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WTO



Wto, Tradewatch: "La sconfitta dei poveri, l'arroganza dei ricchi"

Tradewatch, l'Osservatorio sul Commercio internazionale, denuncia "il
tradimento delle economie emergenti nella battaglia dei paesi poveri  per
una giustizia sociale nel pianeta". Per l'osservatorio il testo finale
della ministeriale della Wto di Hong Kong è "un vero e proprio insulto ai
paesi più poveri del pianeta, che invece di portare a casa dei progressi
sullo sviluppo dovranno far fronte a sacrifici ancora più duri degli
attuali". 
"Almeno Stati uniti ed Unione europea hanno avuto il buon gusto di scrivere
nero su bianco che questo è un round contro lo sviluppo - ha affermato
Antonio Tricarico, di Tradewatch - Solo l'ignaro viceministro Adoldo Urso
continua con una litania che è un insulto per i poveri del pianeta e i
cittadini italiani. Che abbia il coraggio di confrontarsi pubblicamente in
Italia con la società civile per difendere questo ennesimo accordo
capestro".
Nella settimana negoziale di Hong Kong, "i produttori del commercio equo e
solidale ed i contadini africani hanno spiegato chiaramente in questi
giorni ai negoziatori, ma anche all'opinione pubblica internazionale, quali
sono le loro vere priorità - ha aggiunto Alberto Zoratti,
dell'organizzazione di commercio equo italiana Fair/Tradewatch - e cioè:
produzione locale, fine dei sussidi all'export internazionale e del
dumping, stop alle ulteriori liberalizzazioni dei servizi essenziali nei
loro paesi e la possibilità di non essere inchiodati alla sola esportazione
a prezzi stracciati di fibra grezza, grazie a misure tariffarie di
protezione delle industrie nazionali. Altro che commercio più libero e più
equo, come promesso dal Doha Round".
"La delusione è profonda per come le economie emergenti del sud del mondo,
a partire dal Brasile di Lula e dal governo indiano, abbiano abbandonato la
causa dei paesi poveri per sposare una fallimentare logica liberista,
proprio quando una autentica posizione diversa avrebbe generato un
cambiamento nella geopolitica mondiale" ha aggiunto Ugo Biggeri, di Mani
Tese.

Ecco come gli obiettivi negoziali più importanti per i più poveri sono
stati disattesi, secondo Tradewatch:
1) abbattimento dei sussidi all'esportazione in agricoltura, causa del
dumping: "passa la data finale di eliminazione dei sussidi all'export in
agricoltura prevista per il 2013, merce di scambio di Stati uniti e Ue con
Brasile e India, e argomento utile per questi ultimi nei confronti dei loro
ex-alleati di Cancun, per dimostrare di non aver mollato la sostanza degli
interessi del Sud in cambio di aperture sui mercati dei servizi e
dell'agricoltura. Allo stesso tempo l'Ue si impegna ad eliminare prima solo
una 'substantial part' di questi, linguaggio che non ha forte significato
nel gergo legale della Wto che prevede invece percentuali precise. Ci si
può aspettare che a Ginevra si raggiungerà al massimo un 40-50 per cento di
taglio, magari dopo il 2010. Di contro, gli Usa si impegnano solamente a
completare i negoziati sui loro meccanismi finanziari di sostegno alle
esportazioni e sull'aiuto umanitario entro il 30 aprile 2006. Parimenti
fanno per l'aiuto alle imprese statali in agricoltura i canadesi ed
australiani. Insomma la palla passa a Ginevra dove l'intero capitolo sarà
presumibilmente chiuso".
2) cotone: "I paesi riaffermano in termini generali solamente la loro
intenzione di arrivare ad una decisione veloce, come già deciso nel
pre-accordo del luglio 2004, che include l'eliminazione entro il 2006 dei
sussidi all'export, l'abbattimento totale delle tariffe e quote per i paesi
esportatori di cotone più poveri. Il fatto, però, che questa decisione
debba includere una riduzione di gran parte dei sussidi interni per il
cotone (i cui maggiori beneficiari sono gli Usa) rimane tra parentesi
quadre, proprio per l'opposizione di Washington".
3) accesso privilegiato per i prodotti agricoli provenienti dai paesi più
poveri: "Gli Usa hanno 7 mila prodotti su cui hanno protezioni tariffarie
rispetto ai paesi meno sviluppati. A Hong Kong si sono impegnati a portare
a zero le tariffe solo per il 97 per cento di queste merci. Mantenendo un
livello di protezione al 3 per cento, riescono ancora a 'blindare' le
protezioni tariffarie di ben 420 prodotti. Il Giappone, con questa stessa
formula, ne protegge ancora 400. Possiamo scommettere che tra i prodotti
salvaguardati verranno inclusi proprio quelli che sono di interesse per i
paesi più poveri, ma anche dei produttori americani".
4) aiuti alimentari: "Per distinguere gli aiuti veri da quelli falsi viene
creata una scatola virtuale, la 'safe box', anche se regole e dimensioni si
stabiliranno solo a Ginevra. Va notato che questo compromesso andrebbe
sostanzialmente a vantaggio degli Usa che anche tramite il World Food
Programme potrebbero continuare alcune delle loro pratiche distorsive".
5) servizi: "La liberalizzazione dei servizi era stata 'congelata' per la
paura degli impatti fortissimi previsti sui servizi, e quindi sui diritti
essenziali dei paesi più poveri. A sorpresa, invece, allegato al testo
finale passa il controverso 'annesso C', prevedendo come data per il lancio
dei negoziati plurilaterali il febbraio 2006 e per la loro chiusura
l'ottobre 2006. Di fatto nell'art 7.b del testo annesso si fa riferimento a
modalità negoziali obbligatorie che, anche se da un lato dicono di
'considerare le specificità dei paesi in via di sviluppo', dall'altra li
obbligano a negoziare bilateralmente, plurilateralmente e
multilateralmente. Aspetto confermato dalla menzione del paragrafo 11 nella
stessa frase del testo. Quindi scompaiono gli obiettivi numerici voluti
dall'Ue, ma passano le modalità negoziali plurilaterali come
originariamente richiesto da Usa, Ue e Giappone. India e Brasile accettano
la questione e si sfalda l'opposizione del G90 dei poveri del Sud".
 6) appalti pubblici: "Se si guarda alla sezione sulle rules - annesso D -
di fatto nel caso del Gats si includono anche gli appalti pubblici.
Questione davvero cruciale anche per gli enti locali italiani e di altri
paesi. Va ricordato che i paesi in via di sviluppo avevano respinto a
Cancun l'avvio di un nuovo negoziato sulla trasparenza negli appalti
pubblici. In questo caso degli appalti sui servizi pubblici si va ben oltre
e si negoziano interamente tutte le procedure di appalto. Vuol dire che
molti appalti pubblici locali avrebbero bisogno di gare di appalto
internazionali".
7) prodotti industriali (Nama). "Passa il parallelismo sull'accesso al
mercato di agricoltura e Nama. I dazi in agricoltura verranno ridotti
secondo quattro bande articolate per paesi e prodotti, mentre per i
prodotti industriali si parla di una formula semplice, chiamata 'svizzera'
- ossia più proteggi oggi, più tagli domani - ma vanno specificati ancora
quante saranno le bande di applicazione. I paesi del Nord ne vogliono
individuare due, i G20, tre. Le richieste dei più poveri, che chiedevano di
non essere legati a tagli drastici, rimangono inascoltate. Perdono anche
India e Brasile, perché sono rimandate a Ginevra le flessibilità che
saranno concesse al Sud del mondo nell'applicazione per i vari settori".
 8) biodiversità. "E' stata totalemente ignorata la richiesta, accolta nel
primo draf, di esplicito riferimento alla necessità di rivedere
l'attuazione dell'accordo Trips e dello stesso mandato Doha (par 12)
alla luce della Convenzione sulla Biodiversità, della protezione del
sapere tradizionale e del folclore. Era già stata approvata a  Doha (par
19), ma oggi sparisce nel nulla. Un altro duro colpo che mostra la
supremazia del Wto rispetto alle convenzioni internazionali Onu".

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