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il caso della banca carige la banca di famiglia



dal corriere economia supplemento del corriere della sera di lunedi 23 ottobre 2006
 
Il caso della banca Carige , la banca di famiglia
 
Inchiesta: i rapporti non trasparenti fra l'istituto genovese e le due assicurazioni controllate. L'oscuro capitolo immobili
 
Fiduciarie , bancarottieri, capital off-shore. E una rete di parenti nei posti chiave.
 
E' sorprendente e un po' inquietante il mondo che si apre se si cerca di rispondere alla seguente domanda: che ci fa Banca Carige con due compagnie assicurative, Carige Assicurazioni e Carige Vita che da anni le succhiano soldi e vengono sistematicamente "massacrate" dall'Isvap? Tante cose ci fa.
Tra queste distribuire poltrone e compensi a parenti ed amici dei due leader del gruppo: Giovanni Berneschi, il presidente e Ferdinando Menconi, intoccabile capo del comparto assicurativo. E' una storia di potere e nepotismo, con l'ombra lunga di personaggi legati a Florio Fiorini, immobili comprati e rivenduti al + 1.500% in un giorno, un'oscura ragnatela di alleanze. E una società di gestione del risparmio dai patner fantasma
 
LA SRG OMBRA E LE POLTRONE DEL
 
PRESIDENTE
 
Strane alleanze. La ragnatela delle partecipazioni periferiche: dalla Cofid , nel cui consiglio siede il commercialista che vendette casa a Fiorani, alle quote in lli-llia
 
Una società di gestione del risparmio con partner occulti. E i dubbi sulle presidenze di Berneschi in casa Bonsignore
 
Quindici metri quadrati in un appartamento uso uffici, condiviso con altri, in un vecchio palazzo del centro di Milano. E' qui la sede della Cofid srg, una società di cui Banca Carige ha sottoscritto il 15% e che ha l'ambizioso progetto di lanciare fondi immobiliari, Bankitalia permettendo. E' una delle partecipazioni periferiche della banca genovese, di quelle che si vedono poco in bilancio. Come Lli-Llia , le società di project financing del politico-imprenditore-finanziere Vito Bonsignore, un fedelissimo della banca: e viceversa. Due casi diversi ma interessanti da approfondire
 
Pasticcio bolognese
 
Il 12 luglio dell'anno scorso il comitato esecutivo della banca deliberò di sottoscrivere il "15% del capitale della costituenda società di gestione del risparmio specializzata nella costituzione e gestione di fondi immobiliari, promossa da Cofid". Cofid Srg è nata, un pò in ritardo, a marzo di quest'anno e Carige ha rilevato il 15%. La rstante quota è della finanziaria bolognese Cofid-Compagnia Finanziaria spa. Per ora la Srg, dice l'unica persona presente nella stanza della sede, è in attesa delle autorizzazioni di Bankitalia. Ma chi sono i partner di Carige, i compagni du business ( affari delicati peraltro, si tratta di gestione del risparmio)? Ovvio rivolgere la domanda alla banca stessa ma il portavoce non è stato in grado di rispondere. L'amministratore delegato di Cofid, cercato attraverso l'unico dipendente del gruppo non si è fatto vivo. Le visure camerali dicono che l'84,9% è in mano a Finanziaria e Valori sa di Lugano, una fiduciaria di Corner Banca. Dunque, gran parte del capitale è schermato. Un altro 15% fa capo a Goran Limited che è una horlding irlandese.
Molti anni fa la Cofid faceva capo a Umberto Li Causi ( l'inventore delle " fedi patrimoniali") e a Bologna ricordano ancora un celebre processo per frode ed evasione fiscale che contrappose la Procura agli illustri tributaristi e docenti universitari del consiglio Cofid ( tra cui il rettore dell'università Fabio Adberto Roversi Monaco ). Finì nel 1990 con un'assoluzione generale.
Della compagine di allora è rimasto il presidente, Luciano Longhi, 84 anni, tuttora in carica. Oggi l'unico asset di una certa rilevanza del patrimonio Cofid è il 23% di Zoomarine, il nuovissimo parco marino di Pomezia ( Roma ).
 
La rete
 
Governance casalinga, nonostante l'ingresso di Carige: il presidente dei sindaci di Cofid holding è contestualmente presidente del consiglio di amministrazione della sgr controllata. I genovesi hanno messo un loro uomo nel board, il direttore centrale Giacomo Ottonello. La sorpresa, in questa che sembra tutt'altra parrocchia rispetto alle operazioni immobiliari delle assicurazioni, è trovare di nuovo Antonio Franchi, membro del consiglio. La sua è una presenza trasversale . La sensazione, sostenuta da carte e indizi, è che Franchi rappresenti capitali e persone che non vogliono ( o non possono ) comparire.
Gente, comunque assai liquida, almeno tanto quanto l'esigenza di stare " coperta". Sono molti gli affari di Carige che incrociano il commercialista di origini bolognesi, con studio a Verona e residenza in Sardegna. Lo stesso da cui Giampiero Fiorani compro' la villa a Cala di Volpe, uno degli immobili poi intestati a prestanome. C'è molta nebbia sui partner di Carige nei fondi immobiliari.
 
La liquidità di Vito
 
Tutt'altro capitolo è quello che riguarda i rapporti con Vito Bonsignore, vicepresidente del Ppe ( Partito popolare europeo ), oltre che politico di lungo corso ( ex dc ).
Bonsignore è un imprenditore con un sogno piuttosto concreto ( costruire l'autostrada Orte - Venezia ) e un sacco di soldi. I soldi per adesso arrivano da operazioni di pura finanza speculativa come è stato l'acquisto della quota del 2,8% di Bnl ( Bonsignore faceva parte del contropatto guidato da Caltagirone) e la rivendita a Deitsche Bank. Nelle casse del gruppo sono piovuti oltre 100 milioni di euro all'inizio di quest'anno e sono finiti ai piani alti del gruppo, cioè nella Gefip ( quella che fa trading mobiliare ) e nella Mec che è la holding.
Banca Carige partecipa alle due società di project financing per la Orte - Venezia: la Infrastrutture Lavori Italia  (Ili) con il 15% ( e dalla quale si è sfilata recentemente la banca tedesca WestLb che aveva il 5% ) e la Infrastrutture Lavori Italia Autostrade con il 7%. Quote limitate eppure in entrambe il presidente è Giovanni Berneschi, numero uno della Banca. E qui scattano le perplessità di alcuni azionisti e di alcuni membri del consiglio di indirizzo della Fondazione.
 
Incarichi e tutele
 
Secondo loro Berneschi è " un asset della banca che va tutelato e che deve tutelarsi " . Andando a presiedere aziende di proprietà altrui che, tra l'altro, presentano evidenti deficit nel sistema dei controlli interni, il presidente - è qui il succo della critica - si assume rischi e responsabilità ( firma i bilanci ) sroporzionati rispetto all'impegno e al " ritorno " della banca.
Basterebbe, insomma, un dirigente a rappresentare l'istituro. Tanto più in questa fase in cui Ili e Ilia funzionano, di fatto, da " segreteria " per la holding Mec.
Non si sa quanto di queste obiezioni, raccolte da diverse fonti dirette, sia arrivato a destinazione. Provabilmente nulla.
 
m.ger
 
sedie vuote
 
La nomina lampo del prefetto Raffaele Lauro e l'assit della nuora al capo dell'istituto.
 
Che fine ha fatto il prefetto Raffaele Lauro? C'è un consigliere desaparecido in banca Carige? Il piccolo Giallo riguarda la composizione del consiglio di Amministrazione. All'assemblea di aprile Lauro venne presentato nella lista della Fondazione e nominato nel board. Pare che la candidatura fosse stata fortissimamente voluta da Alessadro Scajola, fratello dell'ex ministro dell'Interno Claudio ( Forza ITALIA ).
lauro , come tutti gli altri, aveva attestato l'inesistenza di cause  di ineleggibilità e l'esistenza dei requisiti per la nomina. E poi? Poi Lauro scompare dall'organigramma, senza che si sappia nulla.
Di mezzo, sostengono i maliziosi, c'è stato un cambio della guardia al governo. Ma le cose stanno diversamente come spiega lo stesso Lauro: " A maggio sono stato nominato commissario straordinario del governo ( al racket e all'usura ndr. ) e ho deciso di rinunciare , pur non essendoci un'incompatibilità giuridica. Restare sarebbe stata una forzatura ". Adesso c'è una poltrona vuota.
Anche a distanza di tempo le assemblee Carige offrono curiosità: Con la conoscenza acquisita sulle parentele si puo' rileggere sotto un'altra luce un passaggio dell'assemblea 2005, quella delicatissima che doveva affrontare il pesante fardello del fallimento Festival Crociere ( 82,5 milioni di perdite su crediti ). La domanda chiave al presidente Giovanni Berneschi venne formulata, per iscritto, da una signora.
La socia Carige rilevava " l'impatto molto consistente sui conti " voleva sapere cos'era successo, ma sottolineava anche che nonostante tutto " la banca è riuscita a raggiungere un utile leggermente superiore a quello dell'anno precedente " e a questo proposito chiedeva ; " Come ha fatto?" Un assit da favola per il presidente che senza troppi problemi chiudeva il discorso Festival . La socia è sua nuora.
 
m.ger.
 
Affari & Mattoni
 
Un tour per le sedi delle società immobiliari che, direttamente o indirettamente, hanno fatto affari con la Carige, porta dentro studi associati di commercialisti, in anonimi palazzi residenziali o davanti a cassette postali stracolme di corrispondenza. Certo, è assolutamente normale che immobiliari senza operatività " fisica " siano di fatto solo un fascicolo nel cassetto di un commercialista.
Ma se la Dafne, proprietaria della sede della Carige Assicurazioni, è affidata a uno dei commercialisti di fiducia dell'azienda e la Portorotondo, immobiliare anch'essa acquistata lo scorso anno, è gestita da un altro studio milanese, l'ultima arrivata ( l H Roma ) è invece a Verona, in un palazzo del centro in via Provolo 3. E li, tra residence e privati, non vi sono tracce di sedi ma una cassetta postale che ( dice un pò infastidita una signora del condominio ) " ogni tanto vengono a svuotare " . Via Provolo è uno dei domicili preferiti dalle società amministrate dal commercialista veronese Antonio Franchi. Le tre immobiliari ( Dafne, Porto Rotondo e I H Roma ) recentemente acquisite ( per 53 milioni complessivi ) dalle compagnie assicurative del gruppo Carige facevano capo al gruppo di Ernesto Cavallini, ex presidente della Comitas finita in dissesto.
E' assai provabile, dunque, che vi sia un asse nel business immobiliare tra Cavallini-Franchi e Carige. A seguire le tracce delle aziende di Cavallini si fa il giro delle portinerie di mezza Milano, di un paio di piccole fiduciarie di Parma ( che forse gestiscono quote di altri soci ) , per finire in centro, in Corso Matteotti dove c'è il quartier generale. Qui la faccenda si complica ancora di più perchè si assiste a un intreccio di uffici e partecipazioni con il gruppo Avalon del finanziere Ettore Cesaraccio : quello che ha rilevato la Frette dalla Finpart.
m. ger.
 
L'inchiesta . Trasparenza zero
 
Misteri genovesi. Il numero uno della banca Giovanni Berneschi, il capo del settore assicurativo Ferdinando Menconi e le poltrone distribuite ai parenti
 
Carige, immobili in cattiva compagnia

Per un palazzo il prezzo sale del 1.500% in 24 ore. Affari con faccendieri che furono al fianco di Florio Fiorini

Assicuratori effettivi e assicuratori improbabili, immobiliaristi veri e presunti, bancarottieri, faccendieri e affaristi con il conto in Svizzera per il «nero». Capitali panamensi, finanziarie estere e fiduciarie di copertura. È sorprendente e un po’ inquietante il mondo che si apre se si cerca di rispondere alla seguente domanda: che ci fa Banca Carige con due compagnie assicurative, Carige Assicurazioni (sede a Milano) e Carige Vita (Genova), che da anni le succhiano soldi e vengono sistematicamente «massacrate» dall' Isvap? Tante cose ci fa. Tra queste, distribuire poltrone e relativi compensi a parenti e amici dei due leader del gruppo: Giovanni Berneschi, presidente della banca e da sempre anche al vertice delle compagnie, e Ferdinando Menconi, il potentissimo e intoccabile capo del comparto assicurativo ma anche consigliere della banca e, nel recente passato, della Fondazione che controlla il gruppo. È una storia di potere e nepotismo, con l’ombra lunga di alcuni personaggi che furono al fianco di Florio Fiorini e della sua Sasea nelle scorribande finanziarie degli anni Ottanta-Novanta. Vediamo.

L’affondo dell’Isvap
Banca Carige comperò nel ’97 le compagnie assicurative che allora si chiamavano Norditalia- Levante e Basilese Vita. Prima o dopo l’era Carige, il capo non cambia: Ferdinando Menconi, genovese, un solido curriculum assicurativo alle spalle, tra Savoia, Basilese e Comitas. Acquisendo il 100% e mettendoci il marchio, la banca, che è quotata in Borsa, da subito investe il proprio buon nome sulle due assicurazioni (400 agenzie). È naturale pensare a standard di gestione e a meccanismi di governance rigorosissimi. Ma non è così. Nel 2003 l’Isvap e la Banca d’Italia, dopo lunghe ispezioni, mettono pesantemente sotto accusa la gestione delle compagnie e della banca: la sostanza è che le riserve tecniche sono gravemente insufficienti. E per chi vende polizze la voce «riserve tecniche» è fondamentale: sono gli accantonamenti a garanzia degli assicurati. A quel punto la banca concorda un piano di risanamento con l’Isvap che si dovrebbe concludere il prossimo 31 dicembre. E apre il portafoglio, come ha sempre fatto. In totale fino a oggi il «sostentamento» delle assicurazioni è costato almeno 150 milioni, compresa l’iniezione di 15 milioni in Carige Vita un mese fa.
Reputazione in gioco
Sembrava un capitolo chiuso, una macchia dimenticata nella reputazione della banca. E invece, a sorpresa, quest’anno Berneschi e Menconi si ritrovano sul tavolo una lettera dell’Isvap che contesta, di nuovo, carenze nelle riserve sinistri, riduzione del margine di solvibilità e minusvalenze non contabilizzate sui bilanci 2004 delle compagnie ma con riflessi nel 2005. Come se a Genova avessero «barato» sul piano di risanamento promesso. L’istituto di vigilanza pretende il licenziamento in tronco dell’attuario nominato dalla banca e di quello espresso dai revisori. È un provvedimento rarissimo ed è la prima volta che colpisce un gruppo quotato in Borsa. L’attuario è il professionista che calcola in prospettiva rischi e premi delle compagnie. Dunque è di nuovo emergenza e a metterci una pezza è sempre la banca. Ma perché continua a giocarsi la faccia? Fin qui il quadro, per così dire, istituzionale. Poi c’è il lato oscuro della vicenda. E, forse, anche la risposta alla precedente domanda.

La posizione del gruppo
Il Corriere ha preliminarmente chiesto al direttore delle relazioni esterne del Gruppo Carige, Emilio Molinari, se vi sono parenti di amministratori che occupano poltrone nel gruppo o in società partecipate. La risposta è stata: «No, direi di no». Poi gli è stato chiesto se è vero che su alcune operazioni immobiliari il partner è tale Ernesto Cavallini (condannato in primo grado a Genova per il crac della Comitas assicurazioni e a Roma per il dissesto di Firs Assicurazioni e Lloyd Nazionale, tutte ex Sasea di Florio Fiorini). La risposta è stata: «Non esiste alcun accordo, noi facciamo la banca non gli immobiliaristi. Cavallini è potenzialmente un cliente come altri». Walter Malavasi, direttore generale della compagnia danni, ci ha detto: «Parenti di consiglieri o dirigenti nelle società partecipate? Assolutamente no. Cavallini? Credo sia un immobiliarista o un finanziere: nessun tipo di accordo né con lui né con altri. La Balitas? Mai sentita». Abbiamo cercato Cavallini in ufficio, la segretaria ha preso nota ma nessuno ha più richiamato. Non è stato possibile rintracciarlo nella sua residenza ufficiale, un residence in centro a Milano: alla reception ci hanno detto che in realtà «qui ha solo un recapito postale».
Menconi e i suoi cari
Se ora facciamo sponda con il grafico in pagina, subito notiamo che Stefania Menconi e Alessandro Menconi , rispettivamente figlia e fratello del numero uno Ferdinando, hanno un ruolo da dirigenti. Pare che il fratello si sia un po’ defilato ma la figlia (residenza a Montecarlo dove ha recentemente ceduto una società immobiliare) è in grande ascesa. Da anni è responsabile della gestione commerciale, il marketing fa capo a lei e recentemente, con l’esplicito gradimento di Banca Carige, è entrata nel consiglio di amministrazione della Assi 90, per l’occasione allargato a sei membri. Solo qui, 16 mila euro garantiti alla figlia del capo. Assi 90 è lo snodo attraverso cui passano le partecipazioni in molte agenzie assicurative o network di agenzie.
I congiunti del capo
Ventiquattromila euro è ciò che prende un altro consigliere di Assi 90: Francesca Amisano, le cui competenze in materia assicurativa non sono note. Ma per lei dovrebbe garantire il suocero: Giovanni Berneschi. Entrambe, Amisano e Menconi, presidiano la Ag che insieme alla Assi 90 rientra nel perimetro di consolidamento della banca. Papà Berneschi, poi, se gli capitasse di osservare questo grafico, troverebbe il figlio Alberto in una società di servizi dove il gruppo è il principale socio: si chiama Atoma e ha il delicatissimo ruolo di coordinare, per conto delle compagnie assicurative del gruppo, il controllo di gestione, le ispezioni amministrative nelle agenzie (dove altri amici e parenti hanno comode poltrone e soddisfacenti retribuzioni) e l’assistenza agli internal audits.
La famiglia del direttore
Due poli molto importanti della rete agenziale sono Assimilano e Assicentro, classificate nel consolidato della banca tra le «imprese sottoposte a influenza notevole». La prima è territorio (ancora) di Alberto Berneschi; ma anche della moglie (Anna Gallacci) e del figlio (Ettore Visconti, consigliere) del direttore generale di Carige Vita, Manlio Visconti, ex vice di Menconi ai tempi della Savoia Assicurazioni (anni Ottanta) e oggi membro del comitato esecutivo dell'Ania, la Confindustria delle assicurazioni. In Assicentro (Roma) si è piazzato l’altro figlio di Menconi, Stefano, che è presidente con 50 mila euro annui. Se si passa ai nipoti (che ci sono) non si finisce più.

Governance casalinga
C’è un enorme conflitto di interessi potenziale, basti pensare alle dinamiche tra agenzie (che propongono gli affari e su questi incassano le provvigioni) e compagnia (che deve valutare se assumere un determinato rischio). Il fatto che tutti neghino l’esistenza di questa family-governance dimostra quanto sia indifendibile. C’è però un lato positivo: la flessibilità. Immaginiamo infatti che il presidente della banca, Berneschi, debba occuparsi di un problema assicurativo a valle. Può: 1)rivolgersi a Ferdinando Menconi che a sua volta investe del problema la figlia che essendo la coordinatrice della rete di agenzie è in grado di capire se il problema riguarda suo fratello, il figlio del presidente o altri; 2) Può chiamare direttamente il figlio; ma 3) se non è in casa e risponde la nuora va bene lo stesso, sono tutti nei posti chiave.

Le holding
Qua e là compaiono holding estere coperte da finanziarie panamensi (è il caso di Bda), gruppi di cui non si conosce l’origine (Okofin in Assicentro) e fiduciarie (in Eurosicuras). Di Balitas, che ha un ruolo centrale (ma il direttore generale non ne ha mai sentito parlare), si sa solo che è di Lugano ed è domiciliata presso l’avvocato Rocco Olgiati, ex presidente del Casinò. Nascondono le partecipazioni di alcuni big del gruppo? Tutt’altro capitolo è quello immobiliare. Proponiamo sinteticamente le tre operazioni più recenti che sono anche tra le più rilevanti mai fatte dalle compagnie.

Dafne e la sede
Il 31 gennaio 2005 Carige Assicurazioni acquista per 16,2 milioni il 100% della Dafne Immobiliare che è proprietaria della sede della compagnia stessa, in viale Certosa 222 a Milano. A vendere sono Edilver (44% ceduto per 6,2 milioni) e Cordusio Fiduciaria (56% per 10 milioni) che protegge un fiduciante. Tutto normale tranne che per due «dettagli». 1) Lo stesso giorno (31 gennaio 2005) Edilver- Cordusio avevano a loro volta comprato la Dafne dalla Compagnia Immobiliare Lasa (Merrill Lynch) per 5,9 milioni complessivi, quasi un terzo di quanto pagato immediatamente dopo da Carige; 2) Edilver fa capo, tramite l’irlandese Kingley Limited, al finanziere Ernesto Cavallini, condannato in primo grado per il crac della genovese Comitas Assicurazioni di cui era presidente all’epoca della gestione di Florio Fiorini. Anche Menconi fu tra gli amministratori di Comitas, sebbene in epoca ancora precedente e con Fiorini socio di minoranza e consigliere.

Portorotondo boom
Il 23 dicembre 2005 Carige Vita compera per 8,9 milioni il 100% di Portorotondo Gardens, proprietaria di un complesso immobiliare a Padova. A vendere è la Edil Partecipazioni, società neocostituita e anch’essa riferibile a Ernesto Cavallini. Tutto normale tranne due «dettagli». 1) Lo stesso giorno davanti allo stesso notaio la stessa società era stata comprata da Cavallini per 650 mila euro, Carige l'ha pagata 15 volte di più; 2) L’incaricato di Carige aveva in mano una procura per comperare fino all’importo di 30 milioni. Tre mesi prima (settembre 2005) Cavallini, secondo attendibili fonti interne della banca, ottenne 24 milioni di apertura di credito in contro corrente dando in garanzia le quote di Portorotondo.

I H Roma e la maxiprocura
È l'operazione più recente: il 20 luglio scorso Carige Vita compra per 28 milioni la società I H Roma, proprietaria, tra l’altro, dell’Hotel Pisana Palace nella Capitale. Due annotazioni. 1) Anche questa volta il delegato Carige si presenta con una procura specifica ma incomprensibilmente ampia: il limite di spesa è di ben 70 milioni; 2) I H Roma è riconducibile anch’essa a un gruppo di società che fa capo in parte a Cavallini e in parte a fiduciarie e finanziarie off-shore. Il gestore di quest’ultima nebulosa è un commercialista di Verona. Si chiama Antonio Franchi, è quello che ha venduto la villa in Sardegna a Gianpiero Fiorani incassando 1,7 milioni di «nero», secondo l’ex banchiere, su un conto della Banca del Gottardo.

mgerevini at corriere.it
Mario Gerevini
23 ottobre 2006