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cereali mucche maiali l'energia si crea anche così



da repubblica.it    LUNEDÌ 10 LUGLIO 2006 
 
 
Cereali, mucche e maiali l´energia si crea anche così
Biomasse, business pulito per l´agricoltura del futuro


Fino a un paio di anni fa era un´azienda agricola a reddito zero. Ora produce tanta energia da poterla vendere all´Enel
Le "biomasse": ovvero tutti i materiali vegetali o animali provenienti da reazioni fotosintetiche
Dalla terra gli alimenti, dagli animali il liquame che attraverso la fermentazione viene trasformato in gas
GIOVANNI VALENTINI

FORMIGARA (CREMONA) - La cascina Santa Eurosia che appartiene da un secolo alla famiglia Rinaldi, nella grande pianura coltivata tra la Lombardia e l´Emilia-Romagna, forse sarebbe andata bene a Bernardo Bertolucci come set per il suo Novecento o per un altro affresco cinematografico sulla civiltà contadina. Superato il portale d´ingresso, l´aia deserta è circondata da alti porticati con le stalle e i fienili vuoti. Una scena surreale, come sospesa nel tempo. Ma questa è ormai una centrale elettrica, una centrale che va a letame o meglio a biogas, prodotto dagli escrementi dei duecento bovini e soprattutto degli oltre cinquemila maiali allevati negli immensi e moderni porcili sul retro, prima di essere mandati al macello.
Fino a un paio di anni fa, la cascina era un´azienda agricola e zootecnica a reddito zero. Consumava circa cinquanta kilowatt al giorno, spendendo un centinaio di milioni di lire ogni anno. Adesso produce energia elettrica, tanta energia da coprire il suo fabbisogno e da vendere addirittura quella in esubero all´Enel, con un ricavo intorno ai 150-160 mila euro all´anno. Così l´Agrosocietà Santa Eurosia dei fratelli Carlo e Paolo Rinadi, con sede a Formigara alle porte di Cremona, è diventata un modello per il promettente settore delle fonti alternative e in particolare per quello delle biomasse.
Con questo termine, come spiegano gli esperti, s´intendono tutti i materiali vegetali o animali provenienti direttamente o indirettamente da reazioni fotosintetiche: legna e combustibili derivati, residui agricoli o agroindustriali e infine residui animali. Il biogas, dunque, è soltanto un esempio di come si può ricavare energia dall´agricoltura. E tuttavia il ciclo completo realizzato a Santa Eurosia, secondo l´esperienza più avanzata di molti Paesi dell´Europa settentrionale già replicata altrove in Italia, ha qualcosa di prodigioso: la terra fornisce generosamente i cereali; i cinquemila maiali e i duecento bovini mangiano, ingrassano e defecano; il liquame, attraverso la fermentazione in vasche circolari coperte, viene trasformato in gas; il gas produce energia per così dire pulita; e infine gli scarti della lavorazione servono a concimare la terra per ricominciare tutto daccapo, con in più il vantaggio di assorbire l´inconfondibile lezzo nell´area circostante.
La centrale dei fratelli Rinaldi funziona per ora con due potenti motori. Ma l´impianto, costato chiavi in mano 750 mila euro, è destinato a essere ulteriormente incrementato in tempi brevi, con l´acquisto di altri tremila suini e l´installazione di una nuova linea. Ai ricavi dalla vendita di energia, vanno aggiunti gli incassi per la cessione dei «certificati verdi» emessi dal Gestore della rete elettrica nazionale per incentivare la produzione di energia rinnovabile. Un business interessante, insomma, con una buona redditività rispetto agli investimenti iniziali.
Quello imperniato sulle biomasse, vegetali e animali, è dunque un sistema che consente di combinare l´attività agricola con la produzione di energia pulita. E non a caso, è sostenuto con convinzione da Confagricoltura e da tutte le altre associazioni del settore: entro il 2010, il peso delle biomasse dovrebbe arrivare al 10%, con oltre 1 milione di ettari dedicati a colture energetiche (rispetto ai diecimila di oggi) e un´occupazione complessiva di 30 mila addetti contro i meno di mille attuali.
Finora, la maggior parte delle iniziative in questo campo hanno avuto il difetto di progettare impianti di taglio troppo grande, spesso sproporzionato, anche se il livello tecnologico è risultato generalmente soddisfacente. Ma ormai è in atto una «rivoluzione copernicana», più culturale che imprenditoriale, che tende ad affermare e diffondere un modello di micro-economia costituito appunto da una rete di piccole centrali alimentate da fonti alternative diverse.
Entro il 2010, secondo le proiezioni del ministero delle Politiche agricole e forestali, l´Italia dovrebbe disporre di un milione e cinquecentomila ettari coltivati a biomasse, per sfruttare questa grande riserva naturale e contribuire a ridurre la nostra dipendenza dal petrolio, combattendo nello stesso tempo l´inquinamento ambientale. Già oggi, in base ai dati forniti dalla Fiper (Federazione italiana per le energie rinnovabili), sono oltre 51 mila le tonnellate di gasolio che i 40 impianti di questo genere in funzione nel Nord e Centro Italia consentono di risparmiare ogni anno. E così le emissioni nocive che vengono evitate ammontano a oltre 125 mila tonnellate di anidride carbonica.
A livello mondiale, come si legge nel Rapporto di Legambiente sulle energie rinnovabili (2004), le biomasse giocano un ruolo ben maggiore di quello che svolgono nei Paesi industrializzati. Rispetto a una media del 12% sul consumo energetico totale, il dato sale al 35% nei Paesi in via di sviluppo e arriva addirittura al 90% in un Paese povero come il Nepal. Ma nelle società più progredite, quelle votate al petrolio e al nucleare, l´utilizzo di biomasse copre circa il 3%. E più o meno è così anche in Italia, sebbene sia in atto un forte recupero di fonti naturali.
Da un sondaggio realizzato in passato dall´Istituto Cirm, è risultato che un circa terzo delle famiglie italiane usa biomasse per il riscaldamento delle abitazioni. Si tratta, in gran parte, di legna da ardere: il 49,3% nelle prime case e il 63,9 nelle seconde case, quelle destinate alle vacanze. Ma, paradossalmente, anche da questa domanda può venire un incentivo al rimboschimento e allo sviluppo del nostro patrimonio verde. Basti dire che perfino alcuni circoli del golf, giuridicamente classificati come aziende agricole, sono interessati a intensificare nei propri campi la coltivazione di pioppi, salici, canne, girasoli e altre piante appropriate, per partecipare in pool» alla produzione di biocarburante.