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una contro conferenza sull'ambiente



da aprileonline del 19/01/2006

Il governo Berlusconi, con un decreto, ha deciso di convocare a Roma, il 23-24-25 febbraio, la Conferenza nazionale su energia e ambiente. “Meglio tardi che mai”, si potrebbe commentare. Non c’è dubbio che il paese abbia necessità di un piano energetico, di un progetto che sia capace da un lato di farsi carico degli obiettivi del Protocollo di Kyoto di protezione del clima e dall’altro di garantire servizi energetici di qualità e poco costosi. In realtà, non si tratta del tentativo di recuperare seriamente i ritardi accumulati. L’annunciata Conferenza su energia e ambiente servirà solo a fare propaganda a un governo che per l’intera legislatura ha affidato le scelte energetiche al mercato e alle imprese. In questi quattro anni il governo Berlusconi sull’energia altro non ha fatto che alimentare ulteriormente i processi di liberalizzazione, con il duplice e pessimo risultato di aumentare il costo dei servizi energetici, peggiorarne la qualità e accentuare ulteriormente la dipendenza del paese dai combustibili fossili (carbone compreso). Una politica miope e subalterna alle scelte delle grandi corporazioni energetiche, che ha determinato un aggravamento delle strutturali difficoltà di approvvigionamento e che ci ha allontanato dalla realizzazione degli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto, esponendoci di conseguenza alle pesanti sanzioni previste per i paesi inadempienti. Si è trattato anche di una politica che ha pesantemente aggravato l’inquinamento delle nostre città peggiorando ulteriormente la qualità dell’aria che respiriamo. Come se non bastasse, con questa Conferenza il governo cercherà anche di rilanciare il nucleare. Da mesi, infatti, il ministro dell’industria Scajola (e con lui numerosi esponenti della maggioranza e purtroppo anche molti dell’opposizione), cerca di riproporre agli italiani la tecnologia nucleare che, al di là della propaganda sul nucleare “sicuro” e di “nuova generazione”, continua ad essere pericoloso, costoso e incapace di smaltire i rifiuti che produce. Inoltre, si tratta di una scelta antidemocratica che non rispetta la volontà popolare che con un referendum ha bandito questa tecnologia dal nostro territorio. Non sorprende che alla testa della lobby nucleare si collochi l’attuale ministro dell’industria Scajola, un grande esperto di “zone rosse” e di repressione poliziesca (Genova 2001), cioè i due ingredienti con cui si tenterà di riproporre alle popolazioni il nucleare. E’ augurabile che l’Unione di centro sinistra si sottragga a questa vera e propria provocazione e non partecipi alla Conferenza. Ma sottrarsi non basta. Infatti, l’elaborazione di un piano energetico è indispensabile all’Italia. Su questo terreno anche l’Unione ha accumulato grandi ritardi. Da mesi, attraverso i Cantieri delle riviste e la campagna “Cambiare si può” si è cercato di sollecitare il centrosinistra a colmare i suoi ritardi e a scegliere un programma energetico. Nelle settimane scorse una vasta rete associativa (Arci, Legambiente, Forum ambientalista, Attac, Rete di Lilliput, Acu, Lunaria, Cepes-sole del mediterraneo, Kyoto dal basso, Punto Rosso, Cgil e Eurosolar) ha dato vita al “Contratto Mondiale per l’Energia e il Clima”, che come sua prima iniziativa politica ha deciso di convocare, negli stessi giorni, di quella governativa una Contro-conferenza con l’obiettivo di elaborare una proposta energetica per affermare un modello energetico distribuito, democratico e soprattutto basato sulle fonti rinnovabili e il risparmio di energia. In questa Contro-conferenza è indispensabile coinvolgere un vasto schieramento sociale e di movimenti, le autonomie locali e in particolare la rete dei Nuovi municipi e i Comuni antinucleari. In altre parole, le numerose competenze che da anni si battono per un’alternativa al petrolio e al nucleare.

* Segreteria nazionale Legambiente