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Re:Delocalizzazione e responsabilità del sindacato.Documento da inviare e d iffondere se condiviso



Carissimo Davide Bertok,

Le sono grato per la risposta, dimodochè possiamo chiarire agli Italiani il grave difetto 
nel ragionamento di base:

L'elemento fondamentale non sono gli stipendi ma il costo della vita, ed è quello che 
facevo notare nel mio scritto.
Se un dipendente riceve uno stipendio di 1200 Euro mensili e le deve spendere per 
l'affitto, unitamente alle spese energetiche, 
è chiaro che queste spese aggiuntive si ripercuoteranno sui costi che le industrie 
dovranno sopportare innalzando i costi dei prodotti finali, con il risultato di non 
concorrenzialità industriale.
A questo si aggiungono tutte quelle diavolerie commesse in cinquanta anni di dominio 
politico, che hanno portato il paese nelle condizioni in cui si trova.

Portroppo, Lei caro Davide, sicuramente in buona fede si è soffermato sull'argomento 
scarpe e panino da me citato, ed ha sorvolato sugli argomenti più importanti i quali 
hanno il loro valore e responsabilità nella gestione di un paese. 

Non si tratta affatto di uno squilibrio dei costi come da Lei accennato, ma di una 
strafottente imposizione inflazionistica dove i Sindacati in prima persona, unitamente 
alle forze politiche di allora, ed i controllori al servizio dello Stato, sono i veri 
responsabili.

Quelli che avevano case del valore di 1 oppure due milioni, si sono ritrovati ingenti 
fortune ai danni dell'intero paese. 
I gravi errori di allora, che hanno fatto soffrire tantissime famiglie, sono venuti al 
pettine soltanto diversi decenni dopo, grazie ai sistemi informativi che hanno dato una 
mano a mantenere ben nascosta la realtà.

Anni or sono avevo offerto alle forze politiche la possibilità di sfruttare l'Energia 
Gravitazionale per ridurre i costi energetici, unitamente ad una consistente riduzione 
dell'impatto ambientale, che danneggia la natura e la salute di tutti. 
I grandi esperti in materia non hanno neanche risposto, delegando un Giudice di bloccarmi 
il Passaporto per impedirmi di andare all'estero. Caro Davide, le realtà dietro ai sipari 
della giustizia, sono alquanto sconcertanti. 
La schifante realtà di ritornare a quei tempi, mi fa venire il volta stomaco.

Anthony Ceresa

===============================================================

Risposta di Davide Bertok:

> Questa situazione è figlia di uno squilibrio di costi, soprattutto del 
> lavoro, in giro per il mondo.
> Gli esempi delle scarpe e del panino non sono direttamente 
> confrontabili, però hanno un elemento in comune: gli stipendi.
> Le grandi multinazionali come la McD fissano i loro prezzi in base al 
> stipendio medio di un paese, sennò rischiano di rimetterci, non è nulla 
> di sconvolgente, anche se è chiaro che i due panini sono uguali.
> Però se compri un panino di McD in Germania lo paghi decisamente più 
> salato, perchè lì i stipendi sono più alti che in Italia. Diciamo che sono 
> "normali" leggi economiche già viste da decenni.
> Differente è il discorso delle scarpe. Non è nuovo il fatto che arrivino 
> merci prodotte  all'estero, l'anomalia è sul prezzo.
> Ci sono esempi di aziende italiane che trasferivano le loro fabbriche di 
> tessuti in Romania per via del costo del lavoro più basso, ma il prezzo 
> di vendita del prodotto in Italia rimaneva lo stesso, con ovvi guadagni 
> quindi di queste imprese.
> I cinesi invece portano questi prodotti in Italia e diciamo che si 
> "accontentano" di vendere a un prezzo più basso, anche quando la 
> qualità del prodotto è la stessa di quello italiano e potrebbero fare affari 
> lo stesso ad un prezzo di vendita più alto.
> Semmai a monte si può dire però che in Cina non è solo un discorso di 
> costo del lavoro più basso, ma anche condizioni di lavoro diverse.
> Diritti sindacali non rispettati, sfruttamento frequente, aumenti di 
> stipendio che se lo sognano. Conseguenze dell'introduzione del 
> neoliberismo in un paese a partito unico: neanche dalle nostre parti si 
> possono fare così tanti danni.
> Direi che insomma da una parte non c'è molto da imparare se in un 
> paese estero molto banalmente il costo del lavoro è più basso, è una 
> semplice questione di convenienza e fine. Ma sopratutto non è proprio 
> il caso di imparare da un paese come la Cina dove si violano facilmente 
> i diritti dei lavoratori.
> 
> Ciao,
> Davide

>=========================================================== 
> 
On 15 Jan 2006 at 15:49, a.ceresa2002 wrote:
> 
> > Cari amici,
> > 
> > Vi pregherei di concedermi mezzora, per rispondere al Professore
> > Arrico Colombo il quale mi è sembrato molto preoccupato per il fatto
> > che le Industrie Candi chiudono e si trasferiscono altrove, dove poter
> > lavorare e produrre in modo più coerente, di fronte alla concorrenza
> > globale dei mercati.
> > 
> > Caro Professore,
> > 
> > Perdoni la mia ignoranza, la mia istruzione non supera la seconda
> > elementare e quindi è possibile riscontrare qualche errore di
> > orto/grammaticale unito alla scarsa concentrazione del ragionamento. A
> > volte sono obbligato a prendere le pastiglie per sforzarmi a
> > ragionare, ma qualche volta neanche quelle fanno miracoli.
> > 
> > Da trent?anni ad oggi non faccio che assistere allo sfascio
> > dell?industria italiana, unita agli scandali di diversa natura: dalla
> > giustizia, alle speculazioni, agli abusi di potere, agli imbrogli, ai
> > grandi furti impuniti, sarà meglio che fermo la mano perchè aveva
> > preso il via a descrivere la situazione disastrosa nella quale si
> > trova il nostro paese dappoi gli anni 73.
> > 
> > Allora nessuno scioperava quando eleggevano incapaci nelle posizioni
> > importanti del paese, le quali hanno trascinato la Nazione Italia
> > nella situazione in cui si trova.
> > 
> > Dal 73 ad oggi centinaia di industrie hanno chiuso i battenti, e dal
> > 73 ad oggi il costo delle abitazioni è salito alla sconvolgente
> > inflazione del 11.500 % e nessuno ha mai scioperato.
> > 
> > L?altro giorno sono andato al Super Mercato ed ho comprato un paio di
> > scarpe made in Italy ed ho pagato 78 Euro. Quindici giorni dopo, sono
> > andato nello stesso mercato, ed ho comperato un altro paio di scarpe,
> > identiche in tutto e per tutto però (made in Cina) ed ho pagato
> > soltanto Euro 14,99 ? poi sono andato da Mac Donald ed ho pranzato con
> > un Big Mac che mi è costato Euro 4,60 - mentre il medesimo panino in
> > Cina costa soltanto Euro 1,25 seduto in una bella poltrona
> > accompagnato dal sorriso di una bella Cinesina.
> > 
> > Tutto quello che guadagno serve appena per pagare l?affitto di casa, e
> > qualche multa per la penosa situazione dei parcheggi, creata per
> > sopperire alle speculazioni dei Comuni. I costi dell?energia hanno
> > superato il costo di un barile di sangue e non si prevedono
> > miglioramenti. Qualcuno si affanna a sventolare la sconcertante
> > soluzione del Nucleare. Povera Italia, come è stata maltrattata.
> > 
> > Spero di non sbagliare nel mio ragionamento, per l?occasione ho preso
> > tre pastiglie, la Fiat è prossima alla chiusura come pure l?Alitalia e
> > tante altre Industrie che stanno accumulando soltanto debiti su
> > debiti. Non sarà meglio chiudere la grande fabbrica Italia con tutti i
> > suoi grandissimi amministratori super laureati, i quali hanno perso
> > l?orientamento fra la grande confusione creata dai tantissimi colori
> > che inebriano il carro politico/economico ? 
> > 
> > Non sarà meglio andare tutti in Cina ad imparare quelle tante cose che
> > non conosciamo, oppure invitare i Cinesi a mettere ordine nei
> > ragionamenti dei super scienziati politicanti, litiganti, per trovare
> > una strada degna come esseri viventi Italiani ?
> > 
> > Caro Professore, non so se posso osare chiederle chi pagherà i
> > madornali debiti creati dai politici in questi 50 anni di dominio
> > politico/economico per vivere in un paese allo sfascio ?
> > 
> > Distinti saluti da Anthony Ceresa
> > 
> > 
> > 
> > 
> > 
> > 
> > 
> > 
> > 
> > > Movimento per la società di giustizia e per la speranza
> > > 
> > > Cari amici,
> > >                     il Movimento ha preparato questo intervento
> > >                     presso il Sindacato di fronte alla minaccia di
> > >                     delocalizzazione di una importante industria di
> > >                     elettrodomestici; per il quale chiede il vostro
> > >                     aiuto, il documento può da ognuno essere inviato
> > >                     come suo, anche modificandolo. Gl'indirizzi:
> > > Segr. Guglielmo Epifani, CGIL Corso d'Italia 25, 00198 Roma/
> > > info at cgil.it
> > > 
> > > Segr. Savino Pezzotta, CISL Via Po 21, 00198 Roma / segreteria
> > > generale at cisl.it
> > > 
> > > Segr. Luigi Angeletti, UIL Via Lucullo 6, 00187 Roma / info at uil.it
> > > 
> > > Segr. Gianni Rinaldini, FIOM Corso Trieste 36, 00198 Roma/
> > > organizzazione at fiom.cgil.it
> > > 
> > > Segr. Giorgio Caprioli, FIM Corso Trieste 36, 00198 Roma/
> > > Fim at cisl.it
> > > 
> > > Segr. Antonino Ragazzi, UILM Corso Trieste 36, 00198 Roma/
> > > uilm at uil.it  
> > > 
> > > Un saluto fraterno da Arrigo Colombo
> > > 
> > > 
> > > 
> > > Movimento per la Società di Giustizia e  per la Speranza
> > > 
> > > Lecce
> > > 
> > >  
> > > 
> > > Ai Segretari dei Sindacati Confederali CGIL, CISL, UIL
> > > 
> > > Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta, Luigi Angeletti
> > > 
> > > Ai Segretari dei Sindacati Metalmeccanici FIOM, FIM, UILM
> > > 
> > > Gianni Rinaldini, Giorgio Caprioli, Antonino Ragazzi 
> > > 
> > >  
> > > 
> > > Ancora la delocalizzazione e le responsabilità del Sindacato
> > > 
> > >  
> > > 
> > > È di qualche giorno fa la notizia che un'altra impresa storica di
> > > elettrodomestici, la Candy, ha deciso  di trasferire in Cechia,
> > > entro il 2006, uno stabilimento che impiega 500 persone.
> > > 
> > > Ci domandiamo se questo trasferimento è stato deciso unilateralmente
> > > dall'impresa, o se è stato discusso coi lavoratori; se il Sindacato
> > > è intervenuto per richiamare l'impresa ai suoi doveri verso i
> > > lavoratori, come verso la comunità locale e la nazione.
> > > 
> > >  
> > > 
> > > Se non lo ha fatto, lo deve fare sollecitamente. All'impresa
> > > dev'essere detto con chiarezza che il suo patrimonio non appartiene
> > > ai soli azionisti, ma anche e ancor più ai lavoratori, che l'impresa
> > > hanno costruito e sviluppato; e alla comunità locale che vi ha
> > > concorso creando infrastrutture; alle banche e a tutti i cittadini
> > > che nelle banche depositano il loro denaro, quel denaro che alle
> > > imprese viene poi prestato; e a tutta la nazione che le imprese
> > > asseconda e sostiene con aiuti e facilitazioni fiscali. L'impresa è
> > > un fatto sociale.
> > > 
> > >  
> > > 
> > > È tempo che abbia fine questo pregiudizio per cui l'impresa
> > > appartiene soltanto ai padroni; che di essa e delle sue sorti, nei
> > > momenti importanti che intervengono lungo la sua esistenza, solo i
> > > padroni decidono; che i lavoratori devono soltanto subire le loro
> > > decisioni. 
> > > 
> > > Bisogna che il sindacato s'impegni in una campagna mediatica per
> > > inculcare e diffondere l'idea dell'appartenenza sociale delle
> > > imprese. E anche una legge in proposito - comprensiva pure dei
> > > problemi di delocalizzazione - dev'essere preparata, per essere
> > > presentata al parlamento, se si pensa che questo parlamento abbia
> > > sufficiente sensibilità per questi problemi. In ogni caso
> > > dovrebb'essere discussa col Centro del Programma di Prodi, per
> > > essere presentata poi nella prossima legislatura. 
> > > 
> > > Ma i casi che nascono e premono nel frattempo, devono essere
> > > sollecitamente affrontati.
> > > 
> > >  
> > > 
> > > Il Movimento chiede al Sindacato un deciso intervento nel caso
> > > Candy, e ancor più l'affrontamento del problema nei media e
> > > l'impegno per un'adeguata legislazione.
> > > 
> > >  
> > > 
> > > Lecce, gennaio 2006
> > > 
> > >                                  per il Movimento, il responsabile
> > > 
> > >                                  Prof. Arrigo Colombo   
> > > 
> > >  
> > > 
> > >  Arrigo Colombo, Centro interdipartimentale di ricerca sull'utopia,
> > >  Università di Lecce
> > > 
> > > Via Monte S.Michele 49, 73100 Lecce, tel/fax 0832-314160
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