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spostarci più in fretta col treno è l'ultima cosa che veramente ci serve , ma dove corriamo......ragioniamo a che serve la tav?




Spostarci più in fretta col treno è l'ultima cosa che veramente ci serve
Ma dove corriamo...


Fabrizio Giovenale

Diciamoci la verità: questa dell'Alta Velocità Ferroviaria è stata una bufala fin dall'inizio. Basata sull'idea sbagliatissima che sia tanto importante metterci un paio d'ore di meno per andare da una città all'altra. Mentre il problema vero del trasporto in Italia non è per niente quello di mettere i treni in gara di velocità con gli aerei, tanto più se in un caso e nell'altro all'arrivo si finisce poi impantanati nelle paralisi del traffico urbano: caso mai è quello di far viaggiare in treno e via-nave più merci per alleggerire le strade dall'ingombro dei TIR. E - perché no? - di risparmiar carburante. E poi: chi ce lo fa fare di correre tanto?
Ma ce n'è un'altra di idea - ancor più sbagliata - alla radice di quella scelta. E' che abbiamo in testa purtroppo la convinzione-certezza di avere davanti un futuro di continuo progresso: nelle tecnologie, nel benessere, nei consumi, negli andirivieni di merci d'ogni sorta qua e là per il mondo, nel muoverci sempre più freneticamente dove ogni nuovo vento ci porta... Mentre invece l'intero pianeta sta andando tanto rapidamente in malora fra bombardamenti, kamikaze e barbarie assortite da un lato e alluvioni, uragani, scioglimenti di ghiacci, innalzamenti dei mari, disboscamenti a tappeto dall'altro... Ha senso spendere tutti quei soldi per correre sempre più in fretta? Mentre non se ne spendono per "mettere in sicurezza il territorio" contro i disastri? Come s'è visto così drammaticamente a New Orléans? O come da noi per quel Ponte sullo Stretto (di problematicissima realizzazione, e del quale si può far benissimo a meno) mentre l'autostrada Napoli-Reggio Calabria rimane incompiuta ormai da decenni? Per non dir delle strade e ferrovie siciliane... E mentre il 60% delle linee ferroviarie (lo ricordava su queste pagine ieri Marcello Cini) è ancora a un solo binario?
Direte: "ma gli altri le fanno, le TAV, e se ne trovano bene"... A parte che si tratta perlopiù di percorsi relativamente brevi vòlti a decongestionare il traffico urbano, che è cosa diversa: sta di fatto che anche in quei casi, probabilmente, ci sarebbero state cose da fare più utili per i cittadini. E' tutta questione del modello di società che si ha in mente: se quello ultrarapido di una civiltà delle macchine portata alle sue conseguenze più estreme, oppure qualcosa di più vicino alla normale misura umana. Più adatto, ad esempio, a quei piaceri del vivere che andiamo dimenticando: il passeggio sul Corso, la piazza coi caffè all'aperto, la sosta ai giardinetti coi bambini che giocano... Riflettiamoci un attimo. E' così che si gusta la vita. Senza bisogno di correre come invasati.
Ma poi: quale velocità? Si parla da quindici anni di questa tratta Torino-Lione coi suoi 50 chilometri (!) di galleria sotto il monte Ambin. Ben che andasse, per finirla ce ne vorrebbero altri quindici. A parte le turbative più-che-certe delle falde idriche, a parte le presenze di amianto e di uranio che verrebbero portati a contatto dell'ambiente esterno dai lavori di scavo... Ho già avuto occasione di parlarvi di quel che sta accadendo a proposito delle escavazioni di materiali in Val d'Elsa per la tratta Bologna-Milano. Lavori portati avanti alla stracca, tra l'altro: cantieri dai quali (a quanto si dice) c'è chi va rivendendo materiali della Ferrovia nei dintorni...
 
Cose da far dubitare di esser di fronte a una truffa fuori-misura.
Direte ancora che è inutile piangere sul latte versato, che la ribellione di Val di Susa e dintorni è purtroppo tardiva, che i giochi sono già fatti: come hanno dimostrato l'intervento in forze di polizia e carabinieri, la deliberata ricerca dello scontro diretto, la recinzione dei terreni per i sondaggi portata avanti ostinatamente... Non è detto, però. Anche sul versante francese, a quanto risulta, ci sono incertezze, anche lì mancano i soldi, anche lì stanno pensando che ci sarebbero modi migliori per spenderli... Certo c'è da morderci le mani, noi ambientalisti. Non è che non si sia fatto del nostro meglio fin dall'inizio, da quando il tormentone TAV si è avviato. Evidentemente però non s'è fatto abbastanza... E non ce la possiamo nemmeno prendere con Berlusconi, stavolta. E' stata una scelta condivisa da tutti i governi che si sono seguìti dai tempi di Craxi. E non sono stati debitamente allertati cittadini dei luoghi interessati: si è probabilmente mancato nel non far loro tempestivamente presenti la gravità e l'imminenza dei rischi.
L'ultima parola non è ancora detta, però. Per la Torino-Lione è vertenza aperta. E così come oggi c'è chi si va impegnando a riconsiderare le scelte del Ponte sullo Stretto e del MOSE a Venezia quando saremo al governo, così ci sarà da impegnarci su tutto l'arco di scelte balorde delle Grandi Opere infrastrutturali: berlusconiane o meno che siano. A partire proprio da questa. A sostegno dei valligiani di Susa.

da Eddyburg

 L'opinione di... Carla Ravaioli

Ragioniamo: a che serve la TAV?

Caro Eddy, come sempre, anche a proposito di Val di Susa, dici cose che non
posso non condividere. Forse però a quanto dici si può aggiungere qualcosa.

D’accordissimo che interessi diversi debbono sapersi confrontare
democraticamente e possibilmente trovare soluzione senza calpestarsi
reciprocamente, specie quando i legittimi interessi di una piccola comunità
contrastano con quelli di una comunità più vasta. D’accordo ovviamente
anche su quella che è verità e regola indiscussa dell’ambientalismo: il
trasporto su ferro è assai meno inquinante di quello su gomma, ciò che per
noi dunque dovrebbe essere argomento decisivo a favore della Tav. Non mi
soffermo su tutte le ragioni, frutto di quella severa valutazione tecnica
di cui sacrosantamente tu affermi la necessità (ragioni illustrate in
dettaglio da Guglielmo Ragozzino sul manifesto nell’articolo da te
puntualmente ripreso su Eddyburg) per le quali forse il vantaggio ecologico
del passaggio dalla gomma al ferro potrebbe risultare fortemente ridotto,
se non cancellato. Tenendo conto anche del fatto che in Val Susa una
ferrovia già esiste, e che forse, adeguatamente riattata, potrebbe
assorbire buona parte del traffico su gomma senza bisogno di bucare la
montagna per 54 chilometri.

Ma ciò di cui vorrei dire è un’altra cosa. Che in realtà si traduce in
alcuni interrogativi. Siamo certi che realizzare la Tav, avviare su di essa
tutto o gran parte del trasporto di merci, davvero rappresenti gli
interessi della comunità più vasta? Facilitare e velocizzare al massimo il
trasporto di merci non è soprattutto funzionale agli interessi del sistema
di produzione e consumo oggi vincente nel mondo? Non rappresenta in realtà
la “naturale” adesione all’ideologia dominante, che indica la
modernizzazione come sempre e comunque positiva? E non ne deriverebbe alla
fine un’altro incentivo alla moltiplicazione dello scambio di merci, quindi
un ulteriore alimento alla bulimia iperconsumistica del nostro mondo, cioè
un altro strumento di competitività, un altro modo di sostenere la
crescita, in una parola un altro meccanismo omogeneo e funzionale all’
accumulazione capitalistica, come dire esattamente l’opposto di ciò che può
rappresentare il tentativo di arrestare la spirale dello squilibrio
ecologico, e dunque di cercare il benessere, di perseguire il reale
interesse dell’intera comunità umana?

In effetti (come probabilmente sai) proprio lo scambio di merci analoghe o
addirittura identiche tra un paese e l’altro, e tra un continente e l’altro,
assurda quanto distruttiva regola dell’attuale commercio mondiale, è
oggetto di riflessione tra ambientalisti di tutto rispetto, da Fabrizio
Giovenale a Serge Latouche. I quali stanno lavorando sull’ipotesi del
“ciclo corto”, cioè sulla possibilità di instaurare circuiti
produzione-consumo all’interno di territori limitati, proprio allo scopo di
ridurre l’inquinamento e il consumo energetico che lo spostamento di
massicce derrate di beni su lunghi percorsi comporta. E’ un programma su
cui spesso mi trovo a discutere con questi amici: mi pare infatti azzardato
sperare di poter instaurare oggi, su una scala significativa, un modello di
rifornimento merci che apertamente contraddice le logiche della
competitività e della crescita, tuttora indiscussi vettori dei mercati
globali. Non so chi abbia ragione. Certo è però che la Tav si pone sul
versante opposto di queste ipotesi, e degli obiettivi da cui nascono.