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Re: un reddito minimo garantito per l'italia



Solo per la precisione, volevo correggere il Sig. Bonotto per aver indicato in Brandt il fondatore dell'Internazionale Socialista. Diciamo che ne è stato uno dei massimi esponenti ma che l'Internazionale Socialista (Seconda Internazionale) esisteva da qualche anno prima del '51, precisamente dal 1889 e sorse a Parigi. Brandt ne è stato presidente per molti anni......forse uno dei presidenti più longevi.
Condivido comunque in parte il pensiero di Bonotto e noto con sommo dispiacere l'attualità di certe argomentazioni, sicuramente espressione di una situazione economica più vecchia ma rimasta immutata. La classe "economica" ha preso il sopravvento sulla classe politica e la democrazia economica non credo riuscirà facilmente ad ottenersi. Una democrazia politica quindi, basata anche su un giusto equilibrio economico, è abbastanza lontana o almeno presente ma in una forma molto confusa è facilmente offuscabile.
Riguardo il Reddito Minimo Garantito sostenuto da Tito Boeri, è sicuramente uno strumento applicabile e di indubbio valore che però necessità di una situazione di Welfare sicuramente diversa.
Cordiali saluti e perdono per la piccola correzione,
Luca Iaia
 
----- Original Message -----
From: T.Bonotto
Sent: Monday, January 30, 2006 9:43 AM
Subject: R: un reddito minimo garantito per l'italia

Egregio Sig. Boeri,
Il reddito minimo, garantito nei paesi europei, germania e scandinavia in testa, è molto dipeso dalla ricchezza nazionale e dal sistema di welfeare che ha preso piede con Willy Brandt, nel 1951.
Devo affermare per esperienza che il reddito minimo garantito, pur essendo un toccasana per migliaia di famiglie e single, ha pure dei risvolti negativi, poichè persone con reddito minimo non sono incentivati a trovare lavoro.
 
L'idea che si va consolidando è la garanzia delle minime necessità attraverso un lavoro o una rendita per chi non potesse lavorare.
Garanzia delle minime necessità significa garantire non un reddito minimo, ma una capacità di acquisto delle minime necessità.
Il che significa che pur avendo un reddito minimo posso o non posso avere garantiti i bisogni essenziali, dipende dallo scarto tra prezzi e reddito.
 
La garanzia delle minime necessità, presuppone un lavoro. Il sistema capitalistico non garantisce il lavoro a tutti, vi è eccessiva accumulazione da parte di pochi a scapito della maggioranza. L'eccessiva accumulazione da parte di pochi crea una situazione di mancata circolazione del denaro: non si fanno investimenti perchè non vi è un ritorno adeguato e si interrompe il circolo virtuoso di domanda, produzione, reddito, consumo. Vi è una legge economica che dice: quando si va a toccare il reddito della classe media, le banche falliscono, per mancanza di risparmio ed eccessiva esposizione al credito. Se aumenta ulteriormente il divario tra ricchi e poveri, vi è ogni possibilità che vi sia recessione (già in corso) e alla fine depressione economica in questo caso con inflazione. Questo a livello mondiale. Quindi a nessuno converrebbe aumentare il divario tra ricchi e poveri.
 
E' una questione di distribuzione del reddito.
Una razionale distribuzione del reddito avviene solo in presenza di una economia reale organizzata, stabile e forte.
I nostri investimenti sono dirottati per la crisi del sistema economico stesso verso l'economia virtuale, il gioco di borsa, i giochi vari, perchè non vi è la struttura economica reale su cui riattivare il processo produttivo. Guardiamo gli anni '60 del boom economico italiano, la Borsa aveva un suo ruolo in una economia reale, oggi è stato stravolto poca economia reale e molta virtuale. Ogni giorno cambiano di mano 3 milioni di miliardi di dollari, senza creare un solo posto di lavoro!
 
Modello economico
Quindi il problema è quale modello economico adottare per offrire a tutti un lavoro che garantisca il minimo necessario per vivere per sè e per la propria famiglia? Tra il sistema economico comunista ormai obsoleto e il sitema capitalistico in crisi vi è qualche alternativa? Si dice 'se il comunismo ha ridotto l'essere umano ad una bestia, il capitalismo l'ha reso mendicante'. Certo non si può scegliere tra i due. Un sistema di socializzazione dell'economia, di razionale ditribuzione della ricchezza, di garanzia delle minime necessità, presuppone un'attenzione maggiore alle necessità umane, ai sentimenti umani allo scopo ultimo dell'economia che è di garantire la sussistenza di ogni essere umano e cittadino. Il capitalismo assoluto ha fatto il suo tempo e il denaro per il denaro, l'accumulazione per l'accumulazione è un difetto mentale del capitalista stesso (lo afferma Sarkar in una descrizione estesa delle diverse psicologia delle classi sociali).
 
In sintesi un nuovo socialismo umanistico. Willy Brandt nel 1951, quando fondava l'internazionale socialista aveva elencato alcuni punti essenziali: il socialismo deve rispondere alle esigenze materiali, mentali e spirituali degli esseri umani. Aborriva il comunismo e il capitalismo. Trovo che nei suoi 20 punti fondamentali Brandt possa dare qualche spunto per la socializzazione della ricchezza.
 
Decentralizzazione economica
Per garantire la socializzazione dell'economia è necessaria l'introduzione della democrazia oltre che a livello politico anche a livello economico, sociale, giudiziario ed esecutivo. La democrazia politica non ha efficacia senza una democrazia economica.
In particolare la democrazia economica implica la gestione, da parte dei lavoratori, delle aziende in una forma di cooperazione coordinata. Oggi la politica è controllata dai poteri economici forti. Ebbene se tutti i lavoratori si prendono sulle spalle la gestione dell'economia, avranno una maggiore influenza sulla politica e la democrazia politica potrebbe diventare una realtà.
Si prospetta un sistema produttivo tripolare con aziende cooperative di produzione e consumo, aziende private per beni non di primaria necessità e aziende 'chiavi' o strategiche che forniscono materie prime, pubbliche.
 
La decentralizzazione economica è essenziale e si effettua sia nella gestione aziendale che nella ubicazione delle aziende stesse. L'autosufficienza locale, e la pianificazione dello sviluppo, dato in mano alla popolazione locale, sembra essere un'alternativa interessante alla globalizzazione capitalista.
 
Quindi la proposta del reddito minimo garantito andrebbe bene se inserita in un contesto di trasformazione del sistema economico italiano e del modello produttivo, oggi in crisi al punto di non ritorno, in un sistema di socializzazione dell'economia, un sistema definito anche socialismo progressista, che nulla ha a che fare col socialismo sovietico.
 
Cordeiali saluti
 
Tarcisio Bonotto
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