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Precarietà e geopolitica




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P r e c a r i e t à   e   g e o p o l i t i c a
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Oggi, primo giorno del quinto mese, festa riconosciuta del lavoro, non possiamo esimerci 
dall'intervenire chiedendoci: come si può passare da un mondo in cui lavoro e reddito 
sono cosa sempre più aleatoria ed instabile ad un mondo in cui ognuno possa vedersi 
assicurato tutto ciò che gli occorre, a cominciare appunto da tali due fondamentali 
necessità?

Per rispondere a questa domanda, occorre innanzitutto interrogarsi sul perché di questa 
situazione così spiacevole ed inappropriata ad un'epoca che vorrebbe ritenersi moderna. 
Anche le situazioni apparentemente prive di senso avendo infatti al loro interno delle 
ragioni concrete che comandano ed ordinano le cose esattamente in quel modo.

Ed in effetti, allo stato attuale, il nostro governo, come d'altronde tutti gli altri sul 
pianeta, ha una priorità assoluta da soddisfare, una priorità che evidentemente pone in 
secondo piano la necessità di garantire ad ognuno sicurezza e serenità di vita, così come 
di soddisfare ogni altra esigenza particolare, vedasi ad esempio quelle pur urgenti 
inerenti l'ambiente.

Tale priorità consiste nel dover il nostro Paese far fronte ad un terribile conflitto 
globale, iniziato da tempo ma tuttora taciuto, forse per timore che da una fase ancora 
dolce si passi ad una fase più aspra. Questo conflitto si svolge tuttora su di un piano 
principalmente economico, demografico e tecnologico, ma è suscettibile ad ogni momento di 
improvvise degenerazioni militari violente.

Proprio per cercare di primeggiare sulla scala del potere geopolitico, i governi dei 
singoli stati o di blocchi di stati insistono per promuovere una economia, una 
popolazione ed una tecnologia ipertrofiche, con questo tentando di mantenere ben 
rigonfio, sottoposto ad una forte pressione interna, il loro stato e territorio, in modo 
che le pressioni di altri stati non possano far collassare il proprio.

Si tratta di una vera lotta per la sopravvivenza, che abbisogna, perché si possa avere 
una qualche speranza di vittoria, di una economia, di una popolazione, di una tecnologia 
in perenne e frenetica crescita quantitativa, poco importa se le persone vivono male in 
condizioni di precarietà finanziaria e di insalubrità, così come poco importa se 
l'ambiente naturale se ne va in rovina.

E di fronte a sì grandi esigenze collettive, come potrebbe il benessere del singolo non 
passare in secondo piano? Come potrebbe essere altrimenti dovendosi far fronte alla 
minaccia di essere invasi, sottomessi e sterminati da chi, con meno attenzioni per le 
persone e per ogni cosa, avrà conquistato posizioni più elevate di potere economico, 
demografico e tecnologico?

Perché questo è il punto: per arrivare a primeggiare, costretti all'attacco o 
semplicemente alla difesa, si calpesterà sempre più tutto, non badando più a nulla, 
l'obiettivo finale essendo troppo importante, addirittura vitale, per potersi permettere 
di lavorar di fino.

Questa è la terribile situazione in cui ora ci troviamo, e più si andrà avanti più essa 
degenererà, il conflitto in corso inasprendosi vieppiù diminuiranno le risorse 
fondamentali, le condizioni di vita peggiorando di conseguenza, la sicurezza del lavoro e 
del reddito non potendo che venir sempre meno.

E' evidente che se davvero si desidera cambiare questo stato di cose, occorre porre in 
secondo piano l'approccio diretto al problema. Se davvero desideriamo disporre di un 
lavoro e di un reddito certi, oltre che di buone generali condizioni di vita, dobbiamo 
spostare gran parte della nostra attenzione al mondo della geopolitica, creando quelle 
condizioni di pace reale a livello globale tale che se ne abbia una felice ricaduta in 
ogni ambito e su ogni persona.

Proprio comprendendo qual'è il vero problema, possiamo sperare di compiere quel piccolo 
passo avanti che ci permetta di trovare una soluzione non solo alla precarietà del lavoro 
ma ad una precarietà ben più ampia, profonda e triste che già affligge ed affliggerà 
sempre più ognuno, senza riguardi per nessuno.


Danilo D'Antonio


Per una pace più profonda, più solida e tenace
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