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ambiente il governo vara la controriforma



dall'unità.it  12.10.2005


Ambiente, il governo vara la controriforma
di Edo Ronchi

 Le cinque bozze di decreti legislativi, presentate il 12 settembre dal
Ministero dell'ambiente, che dovrebbero attuare la legge delega sulla
normativa ambientale, rispondono più ad un manifesto ideologico che ad un
concreto disegno riformatore. All'insegna «la legislazione ambientale è
tutta sbagliata, è tutta da rifare» e «l'Europa produce solo burocrazia»,
l'attuale governo ha prodotto una controriforma che complica la normativa e
la sua applicazione più che semplificarla, che apre nuovi contenziosi con
l'Unione europea,con norme ad alto rischio di essere dichiarate
inapplicabili, che produrrebbero un quadro di incertezza e un abbassamento
dei livelli di tutela dell'ambiente, facendoci arretrare anche in qualità e
credibilità, e quindi anche in competitività sui mercati,dove sono ormai
numerosi i Paesi e le imprese che fanno della qualità ambientale un fattore
primario dei loro successi anche commerciali.
Questi testi sono stati elaborati da un piccolo gruppo che ha sentito solo
gli «amici», non ha cercato alcun confronto, necessario in casi come
questi, anche nella fase elaborativa, con la Commissione europea, e non ha
avuto alcun reale confronto con Regioni,Province e Comuni, che hanno
ufficialmente protestato.
Dopo aver allontanato molte buone risorse tecniche dal Ministero con una
vera purga, le destre hanno depresso perfino quelle rimaste, ricorrendo ad
una Commissione di esterni, fra l'altro poco e male coinvolti
nell'effettiva stesura: il parere finale è stato richiesto per posta
elettronica.
Questo colpo di coda di fine legislatura non va sottovalutato: se questa
controriforma dovesse passare, condizionerebbe in maniera rilevante anche
l'avvio della prossima legislatura, impedendo di usare utilmente tempo
prezioso per avviare riforme ambientali urgenti ,quelle vere e utili al
Paese, impegnando invece il nuovo Parlamento in defatiganti cancellazioni e
correzioni.
In queste bozze non c'è solo una estesa disapplicazione delle direttive
europee, ma la ricerca esibita dello scontro con l'Europa. In materia di
gestione dei rifiuti, per esempio, vi sono nodi ormai chiari, sui quali vi
sono ripetuti pronunciamenti della Corte di Giustizia europea, per i quali
l'Italia è stata oggetto di procedure d'infrazione e che in questi testi
vengono riproposti. Il tentativo, per esempio, di sottrarre dal regime di
gestione , fissato in sede comunitaria, intere categorie di rifiuti,con
cavilli interpretativi e definizione bocciate dieci anni fa, come quella di
«materie prime secondarie». Sul danno ambientale viene proposta una
riduttiva visione casalinga che omette di recepire interi allegati della
corrispondente direttiva europea.In materia di acque e suolo si viola
palesemente un contenuto chiave della direttiva quadro, la gestione
integrata degli aspetti quantitativi e qualitativi delle acque, proponendo
un quadro confuso di autorità competenti e di piani di gestione diversi e
non integrati.In materia di inquinamento dell'aria, con una delega per un
testo unico, si dimentica completamente il Protocollo di Kyoto, e la
direttiva che regola i tetti di emissione di vasti e importanti settori,
viene ignorata quella sulla qualità dell'aria che investe un problema
cruciale delle nostre città: l'inquinamento da traffico.
Nei rapporti con Regioni, Province e Comuni c'è un approccio fortemente
centralista. L'elenco delle compressioni e delle ingerenze è talmente lungo
da suonare come una specie di commissariamento generalizzato. Per fare solo
alcuni esempi: la programmazione degli impianti di smaltimento e di
recupero dei rifiuti diventerebbe derogabile con un programma nazionale di
impianti definiti strategici; la titolarità delle azioni per danno
ambientale è solo del Ministero che può delegare i Prefetti; sulle acque e
sui rifiuti vengono proposte due nuove autorità di vigilanza con poteri di
intervento penetranti nei confronti delle competenze di Regioni ed Enti
locali; le Regioni non potrebbero più migliorare gli standard ambientali,
rispetto alla normativa nazionale, come per giurisprudenza costituzionale
possono fare da molti anni, se non con una preventiva intesa col Ministero;
l'autorità dei bacini idrografici più importanti non sarebbe più un organo
della collaborazione fra Stato e Regioni, ma un organo del Ministero
dell'ambiente, definito e regolato con suo decreto.
Da riforme, promosse da un Ministero al quale la legge affida la tutela
dell'ambiente e del territorio, ci dovremmo aspettare miglioramenti e
progressi ambientali. Per quanti sforzi si facciano,leggendo questi testi,
non si riesce a trovare norme che, rispetto a quelle vigenti, producano
miglioramenti dell'ambiente. Mentre sono numerosi gli interventi che lo
peggiorano. Confondere la raccolta differenziata dei rifiuti con materiali
selezionati a valle ,dal rifiuto raccolto tal quale,da destinare non solo
al riciclo, ma anche all'incenerimento, scoraggia i cittadini, porta a
materiali di bassa qualità, non è coerente con la priorità ambientale del
riciclo.
Considerare negli scarichi liquidi solo le concentrazioni di inquinanti, e
non le quantità totali, favorisce le diluizioni, ottenuta a volte mettendo
insieme più scarichi,e peggiora la qualità dei corpi idrici recettori. Gli
standard di qualità delle acque vengono talmente peggiorati, rispetto a
quelli vigenti, fino a mille volte, da indurre il sospetto che si tratti di
errori tecnici della bozza al nostro esame!
Rinunciare in partenza a decontaminare un sito inquinato, ricorrendo solo
ad una sua messa in sicurezza con un'analisi di rischio,non è certo il modo
migliore per bonificare terreni inquinati,anche quando si può fare di
meglio.
Dare lo stesso tempo, ristretto, per valutare gli impatti ambientali di una
grande opera, con rilevanti potenziali impatti, e di una piccola opera, non
solo non è ragionevole, ma svuota di significato, e di partecipazione, tale
valutazione.
È giusto alleggerire le sanzioni per le violazioni formali, quando non sono
realmente incidenti sulla qualità dell'ambiente; ma alleggerirle tutte, non
aggravarne nessuna, premia i comportamenti dannosi per l'ambiente e
penalizza quelli corretti.
È giusto promuovere le semplificazioni possibili, ma se si alimenta l'idea
che la norma ambientale più semplice è quella che non c'è, o è aggirabile,
non si semplifica ,si moltiplicano i conflitti: con l'ambiente, con i
cittadini, con l'Europa, con gli Enti locali e le Regioni, con la certezza
del diritto e dei doveri. Già visto: non è il caso di riproporre scenari
del genere, le difficoltà che il Paese deve affrontare sono già
sufficienti!