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Il mercato delle innovazioni sociali





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  Il mercato delle innovazioni sociali 
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Sono tante le ragioni per cui le cose nel mondo vanno male. Tra le più importanti ve n'è 
una, di cui non si ha coscienza, che consiste semplicemente nel fatto che le nostre 
società sono organizzate in un modo tale che non è possibile trarre un reddito adeguato 
dalla presentazione di soluzioni valide al loro miglioramento. 

Noi umani siamo progrediti enormemente a livello tecnologico: siamo stati sulla Luna, 
comunichiamo agevolmente in rete, voliamo alti nei cieli, trapiantiamo organi come se 
spostassimo monetine da una tasca all'altra, e così via. Ma la stessa cosa proprio non si 
può dire per quanto riguarda il generale andamento delle nostre società, le penose, 
spesso tragiche, situazioni in cui esse versano essendo ampiamente e quotidianamente 
documentate dai media. 


Come mai il nostro livello tecnologico supera di gran lunga il livello della nostra 
evoluzione sociale? 


Verità assolute non esistono, tuttavia ci sentiamo di asserire con tranquillità che uno 
dei motivi principali di questo stato di cose consiste nella seguente opposta situazione: 

- mentre la paternità delle idee che si concretizzano in oggetti materiali è ampiamente 
tutelata dalla legge, e per questo motivo coloro che le hanno concepite ne traggono un 
sicuro guadagno, 

- le idee che si concretizzano in una diversa forma di organizzazione umana NON sono 
affatto tutelate dalla legge e per questo motivo NON procurano alcun guadagno a coloro 
che le hanno sviluppate. 


Mentre la tecnologia scientifica gode di un buon sistema di protezione, e le innovazioni 
di questo tipo dispongono di un ampio, fiorente e gratificante mercato, la tecnologia 
sociale, l'insieme di regole relative alla nostra organizzazione in quanto società, pur 
avendo una grande e manifesta concretizzazione nella massa di persone che ne 
usufruiscono, non sono protette, e le innovazioni sociali non hanno alcun mercato dove 
offrirsi. 

E' proprio questo stato di cose, la mancanza di una protezione, di un mercato e di un 
beneficio economico, che contribuisce a tenere lontane dal settore d'intervento sociale 
le menti più belle, creative e frizzanti della nostra comunità, al contempo rendendo 
impossibile la presentazione e l'affermarsi di idee eleganti e funzionali per la mancanza 
di una linea diretta tra la singola proposta politica e la cittadinanza.


Ancor oggi l'importante, primaria attività di ricerca e sviluppo delle norme che ci 
strutturano è relegata ad essere pertinenza esclusiva di un insieme di soggetti, i 
partiti politici, i quali, pilotati da gruppi di pressione principalmente economici e 
superstiziosi, hanno tutti una spiccata propensione a promuovere proposte solo se 
funzionali ai loro ristretti interessi di parte. Sono questi stessi interessi a 
determinare quell'indivisibile quanto confuso e spesso contraddittorio pacchetto di 
proposte che i cittadini possono scegliere al momento del voto, un muro invalicabile 
ergendosi sempre tra loro e la singola istanza, potendo essi così solo in modo molto 
grossolano esprimere la propria volontà.


L'unico risultato possibile, in questo stato di cose e nel migliore dei casi, non potendo 
che essere sempre quello del male minore, mai quello del bene maggiore. 


D'altro canto, anche coloro che sono personalmente interessati a che le cose cambino per 
davvero, perché vivono direttamente o compassionevolmente una situazione spiacevole, e 
che potrebbero quindi influire genuinamente sui politici, non mostrano grandi capacità o 
genio creativo, per superficialità d'approccio e/o perché anch'essi prigionieri di 
culture stantie che affossano la loro capacità d'osservazione e creatività, molte volte 
limitandosi a volere fortemente qualcosa, ma senza nemmeno sapere cosa. 

Al contrario, i grandi detentori del potere sanno benissimo cosa vogliono, e lo 
perseguono con costante, tranquilla, fruttuosa applicazione. 


Una situazione simile, degna erede di epoche peggiori, non può che continuare a generare 
un clima di contrapposizione, di lotta, di sofferenza, di frustrazione, di continua 
sconfitta, e l'intervento in ambito sociale, invece di essere una attività gioiosa e 
risolutrice, rimane un luogo intellettuale triste e sfortunato. 

Ed infatti i migliori creativi fra noi, quelle menti che eccellono in varie capacità, che 
hanno piena coscienza del proprio valore e cercano un campo dove esprimere il proprio 
genio con profitto, si guardano bene dal lasciarsi coinvolgere nel processo di 
cambiamento sociale. Quale persona di talento può essere così pazza da accettare di 
compiere una attività altamente dispendiosa di tempo ed energie per analizzare, studiare 
e sintetizzare valide innovazioni sociali, sapendo che non avrà modo di proporle 
efficacemente e tantomeno di ricavarne alcunché? 

Non potendo dimenticare il percorso tipico delle idee, delle visioni innovative. Dapprima 
ignorate, poi osteggiate, ad un certo punto, se valide, vengono comunemente accettate al 
punto da divenir velocemente considerate banali. La ricompensa alla persona che fosse 
riuscita a proporle e che, profondendovi un impegno enorme, fosse riuscita in qualche 
sofferto modo a vederle realizzate, seguirebbe inevitabilmente eguale sorte, avendo 
acquisito nel frattempo anch'essa un valore banale, esiguo, nullo, riducendosi il tutto, 
se mai, ad un po' di sterile gloria. 


Non è un caso che oggi anche la maggior parte degli artisti, dei letterati e delle 
persone di cultura, vivendo del loro lavoro, preferisce rimanere avvinghiata alle 
correnti di pensiero dominanti, guardandosi bene dallo sforare il recinto di un 
onnipresente, ben retribuito, entertainment e dallo sfiorare una qualche autentica, 
giustificata, risolutrice, ma non pagata, proposta innovatrice. 

Il desiderio di vivere in una società migliore non potendo affatto bastare a far pendere 
il piatto della bilancia verso una partecipazione obiettiva, intensa ed efficace, almeno 
fino al momento in cui ci troveremo tutti in una situazione talmente deteriorata al punto 
che la salvezza potrà apparire gratificante almeno quanto, se non più di, una ricompensa 
pecuniaria. 

Nel frattempo, folle di esperti e professionisti ingrasseranno sempre più, trastullandosi 
coi nostri problemi, lieti di averli resi cronici e quindi loro inesauribile fonte di 
guadagno. 


Ecco perché ci ritroviamo in mezzo ai guai e ci rimaniamo, peggiorando giorno dopo 
giorno! 

Perché il cambiamento è propriamente impedito dal nostro sistema di ricompense, che 
premia in vario modo chi presenta finte, inconsistenti soluzioni ma non lascia spazio ad 
idee brillanti, veraci, pregne e decisive. 


Al contrario, se un qualsiasi cittadino avesse la possibilità di presentare direttamente 
la propria proposta, senza passare attraverso il filtro otturato di qualsiasi fazione, in 
un istituendo mercato delle innovazioni sociali, e di vederla ricompensata in modo 
adeguato qualora gli organi di governo, sollecitati da questa nuova istituzione, 
decidessero di promulgarla, si aprirebbe una nuova era di progresso sociale. 
Sufficientemente motivate, le persone si impegnerebbero al massimo per trovare le 
migliori soluzioni, quelle davvero buone, quelle che, aumentando i motivi di gioia per 
ognuno, mettono tutti d'accordo e fanno tutti felici. 


E ne troverebbero! 

Perché, ricordiamolo, l'intelligenza sgorga privilegiatamente dagli individui, mentre 
associazioni, congregazioni, fazioni, gruppi, partiti, etc. per loro stessa costituzione 
preferiscono dar sfoggio della semplice forza fisica data dal numero dei loro membri, le 
doti intellettuali di questi venendo devolute al puro esercizio di adeguamento e 
conformismo all'idea leader.


Vedete: una società, che voglia vivere bene, abbisogna, come qualsiasi altro organismo, 
di una struttura equilibrata. Se è vero che in questo periodo storico l'economia 
convenzionale è pesantemente sbilanciata a favore del privato, la qual cosa contribuisce 
a creare la triste situazione in cui viviamo, è anche vero che l'intero ambito 
dell'innovazione sociale, giuridica, governativa, costituzionale, è una attività che non 
beneficia per nulla di quella decisiva stimolante situazione che tanto ha fatto e tuttora 
fa avanzare la tecnologia scientifica e gli altri processi economici: il mercato, la 
possibilità di vendere la propria merce insieme ad altre dello stesso genere, potendo la 
migliore tra esse derivarne un premio adeguato al suo valore. 

Mentre nell'intero ambito economico convenzionale occorre ristabilire un equilibrio a 
favore del pubblico, pure riconducendo entro la sfera delle pubbliche attività tutte 
quelle che sono state erroneamente, ingiustificatamente, infelicemente privatizzate, per 
quanto riguarda l'offerta di innovazione sociale essa va riequilibrata, quindi 
liberalizzata ed aperta ai privati, concedendo loro la possibilità di partecipare 
concretamente, di offrire il loro contributo e nel caso di poterlo vedere 
convenientemente premiato. 

Così pure, mentre urge stemperare una esasperata competizione locale e globale che oramai 
tende letteralmente verso una lotta corpo a corpo, è anche ora di liberare dal suo 
attuale regime oligarchico il sistema delle innovazioni sociali, concedendogli finalmente 
un po' di sana, stimolante competizione. 

Perché, se è un bene che le leggi di tutela di un'opera, come ad esempio quelle del 
copyright, vengano mantenute entro certi limiti, che non superino il legittimo desiderio 
di un autore di esser premiato per le sue opere e fatiche, è un bene anche considerare 
eccessivo il fatto che un nuovo disegno, un nuovo progetto, quando non proprio una nuova 
visione della società e della stessa nostra vita, che vada quindi ad influire sul nostro 
corpus giuridico, non abbia protezione alcuna e non goda di un circuito dove poter essere 
presentata e letteralmente acquistata dai cittadini, con sostanzioso beneficio di chi si 
è dato da fare. 

Una persona deve avere interesse a contribuire a migliorare la propria società, non a 
deteriorarla. Chi fa, od anela a fare, il lavoro di innovatore sociale deve avere la 
possibilità di vedere premiata la sua proposta in misura direttamente proporzionale alla 
sua diffusione ed utilità, nonché alla profondità del cambiamento indotto, una volta che 
fosse stata applicata. 

Non è affatto saggio che in tutti i campi di umana attività, non solo in quelli più utili 
ma pure in quelli a semplici scopi di divertimento, come nello spettacolo e nello sport 
(ed addirittura nell'alea), siano previste ricompense perfino esorbitanti, mentre proprio 
lì dove nascono quelle idee che impostano il nostro pensare e vivere come individui e 
come società, e di conseguenza il futuro dell'intero nostro Pianeta, tutto sia lasciato 
nella pratica alla mercè di lobby di potere che operano non sulla base di valori 
condivisibili bensì mossi da loro interessi riservati. 


Ciò che ha permesso l'evoluzione della nostra società non è stata solo la tecnologia 
derivante dalla scienza, ma anche quella tecnologia, forse meno visibile, meno 
afferrabile con mano, ma certamente parimenti decisiva, che deriva da avanzate 
consapevolezze di etica, filosofia, mistica e morale. Oltre agli attrezzi, agli strumenti 
da lavoro, anche le consuetudini e le regole sono importanti, e per questo opportunità 
simili devono essere loro concesse. 

Finora i passi avanti per quanto riguarda gli aspetti più importanti del nostro vivere 
sono stati compiuti da persone che hanno dovuto perfino rischiare, e non poche volte 
perdere, la loro vita per affermare le proprie idee innovatrici. Ma oggi non è più tempo 
di eroismi nè di martirii. Semplicemente non possiamo affidare la sorte della nostra 
società, la nostra sorte, ai sacrifici di pochi eroi. 


Occorre razionalizzare l'intero processo dell'innovazione sociale, rendendolo più 
efficiente e produttivo. Campo di ricerca finora doloroso e misero, frequente luogo di 
sventure, costantemente in preda a tristi sentimenti, occorre sia trasformato in una 
fortunata situazione di gioia ed opportunità di arricchimento individuale e collettivo. 

Importante passo in questa direzione è la creazione di un luogo civico, economico e 
politico, il mercato delle innovazioni sociali, dove rendere possibile l'incontro tra i 
cittadini e le idee, in modo che i primi abbiano voce in capitolo per portare 
all'attenzione degli organi di governo precisamente ciò che più desiderano e necessitano, 
ed in modo che le seconde procurino un concreto e consistente beneficio ai loro 
generatori. 


Tutta la nostra storia di umani è consistita in un continuo processo di affinamento. Se 
solo ieri abbiamo trovato il modo per gestire, proteggere, mettere a frutto ed 
incentivare invenzioni e scoperte scientifiche, oggi occorre ci affrettiamo a trovare il 
modo per far lo stesso progresso con idee e concetti. In questo, Internet sarà nostra 
preziosa alleata. 

Così facendo, potremo dire di aver iniziato a rendere la nostra società esattamente il 
contrario di ciò che è oggi: una continua espressione di benessere e felicità al servizio 
del fluire universale. 


I migliori saluti, e felici, e premiate, innovazioni a tutti!   :)


Danilo D'Antonio

Laboratorio Eudemonìa
Via Fonte Regina, 23
64100 Teramo - Italy



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