L'indagine "Cagliostro" ha permesso di accertare che i rifiuti speciali venivano appunto camuffati in materiale da recupero e quindi smaltiti in normali discariche, con conseguenti forti guadagni. Al centro del traffico la Eco-Arena di Bussolengo (Verona), abilitata esclusivamente ad operazioni di smaltimento. Grazie ad accordi con la Ris.Eco, una ditta di intermediazione di Sesto Fiorentino e la partecipazione di numerosi gestori di siti di trattamento e recupero, intermediari e autotrasportatori, la società scaligera è riuscita in circa quattro mesi a dirottare circa 100 mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi e no, originariamente destinati all'inertizzazione e al successivo smaltimento presso idonee discariche. Le principali destinazioni finali sono state individuate nelle ditte Trascade srl di Oriago di Mira (Venezia), Bruno Pellizzari Spa di Montebello Vicentino, Enrico Vella di Cerea e, appunto, l' Intekna di Castellazzo Bormida, oltre a siti di minore consistenza ubicati in varie regioni del Nord. L'illegale giro di affari, accertato nel periodo settembre-dicembre 2004, è stato di 2 milioni di euro. Il nome dell'operazione (Cagliostro) nasce dalle capacità alchimiste nel trasformare le caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti. Cagliostro ha interessato diverse città di Piemonte, Liguria, Veneto e Toscana. Il modo di operare era semplice: invio degli scarti alla Eco-Arena o alla Pellizzari, dove venivano miscelati per abbattere gli inquinanti oppure semplicemente declassificati in via amministrativa, abbassando la pericolosità degli stessi, attraverso certificati analitici falsi, in modo da poterli poi mandare presso impianti di recupero per il successivo utilizzo in sottofondi stradali oppure per ripristino ambientale. Tra i rifiuti trasformati o declassificati, fanghi di trivellazione contaminati da olii, provenienti dai cantieri del tratto Bologna-Firenze della linea ferroviaria ad alta velocità, terre di bonifica contenenti idrocarburi provenienti da un'area industriale di Montelupo Fiorentino, dall'ex Gazometro di Verona e dalla ristrutturazione di varie aree di servizio della Total. I produttori dei rifiuti sono risultati estranei al traffico. Le indagini, partite da un controllo di natura amministrativa a una società di trattamento, proseguono per risalire ai laboratori che fornivano la falsa documentazione. La Intekna e altri indagati, come detto, erano già stati coinvolti in un'analoga operazione di traffico illecito di rifiuti, scoperto la scorsa estate dai carabinieri del Noe.

Silvana Fossati