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le regole della bioarchitettura



dall'unità 
 
Come cambia la metropoli del 2000
 
Facciata rivolta a sud e alberi tra i palazzi. Le regole della bioarchitettura
di Stefano Menna

 Costruire sì, ma nel rispetto dell’ambiente. È quello che ogni buon architetto dovrebbe cercare di fare quando progetta una nuova casa. Ed è l’imperativo che guida l’architettura bioclimatica, la scienza che si propone di adattare le esigenze dello sviluppo urbanistico a quelle dell'ambiente. Con lo scopo di ridurre le dispersioni e i consumi di energia, mantenendo comunque un buon livello di comfort. Una scelta a basso impatto ambientale, insomma. Anche se non esistono regole universali valide per tutte le città, il «diritto al sole» è uno degli obiettivi dichiarati dell’urbanistica bioclimatica. «Organizzare gli assi viari secondo la direttrice est-ovest, come facevano gli antichi romani con i loro castra, permette di orientare la facciata degli edifici verso sud. Il sole può così riscaldare le case d'inverno e, con l’uso di adeguati vetri isolanti, tenerle fresche d’estate», spiega il professor Federico Butera, ingegnere del Politecnico di Milano. Anche l’organizzazione degli spazi verdi è una priorità. «Non basta abbellire le città con parchi e giardini. Anzi, sono più importanti gli alberi tra un edificio e l’altro: riducono l’uso di asfalto e cemento, abbassano la temperatura e permettono di minimizzare gli effetti delle isole di calore», continua Butera.
Stiamo parlando di una città ideale? Non proprio: l'Unione Europea ha imposto a tutti gli stati membri di adeguarsi entro dicembre 2005 ai nuovi parametri metodologici sull’uso dell’energia negli edifici, in particolare in materia di riscaldamento e condizionamento. La maggior parte degli amministratori locali e dei costruttori sembra però ignorare questa normativa. Forse anche perché non gli conviene. «Il discorso economico non va sottovalutato: l’architetto di solito viene pagato in percentuale sulla base del costo dell’opera, indipendentemente dalla qualità del prodotto. E quindi più l’edificio costa, più l'architetto ci guadagna. Le strutture bioclimatiche sono generalmente più piccole di quelle tradizionali e il costo dell’opera è quindi inferiore. E questo scoraggia gli investimenti in questo settore», osserva Butera.
Qualcosa sembra comunque muoversi. In Europa continuano a sorgere esperimenti interessanti: il quartiere Vauban di Friburgo, ex complesso di caserme occupate dall'esercito francese fino al 1992, oggi è stato trasformato in un modello di urbanistica sostenibile a livello mondiale. Grande attenzione all’adattamento dell’architettura all’ambiente è riservata soprattutto nei paesi scandinavi, con gli esempi di Malmoe e del quartiere Viikki a Helsinki su tutti.

Qual è, invece, la situazione a casa nostra? In Italia fa scuola l’esperienza di Bolzano con il progetto «Casa-clima». Prendendo in prestito la normativa europea sulla classificazione energetica degli elettrodomestici, la provincia ha «etichettato» tutte le case secondo un criterio di merito, ponendo una targa ben visibile sulla facciata: la classe A a chi consuma meno (entro i 30 kwh per metro quadrato all’anno), la C a chi disperde più energia (oltre i 70 kwh). Gli edifici che rientrano nella categoria «A» hanno diritto al 10% di sconto sulle imposte, oltre a benefici straordinari previsti dai regolamenti provinciali e comunali. È scattata così una sorta di competizione tra gli abitanti per ottenere la certificazione più alta, anche perché questo consente ai potenziali acquirenti dell’alloggio di valutare la propria scelta con maggiore consapevolezza. Un esempio che dimostra come una politica urbanistica sostenibile sia realmente possibile anche da noi.